Venerdì, 19 Aprile 2019

BRONI - I “SEGRETI” DEL CARBONETTI «È IL TEATRO DELLA GENTE»

Stradella ha riaperto ormai da tanti anni il suo prestigioso teatro sociale, Voghera ha messo in moto nei mesi scorsi la ristrutturazione del suo antico teatro e anche il piccolo paese di Montù Beccaria ha il teatro Dardano che riesce a dare parecchie soddisfazioni. Broni in questo senso non è da meno: da quando ha riaperto il Carbonetti, si registra un successo dopo l’altro.

Abbiamo cercato di analizzare la ricetta di questo successo insieme al sindaco Antonio Riviezzi e al presidente dell’associazione Amici del Teatro Carbonetti, Marco Rezzani.

Sindaco, negli ultimi tempi l’Oltrepò sta puntando molto sui teatri per il rilancio del territorio: Broni, Stradella e presto anche Fortunago e Voghera: perché percorrere questa strada?

«Sono convinto che il rilancio di un territorio passi per molti fattori: qualità, ospitalità e varietà di servizi, anche culturali, per attrarre nuovi visitatori e fidelizzare quelli abituali. Per questo motivo, occorre puntare sulla cultura e sull’organizzazione di eventi di livello. In un tale contesto, i teatri cosiddetti “di provincia” devono e possono svolgere un ruolo importantissimo di valorizzazione del territorio e del tessuto economico e sociale in cui sono radicati. Per ciò che concerne Broni, il Teatro Carbonetti è una parte integrante della nostra città, non solo come edificio storico, ma come luogo di incontro: abbiamo un teatro storico che per tanti anni ha ricoperto un ruolo centrale nella vita del paese, basti pensare agli anni d’oro delle riviste e delle commedie dialettali degli anni settanta. Negli ultimi anni, il Carbonetti sta diventando sempre più una vera e propria vetrina a disposizione delle eccellenze del territorio; un luogo non solo di intrattenimento e di promozione culturale, ma anche uno spazio a disposizione di tutta la comunità di Broni e dintorni dove proporre prodotti, progetti e collaborazioni agli spettatori del luogo ma anche a quelli, sempre più numerosi, che ci raggiungono, oltre che da Milano e dintorni, dal Varesotto, dal Piacentino, dal Cremonese, dal Piemonte e perfino dalla Liguria, con ricadute positive anche per gli esercizi pubblici cittadini».

Negli ultimi anni il pubblico che segue il Carbonetti è aumentato: quali sono state le novità della stagione di quest’anno rispetto agli anni scorsi?

«La stagione in corso è il risultato di un lungo lavoro progettuale da parte dell’Amministrazione Comunale di Broni in collaborazione con le realtà e le Associazioni culturali locali, finalizzato a valorizzare la ricchezza e la varietà dei generi proposti, per intercettare ogni fascia d’età e soddisfare quante più possibili tipologie di interesse, grazie anche alle preziose indicazioni del pubblico. Il cartellone 2018/2019, infatti, è stato ideato e calibrato sulla base dei consigli e dei desiderata del nostro numeroso ed affezionato pubblico, grazie ai questionari raccolti nell’arco dell’intera stagione precedente. Da un punto di vista qualitativo, la stagione 2018/2019 segna la maturità del Carbonetti: facendo tesoro delle passate stagioni, l’offerta di spettacoli in programma ha costituito un unicum in grado di divertire, emozionare, commuovere, avvincere ed appassionare. Non solo, è una stagione che, pur garantendo leggerezza e divertimento, è stata in grado di regalare degli stimoli e degli spunti di riflessione non scontati. Fin dal 2013, l’anno della riapertura, abbiamo sottolineato come lo scopo del rinato teatro fosse aprirsi al territorio, diventare una parte integrante e un punto di riferimento nella vita di artisti e associazioni culturali locali, ed è con questo spirito che abbiamo introdotto una grossa novità di quest’anno: “InOltre”. Si tratta di una vera e propria rassegna che, all’interno del cartellone, raccoglierà una serie di eventi e spettacoli proposti e realizzati da realtà del circondario che hanno le proprie radici culturali nel territorio provinciale. Con “InOltre” il Carbonetti si è messo a disposizione delle energie creative oltrepadane, ospitando, per fare un esempio, Silvio Negroni e i ‘Fiö d’la nebia’, storico gruppo musicale dialettale pavese che qui presenterà il nuovo album. Non solo: sondando tra le nostre stupende colline, abbiamo scovato appassionati di tango che hanno organizzato  una serie di appuntamenti dedicati nel ridotto del teatro, con protagonisti i musicisti argentini nella magia dell’abbraccio danzato; e poi ancora balletto, musical, serate a tema: tutti i protagonisti di “InOltre” trovano la propria cornice ideale qui su questo palco».

Altra novità importante, l’aumento degli spettacoli gratuiti in cartellone: perché questa scelta?

«Crediamo molto nella valenza culturale e non solamente economica che il teatro ha all’interno della nostra comunità; offrire spettacoli gratuiti è uno strumento per aprire le porte del teatro a tutti, avvicinandosi a quelle famiglie, a quei giovani ed a quegli anziani che, per vari motivi, non sono mai potuti venuti a teatro o sono venuti pochissime volte negli ultimi anni. Ci sono inoltre  alcuni temi, alcune ricorrenze, che ci sono cari e riteniamo che valga la pena offrire, tramite gli spettacoli, uno spunto di riflessione alla cittadinanza. Rispetto alla scorsa stagione abbiamo portato il numero di appuntamenti gratuiti a quattro, due di questi si sono già svolti: la serata natalizia con Celtic Harp Orchestra, lo spettacolo Barbablù 2.0, della Compagnia Teatro In Mostra, per rendere omaggio alla Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne, tema purtroppo di estrema attualità, e lo spettacolo “Donne nella mia Vita” con Claudia Penoni, con il quale abbiamo festeggiato la ricorrenza dell’8 marzo. Infine, nell’ambito dei festeggiamenti per il 25 aprile, il 24 sera ci sarà lo rappresentazione dello spettacolo “Sotto i girasoli” della Compagnia Punto Teatro Studio di Milano».

Anche se la stagione è ancora in corso, ci può anticipare come sta andando ?

«Come sempre, preferisco che a parlare siano i fatti, nelle fattispecie i numeri, sempre in crescita, non solo della migliaia di persone entusiaste che ogni anno riempiono la platea del Carbonetti, ma anche delle scuole di danza e delle associazioni sportive che sempre più trovano nel nostro teatro lo spazio ideale per poter far esibire i propri ragazzi. Per quanto riguarda l’attuale stagione, dei 13 spettacoli che sono già andati in scena, 5 hanno registrato il tutto esaurito, mentre gli spettacoli in abbonamento hanno fatto registrare finora una media di presenze dell’85% della capienza totale del Carbonetti. Per molti spettacoli gli spettatori sono venuti da fuori, non solo dal resto della provincia, ma da fuori provincia, anche da Milano. Indubbiamente avere visitatori che scoprono la nostra città è il primo passo per aumentare l’indotto non solo del teatro ma di tutte le attività commerciali, che acquisiscono nuovi potenziali clienti. Siamo molto positivi anche per quanto riguarda le affittanze: stiamo registrando un interesse crescente per l’utilizzo del teatro non solo per le rappresentazioni ma anche come sala conferenze, in modo da sfruttarne appieno il potenziale.  Sono numeri importanti, se pensiamo che il Carbonetti è quasi un teatro “neonato” rispetto, ad esempio, al Sociale di Stradella, realtà consolidata nel territorio la cui attività non ha subito interruzioni per un lunghissimo periodo come a Broni».

E per quanto riguarda i giovani? Qual è il loro rapporto con il teatro ? Avete degli eventi in programma?

«Suscitare l’interesse dei giovani e far loro conoscere il teatro è importantissimo per noi, ed è con questo preciso scopo che l’anno scorso abbiamo aperto le porte del teatro a youtubers e spettacoli dedicati ai piccolissimi, e la risposta è stata molto buona. Visto il successo dell’iniziativa dello scorso anno, infatti, abbiamo confermato per stagione in corso la rassegna Di.Do.Menica, una vera e propria “mini stagione” dedicata ai più giovani, pensata e studiata per avvicinare i ragazzi e le famiglie al magico mondo del teatro».

Di cosa si tratta?

«“Di.Do.Menica”, si basa su una specifica progettualità artistica e psicopedagogica in grado di parlare linguaggi ed utilizzare metodologie proprie dell’infanzia e dell’adolescenza, per far sì che i protagonisti degli eventi rappresentati non siano solo gli attori, ma anche e soprattutto tutti i giovani spettatori e i loro familiari. Come sperimentato con successo la scorsa stagione, anche quest’anno abbiamo inserito tra le proposte delle attività correlate agli spettacoli, come ad esempio la “Gita a teatro”, alla quale hanno partecipato bambini e genitori curiosi di scoprire i luoghi nascosti del Teatro Carbonetti e cosa si cela “dietro le quinte” dello spettacolo a cui assisteranno. Per quanto riguarda il pubblico adolescente abbiamo deciso di riportare alcuni dei più famosi youtuber a teatro, raddoppiando gli appuntamenti rispetto alla scorsa stagione, organizzando due eventi dedicati alle star del web: gli Autogol e Jack Nobile.

Entrambi gli spettacoli hanno registrato un ottimo dato sulle presenze e sono stati apprezzati dal giovane pubblico.

Perché organizzare incontri proprio con personaggi dei social network?

«Questi “incontri ravvicinati” sono stati pensati per offrire ai ragazzi di paesi come Broni e dintorni, la possibilità di confrontarsi e vivere dal vivo realtà che altrimenti sarebbero percepite come distanti ed irraggiungibili. Eventi come questi sono indispensabili per far sì che il “luogo teatro” diventi sempre più spazio indispensabile all’interno del nostro tessuto urbano e sociale, luogo che ogni volta si sappia riproporre in modo diverso in maniera accattivante e sorprendente in particolar modo per i più giovani».

Avete dedicato uno spazio anche al cinema, giusto?

«Sì, con il “Nuovo Cinema Broni”: una vera e propria rassegna di 2 proiezioni, organizzata in collaborazione con l’Associazione Consulta Giovani Broni,  che si è svolta in galleria ed ha registrato un buon numero di presenze».

Avete previsto anche spettacoli per le scuole?

«La scorsa primavera abbiamo organizzato, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Broni e l’Associazione Consulta Giovani, due iniziative di prevenzione e contrasto al cyberbullismo, rivolte agli studenti ed a tutta la comunità. Visto il feedback positivo che abbiamo ricevuto, anche quest’anno collaboreremo con l’associazione e con le scuole per proporre ai ragazzi temi difficili attraverso il teatro».

Un teatro è un’organizzazione complessa, come si concilia la funzione culturale che svolge il Carbonetti con i vincoli di un bilancio comunale?

«Gestire un teatro è un lavoro complesso e continuo; dal punto di vista economico, vale la pena ricordare che l’attività del teatro impegna solo l’1,8 per cento delle spese correnti del bilancio comunale. Negli ultimi anni, l’impegno costante è stato quello di contenere i costi e lavorare per aumentare le entrate, soprattutto con gli sponsor privati: si tratta di un lavoro complesso, nell’ottica di continuare a garantire la qualità delle proposte».

Marco Rezzani è il presidente dell’associazione “Amici del Teatro Carbonetti”.

Presidente, come è nata l’idea di fondare questa associazione?

«L’idea si è concretizzata sul finire del 2012. Man mano che i lavori di ristrutturazione del Carbonetti si stavano avvicinando al termine, si è rafforzata la convinzione che, in qualità di cittadini di Broni appassionati di cinema e teatro, avremmo dovuto dare il nostro contributo, fare la nostra parte per celebrare al meglio l’evento storico della sua riapertura. Dopo anni di silenzio vogliamo far sì che il teatro riacquisti il suo ruolo essenziale e indispensabile nel cuore del sistema culturale di Broni e del territorio. E pensiamo lo stia riacquistando».

Come è strutturata l’Associazione?

«L’Associazione Amici del Teatro Carbonetti non ha scopo di lucro. Il funzionamento è regolato da uno statuto che prevede i seguenti organi: il presidente, il consiglio direttivo e l’assemblea degli associati. Le cariche associative sono prestate a titolo gratuito».

Quali sono le finalità?

«In primis, ci si impegna a sostenere le attività del Teatro Carbonetti. Il fine primo della nostra associazione sta nel nome che porta: aderire alla nostra associazione significa essere prima di tutto “Amici” del teatro, significa essere convinti dell’importanza del teatro per la vita culturale e anche sociale della nostra città.  In secondo luogo, l’associazione rappresenta le esigenze e le necessità culturali del territorio, favorendo nella comunità dell’Oltrepò orientale e delle zone limitrofe sinergie, legami sociali e culturali con il Teatro e viceversa. Inoltre offriamo il nostro contributo per l’attuazione dei programmi annuali del Teatro Carbonetti, formulando proposte che tengano conto dell’interesse e delle necessità della comunità. Ci occupiamo inoltre dell’organizzazione di eventi in concomitanza dei singoli spettacoli come pure della promozione degli spettacoli attraverso la diffusione del materiale pubblicitario».

Quanti iscritti conta oggi l’Associazione?

«Attualmente siamo a 400 soci, un numero di tutto rispetto, ma che vorremmo crescesse ancora».

Quali sono i vostri prossimi obiettivi?

«Continuare a lavorare per il teatro. Oltre a perseguire le finalità previste dallo statuto, continueremo a darci da fare, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, per coinvolgere sempre di più cittadini, associazioni e società civile intorno al teatro. Infine, proseguiremo nella nostra opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto alle attività che si svolgono all’interno del Carbonetti all’insegna della multidisciplinarietà, comprendendo le arti figurative, le arti musicali, il cinema ed altro».

Come ci si iscrive?

«Chi volesse aderire, può scrivere una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. In alternativa, può recarsi presso il teatro negli orari di apertura della biglietteria».

Ora veniamo alla stagione 2018-2019. Cosa può dire al riguardo?

«Il cartellone di quest’anno ci sta regalando emozioni davvero notevoli. E l’emozione deriva certo dalla qualità degli spettacoli che abbiamo visto e di quelli che ancora ci attendono, ma ancor più siamo emozionati nel constatare la risposta del pubblico che è di tanto entusiasmo e partecipazione. Vedere il teatro in molte occasioni sold out non può che riempirci di gioia e in questa stagione si è dovuto parlare in diverse occasioni di “tutto esaurito” al Carbonetti: con Lillo e Greg, con Giacomo Poretti, con Enrico Bertolino, con Cesare Bocci e Tiziana Foschi, con Gabriele Cirilli. Come associazione non possiamo quindi che dirci soddisfatti. Non solo per la risposta del pubblico, ma prima ancora per il livello del cartellone di quest’anno che ha saputo coniugare qualità, notorietà dei protagonisti e quella buona dose di “popolarità” che deve avere il nostro teatro».

Cosa intende con “popolarità”?

«Si intende un teatro che sa incrociare i gusti della nostra gente. Direi “nazional popolare” nell’accezione più alta del termine. Il nostro teatro ha alle spalle una storia ed uno stile che non possono e non devono essere dimenticati. Il Carbonetti, infatti, ha sempre avuto nel suo Dna quel voler essere teatro “della gente”, in grado di offrire spettacoli di livello con volti noti (chi non è transitato negli anni del suo splendore a Broni?), capaci di suscitare riflessioni anche profonde, ma sempre con quella giusta dose di leggerezza e con un pizzico di sorriso sulle labbra che non guasta».

 Tra gli spettacoli che già sono andati in scena, ce n’è qualcuno che le è particolarmente rimasto nel cuore?

«è difficile rispondere. Ogni spettacolo è un capitolo a sé. Come dicevo prima fin qui il cartellone ogni sera ha regalato suggestioni. Se proprio devo spendere una parola, la spendo per lo spettacolo di Cesare Bocci e Tiziana Foschi, quel “Pesce d’aprile” che ha commosso tutti i presenti. E lo faccio non tanto per la bravura dei protagonisti che ci è ben nota, ma per il fatto che quella sera il Carbonetti ha scritto una bellissima pagina, ha reso un servizio alla comunità. “Pesce d’aprile” ha affrontato il tema della disabilità, in un modo tanto profondo che la gente usciva da teatro con le lacrime agli occhi. Ecco, io credo che il teatro debba fare anche questo: far riflettere e far pensare, sempre con il sorriso sulle labbra, ma non può assolutamente venir meno a questa missione educativa. E come associazione impegnata nella promozione culturale non possiamo che dirci felici di tutto questo».

 di Elisa Ajelli

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