Lunedì, 20 Novembre 2017

Dieci secondi, solo 10. E' quanto ci metterà il bonifico istantaneo a ritrovarsi sul conto del beneficiario. Questi instant payments, nuovi sistemi di pagamento, saranno disponibili in Italia e in Europa a partire dal 21 novembre 2017. In realtà in altri Paesi questo tipo di pagamento, grazie al quale il titolare di un conto potrà effettuare un bonifico con accredito su un altro conto in pochi secondi, "esiste già in forme diverse ma da novembre - sottolineano fonti bancarie con l'Adnkronos - sarà armonizzato a livello europeo". Pare infatti che tra i giovani del Nord Europa questo strumento venga utilizzato molto, quando devono scambiarsi velocemente dei soldi (ad esempio per pagare una cena). "Di certo è uno strumento utile, un'opportunità in più per l'utente - sottolinea Carlo De Masi, presidente di Adiconsum nazionale - mi viene in mente un genitore che ha un figlio che studia all'estero, ad esempio, che può trovarsi nella necessità di fargli avere subito qualche euro". Ma un bonifico del genere potrebbe anche tornare utile nel caso in cui ci venga staccata la corrente oppure quando vendiamo una macchina, in cui il momento del passaggio fondi-proprietà è delicato. Dal punto di vista delle banche questa operazione è più rischiosa, fanno presente le fonti bancarie - visto che il tempo dei controlli (antiriciclaggio e non solo) è minimo. Ciò fa pensare che questo prodotto possa avere dei costi diversi rispetto al bonifico ordinario. Ma da questo punto di vista le banche non si sono espresse. Potrebbero far pagare in base al denaro che viene trasferito, oppure mettere un limite ai fondi che possono essere trasferiti con i pagamenti in tempo reale oppure scegliere dei clienti ai quali concedere questo sistema di pagamento. Nel frattempo Unicredit ha iniziato a testare con alcuni clienti questo servizio, per poi mettere il bonifico istantaneo a disposizione di tutti i suoi clienti - 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno con notifica del buon esito della transazione in pochi secondi all’ordinante - a partire dal 21 novembre. Stesso discorso per Intesa e Banca Sella. Quanto ai costi, l'istituto di credito guidato da Jean Pierre Mustier non si sbottona: sono da verificare e valutare. Fanno sapere solo che sarà possibile effettuare un instant payments per importi fino a un massimo di 15mila euro. "L'importante è che i costi siano ragguagliati alla tipologia del servizio - sottolinea dal canto suo De Masi - e auspichiamo che a questo punto i costi dei bonifici ordinari, che continueranno a essere i più utilizzati, si abbassino". "Ai consumatori ricordiamo solo - conclude il presidente di Adiconsum nazionale - che a differenza del classico bonifico, revocabile per qualche ora, questo sistema di pagamento come dice la parola stessa è istantaneo, quindi una volta fatto è fatto".

 

Negli ultimi 10 anni il volume in termini nominali delle attività finanziarie detenute sotto varie forme dalle famiglie italiane è tornato a crescere in maniera significativa, segnando però nel 2015 ancora una flessione dell'1,7% rispetto alla soglia di 4mila miliardi registrata a fine a 2006. Nello stesso periodo solo in Grecia è stata registrata una flessione superiore alla nostra (18,4%). Sopra di noi la Spagna, con un aumento del 12,1%. Il dato emerge da un'analisi del Centro studi ImpresaLavoro su elaborazione dei dati di Banca d’Italia, Sistema Europeo delle Banche Centrali, Ocse ed Eurostat.

Nello stesso periodo di tempo le famiglie di alcuni Paesi dell’Europa dell’Est hanno invece raddoppiato i volumi della loro ricchezza mentre quelle residenti in economie più mature hanno registrato incrementi netti comunque considerevoli. Rispetto a dieci anni or sono le famiglie tedesche sono ad esempio più ricche di oltre 1.300 miliardi (+31,6%), quelle francesi di oltre 1.200 miliardi (+31,9%) e quelle britanniche di 1.900 miliardi di euro (+30%). L’incremento in termini relativi risulta molto rilevante anche in Olanda (+55,9%, pari a 800 miliardi) e in Svezia (+72,6% ovvero 500 miliardi).

Lo studio della ripartizione geografica della ricchezza delle famiglie italiane negli ultimi 10 anni evidenzia una sua maggiore concentrazione nel Nord Ovest (scesa peraltro dal 35,2% del 2006 al 34,6% del 2014) e nel Nord Est (scesa dal 31,9% al 28,0%). Rimasta sostanzialmente stabile nel Centro (dal 21% al 21,5%), questa è invece aumentata al Sud (dall'8,5% all'11,2%) e nelle Isole (dal 3,3% al 4,7%).

Se si prendono in considerazione le differenti classi anagrafiche si può invece osservare come quasi metà della ricchezza sia posseduta dai nuclei con un capofamiglia over 64 (negli ultimi dieci anni si passa dal 28,9% al 47,9%). Questa decresce peraltro con l'abbassamento dell'età del loro capofamiglia: dal 24,5% per la fascia d'età 55-64 anni al 2,6% per le famiglie guidate da un soggetto under 34 anni. Un segno inequivocabile della difficoltà delle ultime generazioni ad accumulare risparmi.

"Citata come un fiore all’occhiello del nostro sistema finanziario nonché come simbolo della laboriosità e della capacità di risparmio degli italiani, la ricchezza delle famiglie italiane viene trattata dallo Stato come un bancomat al quale attingere spesso e volentieri", osserva Massimo Blasoni, presidente del Centro studi ImpresaLavoro.

"Oltre a una sua crescita inferiore a quella dei principali altri Paesi europei, preoccupa - sostiene - la sua disomogenea distribuzione sia per area geografica sia per classe d'età del capofamiglia. A detenerne la metà in Italia sono infatti le famiglie del Nord e quelle guidate dagli over 64. Un'ennesima conferma di come le attuali politiche del lavoro non riescano a garantire un volano per la crescita economica del Meridione, penalizzando al tempo stesso le giovani generazioni, quasi sempre messe nelle condizioni di non poter accumulare risparmi", conclude Blasoni.

Togliere ai 'ricchi' per dare ai 'poveri'. E' questo il principio alla base della cosidetta "piramide rovesciata", il meccanismo già ventilato da tempo dal ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione Marianna Madia e che attualmente è sul tavolo del ministero della Pa. L'obiettivo di questo meccanismo è quello di garantire aumenti contrattuali più consistenti per quei dipendenti pubblici che guadagnano di meno e, viceversa, meno generosi per chi ha stipendi più alti. Un meccanismo alla "Robin Hood".

Il tutto verrebbe calibrato all'interno delle fasce retributive di ognuno dei quattro comparti della Pubblica Amministrazione, in modo da garantire a tutti un aumento, seppur calibrato in base all'entità dello stipendio. Non più aumenti a pioggia, dunque, ma incrementi maggiori per chi guadagna di meno e inferiori per chi incassa di più.

Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese punta su un piano d’impresa territoriale, a partire da un impegno condiviso dei grandi vinificatori, per garantire una remunerazione adeguata delle uve.

Si vuole agire attraverso una valorizzazione del vino da costruire con le imprese su denominatori comuni, partendo da analisi di mercato accurate sia per quanto concerne l’Italia che i mercati esteri principali. Basta, insomma, con politiche promozionali imposte dall’alto e incostanti, sì a un percorso condiviso nel rispetto delle reciproche autonomie, dei modelli d’impresa e della libera concorrenza. è la sintesi del primo incontro svoltosi a inizio luglio di un tavolo di lavoro che ha riunito le cantine sociali del territorio (Terre d’Oltrepò, La Versa, Torrevilla), Conte Vistarino quale azienda privata singola leader dei grandi vinificatori privati, le associazioni di categoria (Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri) e la Camera di Commercio di Pavia.

Assente giustificata la Cantina di Canneto, per impegni dei suoi vertici, sebbene l’obiettivo di una migliore remunerazione trovi tutti d’accordo. I lavori sono partiti dall’analizzare il rischio connesso alle gelate tardive di quest’anno, in particolare in Lombardia, il cui effetto rischia di essere il vedere parte delle uve di qualità dell'Oltrepò vendute fuori territorio proprio nell’anno della ripartenza del mercato locale su presupposti nuovi.

"è stato gettato un seme che per germogliare ha bisogno della fiducia del mondo agricolo territoriale – spiega il direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Emanuele Bottiroli – Abbiamo riunito i grandi vinificatori, le associazioni di categoria agricole e la Camera di Commercio rilevando che c’è voglia di pensare al futuro in modo condiviso.

Le associazioni agricole hanno a cuore la crescita imprenditoriale del mondo agricolo e un rafforzamento del reddito. Misurata questa volontà, estenderemo il ragionamento strategico ai produttori di filiera per arrivare alla concentrazione di politiche virtuose che possano ridare ossigeno alle imprese agricole, valorizzando i terreni e i diversi modelli aziendali. Nel contempo continueremo a lavorare, con la Strada del Vino e dei Sapori, per affermare il tris vino-territorio-accoglienza". L'altra sfida è specializzare il messaggio che parte dall’Oltrepò vitivinicolo ai mercati: "Dobbiamo smettere di essere percepiti come una grande terra che fa vino – spiega il presidente del Consorzio, Michele Rossetti - Dobbiamo diventare un terroir capace d’imporsi nell’immaginario per poche produzioni identitarie da valorizzare creando un volano virtuoso a beneficio di chi anche in poche bottiglie . Si parte dall’Italia".

Resta però una preoccupazione a fare da sfondo e Bottiroli la riassume così: "Il mondo cooperativo locale è ripartito con facce nuove, piani innovativi e professionalità di valore. Se per molti è vero che chi paga di più ha ragione, proprio adesso non può venire a mancare l’uva a chi ha voglia di fare impresa con il vino.

Occorre dare fiducia a chi va sul mercato con idee nuove e passione per l’Oltrepò, perché solo così si difende il territorio e si costruisce un futuro sereno a lungo termine per il mondo agricolo locale. Le gelate e le corse all’uva sono fatti episodici, l’Oltrepò è per sempre".

Con il ritorno sui banchi, per chi ha figli in età scolare è il momento di fare i conti con le inevitabili spese scolastiche. L’Osservatorio Prodeitalia ha realizzato un questionario che ha sottoposto a 100 famiglie assistite, proprio per comprendere meglio quali siano le voci di costo che gravano maggiormente e quali le soluzioni più efficaci da adottate. ne emerge che una famiglia su tre ha difficoltà a sostenere le spese scolastiche. L’acquisto dei libri è, per il totale degli intervistati, la spesa che maggiormente preoccupa.

In particolare, nel caso delle scuole elementari la voce più significativa (il 72%) riguarda il corredo scolastico, zaini, diari, astucci, specialmente se di marca. Ci sono poi le famiglie (il 2,3%) che dichiarano di aver pagato almeno una volta in ritardo la retta per la mensa scolastica e, in generale, una famiglia su tre ha difficoltà a sostenere le spese scolastiche e a pagare le rate.

 

 

Non manca chi (l’1,4% delle famiglie) lo scorso anno ha rinunciato a presentare la domanda per i servizi scolastici integrativi come lo scuolabus, il corso di disegno o l’approfondimento di uno strumento musicale.

Alla luce dei dati che emergono dal questionario, Prodeitalia intende fornire qualche consiglio semplice ma pratico, per cercare di contenere il più possibile i costi. Per quanto riguarda l’acquisto dei libri, per esempio, non sempre è necessario comprarli nuovi: molti istituti offrono la possibilità di utilizzare libri usati e restituirli o riscattarli alla fine dell’anno scolastico. Oppure ci sono i mercatini dell’usato tradizionali e online attivi grazie anche a numerosi gruppi e pagine facebook.

Per quanto riguarda la cancelleria, grembiuli e accessori, vale sempre la regola del buon senso: esistono numerose soluzioni economiche, basta non formalizzarsi con le marche. Nei supermercati come nei mercati settimanali presenti in quasi tutte le città, si può risparmiare fino al 30% per la cartolibreria. Un altro consiglio è quello di non acquistare preventivamente: spesso la scorta di quaderni e penne non è conveniente come sembra, piuttosto meglio rimandare e non farsi prendere con l’acqua alla gola della prima campanella.

Un’ altra buona abitudine, sempre più diffusa fra le giovani mamme, è quella del baratto fra famiglie. Spesso infatti ci sono vestiti, grembiuli ma anche materiale di cancelleria acquistati in eccesso e rimasti negli armadi dei ragazzi. Basta organizzare delle giornate di scambio con gli altri genitori per cedere quello che a casa occupa spazio e ricevere in cambio cose più utili senza spendere un centesimo.

Una rottamazione 'bis' delle cartelle ex Equitalia potrebbe finire presto nella prossima legge di Bilancio, dando così una seconda chance a tutti i contribuenti che non hanno potuto approfittare della prima sanatoria. E' questa l'ipotesi allo studio dell'Esecutivo e che potrebbe trovare presto posto nella manovra in cantiere per il 2018. Si tratta di un provvedimento che i tecnici di via XX settembre stanno ancora studiando, fanno sapere dal ministero dell'Economia, e che potrebbe finire nella legge di stabilità o in qualche provvedimento collegato. Una misura che riguarderebbe circa 400mila contribuenti e che potrebbe far entrare nelle casse dello Stato una somma considerevole. Basti pensare che nel mese di agosto il settore statale ha registrato un fabbisogno di 1 miliardo di euro, con un miglioramento di circa 5,8 miliardi rispetto al corrispondente mese dello scorso anno.

Sullo stop all'import cinese di formaggi italiani con muffe, come gorgonzola e taleggio (e i francesi camembert e roquefort), "non c'è un problema politico" ma di regolamenti: lo ha detto Wu Jing-chun, vice direttore Europa del ministero del Commercio, a margine del lancio del 7/mo congresso Slow Food International di fine mese a Chengdu.  Il caso non è di soluzione rapida: i parametri del 2010, molto bassi sulle muffe, sono stati applicati in modo flessibile. Per far ripartire l'import sarà necessario ridefinirli. Tra le contromosse allo studio, si apprende, ci sarà un seminario sui formaggi con muffe da tenere quanto prima, mentre anche l'Ue scenderà in campo dato che la lettura restrittiva dei regolamenti rischia di colpire non solo Italia e Francia, ma anche Gran Bretagna, Danimarca e Olanda. In ogni caso, la stesura dei nuovi parametri richiederà del tempo.  "Il nostro ministero non si occupa direttamente della importazione dei formaggi. Se ne occupa l'Aqsiq (Amministrazione su ispezioni e quarantena, ndr). Ci sono procedure interne - ha aggiunto Wu, in quello che è stato il primo commento cinese sulla vicenda dalla denuncia deegli agricoltori italiani -. Ai cinesi piacciono i cibi italiani. Non c'è problema sui formaggi. Questo è soltanto un problema di procedura interna, non di politica. Il mercato cinese dà il benvenuto ai prodotti italiani". Ad avvalorare le sue valutazioni, Wu ha ricordato di essere andato di recente a Roma con la Commissione mista per la promozione commerciale, il cui scopo è sviluppare le relazioni economiche bilaterali e alla quale partecipano Mise e ministero del Commercio, e di "aver comprato molti formaggi italiani. Il nostro ministero dà il benvenuto ai formaggi italiani".   Un altro dossier caldo è l'import di pancetta, attualmente in fase iniziale per le importazioni. "Si tratta di una procedura tra i due Paesi. Se si trova d'accordo per siglare un memorandum si può partire subito. Abbiamo anche incontrato gli spagnoli per l'import del prosciutto e le amministrazioni competenti stanno parlando per intese in tal senso". Nell'intervento alla presentazione del 7/mo congresso Slow Food International, Wu ha ricordato le relazioni commerciali tra i due Paesi, con un interscambio cresciuto del 20% nei primi 7 mesi dell'anno, a 27 milirdi di dollari. "L'Italia ha effettuato quest'anno investimenti in Cina per 7 miliardi di dollari finora e la Cina ne ha fatti per 11 miliardi, confermando l'Italia tra i Paesi di maggior attrazione degli investimenti cinesi".

 

Una vendemmia scarsa, mediamente in calo del 26,1% lungo i filari di tutta la Penisola, e complessa nella gestione in cantina. Quest'anno fare il vino non sarà un gioco da ragazzi ma ''nonostante il calo produttivo, con previsioni di raccolta poco al di sopra sopra i 40 milioni di ettolitri, l'Italia conferma il primato produttivo mondiale del nostro Paese davanti a competitor del calibro di Spagna (38,4 mln) e Francia (37,2 mln)''. E' il quadro della campagna vinicola - elaborato da Unione Italiana Vini e Ismea per l ' Osservatorio del Vino, ed illustrato, presso la sede del Mipaaf, da Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini (Uiv).

''La flessione produttiva - ha detto il neo presidente Uiv - ci sprona a lavorare con maggior decisione per incrementare il valore del prodotto e delle nostre esportazioni. I primi mesi del 2017 - precisa Ernesto Abbona - segnano un recupero del prezzo medio a litro che, però , ancora non basta: dobbiamo cogliere il trend di ripresa di questi mesi (+6,4% in valore) per migliorarlo ulteriormente, anche per rispondere in maniera adeguata al generale aumento dei prezzi dei vini all'origine registrato nelle diverse aree del paese, che aiuta a stabilizzare la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera . È chiaramente presto per fare proclami, ma mantenendo questo ritmo di crescita a fine anno si potrebbe arrivare alla soglia dei 6 miliardi di euro per un volume superiori ai 21 milioni di ettolitri''

A gennaio scatta l'unificazione dell'età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne con l'aumento di un anno per le dipendenti private e il passaggio a 66 anni e sette mesi. L'età per l'accesso alla pensione di vecchiaia sarà la più alta in Europa e il divario si accrescerà nei prossimi anni con l'adeguamento dell'età di vecchiaia all'aspettativa di vita e il passaggio atteso a 67 anni nel 2019. In Germania è previsto il passaggio a 67 anni per l'uscita nel 2030, in Francia dopo il 2022 e nel Regno Unito nel 2028.

“Continua a crescere la domanda mondiale di vino con i 7 principali Paesi esportatori (che rappresentano oltre l’80% del mercato) che traguardano il primo semestre 2017 con un valore complessivo delle esportazioni pari a quasi 11 miliardi di euro, in aumento dell’8,8% sullo stesso periodo 2016. E soprattutto grazie all’exploit della Francia (+13,3%) il blocco europeo dei produttori storici mantiene i tre quarti delle vendite globali". Lo ha detto oggi Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies, relativamente agli ultimi aggiornamenti sull’export del vino italiano, il primo prodotto del food&beverage made in Italy con un saldo commerciale attivo di circa 5,3 miliardi di euro l’anno.

"L’Italia - prosegue - vince sul 2016 (+6,8%, stima Nomisma) ma la sua crescita è inferiore alla media degli altri Paesi (+8,8%) e in questo contesto il sorpasso senza precedenti della domanda cinese su quella tedesca la dice lunga su dove dovrebbero essere rivolti i nostri obiettivi di mercato”.

Le ultime rilevazioni dell’Osservatorio Paesi terzi a cura di Business Strategies comparano poi le performance dei 7 top exporter mondiali nei top 8 mercati di importazione (Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Germania, Canada, Giappone, Svizzera e Russia).

Ciò che emerge è la vivacità della domanda, non solo di quella orientale - che ha registrato quest’anno l’aggancio e il sorpasso cinese sui consumatori tedeschi (1,149 miliardi di euro nel semestre, contro 1,137 miliardi di euro di acquisti tedeschi) - ma anche degli Stati Uniti, primo importatore mondiale con una crescita del 10,2% anno su anno. In stagnazione invece le importazioni dai principali buyer europei (Germania -2,3%; Regno Unito -1%).

E proprio gli Stati Uniti rappresentano più degli altri le gioie e i dolori del prodotto enologico italiano, che si conferma in testa alle vendite ma che segna una crescita dimezzata (+5,4%) rispetto al trend import degli Usa (+10,2%). In particolare, nei primi sei mesi in esame, la Francia (che viaggia a velocità quadrupla rispetto al Belpaese) ha recuperato all’Italia quote per un valore di oltre 105 milioni di euro e ora tallona l’Italia a 36 milioni di euro di distanza (828,3 milioni di euro il risultato italiano tra gennaio e giugno, 792,2 quello francese).

Sul fronte orientale, fa ben sperare il dato in Cina (+21%, contro una media del +7,9%) e Russia (+35,3%), mentre calano le vendite in Giappone (-5,3%) in attesa degli sviluppi dell’accordo commerciale con l’Ue.

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