Sabato, 25 Maggio 2019

STRADELLA - «VALORIZZIAMO IL TERRITORIO INVESTENDO SULLA FORMAZIONE»

Il milanese Stefano Merlo nasce come startupper. Genialloyd e Conto Arancio sono solo due importantissimi nomi a cui è legato. Finite queste esperienze, ha deciso di buttarsi nel mondo imprenditoriale e da pochi mesi è arrivato a Stradella dove, insieme ad un team specializzato, ha aperto l’attività Piccoli Borghi.

Stefano ci racconti un po’ di sé…

«Sono di Milano, Sesto San Giovanni per la precisione e ho fatto Scienze della Comunicazione con specializzazione in web marketing. L’esperienza in Ing Direct è stata molto profonda dal punto di vista personale: il conto arancio è nato grazie a un olandese, io e le altre persone del mio team abbiamo fatto il lancio in Italia. Io mi occupavo della comunicazione via web ed è stato veramente una case history molto importante nel mondo della finanza e della banca. Come in tutte le cose ci vuole il fattore fortuna. Sono stato inserito in un team fantastico ai tempi di Conto Arancio. Sono stato in Ing Direct dal 2000 al 2009. Finita quella esperienza ho deciso di fare l’imprenditore, ho fatto i ‘toywatch’, gli orologi di policarbonato e poi altri progetti».

Poi cosa è successo?

«Poi ho avuto un’altra esperienza, questa volta pesante e personale. Ho combattuto per anni e ce l’ho fatta, ma mi ha fatto riflettere molto. La parte di piccoli borghi nasce da questa fase. Ho sempre fatto lo startupper e questo mondo mi ha quindi sempre affascinato: il creare qualcosa di innovativo, qualcosa che rompesse quello che già c’era rispettando però le cose che c’erano. La cultura è quello che esiste, la creatività è la capacità di connettere quelle cose in modo diverso, creando qualche cosa».

Come nasce l’idea di Piccoli Borghi?

«L’idea mi è nata andando in giro per la piccola Italia: mi sono accorto così che ci sono delle determinati che sono comuni. C’è un patrimonio in Italia che non c’è da nessuna altra parte al mondo. C’è una vastità di particolarità e peculiarità impressionante. Tutti parlano dell’abbandono delle periferie, ma la gente che rimane ha una passione fuori dal comune e una grande conoscenza del territorio. Io arrivo da Milano e non ho la capacità di raccontare l’Oltrepo come fanno i ragazzi che vivono qui. Ho visto un sacco di piccoli borghi. E ho visto tre caratteristiche fondamentali: allevamento, agricoltura e artigianato».

Perchè ha scelto l’Oltrepò?

«La prima persona con cui ho parlato del mio progetto è Davide Rampello, quello che fa ‘Paesi e paesaggi’ di Striscia la notizia, un uomo di grande cultura. Con lui abbiamo quindi discusso del fatto di fare sistema, mettendo insieme l’organizzazione pubblica e privata, le persone del territorio, le attività che ci sono e farli parlare tra di loro. Ho poi conosciuto, tramite Rampello, una persona, il professore Daniele Vigo, ordinario di Veterinaria del’Università di Milano che abita a Santa Giuletta. Mi ha portato in un posto a Valle Salimbene, dove ci sono tutte le razze bovine autoctone in via di estinzione. Vigo ha fatto uno studio da cui si è scoperto che in Oltrepò c’è uno dei fieni migliori al mondo, che alimenta le bestie. Quelli che allevano sono in genere aziende piccole, si occupano dell’allevamento, dell’agricoltura, della mungitura e del rapporto con chi viene a prendere il latte. A quel punto mi sono lanciato nel progetto».

E quindi è partito Piccoli Borghi…

«Sì, nasce con l’intento di valorizzare i piccoli territori e in questo caso di valorizzare la filiera casearia dell’Oltrepò. Abbiamo un punto vendita, con il laboratorio dove si producono i formaggi. Gli animali vengono nutriti con erbe, fieni, sali minerali e vitamine, gli antibiotici solo quando necessari, in modo tale da poter avere un prodotto genuino, con caratteristiche uniche sul mercato.  Produciamo prodotti fatti solo con latte da fieno e abbiamo riproposto formaggi erborinati, stagionati, caciotte, scamorze, robiole, ricotte».

Che altro?

«Per valorizzare il territorio abbiamo investito anche sulla formazione di alcuni ragazzi, introducendo l’arte casearia a Stradella. Il posto è diviso in due, caseificio e bistrot che nasce per raccontare il prodotto che si produce. La valorizzazione del territorio passa anche attraverso la diffusione delle informazioni che poi diventa esperienza e poi ancora cultura. Il progetto è medio alto e ho avuto due grandi partner, la provincia di Pavia e il sindaco di Stradella Piergiorgio Maggi».

Un primo bilancio?

«Naturalmente siamo partiti da poco, a novembre. Siamo sulla via Nazionale, zona di grande passaggio, tuttavia un passaggio veloce. Abbiamo bisogno di un periodo di rodaggio come per tutte le attività. Ci vogliono circa sei mesi per fare una valutazione. Però abbiamo già una bella novità: saremo presenti con i nostri prodotti nella grande distribuzione nei supermercati Gulliver e Il Gigante».

di Elisa Ajelli

Il-periodico-FASTCON Verde-Ferrari_mezza-01-copy-copia
  1. Primo piano
  2. Popolari