Venerdì, 21 Febbraio 2020

OLTREPÒ PAVESE - NEL CONSORZIO TUTELA VINI C’È DAVVERO ARIA NUOVA, COM’ERA STATO ANNUNCIATO PIÙ DI UN ANNO FA...

Nella sede del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese c’è davvero aria nuova, com’era stato annunciato più di un anno fa. Tra tavoli di discussione eterna, giri d’Italia con la maglia nera, armonie disarmoniche e trasferte a Merano per essere re per una notte… resta la dura realtà. Mentre il neo direttore, Carlo Veronese, va per cantine come la povera Greta a parlare di futuro e democrazia, all’atto pratico governano sempre altre (il)logiche.

La colonna sonora è di Nino Rota, la sceneggiatura è a metà tra quella del Padrino e quella dei Simpson. Fuori dalla finestra degli uffici consortili c’è il Centro Riccagioia, ancora in attesa di uno scopo, e poco più in là ci sono i discount in cui si svende persino il Metodo Classico DOCG a base di nobile Pinot nero, senza che nessuno batta ciglio.

Il mese scorso, per alleggerire il clima e ritrovarsi per la foto di gruppo, hanno consegnato all’Enoteca Regionale di Broni, dove la Regione c’è ma non si vede, il premio territoriale ai benemeriti dell’Oltrepò Pavese, ribattezzato premio Giorgi Vini, perché Fabiano Giorgi era lo sponsor e ha dato il nome pure al premio territoriale che altrove sarebbe stato patrocinato da un’istituzione. Il Consorzio, per non disturbare, ha messo nella giuria del premio di un’azienda privata il suo direttore. In Consorzio e in Oltrepò è proprio cambiato tutto, anche se accorgersene è difficile se oltre alle parole si ha la pretesa d’individuare fatti. Non sono certamente cambiati - questo è sicuro - i disciplinari di produzione, rimasti quelli con le maxi rese stellari della Prima Repubblica della cisterna, nonostante ne fossero stati approvati di nuovi nel 2018 e nonostante in collina 200 quintali per ettaro non li fa nemmeno il genio della lampada di Aladino se strofini tanto.

L’ha appurato anche la magistratura, nell’ambito dell’inchiesta sul falso Pinot grigio Igt. All’epoca Coldiretti voleva fermare il vino di carta. Ora però ci si può fidare… passata l’inchiesta gabbato lo santo: dunque meglio non porre un tetto a ciò che un vigneto può produrre in media, in fondo Madre Natura può anche concedere ai puffi blu miracolosi raccolti.

Finalmente, però, la stampa nazionale parla dell’Oltrepò per altri motivi. L’11 novembre infatti la testata di settore WineMag, pubblica questo titolo:

«Oltrepò pavese shock: ricatti alle cantine per non perdere l’Erga Omnes». Il pezzo, firmato dal direttore Davide Bortone, si apre così: «O rientri in Consorzio, o compro uve e sfuso da qualcun altro».

Quando nel piatto dell’Oltrepò pavese - scrive Bortone - ci sono gli euro dell’Erga Omnes, i ricatti sono serviti in tavola senza troppi giri di parole. Questo, infatti, l’aut aut col quale sono stati costretti a fare i conti i titolari di alcune aziende di trasformazione di uve. La notizia arriva alla redazione di WineMag.it sottovoce, da fonti che preferiscono rimanere anonime. Si tratta di cantine - si legge ancora su WineMag - il cui business è legato principalmente alla vendita di uve e vino sfuso.

I ricatti non sono stati denunciati alle autorità competenti, ma hanno comportato il rientro in Consorzio di alcune aziende minacciate».

L’erga omnes non è una pozione ma il meccanismo per cui si può chiedere anche ai non soci di sostenere in quota parte specifiche attività consortili. Con un tempismo bruciante, il 27 novembre, 16 giorni dopo il primo articolo, il Consorzio ha risposto tramite la stessa testata smentendo categoricamente ogni presunto ricatto. A certificare che il clima sia sereno e che i metodi sono assolutamente cambiati, come tutto il resto, ci ha pensato l’azionista di maggioranza del Consorzio, Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa, che viene sovente definito dalla stampa amica «il numero uno di Terre d’Oltrepò» (linguaggio che neanche allo stadio con i capi ultras). Giorgi (Andrea) che ha abituato l’Oltrepò all’empatia, al dialogo, alla distensione e all’autorevolezza contrapposti all’autoritarismo del passato, a margine del Cda consortile del black friday ha sobriamente dichiarato:

«Troppo immobilismo su alcune questioni chiave e poca comunicazione interna». Il comunicato prosegue: «Il presidente di Terre d’Oltrepò, Andrea Giorgi, boccia senza giri di parole la gestione dell’ultimo anno del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Una presa di posizione che si basa su alcune situazioni che si sono venute a creare con la presidenza di Luigi Gatti che hanno portato Giorgi, per divergenze sull’operato, ad abbandonare l’ultimo consiglio di amministrazione». Nell’Oltrepò del vino si respira già aria di Natale. Tanti auguri.

di Cyrano de Bergerac

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