Sabato, 15 Dicembre 2018

VOGHERA - «MERCATO IN CRISI, SERVONO QUALITÀ E PIÙ CONTROLLI»

Il commercio vogherese non può mai smettere di fare i conti con le croniche difficoltà che derivano dall’operare in una città poco attrattiva, tendenzialmente sonnolenta e sulla quale il Comune avrà, per l’estate in arrivo, ancor meno risorse da investire che in passato. L’assessore al commercio Marina Azzaretti aveva dichiarato in una precedente intervista al nostro giornale che le sarebbe piaciuto investire ben più che 20mila euro sui “Giovedì sotto le stelle” d’estate. Oggi, dopo che la Corte dei conti ha imposto un rientro di quasi 3 milioni di euro al Comune, il destino di questa manifestazione, negli anni scorsi patrocinata in gran parte da palazzo Gounela, passa ufficialmente nelle mani dei commercianti. Giancarlo Maconi, presidente di Acol, annuncia che saranno proprio le associazioni di categoria a sobbarcarsi l’onere dell’organizzazione. «Hanno chiesto la nostra collaborazione e cercheremo di dargliela, coscienti che i soldi sono pochi per loro come per noi. Ci occuperemo della parte burocratica e del coordinamento delle varie iniziative» spiega Maconi. Gli eventi saranno quattro in tutto, uno già fissato dall’Amministrazione con l’esibizione di tre tenori. Tutti gli eventi, in calendario a luglio, saranno incentrati in piazza Duomo. 

Quale sarà il vostro ruolo?

«Cercheremo di creare degli eventi collaterali a quelli organizzati dall’amministrazione ma sempre però restando nella zona della piazza Duomo perché, con le nuove normative antiterrorismo, è diventato molto difficile organizzare altrove dovendosi accollare gli oneri di messa in sicurezza delle aree. La procedura si è fatta molto complessa».

Qual è la difficoltà?

«Secondo la normativa Gabrielli tutti gli eventi che esulano dall’ordinario e possono attirare pubblico vanno gestiti in modo particolare. Questo complica le cose e aumenta esponenzialmente i costi, perché bisogna farsi carico anche degli oneri che questa messa in sicurezza comporta».

Una situazione che per Voghera rischia di trasformarsi in un boomerang, proprio per il fatto che le risorse, sia del pubblico che del privato, latitano. Come è il bilancio del post Sensia per i commercianti?

«Chi ha organizzato degli eventi è soddisfatto, chi invece l’ha vissuta in maniera più passiva non ha fatto granchè. Ma è normale, da sempre l’Ascensione è un evento decentrato rispetto alla zona commerciale e difficilmente finisce per portare indotto. A meno che non ci si affidi a un buono spirito di imprenditoria».

Il Comune alcuni mesi fa ha introdotto alcune misure per incentivare il commercio del centro, come parcheggi gratuiti il sabato pomeriggio o sgravi fiscali per i piccoli negozi. Hanno sortito qualche effetto?

«Si tratta di iniziative apprezzate ma che di certo non possono essere risolutive. Purtroppo Voghera è una città scarsamente attrattiva e i centri commerciali hanno sempre un appeal maggiore sulla clientela. Il problema è economico e di livello nazionale, il Comune non può fare molto».

Crede che il progetto legato al Teatro Sociale possa rappresentare una svolta?

«Non saprei, di sicuro si tratta di un progetto a lungo termine, i cui effetti si vedranno in ogni caso tra molti anni».

La situazione interna all’associazione è tranquilla? Si è parlato di “fuggi fuggi” per via dell’uscita di Tordi e Moroni dal direttivo…

«Chiacchiere. Loro sono usciti per motivi personali, posso garantire che l’amicizia che ci lega è immutata. Anzi, per Fabio Tordi ci sarà ancora più lavoro da gestire… sottobanco!».

Acol è un’associazione che rappresenta moltissimi ambulanti. Com’è lo stato di salute del mercato cittadino?

«Non buono. Il mercato oggi non è più quello non dico di 20, ma neppure di 2-3 anni fa. Il comparto gastronomico si è notevolmente ridotto, probabilmente perché le abitudini della clientela si sono modificate, ma in generale tutti i settori sono in sofferenza, con un visibile e pesante calo dell’affluenza che continua ormai da mesi».

Come mai secondo lei?

«Come detto, le abitudini dei consumatori sono cambiate e lottare contro l’attrattività (leggi comodità) dei centri commerciali è sempre più difficile. Prima il giro al mercato era un’istituzione, oggi manca di attrattività».

Come si potrebbe fare per rilanciarlo?

«L’unico modo per tornare a essere attrattivi è investire sulla qualità. Purtroppo ci sono troppi banchi che invece puntano su quantità e prezzi stracciati, secondo noi in un modo che meriterebbe maggiori controlli da parte delle autorità competenti. Vendere vestiti a 1 euro non solo rappresenta una concorrenza sleale, ma abbassa lo standard qualitativo e fa scadere la nomea della piazza. Non è così che si rende il mercato più attrattivo».

Ci sono altre iniziative concrete a sostegno degli ambulanti che si potrebbero attuare?

«Si è parlato di tante cose negli anni, di uno spostamento del mercato da piazza Duomo, dell’istituzione di un servizio autobus per portare gente, di un mercato domenicale…la realtà è che viviamo una congiuntura economica critica e secondo noi solo offrire qualità può far tornare la gente a comprare in piazza».

 di Christian Draghi

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