Giovedì, 23 Novembre 2017

QUALI SPESE FANNO ARRIVARE UN CONTROLLO FISCALE?

Se spendi tanto vuol dire che guadagni molto o che qualcuno ti sta facendo credito. È però inverosimile che possa darsi alle spese pazze chi ha un reddito modesto o, comunque, inferiore ai soldi usciti dal portafogli. «Qualcosa non torna» e la mancata quadratura potrebbe dipendere dalla disponibilità di redditi non dichiarati al fisco. Sulla base di questa costruzione si basa la maggior parte degli accertamenti fiscali: tanto guadagni, tanto puoi spendere. Se il volume dei tuoi acquisti è superiore (di almeno il 20%) alle entrate, le ragioni di tale scompenso si contano sulla punta delle dita: o hai vinto al gioco, o hai ricevuto delle donazioni in denaro oppure stai evadendo le tasse. A far scattare questo delicato meccanismo di bilance e misurini è uno strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate: il redditometro. Il redditometro però non analizza tutte le spese fatte dal contribuente, ma solo quelle più importanti. Per intenderci, nessuno ti chiederà mai perché il carrello della spesa è così pieno o perché hai mangiato pesce a ristorante per tre sabati di seguito. Solo l’acquisto di «beni di lusso» desta l’attenzione del fisco: auto, case, viaggi e, a sorpresa, troviamo anche le spese per il cane e l’ultimo modello del telefonino. Ma, nel dettaglio, quali sono questi beni? In altri termini quali spese fanno arrivare un controllo fiscale? Alcune recenti sentenze della Cassazione ci spiegano cosa misura il redditometro e chi colpisce. Ma procediamo con ordine.

Redditometro: come difendersi

Prima però di elencare quali spese fanno arrivare un accertamento fiscale è necessaria un precisazione. Ricordati che, nel momento in cui dovesse arrivarti un controllo dell’Agenzia delle Entrate, non ti basterà giustificarti sostenendo che i soldi ti sono stati prestati, donati o sono il frutto della vincita alle slot machine. Dovrai anche provarlo. E qui sta il bello: nel processo tributario l’unico tipo di prova ammessa è quella documentale. Bandite dunque le testimonianze. In termini pratici, se hai comprato l’auto con la liquidazione di mamma, non ti basterà che quest’ultima venga con te dal funzionario delle Entrate e avvalori la tua difesa; avrai necessità di dimostrare – estratti conto alla mano – il passaggio dei soldi dal conto della benefattrice al tuo. Insomma, difendersi non è così facile come può sembrare. E se questa prova manca e il contribuente non è in grado di fornire giustificazioni sulla provenienza e sulla disponibilità di somme superiori al proprio reddito, l’accertamento fiscale è pressoché scontato.

Detto ciò vediamo cosa entra nel redditometro. Redditometro: chi viene controllato?

Sarai a questo punto desideroso di sapere chi colpisce il redditometro. Destinatari del redditometro sono tutte le persone fisiche: non quindi le società, ma i consumatori, le famiglie, i lavoratori con un reddito fisso o professionale.

L’Agenzia delle Entrate seleziona i contribuenti da controllare con redditometro in base al tenore di vita manifestato dal nucleo familiare di appartenenza. In proposito, l’Agenzia considera la cosiddetta «famiglia fiscale» sulla base delle informazioni presenti in Anagrafe tributaria: contribuente, coniuge, figli e/o altri familiari a carico.

Cosa entra nel redditometro?

Vediamo ora quali spese fanno arrivare un controllo fiscale. A giustificare gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate (quelli fatti con il «redditometro» si dicono «accertamenti sintetici») sono diversi elementi come: una polizza assicurativa il cui premio sia particolarmente elevato, il possesso di auto storiche, un mutuo dalla rata troppo alta per le tue possibilità, ma anche un estratto conto della carta di credito da cui risultano continui passaggi al casello autostradale. Poi ci sono gli acquisti “tradizionali” che entrano immediatamente nel cervellone del fisco, come l’acquisto di auto di grossa cilindrata o di case, appartamenti e multiproprietà.

Non dorme sonni tranquilli anche chi non spende: un eccessivo accumulo di denaro sul conto potrebbe far sorgere il sospetto che il contribuente si mantenga con altri proventi. Detto fuori da denti: come fa un lavoratore, che dichiara di mantenersi solo con i mille euro versatigli dall’azienda, a non prelevare dalla banca neanche un euro per la spesa settimanale? Il risparmio formatosi nell’anno e non consumato è dunque anch’esso – al pari delle spese – un indice di ricchezza sospetta.

Il decreto ministeriale

Un decreto ministeriale  indica tutti i beni e servizi acquistati che fanno scattare i controlli fiscali, sempre che il loro valore sia superiore al reddito disponibile del contribuente. Ad esempio, vi rientrano:

mutuo

canone di locazione

canone di leasing immobiliare

spese di manutenzione della casa

agenzia immobiliare

spese per consumo di energia elettrica, gas e acqua

elettrodomestici ed arredi

collaboratrici domestiche

visite mediche e medicinali

polizza rc auto

auto di lusso e relativo bollo

acquisto di smartphone

abbonamento pay-tv

palestre e circoli sportivi

giochi online

cavalli

animali domestici

istituti di bellezza e centri benessere

gioielleria e bigiotteria

alberghi e viaggi

cene e pranzi fuori casa.

Oltre a queste indicazioni ci sono quelle dei giudici che analizzeremo nei seguenti paragrafi.

L’acquisto di casa

Anche se comprata in comunione dei beni, l’acquisto di una casa fa sempre scattare il redditometro, in quanto bene di lusso per eccellenza. Nel caso di acquisto da parte di una coppia di sposi in regime di comunione dei beni, non rileva tanto la circostanza che il bene sia in comproprietà di entrambi (e che quindi la proprietà sia divisa tra marito e moglie in parti uguali), ma piuttosto la provenienza delle somme utilizzate per il pagamento del prezzo: conta cioè l’esborso effettuato per l’acquisto che costituisce l’unico elemento indiziario che consente di giustificare l’accertamento a carico di entrambi o di uno soltanto dei coniugi.

La polizza vita

Nella stessa sentenza appena citata la Cassazione ha ritenuto legittimo l’accertamento fiscale basato sui premi eccessivi per le polizze vita. Di tanto abbiamo parlato in Polizza vita: così ti frega il fisco.

Auto d’epoca

Anche le auto d’epoca, sebbene non prestanti come una Maserati, possono far scattare l’accertamento fiscale. A dirlo è sempre la Suprema Corte che ha confermato la validità di un accertamento sintetico basato sul possesso di alcune auto d’epoca da parte di un contribuente, rappresentando queste un indice di capacità contributiva. Le auto storiche formano oggetto di ricerca e di collezionismo fra gli appassionati del settore e per tali beni la manutenzione comporta rilevanti costi, in ragione della necessità di riparazione e sostituzione dei componenti soggetti a usura e del difficile reperimento sul mercato dei pezzi di ricambio.

Telepass

Sei passato troppe volte in un mese dal casello autostradale nella corsia riservata al Telepass? L’estratto conto della tua carta di credito attesta che sei una persona che viaggia molto. Se per affari o divertimento non importa: ciò che conta è – secondo la Cassazione – che ogni spostamento richiede soldi. E così subirai il redditometro anche in questo caso. Leggi Telepass: così ti frega il fisco.

Mutuo elevato

L’ultimo modo con cui ti frega il fisco è il mutuo per la prima casa quando la rata è troppo elevata. Anche i debiti insomma giustificano l’accertamento fiscale: alla fine nessuno si fa un mutuo con una rata di mille euro se ne guadagna appena 1.200 al mese. E questo si insegna alle scuole elementari.

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