Martedì, 16 Ottobre 2018

OLTREPÒ PAVESE - IL TRIONFO DEGLI AFFITTA - CAMERE - CASE, UN NUOVO BUSINESS

C’era una volta l’Albergo dell’Oltrepò, struttura ricettiva in cui trovare ospitalità sia per passare la notte che per fare colazione, pranzare o cenare in base alle proprie esigenze: la sera gli ospiti godevano delle aree comuni e del servizio bar. Arrivarono poi gli Agriturismi, all’epoca nient’altro che case contadine in cui si poteva dormire e (in teoria) bere e mangiare solo materie coltivate direttamente dall’agriturismo stesso: oggi molti Agriturismi hanno strutture spesso più simili a resort che a case contadine, ma questo è un altro discorso.

Nel 2000 si è consolidata anche in Italia l’ “ospitalità diffusa”, di origine anglosassone: con questo termine si intende appunto quella particolare forma di ricettività extralberghiera che si svolge in abitazioni private, abitate o meno dai proprietari. Non concentrandosi in un unico stabile come un albergo, risulta diffusa sul territorio. Pian piano gli alberghi sono scomparsi o rimasti nelle stesse condizioni degli anni in cui sorsero: la concorrenza è stata spietata soprattutto in luoghi come i nostri, in cui è sicuramente più apprezzata la pace di un borgo e il contatto con la realtà del luogo in cui si soggiorna che il caos di una cittadina, soprattutto a fronte di un contesto familiare e di calore domestico.

È un modo di fare turismo economico con elevata sostenibilità ambientale: il B&B rappresenta la soluzione ricettiva ottimale laddove la costruzione di alberghi è resa impossibile dalla mancanza di spazi disponibili o è scoraggiata dalla valutazione del suo impatto territoriale o da flussi turistici di scarso rilievo quantitativo, ed in tutte quelle località caratterizzate da un turismo itinerante (basse permanenze medie) e diffuso sul territorio. Le possibilità di pernottare pagando somme piuttosto contenute da noi sono poche e, spesso, di scarsa qualità: ecco i motivi per cui gli ormai numerosi Bed and Breakfast attivi su tutto il territorio nazionale non hanno alcuna difficoltà a trovare clienti.

Se si “zoomma” la mappa di un famoso portale dedito a questo tipo di “imprenditoria” o se semplicemente si cerca on line, infatti, si scopre che in Oltrepò vi sono moltissime strutture ricettive ricavate in case di privati. Contarli sarebbe impossibile perché, oltre alle piattaforme dedicate, ci sono anche annunci sparsi ovunque nel web. Un modo di fare impresa familiare ormai diffuso, così diffuso che si parlava tempo fa addirittura di tassare queste “ospitate”, spesso solo citate nella dichiarazione dei redditi: una brutta notizia per chi con i ricavi di questa prestazione poteva permettersi di mantenere i costi e la gestione di una seconda casa, se non addirittura quelli di una prima casa impegnativa. Certo, i servizi non sono gli stessi (forse), ma credete che sfogliando determinati siti troverete case da sogno che neanche immaginavate che esistessero nei paesini sperduti delle nostre valli. Se ci pensate bene, da Salice Terme a Varzi e ancora salendo, non esistono hotel o strutture ricettive di un certo charme, se non forse qualche eccezione. Sono mosche bianche se si pensa che da decenni ormai si parla di potenziamento delle strutture in Oltrepò. Parliamoci chiaro: le imprese ricettive sono quelle che, con maggiore visibilità, definiscono l’immagine di una località turistica e che definiscono il target di turisti sui quali una località può realmente puntare; se i servizi erogati nelle strutture ricettive di una località sono scadenti, questo è causa ed espressione di un’immagine negativa per l’intero sito. Sicuramente devono coincidere con l’insieme delle risorse e dei servizi che contribuiscono alla determinazione delle aspettative e, successivamente, delle percezioni del turista: il ruolo di tutte le imprese turistiche locali è determinante nell’offerta turistica di una certa località.

Nel nostro Oltrepò la domanda di alloggio dovrebbe trovare soddisfacimento mediante le più disparate forme. La varietà delle forme comporta combinazioni prodotto-prezzo assai diverse, atte a soddisfare una domanda che, a seguito del diffondersi dell’abitudine ai viaggi fra tutte le categorie di persone (siano esse distinte per età, per cultura, per reddito, per aree di residenza, ecc.), si presenta proveniente da soggetti le cui esigenze e la cui capacità di spesa sono le più varie; purtroppo non è più così e il livello del turismo si è abbassato, facendo abbassare anche gli introiti economici.

Chi si prenderebbe però l’impegno di creare una struttura con camere, ristorante e wellness/spa senza avere nel contesto nessun richiamo turistico se non qualche castello o museo del cavatappi (senza nulla togliere a questo magnifico museo) piuttosto che del fossile? Nessuno. Potrebbero apprezzare questa zona a livello turistico amanti di gite in bicicletta o a piedi (se i percorsi fossero adeguati) e sicuramente troverebbero più consono al loro alloggio un casale in mezzo alle colline, che un hotel sulla statale o nel caos della movida salicese. Sulle colline, nella natura, con il paesaggio del tramonto le offerte vengono quasi ed esclusivamente solo da privati: case isolate o nei borghi antichi, arredate con gusto, giardino curato, anche piscina. In questi ambienti familiari spesso scatta anche la sinergia col proprietario che consiglia agli ospiti il ristorante dove mangiare i piatti tipici, il produttore dove comprare il vino buono o la bottega dove trovare il salame di Varzi. è vero: un B&B ha il limite della conduzione familiare, quindi non prevede progetti economici a lungo termine come posti di lavoro o turismo “ricco”: tutto è fatto in famiglia e con estrema serenità, senza normative dalle burocrazie impossibili.  Il tutto è appoggiato anche dalla legislatura italiana, le cui leggi parlano di strutture alberghiere ed extralberghiere, ma non di B&B: sono state le leggi regionali, in Italia, ad individuare e sancire le caratteristiche distintive dell’attività di Bed & Breakfast ed i requisiti minimi necessari per il suo svolgimento: questo rende tutto ciò molto più rassicurante per il privato perché i requisiti sono davvero minimi rispetto agli obblighi normativi di una struttura alberghiera.

 di Rachele Sogno

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