Mercoledì, 08 Luglio 2020
 

VOGHERA - «INDISCIPLINA E IMPUNITÀ, CARCERE IN MANO AI DETENUTI»

Il sindacato di Polizia penitenziaria Uilpa lancia l’allarme sulla sicurezza interna del Carcere di Voghera, descrivendo il quadro di una situazione preoccupante in cui i detenuti starebbero lentamente prendendo il sopravvento sugli agenti davanti agli occhi di un direttore “inerte”. 

«I gravissimi episodi che si stanno verificando in quest’ultimo periodo presso la Casa Circondariale di Voghera mettono in luce la precaria situazione dell’Istituto, nonché la sua gestione fallimentare» attacca Gian Luigi Madonia, segretario regionale Uilpa, commentando quanto accaduto nelle scorse settimane con il rinvenimento di quantitativi di droga, telefoni cellulari e a altri oggetti che in carcere non dovrebbero stare, ma soprattutto con l’aggressione al Sovrintendente avvenuta ad agosto.

«Scarsa disciplina e senso di impunità sono i problemi principali, i detenuti sembrano non riconoscere più l’autorità».

Madonia, cosa sta accadendo in via Prati Nuovi?

«La gestione dei detenuti a Voghera è assolutamente fuori controllo e gli episodi di insubordinazione sono ormai ordinari. Non è assurdo sostenere che quando un agente “si permette” di redarguire un detenuto e di pretendere il rispetto delle regole, quest’ultimo si ribella e nei casi peggiori tenta addirittura di aggredire.

Ad agosto un detenuto ad Alta Sicurezza è arrivato persino a colpire un Sovrintendente e alcuni giorni prima un altro detenuto era stato sorpreso in possesso di una macchina per fare tatuaggi con tanto di trasformatore elettrico, decine e decine di aghi, puntali e diversi metri di cavo prolunga. All’atto della requisizione, il detenuto ha tentato di aggredire l’agente perché si è “permesso” di agire con professionalità e tempismo».

Come mai non si riesce a mantenere l’ordine? Il personale non è sufficiente? Più volte negli anni scorsi le carenze di organico sono state additate come causa di possibili disagi…

«Prima era così, ma oggi la carenza di organico è stata ridotta al 20%, una soglia bassa rispetto ad altre realtà e non può più essere adottata come scusante perché le lotte sindacali portate avanti negli ultimi anni hanno dato i loro frutti: tra dicembre e luglio scorso sono arrivati in forza alla casa circondariale circa 25 agenti. Il problema vero è che siamo in preda ad un caos organizzativo e manca chi dia una struttura al loro lavoro».

Intende dire che è responsabilità della direzione?

«Dico che in tutto questo scenario il direttore e l’ex comandante (che da pochissimo è stato sostituito) per quanto ci è dato sapere, fanno da spettatori. Hanno saputo alzare la voce o redarguire il personale quando ha sbagliato, ma non hanno assunto toni e provvedimenti adeguati quando quelli a sbagliare sono stati i detenuti, responsabili degli eventi. Il rinvenimento di sostanze stupefacenti e di oggetti non consentiti o potenzialmente pericolosi sembra non fare più notizia né meritare attenzione da parte dei vertici dell’Istituto».

Gli agenti si sentono in pericolo?

«Certamente sono i più esposti. Occorre ricordare che nel carcere di Voghera sono custoditi detenuti ad alto livello di sicurezza, non ladri di galline. Gente abituata a comandare, che ha fatto parte della criminalità organizzata, e che se capisce di poter fare il bello e cattivo tempo lo fa».

Crede ci sia un pericolo evasioni stile quella dei tre albanesi del marzo 2011?

«Al momento direi di no, almeno non nel senso “classico” dell’immaginario comune con il detenuto che sega le sbarre o si cala dalla finestra. Strutturalmente Voghera è ancora forte e sicuro. Il problema però è che se si permette ai detenuti di prendere il sopravvento si possono creare situazioni a rischio e il senso di impunità e la mancanza di gerarchia attuali sono preoccupanti. Al momento si sta perdendo il polso della situazione e i detenuti, soprattutto i più influenti e i più ribelli, potrebbero prendere il sopravvento. Già i primi segnali sono tangibili: i detenuti hanno già letteralmente colonizzato le sezioni, suddividendole per categorie e territori di provenienza. I calabresi coi calabresi, i siciliani coi siciliani e allo stesso modo per tutte le Regioni. La verità è che a Voghera il vaso è colmo e coloro che gestiscono l’Istituto, per ragioni diverse, almeno per quanto ci riguarda, non hanno abbastanza polso per contrastare quest’andazzo, dimostrando di non saper rispondere alla complessità della struttura, all’organizzazione del lavoro e alla gestione del servizio».

Lei vede una sorta di “caos organizzativo”… ma che tipo di organizzazione crede sarebbe più funzionale?

«Penso ad esempio al modello del carcere di Opera, che sta funzionando benissimo: spiegandolo in parole povere, lì si applica una gradualità della restrizione, in altre parole si guadagnano permessi e “privilegi” attraverso la buona condotta ma si sottoscrive un documento che ne provoca la perdita totale se si sgarra. Il modello sta funzionando, tanto che ha quasi azzerato gli episodi di insubordinazione».

 di Christian Draghi

Il carcere di Voghera ospita circa 400 detenuti, il 90% dei quali custoditi a regime di Alta Sicurezza.

La capienza sulla carta sarebbe di 341 unità, il che porta la percentuale di sovraffollamento di poco oltre il 17%. 

«Un dato sotto la media nazionale, ma comunque significativo se si tiene conto della tipologia di detenuti» 

afferma il segretario Uilpa Gianluigi Madonia. 

«Il personale previsto dalla Legge dovrebbe ammontare a 252 unità. Attualmente quello assegnato raggiunge le 207 unità, mentre quello impiegato effettivamente ruota intorno alle 180. Sono dati in continuo movimento - spiega Madonia - ma possiamo dire che la carenza si attesta intorno al 25%. Anche in questo caso un dato inferiore a quello di altre realtà, maturato soprattutto in virtù dell’impegno costante delle forze sindacali».

 
 
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