Sabato, 23 Giugno 2018

«OLTREPÒ PAVESE, SERVE UN BRAND UNICO»

Sullo scorso numero, Il Periodico ha dedicato un’intervista al leader dei Cobas pavesi, Marco Villani; espressione di quella che sembrerebbe una rinascita del movimento operaio, rimasto sopito per lunghi anni. Questa volta, invece, sentiamo il punto di vista degli imprenditori circa la situazione del nostro territorio. Lo facciamo attraverso una fra le voci più autorevoli: quella di Marco Salvadeo, vicepresidente di Confindustria Pavia, titolare delle deleghe all’Oltrepò Pavese e al capitale umano. Salvadeo, trentotto anni, si occupa di gestione delle risorse umane, riorganizzazione aziendale, rilancio e sviluppo di business. Il suo “braccio armato” nella realizzazione di questi interessi è OpportunITy, l’azienda da lui fondata nel 2015. È attivo anche nel volontariato, come Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Voghera.

Salvadeo, da qualche settimana si è concluso il suo mandato come Presidente dei Giovani Imprenditori. Si sente di tracciare un bilancio del suo periodo alla guida?

«Questi quattro anni sono stati di crescita e formazione per il sottoscritto. Da un lato ho potuto conoscere le varie realtà di Confindustria, partendo dal gruppo dei giovani, che ne è un po’ l’anima ribelle - seppure costruttivamente. Dall’altro, ho conosciuto tanti imprenditori uniti da un fattore comune: la voglia di fare, di credere ancora in questo paese nonostante le tante difficoltà. Con i cinquanta membri abbiamo portato avanti tanti progetti, fra cui quello sull’alternanza scuola-lavoro, avviato prima ancora che fosse promulgata la legge 107/2015».

Vuole spiegare qualcosa di più preciso su questo progetto?

«Abbiamo coinvolto 120 studenti a livello provinciale, che sono andati a lavorare in circa 60 aziende per un progetto di alternanza fra scuola e lavoro durato sette settimane. La Fondazione Comunitaria ha dato accesso anche ad una piccola borsa di studio, e quindi è stato possibile dare un valore al lavoro fatto da questi studenti. La collaborazione ha coinvolto anche altri soggetti, come la Regione, le associazioni di categoria, con l’obiettivo principale di dare un senso a queste esperienze; di dare un messaggio agli studenti: se fatta con criterio e buon senso, l’alternanza può essere un modo per entrare in maniera concreta nel mondo del lavoro».

Lei resta comunque referente per l’Oltrepò dell’organizzazione. Quali sono i temi sulla sua scrivania?

«Abbiamo sul tavolo la proposta di istituire un corso di formazione per tecnici meccatronici su Voghera. Ci sono aziende specializzate in autoriparazione che chiedono fortemente questa preparazione specializzata. Ma già dallo scorso anno siamo partiti, grazie all’Istituto Calvi a Voghera, con un corso per formare esperti in materie plastiche. Un corso nato ascoltando le esigenze delle imprese sul territorio, perché alcune importanti aziende - come Piber Group e Termoplastica Pavese, solo per citarne due - hanno bisogno di tecnici con una conoscenza di base delle materie plastiche. Siccome è un periodo caldo per spingere sulla formazione di qualità, abbiamo deciso di dare ascolto a queste richieste».

Nel suo ruolo lei avrà avuto e ha modo di visitare e conoscere le varie realtà imprenditoriali del nostro territorio. Quali sono, in questo momento, i punti di forza (o di debolezza) che stanno emergendo dopo i passati anni di crisi?

«Prima di tutto la voglia degli imprenditori, e dei loro collaboratori, di credere nel territorio e nell’intero sistema. Nonostante tutto. Apro una parentesi: le infrastrutture fisiche sono totalmente carenti, quelle digitali sono del tutto assenti, il sistema politico si è dimostrato poco attento alle esigenze delle imprese, e poi si sono viste incursioni di pseudo imprenditori che magari non avevano l’etica come driver principale del loro business. Queste cose potrebbero scoraggiare chiunque a fare impresa sul nostro territorio. Ma un po’ per necessità, un po’ per proseguire quanto iniziato magari dai loro padri, questi imprenditori vanno avanti con orgoglio».

Spesso dimostrando una visione e una progettualità che lasciano davvero ben sperare per gli anni a venire…

«Abbiamo aziende come la Brambati, giusto per fare un esempio, che sta registrando importanti record di fatturato. Perché i clienti, evidentemente, credono negli impianti Brambati. Ma se ti trovi in un’isola, come è questo territorio, fai fatica a trovare figure specializzate da inserire in azienda, e fanno fatica anche ad arrivare le infrastrutture adeguate. Nelle aree ricche di questo tipo di situazioni imprenditoriali - e quindi di industrie - è più facile emergere, perché maggiori sono le possibilità. Qui tutto è più difficile: basti pensare che, per trasportare su gomma della merce verso Pavia, l’unico ponte disponibile è quello dell’autostrada».

Quello delle infrastrutture è, senza dubbio, il tasto più dolente per chi investe in Oltrepò. Su alcune istanze, in particolare, Confindustria non ha mancato di esprimere il suo apprezzamento. Per esempio l’autostrada Broni-Mortara, attualmente in stand-by…

«Credo che infrastrutture efficienti, che diano la possibilità al traffico veloce di collegare punti vari dello stesso territorio, siano una necessità fondamentale per il concetto di sviluppo. Se noi riusciamo a distinguere traffico lento da traffico veloce, e quindi a spostare il traffico veloce su una bretella, come può essere la Broni-Mortara-Stroppiana, riusciamo a decongestionare le nostre strade provinciali da un lato, e dall’altro a creare nuovi punti di sviluppo industriale e imprenditoriale, che vengono a crearsi a ridosso dei caselli, piuttosto che del tracciato di questa strada. Possiamo osservare che ad ogni uscita autostradale si sviluppa un piccolo polo industriale o commerciale. Pensiamo a Serravalle, a Stradella o a Piacenza».

Un altro progetto che sembra caduto nel dimenticatoio, e sul quale gli industriali avevano espresso un parere fortemente positivo, è il prolungamento della tangenziale di Voghera verso Rivanazzano o Retorbido. Un’idea da rilanciare?

«Credo che prima si debba sistemare l’attuale tangenziale, e quindi evitare che i crateri attualmente presenti creino ulteriori danni ai mezzi leggeri o pesanti che passano di lì. Il completamento della tangenziale magari non è una priorità, ma penso comunque sia necessaria per sviluppare le connessioni con l’interno dell’Oltrepò Pavese, con la Valle Staffora in particolare, e per cercare di dare rilancio a quella struttura strategica che è l’aeroporto di Rivanazzano. In passato c’erano state fiammate in questo senso; ora non se ne parla più. Io credo che potenziare la tangenziale e sviluppare l’aeroporto potrebbe dare un rilancio all’Oltrepò. Tuttavia, non senza un progetto globale, che punti anche a sviluppare il brand Oltrepò Pavese. Un brand unico che sia riconosciuto per le tante specificità di questo territorio».

Nell’Oltrepò orientale sembra risvegliarsi un clima di lotta da parte dei lavoratori che non vedevamo da molti anni, in particolare nel settore delle logistiche. Addirittura, alcuni giorni fa, c’è stata una carica della polizia a San Cipriano per disperdere i manifestanti. Lei crede si tratti di casi dettati da situazioni isolate, o che questo movimento sia destinato a crescere e a coinvolgere, magari, altri settori nel nostro territorio?

«Premesso che non conosco bene il settore perché sono poche le logistiche associate a Confindustria Pavia, bisogna osservare come alcune aziende, in particolare del settore e-commerce che è quello emerso negli ultimi anni, siano più attente alla gestione del personale, a volte anche molto attente; mentre, in altri casi, potrebbe essere che nei subappalti della gestione operativa si siano create situazioni poco chiare - come la vicenda degli stipendi in valuta rumena -  e quindi degli scompigli. Quello che penso, tuttavia, è che siano casi isolati».

Gli investimenti di questo comparto, nel nostro territorio, sono stati notevoli e parrebbero destinati a continuare…

«Sono favorevole a che i big del settore, come Amazon, Zalando, Yoox, vengano ad investire nella provincia di Pavia, perché comunque generano del valore aggiunto. Ogni 100 euro di investimenti effettuati nel comparto logistico si attivano 237 euro di reddito nel sistema economico nazionale. Ce lo dice una ricerca di Assologistica. Il mercato nazionale delle logistiche vale più di 80 miliardi di euro e si sta sviluppando sempre di più, grazie al traino determinato dall’e-commerce. Non possiamo quindi far finta che non stia succedendo nulla e sottovalutare questo mercato, che porta un valore aggiunto a tutto l’ecosistema».

Un altro problema molto sentito dal territorio è quello del recupero delle aree industriali dismesse. La più grande è quella dell’ex zuccherificio di Casei Gerola, per il quale resta un progetto ufficiale per la trasformazione in centrale bioelettrica; ma di cui si è parlato anche in relazione a una maxi-logistica. Quale ruolo intendono giocare gli industriali pavesi in questa e in queste partite? Semplici spettatori o parte, in qualche misura, attiva?

«Gli industriali pavesi hanno firmato alcune settimane fa un protocollo urgente con il Prefetto per programmare la mappatura di tutte questa aree industriali dismesse. L’obiettivo è quello di prevenire situazioni spiacevoli come quella accaduta a Genzone, dove un ex capannone industriale era stato trasformato in un deposito con finalità poco chiare e si è sviluppato un incendio pericoloso. Noi ci siamo mossi subito, il giorno dopo questo evento, per fare la nostra parte. Il successo o l’insuccesso, nel recupero delle aree dismesse, avviene, in primo luogo, grazie ad un gioco di squadra con le istituzioni».

Quelle stesse istituzioni che dovrebbero occuparsi delle infrastrutture…

«Se le infrastrutture vengono rese efficienti e quindi il territorio è attrattivo, le aree dismesse possono essere interessanti per chi vuole investire. Si potrebbe prevedere un piano di recupero, di concerto con le istituzioni, per alcune aree strategiche, da riqualificare con la compartecipazione di un finanziamento pubblico».

Non tutti sanno che aderiscono a Confindustria anche realtà non propriamente “industriali” nel senso comunemente affidato al termine, come alcune grandi società vitivinicole del nostro territorio. Qual è il senso di questa presenza all’interno della Confederazione?

«Se guardiamo l’azienda vitivinicola non come singola realtà, ma come tassello dell’intera filiera di trasformazione agroalimentare, allora ha senso che venga inserita all’interno di Confindustria. Chi fornisce materiali e mezzi meccanici per la lavorazione terra e per la raccolta del prodotto, sono imprese di Confindustria. Chi fornisce le attrezzature per l’imbottigliamento, per il lavaggio, chi fabbrica le vasche, sono aziende di Confindustria. Chi trasporta le merci, sono sempre membri di Confindustria».

Una visione interessante...

«L’approfondimento di questo punto di vista è stato un progetto della presidenza Cazzani: invece di raggruppare le aziende per tipologia di produzione, le abbiamo mappate per filiera. Quindi, della filiera dell’agrifood fanno parte anche le aziende che si occupano di produzione. Molti che sono partiti come piccoli artigiani stanno diventano aziende industriali; una società agricola, se si trasforma, può riuscire ad entrare sul mercato mondiale, e non rimanere un piccolo gioiello circoscritto al territorio. Quindi il senso di questa presenza è ricevere un boost alla crescita».

Fra gli aderenti storici troviamo anche le Terme di Salice. Come commenta la situazione attuale? Servirebbe un miracolo, forse che piovesse dal cielo una sorta di “guaritore” dotato di poteri soprannaturali, o l’Oltrepò ha le forze per potercela fare con le sue gambe?

«Non credo ai pifferai magici, alle persone che arrivano dal nulla con la soluzione in tasca cercando di ribaltare le sorti, delle Terme in questo caso. Credo invece in un concreto gioco di squadra che responsabilizzi tutto il territorio con un progetto comune. Proporremo ai candidati delle imminenti elezioni politiche e regionali un documento con le idee di Confindustria per il rilancio del territorio. Una delle cose che diciamo in questo documento è che dobbiamo incominciare a ragionare su progetti concreti, e quindi a coinvolgere di più anche una delle realtà più importanti del territorio, che è l’Università di Pavia, la quale ci può fornire dei professionisti che lavorano già su queste cose».

A cosa pensa, in particolare?

«Ci si deve presentare, riguardo alle Terme, con una proposta che coinvolga tutti i soggetti potenzialmente interessati. Quindi l’Università, con il settore health; tutto il polo della sanità pavese; i big player, locali e non, del settore turistico; le istituzioni (il Comune di Godiasco ma anche quello di Voghera, come capoluogo del territorio), e gli imprenditori locali che potrebbero essere interessati a diversificare. Con un progetto comune nel quale tutti credono e al quale sono vincolati, allora ci può essere la possibilità di far rinascere lo splendore delle Terme di Salice».

di Pier Luigi Feltri

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