Lunedì, 22 Ottobre 2018

STRADELLA – ASSOCIAZIONE PROTEZIONE SOCIALE : «SALVIAMO LE PERSONE DAI DEBITI CHE NON POTRANNO MAI PAGARE»

Un’ancora di salvezza per chi è sommerso dai debiti, la proverbiale luce in fondo al tunnel. Protezione Sociale, associazione nata nel 2016 che ha recentemente aperto una sede in via Mazzini a Stradella, mira a diventare un punto di riferimento nella nebbia della burocrazia italiana, un canale informativo per far conoscere ai cittadini in grave difficoltà economica a causa dei debiti tutte le opportunità che la legge offre per uscire dalla crisi.

«Nel 2012 il governo Monti ha varato la legge sul sovraindebitamento, altresì conosciuta come legge “salva suicidi”, che in Europa esisteva già da anni» spiega il vice presidente Antonio Loria. L’Italia è stato il penultimo paese europeo ad approvarla, «il fatto è che troppo poche persone lo sanno ed il nostro obiettivo come associazione è innanzitutto informare i cittadini di quello che è un loro diritto».

Infatti, se è vero che società come Spa e Srl possono fallire, esistono categorie che non possono accedere a questa procedura e stralciare il proprio debito. La legge 3/2012 cambia le cose.

Chi può avvalersene?

«Una persona fisica, un libero professionista, il piccolo imprenditore, le start up innovative o anche azienda individuale o agricola» continua Loria. «Unica condizione è rispondere al requisito di meritevolezza. Il soggetto indebitato non deve cioè aver contratto il debito con dolo, come nel caso in cui il soggetto abbia contratto debiti superiori a quelle che erano le sue possibilità economiche in quel determinato momento. Ne ha diritto invece chi ad esempio non può far fronte ai propri debiti perché ha perso il lavoro».

I debiti di gioco sono un caso delicato.  «Chi li ha contratti per imprudenza non ha meritevolezza, ma altri possono acquisirla attraverso un percorso riabilitativo terapico, dimostrando la volontà di collaborare con chi cura il suo percorso».

Come si finisce nei guai fino al collo? Le casistiche sono molteplici.

«Si possono contrarre debiti per svariate ragioni. Ad esempio c’è chi si impegna il quinto dello stipendio per farvi fronte e, accorgendosi che non basta, si rivolge ad altre finanziarie e così via, aggiungendo debito su debito innescando così una spirale che porta ad essere schiavi della propria situazione e a non poter più condurre un’esistenza decorosa neppure se ci si è messa tutta la buona volontà. Ed è qui che Protezione Sociale entra in gioco, proponendo una conciliazione proprio basandosi sulla legge 3/2012» continua Loria.  L’associazione, che come spiega il suo vice presidente «ha ricevuto anche critiche da chi ci accusa di aiutare la gente a non pagare», non decide chi abbia diritto di accedere alla legge o meno.

Chi decide, alla fine, è un tribunale.

«Noi siamo un tramite per arrivare all’organismo di composizione della crisi, sorta di sostituto della figura del curatore fallimentare, che è l’ente preposto ad analizzare le domande e a valutare chi può accedervi. L’associazione fa consulenza e ascolto, che è la prima fase. Chi arriva da noi solitamente è in ginocchio. Persone depresse, che non dormono la notte e non hanno più vita sociale, vessate e messe costantemente sotto pressione dai creditori che possono essere la banca, il recupero crediti o altri ancora e sono arrivati ad una situazione di esasperazione insostenibile. Il nostro primo compito è dar loro supporto innanzitutto morale e, nel caso, anche aiuto psicologico».

Una volta ammessi all’organismo di composizione, quanto dura la procedura per “liberarsi” del proprio fardello?

«La fase iniziale – spiega Loria – dura circa sei mesi, tempo necessario per ottenere l’omologazione del piano di rientro dal giudice. Dopodiché si aprono più strade, a seconda che il soggetto sia una semplice persona fisica o che abbia partita iva. Di solito le procedure più complesse possono durare 4 anni, ma alla fine del percorso, una volta stralciato il debito ad esempio attraverso la liquidazione di un patrimonio, si viene riabilitati a tutti gli effetti e la “fedina” torna pulita indipendentemente dall’entità del debito».

Non è importante a quanto ammontasse il debito e quale cifra sia stata liquidata. Il concetto è che, una volta pagato il massimo che fosse possibile pagare secondo le possibilità, la persona deve essere lasciata in pace.

In Oltrepò ad oggi sono una decina i soggetti seguiti da Protezione Sociale. «Ma la lista d’attesa è ampia e si allunga rapidamente» spiega il responsabile della sezione provinciale Giovanni D’Errico. La casistica in Oltrepò è varia. «C’è chi ha perso il lavoro, chi è separato o divorziato e non riesce a sostenere le spese, piccole imprese dove uno dei due soci non collabora più e l’altro non riesce più ad andare avanti, genitori che avevano firmato fideiussioni per offrire un futuro ai figli ed ora sono aggrediti dai creditori». L’ascolto e la prima assistenza sono gratuite.

di Christian Draghi

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