Giovedì, 19 Luglio 2018

VARZI - LA MINI CENTRALE ATTIVA NEL COMUNE : «ELETTRICITÀ CON L’ACQUA DELLO STAFFORA IN PRODUZIONE GIÀ DA DUE ANNI»

Produrre energia elettrica sfruttando l’acqua dello Staffora. Mentre nei mesi scorsi si dibatteva di un maxi progetto da 90 milioni di euro per la creazione di bacini di accumulo lungo l’alveo del torrente, qualcuno da ormai due anni e con un investimento decisamente inferiore (circa 1 milione) ha già cominciato una mini produzione nel comune di Varzi. Una piccola centrale interrata è già stata realizzata e l’iter autorizzativo per replicarla in quel di Godiasco Salice Terme è in corso. Ad operare è la società Serena srl, con i due soci Becquerel Electric (azienda emiliana che opera nella valorizzazione delle fonti rinnovabili) e Ambiter, anche lei emiliana, che si occupa di progettazione e studi geologico ambientali. L’entrata in funzione di questa centrale, passata in sordina, risale all’inizio del 2016. Il progettista, ingegnere e professore all’Università di Ferrara, si chiama Giacomo Bizzarri.

Come è nata e da chi l’idea di realizzare questa centrale?

«L’idea è scaturita da una sinergia fra operatori locali e specialisti del settore che hanno in corso altre iniziative analoghe».

Quando esattamente è stata realizzata, quanto ci è voluto e quando è entrata in funzione?

«La centrale è entrata in funzione all’inizio del 2016, dopo una fase di cantiere durata circa 8 mesi».

Da chi sono arrivati i permessi burocratici? Il Comune c’entra qualcosa?

«L’autorizzazione è stata rilasciata dalla Provincia di Pavia tramite un procedimento unico previsto dalla legge, previo recepimento dei pareri del comune, di Regione Lombardia, dell’Arpa e degli altri soggetti interessati».

Come è stato scelto il luogo in cui realizzarla?

«Il sito di costruzione, in pratica all’altezza dell’area industriale di Varzi, è stato scelto soprattutto per la presenza di un buon salto idraulico dovuto all’esistenza i quel luogo di una briglia, ovvero una sorta di ‘muro’ che crea una mini cascata creato in precedenza per regolare le piene».

Come funziona la centrale a livello tecnico?

«La mini-centrale ha un funzionamento molto semplice: l’acqua viene convogliata nel canale di ingresso e passa attraverso una griglia che la depura da rami e da eventuali altri elementi galleggianti. Quindi entra nella turbina, il cuore della centrale, dove l’energia idraulica si trasforma dapprima in meccanica e quindi, tramite il generatore, in energia elettrica. L’acqua lascia poi la centrale attraverso il canale di scarico, circa 30 metri a valle dal punto di prelievo. La gestione può avvenire sia dalla centrale stessa, sia da remoto tramite un’applicazione sul cellulare. Il funzionamento è comunque automatico e non richiede una supervisione costante».

Che potenza ha e quanta energia può produrre?

«La centrale ha una Potenza di 280 kW elettrici».

Si tratta di una centrale privata, c’è un guadagno per la collettività?

«Il guadagno per la collettività è dato dal fatto che si mette a disposizione di tutti energia proveniente da fonti rinnovabili, prodotta sul territorio nazionale. Si tratta in buona sostanza di interventi ritenuti “strategici” a livello nazionale, tant’è che gli stessi sono considerati di “pubblica utilità” urgenti ed indifferibili. Inoltre la  sistemazione dell’alveo e della briglia effettuati in concomitanza con la costruzione dell’impianto, sono sicuramente un beneficio per tutti. Si tratta di interventi compensativi secondo quanto previsto dalla normativa di settore».

Il fatto che in estate lo Staffora rasenti la secca non rappresenta un problema per voi?

«No. In estate il funzionamento non é stato previsto. La sostenibilità dell’iniziativa è stata valutata tenendo conto di questo fattore, come avviene normalmente per i corsi d’acqua Appenninici».

Dal punto di vista paesaggistico non crea nessun disturbo?

«No. è praticamente tutta interrata, dalla strada di accesso infatti si vede solo la recinzione dei canali e del fabbricato di centrale. D’altro canto il progetto ha ottenuto tutte le previste autorizzazioni anche paesaggistiche, prevedendo fra l’altro interventi di riqualificazione dell’area interessata».

Si parla della realizzazione di una seconda centrale a Godiasco. A che punto è l’iter burocratico? Quando pensate si riuscirà a realizzarla?

«La centrale di Godiasco è allo stato embrionale e sta seguendo come per Varzi un percorso che presuppone la condivisione con le realtà locali».

Si è saputo poco di questa centrale, la sua realizzazione è passata sotto silenzio mediatico e in qualche modo questo vi ha messo al riparo dalle classiche “contestazioni” di parte. Temete che la realizzazione della seconda centrale possa invece incontrare qualche forma di opposizione?

«I media non hanno dato risalto all’iniziativa di Varzi ma nulla è stato fatto perché ciò avvenisse, tant’è che il progetto è stato condiviso a livello locale anche attraverso presentazioni pubbliche. Nulla da nascondere quindi per iniziative che valorizzano risorse naturali in modo sostenibile, senza sottrarre nulla all’ambiente e alla collettività costituendo anzi occasione di riqualificazione dei contesti interessati».

di Christian Draghi

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