Venerdì, 20 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - VINO : «POTENZIARE IL MARKETING È INDISPENSABILE PER LE AZIENDE OLTREPADANE»

Simone Verdi, classe 1988, nato e cresciuto a Canneto Pavese, designer e grafico, da alcuni mesi ha avviato un progetto di sviluppo per il punto vendita, gli eventi e la comunicazione digitale dell’Enoteca Regionale della Lombardia ospitata dalla cascina di Cassino Po a Broni. Inaugurata il 10 ottobre 2015, promossa dal Comune di Broni, Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese, Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e Strada del Vino, ha lo scopo di valorizzare i prodotti enogastronomici di tutta la Lombardia.

Simone, lei è un grafico e un designer. A tutti gli effetti, un artista. Che tipo di progetto ha pensato di proporre all’Enoteca Regionale di Broni?

«Lo scorso novembre, dopo aver svolto il mio ultimo lavoro, ho capito che era mia volontà costruire qualcosa per il mio territorio, mettere le mie idee e la mia voglia in moto. Porto avanti le collaborazioni come grafico a livello privato con diverse aziende e proseguo il mio percorso come artista. Lo scorso anno però ho iniziato i corsi di AIS Pavia (Associazione Italiana Sommelier, ndr) come sommelier, e da qui ho capito che volevo fare qualcosa in questo settore e per il territorio in cui sono nato, cresciuto e in cui vivo. Ho ideato e scritto un progetto di rilancio che ho presentato al direttivo di Enoteca Regionale nel febbraio del 2019. Dopo un mese circa di valutazioni tra i vari responsabili, mi è stata data la possibilità da parte di Carlo Torretta e Filippo Arsi. Da qui ho iniziato la mia avventura il 20 marzo scorso. Come primo evento ho organizzato una sei giorni di banco di degustazione durante la Milano Design Week e il Fuorisalone, in collaborazione con NOlab Academy, polo di formazione in ambito food, fashion e design. Bellissima esperienza che sicuramente rifaremo e stiamo parlando per altre attività da sviluppare insieme. Non svelo altro».

Che innovazioni ha portato il suo progetto?

«Con il mio ingresso la volontà è quella di poter offrire alla clientela e alla aziende una persona di riferimento costante con cui fidelizzarsi, con cui poter parlare e confrontarsi e costruire progetti condivisi. Ho incrementato gli orari, quindi oggi Enoteca tranne il lunedì, è aperta tutti i giorni in orario continuato. La mescita varia circa ogni 7/8 giorni, organizzo percorsi di degustazione e mini degustazioni gratuite con i vini in mescita per poter far capire al cliente i prodotti. Gli eventi e le collaborazioni sono il punto forte del progetto, poi occorre trovare altre realtà istituzionali e non con cui lavorare in sinergia. Cercare di dare eventi continui, diversi e creare maggiore interazione con i partecipanti. Intendiamo approfondire le tematiche agroalimentari, anche qui ci saranno sorprese. Migliorare la comunicazione tramite i canali sia social che sito internet in modo da poter far capire quanto è ampia la nostra proposta, sia in ambito vino ma anche in ottica cibo e valorizzazione del panorama lombardo. Penso che queste siano alcune cose che già sto cercando di smuovere e che le aziende stiano iniziando ad apprezzare. E’ una sorta di “chance” nuova che viene data all’Enoteca da parte delle aziende e anche a me di poter dimostrare e mettere in campo la mia voglia»

Al momento quante aziende e quante etichette trattate?

«Abbiamo circa 75 aziende, principalmente dell’Oltrepò, perché chiaramente essendo inseriti in un contesto con una così spiccata tradizione vitivinicola credo sia normale. Ma allo stesso tempo quello che voglio fare è dedicare alcune giornate in cui prenderò appuntamento con le varie aziende per visitare le zone di produzione, soprattutto al di fuori dall’Oltrepò, così da poter avere anche delle selezioni sulle altre zone di produzione della Lombardia. Sarebbe interessante avere anche produttori meno famosi, magari di piccole dimensioni e, perché no, giovani produttori o emergenti in questo campo».

Attualmente qual è la vostra “azienda tipo” presente in Enoteca?

«Abbiamo sia grandi che piccole aziende. è un mix, perché giustamente questo è anche un punto vendita che deve saper soddisfare le richieste di tutta la clientela, con fasce di prezzo che variano secondo le esigenze. Per quanto riguarda l’Oltrepò cerchiamo di puntare sui vini autoctoni o tipici del territorio. Infatti anche in mescita abbiamo sempre almeno un metodo classico, un metodo classico rosè, un riesling, una croatina, un pinot nero e un buttafuoco, sia storico che non».

Voi collaborate con aziende di diverse dimensioni, con diversi target. Quali sono le principali problematiche a cui queste aziende vanno incontro?

«Il primo problema è di marketing. Al giorno d’oggi non è solo la qualità che proponi a far la differenza, ma anche gli strumenti con cui comunichi. Nel 2019 troviamo ancora siti internet non aggiornati o non responsive per il mobile, con immagini vetuste, senza un filo diretto di marketing e grafica che colleghi il web al cartaceo e all’etichetta».

Cosa dovrebbero fare le aziende dell’Oltrepò per rendersi più visibili fuori dal territorio?

«è fondamentale utilizzare correttamente i social media, strumento gratuito essenziale che amplia la possibilità di interazione e contatti. Questo infatti è un elemento che rientra nel progetto di sviluppo di Enoteca Regionale. Poi c’è anche l’immagine strettamente legata al prodotto da curare: un vino da trenta euro avrà bisogno di un determinato packaging con certi dettagli, quello da 5 euro avrà altre caratteristiche. Nella visibilità di uno scaffale, a meno che non si tratti di un brand già famosissimo, il colpo d’occhio è fondamentale. Insomma penso che più andiamo avanti e più la gente sarà attenta ai piccoli dettagli e quindi è importante osservare come la società e le tendenze intorno a noi mutano, mantenendo ovviamente un legame con il passato».

Che eventi avete in programma per i prossimi mesi?

«Ci siamo appena associati per la prima volta al Movimento Turismo del Vino Lombardia e abbiamo partecipato per la prima volta a Cantine Aperte. Sono stati due giorni in cui abbiamo fatto una sorta di masterclass con dodici prodotti dell’agroalimentare abbinati alle annate 2012, 2013 e 2014 di Buttafuoco Storico Consortile: “I Vignaioli del Buttafuoco Storico”, in cui abbiamo avuto una quarantina di iscritti. Per Cantine Aperte abbiamo creato un format leggermente differente. Abbiamo sfruttato gli spazi adiacenti della nuova Università dei Saporidi Perugia, con la quale è iniziata una collaborazione che porterà tante cose nuove, in cui abbiamo fatto diciannove banchi di degustazione con altrettanti produttori dell’Oltrepò Pavese e creato una zona interna in cui abbiamo portato otto produttori dell’agroalimentare lombardo. Inoltre lo Chef Daniele Mascherini ha condotto uno showcooking in cui ha presentato al pubblico dieci differenti tipi di ravioli. Per quanto riguarda il futuro proseguiremo con “Incontri di Stile”, format già collaudato lo scorso anno riguardante l’abbinamento cibo-vino e stiamo cercando di rendere le serate sempre più costruttive. Apriremo poi il mese di luglio, che dedicheremo alle bollicine, con la verticale di “La Versa” dedicata al Testarossa che ci porterà a presentare l’annata 2015. Abbiamo inoltre introdotto un nuovo evento fisso che si svolge almeno due sabati mattina al mese, ovvero i “Talk” con i produttori, i quali potranno raccontare i loro vini ai clienti in un format di dialogo totalmente libero e informale gestito dal produttore, il quale può far assaggiare anche referenze non presenti in enoteca. Sul mese di settembre ci saranno interessanti novità con Slow Food e stanno per uscire le date di due cene veramente curiose e diciamo di “gioco” per i partecipanti. Stiamo inoltre valutando un’opzione per Vinitaly 2020, per poter dar la possibilità alle piccole medie aziende che collaborano con noi di poter essere presenti con uno stand comune il prossimo anno a Verona e vogliamo organizzare una grande appuntamento anche con Ais Lombardia, ma come detto prima preferisco non sbilanciarmi troppo, scaramanzia».

Per concludere, che risposta si aspetta dal territorio e dalle cantine?

«Quello che ho già visto in questi primi mesi. Ho già avuto un bel feedback negli scorsi eventi, principalmente con Cantine Aperte. è ovvio che qualcuno abbia avuto dello scetticismo iniziale, ma ho avuto buoni riscontri da chi ha partecipato sia come espositore che dal pubblico. La cosa fondamentale sarà dimostrare di migliorare sempre di più gli eventi, poter creare uno storico su tutto quello che faremo in modo da capire cosa mantenere, cosa scartare e cosa migliorare con critiche costruttive. Qui la porta è sempre aperta per chi vuole proporre idee. Vedo anche che i giovani produttori, le nuove generazioni si sono già avvicinate, infatti sono entrate nuove aziende gestite da ragazzi della mia età e questo mi fa davvero piacere».

 di Manuele Riccardi

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