Lunedì, 20 Novembre 2017

In un comune laziale è possibile “acquistare” una casa con il semplice investimento di appena 1 euro. È quanto si apprende dal web andando a sbirciare tra i siti dei meravigliosi borghi del Belpaese, destinati a diventare paesi fantasma colpiti dalla scure dello spopolamento.

Patrica è un borgo ciociaro che appare accogliente e invitante; eppure, come già molti altri piccoli centri prima di questo, anche qui si è imposta di recente la necessità stringente di vincere una battaglia in corso ormai da qualche tempo contro lo spopolamento, e di riqualificare l’assetto urbano alla cui immagine lede lo stato di abbandono in cui versano edifici lasciati andare da un po’. È su questi presupposti che nasce l’iniziativa dell’amministrazione comunale del suggestivo piccolo centro con cui viene lanciata agli eventuali interessati un’offerta allettante. L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale, e per cui si è pensato di allestire una specifica “Vetrina delle case a 1 euro” consultabile sul sito istituzionale, come i dati relativi l’intero progetto, è stata significativamente ribattezzata “A Patrica case a 1 euro” e offrirà agli interessati l’incredibile opportunità di acquistare un immobile nel centro storico del borgo al prezzo simbolico di 1 euro, in cambio, però, della sottoscrizione dell’impegno a garantire sull’immobile conquistato gli opportuni  interventi di riqualificazione. Al termine di un censimento voluto nei mesi scorsi dal sindaco di Patrica, infatti, è risultato che almeno 38 degli edifici del luogo ispezionati versano da tempo in un grave stato di abbandono. 

Da qui la volontà operativa dimostrata dal comune di intervenire come intermediario tra soggetti proponenti e richiedenti interessati, in modo da agevolare l’eventuale acquisizione da parte di privati, (cittadini, associazioni, società o altro) di questi immobili fatiscenti,  abbandonati – come spiega il progetto di cui si apprende online – «da anni nel più totale degrado strutturale, statico e sanitario». Se a questo si aggiunge il fatto che, su questo caratteristico comune della Ciociaria come in altri borghi di altre regioni, grava un crescente incremento del fenomeno dello spopolamento, si capisce come abbandono e riqualificazione strutturale di luoghi e edifici si impongano come una necessità stringente. Una situazione su cui chiunque può intervenire investendo, almeno all’inizio, solo 1 euro.

 

 

Bonus cultura da 500 euro anche a chi compie 18 anni nel 2017. Per chi diventa maggiorenne nei prossimi tre mesi, infatti, resta la possibilità di richiedere la somma da spendere in attività culturali, attraverso la carta che "può essere utilizzata per assistere a rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'acquisto di libri nonché per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali e spettacoli dal vivo". Ma anche "per l'acquisto di musica registrata, nonché di corsi di musica, di teatro o di lingua straniera". Secondo quanto previsto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2017, n. 136 ("Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 settembre 2016, n. 187, recante i criteri e le modalità di attribuzione e di utilizzo della Carta elettronica prevista dall'articolo 1, comma 979, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e successive modificazioni"), pubblicato in Gazzetta Ufficiale, le norme "trovano applicazione nei termini ivi previsti anche con riferimento ai soggetti che compiono diciotto anni di età nell'anno 2017". "Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge - si legge ancora - sono apportate le necessarie modificazioni al regolamento di attuazione". Per richiedere la carta bisogna registrarsi al sito www.18app.italia.it attraverso indirizzo e-mail, numero di cellulare, documento di identità valido (carta di identità o passaporto) e la propria tessera sanitaria con il codice fiscale. Per registrarsi occorre prima ottenere anche Spid (il 'Sistema Pubblico di Identità Digitale') attraverso la registrazione ad uno dei seguenti siti: - InfoCert- Poste Italiane - Sielte - TIM. I quattro soggetti (detti 'Identity Provider') offrono diverse modalità per richiedere e ottenere Spid.

 

 

Spunta un maxi piano per assumere 500mila persone nella pubblica amministrazione. Il sottosegretario alla pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, ha spiegato che nei prossimi quattro anni altrettanti dipendenti statali (su un totale di 3,3 milioni) andranno in pensione: ecco allora “un’occasione straordinaria” che consentirà di “abbassare l’età media” che ormai è vicina ai 50 anni e portare “nuova linfa aprendo ai giovani e ai talenti”.  Allo studio del Governo ci sarebbe dunque un progetto per la sostituzione dei pensionandi. L’obiettivo starebbe nell’anticipare le uscite, fare un piano dei fabbisogni e un grande concorso per assumere giovani. L’esecutivo vorrebbe così introdurreconcorsi pubblici nazionali unici allo scopo di contenere e orientare la programmazione delle assunzioni della PA, in questo modo le assunzioni sarebbero vincolate ad un piano dei fabbisogni con cadenza triennale.  Mentre oggi ogni amministrazione può indire il proprio concorso, con la nuova normativa solo le amministrazioni centrali (come Ministeri, Inps e Inail) che comunicheranno i propri fabbisogni potranno partecipare ai bandi unici triennali. Senza il piano dei fabbisogni e senza il decreto che approvi le procedure di reclutamento, gli enti statali non potranno assumere.  Il testo del decreto Madia fa anche riferimento alla previsione nelle procedure concorsuali pubbliche di meccanismi di valutazione finalizzati a valorizzare l’esperienza professionale acquisita da coloro che hanno avuto rapporti di lavoro flessibile con le amministrazioni pubbliche, con esclusione, in ogni caso, dei servizi prestati presso uffici di diretta collaborazione degli organi politici e ferma restando, comunque, la garanzia di un adeguato accesso dall’esterno.  L’allargamento della platea del precariato storico avverrà attraverso l’assunzione di coloro che abbiano maturato un’anzianità di servizio di tre anni (negli ultimi otto) in più amministrazioni pubbliche e che abbiano maturato tali requisiti fino al 31 dicembre di quest’anno (non più alla prossima entrata in vigore del decreto legislativo in questione). I candidati dovranno obbligatoriamente conoscere la lingua inglese e potrà essere accertata la conoscenza di altre lingue.

 

Buone notizie per chi ha dimenticato di pagare il bollo auto. La prescrizione scatta dopo 3 anni , a decorrere dal primo gennaio dell’anno successivo a quello previsto per il pagamento, e non dopo 10 anni come prevedeva il vecchio orientamento della giurisprudenza. E' quanto chiarito dall’ordinanza n. 20425, depositata il 25 agosto scorso, dalla VI Sezione civile della Corte di Cassazione. E' dunque da considerarsi illegittima la cartella di pagamento che arrivi una volta trascorsi i 3 anni. Perché però entri in gioco la prescrizione, il contribuente deve impugnarla davanti alla giustizia tributaria entro i termini previsti.

Presto potremmo dire addio alle cartelle per i piccoli debiti. E' iniziato infatti in Commissione alla Camera l'esame della proposta di legge n. 4042, relatore Carlo Sibilia (M5S), destinata a modificare il d.P.R. n. 602/1973 in materia di riscossione mediante ruolo e la legge 24 dicembre 2012, n. 228, in materia di sospensione della riscossione delle somme iscritte a ruolo, "nonché altre disposizioni di interpretazione autentica concernenti i termini per la notificazione degli atti e per la prescrizione dei crediti". Obiettivo dell'iniziativa legislativa è quello di introdurre misure volte a garantire maggiori tutele per i contribuenti nella fase della riscossione. In particolare, secondo quanto illustrato da Sibilia, si eleva l'importo minimo iscrivibile a ruolo dal limite di 20mila lire a un limite costituito dal triplo del contributo unificato di iscrizione a ruolo, dovuto nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo tributario, per come determinato dall'articolo 13, comma 1, lettera a), del testo unico in materia di spese di giustizia (di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002). Attualmente, ha ricordato il deputato M5S, il contributo unificato indicato nella citata lettera a) equivale a 43 euro: pertanto secondo le previsioni della proposta in esame l'importo minimo iscrivibile a ruolo monterebbe a 129 euro. Inoltre, si integra la disciplina sul contenuto necessario del ruolo prevedendo che debbano essere indicati: il codice fiscale del contribuente; la specie del ruolo; la data in cui il ruolo diviene esecutivo; il riferimento all'eventuale precedente atto di accertamento o altro atto presupposto; la motivazione, anche sintetica, della pretesa; per i ruoli straordinari viene stabilito che la motivazione deve indicare i presupposti di fatto e di diritto che giustificano il fondato pericolo per la riscossione. Il ruolo deve contenere altresì l'indicazione analitica degli interessi maturati sino alla data di formazione del ruolo e di quelli successivi, in qualunque modo definiti, e i rispettivi criteri di calcolo, nonché la specifica delle sanzioni applicate. In difetto delle indicazioni sopraddette si stabilisce che non può farsi luogo all'iscrizione. Si modifica poi la disciplina relativa alla rateazione del pagamento. In proposito, viene anzitutto chiarito che la presentazione della richiesta di rateazione non costituisce in nessun caso riconoscimento del debito. Inoltre, si modifica la disciplina in caso di decadenza per il mancato pagamento, nel corso del periodo di rateazione, di cinque rate anche non consecutive. In tal caso la disciplina vigente prevede che il carico può essere nuovamente rateizzato se, all'atto della presentazione della richiesta, le rate scadute alla stessa data sono integralmente saldate: il nuovo piano di dilazione può essere ripartito nel numero massimo di rate non ancora scadute alla medesima data. Le modifiche recate dalla proposta di legge a tale ultima normativa prevedono la possibilità di accedere a un nuovo piano di rateazione con il pagamento di solo un terzo delle rate scadute. Inoltre si prevede che il nuovo piano possa avere il numero massimo di rate consentito originariamente. La proposta di legge prevede anche che la misura degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo non possa essere superiore al tasso di interesse legale annuo come determinato con decreto del ministro dell'Economia e delle finanze (in luogo del vigente tasso del 4 per cento).

 

Il gruppo General Motors insieme alla sua joint venture cinese Shanghai GM, dovrà intervenire a partire da fine ottobre su più di 2,5 milioni di vetture per colpa di airbag difettosi. Lo ha deciso l'autorità cinese di controllo qualità. Le vetture coinvolte sono 13.500 Saab e Opel importate dall'Europa e 2,51 milioni di Chevrolet e Buick prodotte in loco. Alla base del richiamo gli airbag difettosi prodotti dalla giapponese Takata, accusati di poter esplodere all'improvviso seminando frammenti potenzialmente letali, come dimostrato da una serie di incidenti mortali avvenuti in tutto il mondo. Si tratta solo dell'ultimo richiamo in ordine di tempo legato ai prodotti Takata che, solo in Cina, ha coinvolto 37 case costruttrici per un totale di più di 20 milioni di veicoli.

"Nei prossimi 4 anni abbiamo quasi 500 mila persone che nel sistema pubblico andranno in pensione.
Questa è un'occasione straordinaria" per far entrare i "giovani". Così il sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, nel suo intervento alla festa dell'Unità. "Una grande scommessa - spiega - che va fatta in questo momento" e "la legge di stabilità prossima può essere" uno strumento, "non solo dal punto di vista delle risorse, ma da quello metodologico". Per Rughetti occorre fare "un'analisi dei fabbisogni", "vedere quali sono i profili professionali che servono".
"Se siamo bravi a programmare", il varco che si apre con le uscite per pensionamento consente "di portare nel sistema pubblico nuova linfa, abbassare l'età media, aprendo ai giovani e ai talenti", sottolinea ancora Rughetti.

Tornano ad assumere le piccole imprese. Si tratta di quelle che sono sopravvissute alla crisi, che hanno ridotto il personale negli scorsi anni e che ora credono nella ripresa. Emergono segnali positivi da un'indagine dell'Adnkronos su un campione di oltre mille imprese sotto i 50 addetti, interpellate su tutto il territorio attraverso diverse associazioni d'impresa: una su tre (il 37%) pensa di poter aumentare il numero dei propri dipendenti nell'arco dei prossimi 12 mesi.

Il lento miglioramento nelle condizioni del mercato del lavoro alimentato dalle micro e piccole imprese si evidenzia anche sul fronte dei licenziamenti. Eloquente è infatti il dato che riguarda le scelte compiute negli ultimi dodici mesi: scende al 10% il numero di imprese che è stata costretta a ridurre il personale.

Sono dati che vanno letti in un contesto di ripresa dell'attività. In Italia stanno nascendo più imprese, con un trend che si consolida di mese in mese, e ne stanno fallendo di meno, rispetto agli scorsi anni. Nei primi sei mesi del 2017, secondo dati Infocamere elaborati dall'Adnkronos, sono nate 209 mila imprese (28mila a giugno, 35mila a maggio, 30 mila ad aprile, 42 mila a marzo, 39 mila a febbraio, 35 mila a gennaio) e la proiezione per l'intero anno, ipotizzando costante il risultato del primo semestre anche nel secondo, arriva a 418 mila nuove imprese. Un dato incoraggiante, se confrontato con le 363 mila del 2016 e le 372 mila del 2015.

Stesso trend per quanto riguarda le procedure concorsuali aperte. Sono 5850 nei primi sei mesi del 2017 (1000 a giugno, 1050 a maggio, 950 ad aprile, 1100 a marzo, 950 a febbraio, 800 a gennaio). E anche in questo caso la proiezione per l'anno intero, tenendo sempre costante il risultato del primo semestre anche nel secondo, indica un risultato migliore rispetto a quello dei due anni precedenti: calano a 11.700, rispetto alle 13 mila del 2016 e alle 14 mila del 2015.

Intanto, sempre meno imprese stanno portando i libri in tribunale. Tra aprile e giugno 2017, infatti, secondo i dati ufficiali Unioncamere-Infocamere, sono fallite 3.008 imprese, contro le 3.537 del corrispondente periodo del 2016. In termini percentuali, la frenata è stata del 15% e segna una conferma del risultato dello scorso anno, quando si era già registrata una flessione del 3% rispetto al 2015.

La sanità italiana ha accumulato un debito con i propri fornitori di 22,9 miliardi di euro. Lo rileva la Cgia di Mestre analizzando la 'Relazione sulla gestione delle Regioni' della Corte dei Conti, relativa al 2015, ultima rilevazione disponibile.

DEBITI - La sanità regionale più indebitata è quella del Lazio, con 3,8 miliardi di euro: a seguire la Campania con 3 miliardi di euro, la Lombardia con 2,3 miliardi, la Sicilia e il Piemonte entrambe con 1,8 miliardi di euro ancora da onorare. Se, invece, rapportiamo il debito alla popolazione residente, il primato spetta al Molise, con 1.735 euro pro capite. Seguono il Lazio con 644 euro per abitante, la Calabria con 562 euro pro capite e la Campania con 518 euro per ogni residente. Va comunque segnalato che dal 2011 il debito complessivo è in costante calo ed è sceso di 15 miliardi di euro (-39,7 per cento). A livello regionale le contrazioni più importanti si sono verificate nelle Marche (-69,5 per cento), in Campania (-55,4 per cento) e in Veneto (-51 per cento). Solo nel Molise e in Umbria la situazione è peggiorata: nel primo caso la crescita è stata del 39,7 per cento, mentre nel secondo caso del 57,7 per cento.

PAGAMENTI - L’anno scorso la peggiore pagatrice è stata l’Azienda sanitaria regionale del Molise che ha pagato i propri fornitori con un ritardo medio ponderato di 390 giorni. L’Asp di Catanzaro, invece, ha saldato i propri debiti dopo 182 giorni, mentre l’Asl Napoli 1 Centro ha rinviato il saldo fattura rispetto gli accordi contrattuali di 127 giorni. Le aziende sanitarie più virtuose, invece, sono state l’Usl Umbria 1 e l’Azienda sanitaria universitaria di Trieste. Nel primo caso gli impegni economici assunti sono stati onorati con 24 giorni di anticipo, nel secondo caso di 13. Per quanto concerne i tempi medi di pagamento praticati nel 2016 e riferiti alle sole forniture di dispositivi medici (fonte Assobiomedica), in Molise il saldo della fattura è avvenuto mediamente dopo 621 giorni, in Calabria dopo 443 giorni e in Campania dopo 259 giorni. Se teniamo conto che la legge in vigore stabilisce che i pagamenti delle strutture sanitarie debbano avvenire entro 60 giorni dall’emissione della fattura, nessun valore medio regionale rispetta questo termine.

“Sebbene negli ultimi anni lo stock sia in calo – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – l’ammontare complessivo del debito commerciale del nostro servizio sanitario non è ancora stato ricondotto entro limiti fisiologici. Purtroppo, soprattutto nel Mezzogiorno, le nostre Asl continuano ad essere in affanno con i pagamenti, mettendo così in seria difficoltà moltissime Pmi”. Quali sono le cause che hanno determinato l’accumulazione di un debito così rilevante? "Se è noto che le Asl pagano da sempre con molto ritardo – conclude Zabeo - è altrettanto vero che in molti casi le forniture continuano ad essere acquistate con forti differenze di prezzo tra le varie regioni. Se, come ha avuto modo di denunciare la Fondazione Gimbe2, nella sanità italiana si annidano circa 22,5 miliardi di euro di sprechi, è verosimile ritenere che una parte dei ritardi nei pagamenti sia in qualche modo riconducibile alle distorsioni sopra descritte. In altre parole, non è da escludere che in alcune regioni, in particolar modo del Sud, avvengano degli accordi informali tra le parti per cui le Asl o le case di cura impongono ai propri fornitori pagamenti con ritardi pesantissimi, ma a prezzi superiori rispetto a quelli, ad esempio, praticati nel settore privato".

Il segretario della CGIA, Renato Mason, puntualizza: "Nonostante l’ammontare degli sprechi, sarebbe sbagliato generalizzare. E’ importante sottolineare che la nostra spesa sanitaria pubblica è inferiore di un punto percentuale di Pil rispetto a quella francese e di 0,5 punti rispetto a quella britannica. Inoltre, l’ottima qualità del servizio reso a molti cittadini italiani, soprattutto del nord Italia, non ha eguali nel resto d’Europa".

 Cala la percentuale dei contratti stabili sull'insieme dei rapporti di lavoro attivati: nel secondo trimestre 2017 - secondo quanto emerge dai dati sulle comunicazioni obbligatorie pubblicate dal ministero del Lavoro - i contratti a tempo indeterminato sono stati, comprese le trasformazioni da contratti a termine e da apprendistato - 475.895 con un lieve calo (-0,6%) rispetto allo stesso periodo del 2016. Ma la percentuale sul totale dei rapporti, complice il boom dei contratti a termine che sono cresciuti del 16,9% sullo stesso periodo 2016, è scesa al 15,8%. In pratica meno di un contratto su sei che si firma è a tempo indeterminato. Nel primo trimestre 2017 la percentuale dei contratti stabili era al 19,5% mentre nel secondo trimestre 2016 era al 16%, in linea con gli anni precedenti al 2015 (anno questo che ha risentito dello sgravio contributivo previdenziale totale per le assunzioni a tempo indeterminato).

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