Sabato, 24 Agosto 2019

CHE NELL’OLTREPÒ DEL VINO FOSSE CARNEVALE SI ERA GIÀ CAPITO

Che nell’Oltrepò del vino fosse Carnevale si era già capito. Elio di Elio e Le Storie Tese ha ambientato il suo ultimo libro in Oltrepò, spiegando che in questa terra vivono alieni. Ma è una notizia? Dai… Il ministro Gian Marco Centinaio dal canto suo è stato alla Primavera dei Vini di Rovescala e ha scoperto, con ammirazione, l’Amaro di Pavia. L’amaro dell’Oltrepò lo conosceva già: una terra in cui comandano sempre i soliti e in cui si sta assistendo a una vera restaurazione spacciata per “ritrovata unità”. Consorzio, Distretto, Regione, Ersaf, l’Armando e la Pimpa (semi smacchiata). Molti lo ignorano ma il Consorzio è sempre stato, nella storia, “una grande famigghia”. In passato c’erano dentro praticamente tutti, con la logica che ha portato l’Oltrepò degli anni d’oro ai minimi termini attuali ovvero quella del “stiamo lì dentro a sorvegliare, salvaguardando i c… nostri”. Pensiero aziendalista/egoista all’interno di un organismo che avrebbe sempre dovuto avere a cuore il bene territoriale. Il condizionale è d’obbligo, però, perché è sempre stato la grande ammucchiata. Secondo i rumors tra gli addetti ai lavori, ora, Fabiano Giorgi, già vice presidente del Consorzio per anni, che nel 2010 disse sì al pari di molti altri notabili all’IGT con maxi resa, ambirebbe alla presidenza del Consorzio, a una nuova camera con vista e poltrona in pelle umana. Proprio lui che a cavallo del 2014 e poi senza soluzione di continuità fece di un manipolo un’invincibile armata, chiamata Distretto, lanciata a bomba contro l’ingiustizia e lo strapotere di cantine sociali e grandi imbottigliatori, nel suo caso passati da amici a nemici nello spazio di un secondo.

Lui che dai vigneti di proprietà imbottiglia in una “impresa familiare di filiera” oltre 1 milione e 300 mila bottiglie, contro un dimensionamento aziendale medio in Oltrepò da 50.000 a 150.000 bottiglie. è quasi magia, Johnny. D’altra parte il Distretto dei vini che nascono dalla botte piccola ha poco a che vedere con un presidente che è anche nella giunta di Confindustria. Sa essere piccolo (Slow) oppure grande (GDO), di sinistra (con Bosone) o di centrodestra (con Rolfi). Mentre accade tutto questo gli altri vanno avanti da soli e rifiutano l’ennesimo invito ai tavoli con le carte truccate. Torrevilla, lasciando altrove leccaculo e prese in giro, si mantiene il leader positivo che nonostante le pressioni politiche continua a marciare per la propria strada, perseguendo qualità e linee di produzione alte.  Non hanno acquisito La Versa e sono una piccola cantina cooperativa, eppure stanno dando una lezione ai molti filosofi con il “lato a” uguale al “lato b”. In questo mese di giochi d’illusionismo per interessi di vario genere, la notizia vera è arrivata proprio da Torrevilla: via al progetto per una nuova cantina per il Metodo Classico.

Il Cda del presidente Massimo Barbieri e il direttore Gabriele Picchi non giocano all’albero della cuccagna. Il progetto da oltre 1 milione di euro riguarderà la sede di Codevilla, dove si ricaverà uno spazio di oltre 500 metri quadrati unicamente per il Pinot nero Metodo Classico e la linea top di Torrevilla “La Genisia”. Non finisce qui. Barbieri ha anche spiegato che la fase due sarà la trasformazione dell’antica torre vinaria di Codevilla in una struttura di ricevimento, con sala di degustazione, sfruttando la vista panoramica mozzafiato.

Dall’alto della torre si potranno presto osservare i fuochi fatui del Centro Riccagioia, i segnali di fumo dalle colline di Canneto verso Milano e il falò delle vanità dei vecchi oltrepadani che si fingono i nuovi oltrepadani. Bisognava che tutto cambiasse perché tutto rimanesse come prima.

di Cyrano de Bergerac

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