Giovedì, 22 Novembre 2018

TASSE, MENSA E LIBRI: ECCO QUANTO SI SPENDE PER LA SCUOLA

La spesa per l'istruzione dei propri figli incide fortemente sui budget della famiglie italiane e complessivamente raggiunge i 15 miliardi di euro. La maggior parte - 8,7 miliardi - è assorbita da rette di iscrizione e tasse, considerando l'intero arco del ciclo educativo, dall'asilo nido all'università. Ma una buona fetta pari a 3,8 miliardi (il 25%) è rappresentata dalla spesa per la didattica, a cominciare dai libri. Inoltre, una voce davvero onerosa riguarda i costi della mensa e del trasporto scolastico che insieme raggiungono circa 2,6 miliardi (oltre il 17%). A fare i conti in tasca agli italiani su questo importante aspetto della vita è una ricerca di Mbs Consulting 'Il bilancio di welfare delle famiglie italiane'.

Dalle stime emerge come la spesa più consistente sia destinata alla fase iniziale del ciclo scolastico, l'asilo nido e la scuola materna ovvero una media di 1.937 euro a famiglia (6,5% del reddito familiare netto), pari a 5,4 miliardi complessivamente. Il problema della capacità delle famiglie italiane di sostenere il percorso formativo scolastico e universitario dei figli si riverbera anche nel mondo del lavoro. Si tratta infatti di un aspetto tutt'altro che trascurabile visto che la possibilità di crescita dell'Italia è bloccata dal basso livello di competenze nel mondo del lavoro. Ed è al centro di alcune tematiche, come il crescente divario tra ricchi e poveri.

IL REPORT - Una situazione confermata da un recente report di Eurostat che delinea un quadro preoccupante sui livelli di istruzione in Italia, al penultimo posto in Europa nel 2017, davanti solo alla Romania per numero di laureati sulla popolazione in età di lavoro, con il 41,1% degli italiani che non hanno conseguito neanche il diploma. E come se non bastasse, il tasso di abbandono nella scuola secondaria superiore in Italia è particolarmente elevato, il 14,7% quasi 4 punti in più della media europea di 11%.

Ma tornando alla scuola dell'obbligo e alle spese sostenute, si evidenzia come molto spesso le famiglie meno abbienti devono tagliare tante attività che possono arricchire il percorso formativo attraverso corsi specifici e integrativi, quali ad esempio lingue straniere o attività fisiche, che sono i primi a essere sacrificati (59,1%). E perfino alle gite scolastiche, momento di socialità e di approfondimento culturale, vi rinuncia ben il 32,2% delle famiglie.

IL FENOMENO - In particolare, tra le famiglie che dichiarano di fare delle rinunce nell'istruzione - che sono il 35,4% - se si guarda alle condizioni economiche il fenomeno tocca il 57,7% di quelle in condizioni di debolezza, percentuale che sale al 61,9% nei nuclei costituiti da un solo genitore con figli. A fronte di queste disparità la ricerca di Mbs Consulting individua nel welfare aziendale un contributo determinante per la scolarizzazione del nostro Paese. Anzitutto perché 7,8 milioni di famiglie affrontano, con fatica, spese per l’istruzione dei figli a qualsiasi livello e tra di loro sono 6,3 milioni le famiglie con lavoratori dipendenti, potenzialmente beneficiarie delle iniziative di welfare delle imprese.

Fermo restando che il welfare aziendale non ha nulla a che fare con l’antica contrapposizione tra istruzione privata e pubblica, è bene ricordare che è un movimento in pieno sviluppo, che già supporta gli sforzi delle famiglie per l’istruzione: 968mila utilizzano convenzioni con asili nido o scuole materne, 608mila ricevono aiuti per le spese scolastiche e universitarie, 180mila hanno ottenuto borse di studio aziendali.

IL FABBISOGNO - Sono numeri importanti, che segnalano il valore potenziale dell’iniziativa delle imprese, anche se l’entità degli importi è ancora lontana dal poter colmare il fabbisogno delle famiglie. Le recenti riforme hanno rafforzato l’autonomia degli istituti scolastici e sollecitato la loro apertura al tessuto sociale e produttivo del territorio. Il welfare aziendale può permettere alle imprese di generare nuove opportunità di incontro con il sistema scolastico, contribuendo con iniziative concrete al suo rinnovamento.

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