Mercoledì, 21 Febbraio 2018

LA CENA DI VENEZIA DA 1.100 EURO? I RISTORATORI: "NO ALLA GOGNA, CHIARIRE I FATTI"

No alla gogna mediatica per la categoria, anche perché «se una persona delinque saranno le autorità competenti a occuparsene». Il direttore generale della Federazione italiana dei pubblici esercizi (Fipe), Roberto Calugi, è intervenuto sul caso del conto da 1.100 euro che alcuni turisti giapponesi si sono visti recapitare al termine di una cena in un locale nel centro storico di Venezia. E lo ha fatto difendendo il settore della ristorazione, «il più trasparente che ci sia», ha sostenuto, sottolineando che «si fa presto a screditare una categoria, ma prima di emettere un giudizio bisogna conoscere come sono andati i fatti».

«Stiamo collaborando anche con Tripadvisor per poter offrire al consumatore la massima trasparenza», ha spiegato ancora Calugi, ricordando che «è la stessa legge innanzitutto che impone al ristoratore di esporre i prezzi del menù, pertanto il consumatore ha la possibilità di decidere se entrare o no nel ristorante». «Inoltre – ha aggiunto – basta aprire internet per trovare migliaia di recensioni, l’80% infatti riguardano proprio la ristorazione». Detto ciò, comunque, il direttore generale della Fipe ha ammesso che «i comportamenti scorretti purtroppo ci sono in tutte le categorie, però ci sono norme a cui tutti i ristoratori si devono attenere e che i consumatori devono conoscere».

«Nel nostro settore ci sono persone che lavorano dalla mattina alla sera e prima di emettere un giudizio bisogna sempre conoscere bene i fatti», ha ribadito il rappresentante dei pubblici esercizi, sottolineando che «qualche tempo fa infatti sono dovuto intervenire in difesa di un ristoratore veneto criticato e attaccato per uno scontrino considerato troppo “salato” per scoprire che i clienti avevano consumato 3 kg di scampi, mazzancolle, aragoste ecc». «Bisogna smettere di essere provinciali: nessuno di noi si stupisce se quando va a Londra a mangiare pesce in pieno centro il conto è “salato”. Comunque – ha concluso Calugi – ogni provincia ha un’associazione, sono ben 110 a livello nazionale e se un ristoratore ha un comportamento scorretto non può più far parte dell’associazione».

 

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