Mercoledì, 23 Ottobre 2019

OLTREPÒ PAVESE - QUAL È LA SITUAZIONE EFFETTIVA DI BANCA CENTROPADANA, OGGI? TRA POCHI GIORNI SI VOTERÀ PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Il 26 maggio prossimo venturo i soci della Banca Centropadana di Credito Cooperativo si riuniranno a San Donato Milanese per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione. L'articolo fino a ieri sarebbe potuto finire qui, perché questa era l'unica notizia certa a soli pochi giorni dalla scadenza. Tutto ciò che fa da corollario a questo importante evento, infatti, è rimasto per lungo tempo avvolto da un alone di mistero, contorniato da bisbigli, da notizie ufficiose, da incertezza.

Andiamo con ordine. Lo scorso autunno la Banca d'Italia avvia un'ispezione presso la banca: non è la prima volta, e non sarà l'ultima. Anche se, in seguito alla nascita del Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA, da ora in avanti i controlli saranno effettuati dalla Banca Centrale Europea. Al termine delle verifiche, tuttavia, accade qualcosa che a Lodi e dintorni non si era mai visto prima: i funzionari di via Nazionale, infatti, impongono ai consiglieri in carica negli ultimi due mandati di non ricandidarsi. È un terremoto, e basti un dato per spiegarne le ragioni: il presidente, Serafino Bassanetti, è in carica da ben 38 anni (sic!); caso tutt'altro che isolato, occorre dirlo, nel mondo del cooperativismo bancario e dei piccoli istituti di credito. Quali sono le ragioni di questo diktat? Difficile dirlo con certezza. Dai corridoi di Centropadana non sono circolate informazioni granché precise; si sa solo che il CDA è stato posto a conoscenza della decisione lo scorso 18 aprile, e che l'ispezione ha rivalutato in negativo i crediti ammalorati iscritti a bilancio. Cosa sono i crediti ammalorati? In parole povere: i crediti che la banca fatica ad incassare. I prestiti non ripagati, per esempio. Sofferenze, partite incagliate, crediti scaduti o sconfinanti deteriorati, crediti ristrutturati. Tutte le banche hanno in carico una certa quantità di questi crediti. Che in parte verranno recuperati, in parte no. A inizio 2018 aveva destato un certo scalpore la pubblicazione, da parte dell'autorevolissimo Sole 24 Ore, di un elenco di 114 banche “malate”; ossia di banche che avevano in pancia una tale mole di crediti deteriorati da rendere dubbia la loro stessa stabilità. Quella classifica dei “cattivi” era stilata tenendo in considerazione un parametro, il “Texas ratio”, che mette in rapporto i crediti deteriotati (Non Performing Loans) con il patrimonio netto tangibile di una banca. Ne consegue che una banca dotata di un grande patrimonio potrà sostenere il peso di parecchi N.P.L.; una che invece scricchiola sotto il profilo patrimoniale non lo potrà fare affatto. Il nodo sta nel fatto che il numeratore di questo rapporto è rappresentato da un valore oggetto di stima; che pertanto, in quanto tale, potrà essere corretta o errata. Questo potrebbe essere accaduto in Centropadana: la stima dei crediti effettivamente incassabili, con molta probabilità, è stata rivista al ribasso da Banca d'Italia.

Come ben spiegato in questo articolo (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/22/banche-malate-ce-un-indice-per-riconoscerle-ma-e-ingannevole/4639379/ ), le banche - tutte, o quasi - usano stimare, mediamente, di poter recuperare il 42% dei crediti deteriorati. E questo è il valore che iscrivono a bilancio. Secondo le più recenti informazioni fornite dalla BCE, tuttavia, nel concreto il dato non supera il 20%.

Secondo la lettura del Fatto Quotidiano accade, poi, che molte banche cedano questi crediti a terzi per un controvalore prossimo al 12%, e che questi terzi poi propongano ai debitori un accordo transattivo di importo compreso fra il 25% e il 40% del debito iniziale. Conseguenza è che il “Texas ratio” delle banche coinvolte scricchioli notevolmente, a fronte di queste eventualità.

Anche Banca Centropadana ha ricorso al sistema testé descritto. Lo ha fatto nel gennaio 2018, nell'estate successiva e ancora nel febbraio 2019 (quando ha ceduto 31,5 milioni di crediti a Banca Akros).

Qual è la situazione effettiva di Banca Centropadana, oggi? La maggior parte dei soci ne prenderà atto proprio il 26 maggio, quando saranno chiamati, fra l'altro, ad approvare un bilancio 2018 che ha registrato una perdita di 32,8 milioni di euro.

Difficile in questa fase anche individuare i responsabili dello status quo venuto a crearsi - troppo scontato sarebbe individuare il capro espiatorio nei consiglieri uscenti. Certo è che occorre si apra una fase di programmazione importante, per una banca che comunque, a dispetto delle apparenze, non pare affatto trovarsi sull'orlo di un incontrovertibile precipizio.

Come detto all'inizio, c'è inoltre la partita del nuovo CDA. Fino a qualche giorno fa sembrava esserci in lizza una sola lista di candidati, capeggiata dal sindaco di Mileto, un comune di 447 anime del lodigiano: Mario Raffaele Rocca. Il quale si era già candidato, con scarsi esiti, alla scorsa tornata elettorale; alla guida di una lista che comprendeva, fra gli altri, il noto imprenditore e musicista Franco Bagutti, e il sindaco di Copiano (e già candidato presidente della Provincia di Pavia) Andrea Itraloni. Quest'ultimo ricandidato anche in questa occasione. All'ultimo momento, tuttavia, sono uscite allo scoperto altre due liste: una più vicina all'amministrazione uscente, con in capo Antonio Baietta, presidente della Cooperativa Santangiolina di Sant'Angelo Lodigiano; e una con un solo candidato indipendente, l'avvocato santangiolino Paolo Ramaioli. Le altre due liste contano undici candidati ciascuna: è infatti questo il numero di membri che andranno a formare il nuovo Consiglio d'Amministrazione. Undici è anche il numero di preferenze che ognuno degli aventi diritto al voto potrà esprimere. I soci oltrepadani hanno temuto fino all'ultimo di non vedersi rappresentati in nessuna delle due liste (fino ad oggi espressione del territorio era il vicepresidente vicario Guerrino Saviotti, già direttore della Cantina Torrevilla). Questa eventualità sarebbe stata assolutamente allarmante, per una banca che fa - o dovrebbe fare - del rapporto con i territori il suo marchio di fabbrica. Gli addetti ai lavori sussurravano da tempo di una candidatura, poi tramontata, che sarebbe stata proposta ad un ex uomo-chiave di ASM Voghera. Alla fine a spuntarla è stato invece un giovane candidato espressione della società civile, Andrea Fedele, 33 anni, il quale può contare su una formazione economica a livello universitario (così come richiesto da Bankitalia) ed un'esperienza lavorativa nell'ambito della ristrutturazione crediti. Fedele è nel gruppo che fa riferimento a Baietta. Il rischio di un Oltrepò non rappresentato in CDA parrebbe dunque scongiurato. Le liste ufficiali verranno comunque pubblicate ai soci nelle prossime ore. 

Giova proporre, in conclusione, una breve digressione storica. La Banca Centropadana non è una banca come tutte le altre: è una banca di “credito cooperativo”. Da quest'anno, in seguito alle riforme volute dal Governo Renzi, è parte di un gruppo più ampio, ICCREA Banca, che fa da capofila alle numerose realtà analoghe presenti sul suolo nazionale.

Centropadana conta attualmente 52 filiali (di cui 16 in provincia di Pavia), 18,500 soci (4800 in provincia di Pavia) e un numero ben più alto di clienti (53.000). È nata il 1° ottobre del 2000, quando la allora Banca di Credito Cooperativo del Basso Lodigiano e dei Colli Banini ha incorporato le consorelle dell'Oltrepò. La sede venne posta inizialmente a Guardamiglio; quattro anni fa è stata spostata a Lodi, in seguito all'acquisizione del prestigioso Palazzo Ghisi-Sommariva. Un'operazione da 12 milioni di euro, cui seguono quest'anno investimenti per altri 3,5 milioni in vista di un ampliamento.

La Banca di Credito Cooperativo dell'Oltrepò Pavese, con filiali in 15 comuni, era nata il 4 ottobre 1991 in seguito alla fusione fra la Cassa Rurale ed Artigiana di Lungavilla e la Cassa Depositi e Prestiti San Pio di Codevilla. Quest'ultima, semplice ma onoratissima Davide in un mondo di Golia, aveva visto la luce il 14 luglio 1901. Sei anni prima della cassa di San Colombano, sette prima di quella di Guardamiglio. La banca codevillese fu fondata dall'arciprete del paese, secondo una moda allora diffusa (e secondo l'esempio delle casse Raiffeisen - che prendono il nome dal prelato che le creò - e che chiunque sia stato in Alto Adige avrà constatato essere tuttora largamente presenti). Se la Centropadana si dichiara oggi centenaria è perché considera lì le proprie origini. I soci oltrepadani sperano che chi detiene le leve dei comandi se ne ricordi, in previsione del prossimo 26 maggio.

di Pier Luigi Feltri 

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