Lunedì, 20 Novembre 2017

Nel 2016 le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati (52,7% pari a 8,5 milioni) ma percepiscono in media un importo mensile notevolmente inferiore a quello degli uomini: 1.137 contro 1.592 euro. Quasi la metà di loro (47,6%) beneficia di redditi pensionistici inferiori a mille euro, contro una quota che tra gli uomini non arriva ad un terzo (29,6%). E' quanto si legge nel testo del Presidente Istat, Giorgio Alleva dal titolo Indagine conoscitiva sulle politiche in materia ,di parità tra donne e uomini depositato nel corso dell'audizione davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera.

Gli importi medi delle pensioni di titolarità maschile invece, si legge ancora, superano del 59,2% (15.523 euro contro 9.749) quelli destinati alle pensionate. Il vantaggio maschile scende al 40% (20.697 contro 14.780) se il confronto viene effettuato sul reddito pensionistico, ottenuto cioè, cumulando i più trattamenti di cui un pensionato può beneficiare.

Giornate difficile quella di venerdì prossimo per i trasporti, con scioperi a raffica proclamati in tutti i settori del comparto. L'intervento del Ministero delle Infrastrutture ha permesso di calmierare gli effetti dell'astensione dal lavoro, grazie ad un'ordinanza che ha ridotto la durata degli stop (in alcuni casi anche di un'intera giornata) a 4 ore, ma soprattutto in mattinata i disagi potrebbero farsi sentire.

- AEREI: nel trasporto aereo, lo sciopero generale è stato proclamato per venerdì 27 ottobre in tutti i settori pubblici e privati dalle organizzazioni sindacali Cub, SGB, SI-Cobas, Usi-Ait, Slai Cobas. Su input del Mit, l'agitazione è ora prevista dalle ore 10 alle ore 14.

Il fermo dei lavoratori del comparto aereo, aeroportuale ed indotto degli Aeroporti della Regione Lombardia previsto anche in questo caso da Cub per 24 ore (dalle ore 00.01 alle ore 23.59 del 27 ottobre) è ridotto dalle 10 alle 14 di venerdì.

- TRENI E NAVI: per il trasporto ferroviario e marittimo, l'astensione è fissata lo stesso giorno, il 27 ottobre, in questo caso dalle 9 alle 13.

- TPL: la mattinata sarà complicata anche nel trasporto pubblico locale. Ferma restando l'osservanza delle fasce orarie di garanzia di pieno servizio, lo sciopero è previsto dalle 9 alle 13.

- SERVIZI CONNESSI: per i servizi connessi al trasporto passeggeri, lo stop del personale appartenente alle Aziende ferroviarie Gruppo FSI, Serfer Servizi Ferroviari, Trenord, Nuovo Trasporto Viaggiatori, inizialmente previsto per i giorni 26 e 27 ottobre e di durata 24 ore (dalle ore 21 del 26 ottobre alle ore 21 del 27 ottobre) proclamato da Cub Trasporti, è ridotto a 4 ore dalle 9 alle 13 del 27 ottobre.

Nel sistema italiano, il meccanismo automatico dell'adeguamento dell'età di pensionamento alla speranza di vita porta a neutralizzare gli effetti della longevità sui conti previdenziali. Ovvero: se si vive più a lungo, si andrà in pensione più tardi. E l'innalzamento dell'età a 67 anni a partire dal 2019 è oggi il tema centrale del nodo pensioni.

C'è infatti una norma che sovraintende all''aggiustamento' triennale dell'età pensionabile che nel 2016, come confermato ieri dall'Istat, ha registrato un aumento della speranza di vita rispetto al 2013, aprendo di fatto a un nuovo 'scatto' nell'accesso alla pensione che, dal 2019, potrebbe così essere possibile solo a 67 anni compiuti.

Nel nostro Paese, il sistema pensionistico pubblico (ad esempio, Inps e Inpdap) è strutturato secondo il criterio della ripartizione: i contributi che lavoratori e aziende versano agli enti di previdenza sono utilizzati per pagare le pensioni di chi ha lasciato l'attività.

LA VITA MEDIA - In un sistema così organizzato, si ricorda in un documento pubblicato sul sito della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (LEGGI), il flusso delle entrate rappresentato dai contributi deve essere in equilibrio con l'ammontare delle uscite, cioè le pensioni.

Il progressivo aumento della vita media ha fatto sì che si debbano pagare le pensioni per un tempo più lungo. Per ottenere un progressivo controllo della spesa pubblica per le pensioni, come si è evoluto il nostro sistema previdenziale negli ultimi 30 anni?

ANNI '70-80 - "L'Italia è stata interessata da un forte rallentamento dell'economia, determinato principalmente dalla crisi petrolifera" del 1973-1976, ricostruisce il documento della Commissione sui fondi. "Lo Stato ha dovuto affrontare una maggiore spesa a sostegno di coloro che non riuscivano a trovare un'occupazione e delle imprese, anch'esse in crisi".

Negli anni ’80 è così maturata la consapevolezza riguardo alla necessità di provvedere al riequilibrio dei conti pubblici attraverso il ridimensionamento della spesa corrente. Poi, a partire dai '90, sono state avviate riforme strutturali che hanno toccato anche le pensioni.

ANNI '90 - "Fino al dicembre 1992 il lavoratore iscritto all'Inps riceveva una pensione il cui importo era collegato alla retribuzione percepita negli ultimi anni di lavoro. Con una rivalutazione media del 2% per ogni anno di contribuzione, per 40 anni di versamenti, veniva erogata una pensione che corrispondeva a circa l’80% della retribuzione percepita nell’ultimo periodo di attività" ricorda la Covip. Inoltre, la pensione veniva rivalutata negli anni successivi tenendo conto di due elementi: aumento dei prezzi e innalzamento dei salari.

RIFORMA AMATO - Con la riforma del 1992 (decreto legislativo n. 503/1992), si innalza l'età per la pensione e si estende gradualmente, fino all'intera vita lavorativa, il periodo di contribuzione valido per il calcolo della pensione; le retribuzioni prese a riferimento per determinare l'importo vengono rivalutate all'1%, percentuale nettamente inferiore a quella applicata prima della riforma; la rivalutazione automatica delle pensioni viene limitata alla dinamica dei prezzi (e non anche a quella dei salari reali).

Da qui la necessità di introdurre una disciplina organica della previdenza complementare con l'istituzione dei Fondi pensione ad adesione collettiva negoziali e aperti (decreto legislativo n. 124/1993).

RIFORMA DINI - Con la riforma del 1995 (legge 335/1995) dal sistema retributivo si è passati al contributivo. La differenza tra i due è sostanziale:

- nel retributivo la pensione corrisponde a una percentuale dello stipendio del lavoratore; dipende da anzianità contributiva e retribuzioni, in particolare quelle percepite nell'ultimo periodo, che tendenzialmente sono le più favorevoli;

- nel contributivo, invece, l'importo della pensione dipende dai contributi versati dal lavoratore nell’arco della vita lavorativa.

ANNI 2000 - Con il decreto legislativo n. 47/2000 viene migliorato il trattamento fiscale per chi aderisce a un Fondo pensione e sono previste nuove opportunità per chi desidera aderire in forma individuale alla previdenza complementare, iscrivendosi a un Fondo pensione aperto o a un Piano individuale pensionistico (il cosiddetto PIP).

RIFORMA MARONI - Con la riforma del 2004 (legge delega n. 243/2004) vengono stabiliti incentivi per chi rinvia la pensione di anzianità.

NEL 2005 - Con il decreto legislativo n. 252/2005 viene data attuazione alla predetta legge delega, sostituendo interamente il decreto legislativo n. 124/1993.

RIFORMA PRODI - Con la riforma del 2007 (legge n. 247/2007) si introducono le cosiddette 'quote' per l’accesso alla pensione di anzianità, determinate dalla somma dell’età e degli anni lavorati.

NEL 2009 - Con la legge n. 102/2009 arrivano altre innovazioni: dal 1° gennaio 2010 l’età di pensionamento prevista per le lavoratrici del pubblico impiego aumenta progressivamente fino ai 65 anni; all'1 gennaio 2015, inoltre, l’adeguamento dei requisiti anagrafici per il pensionamento deve essere collegato all'incremento della speranza di vita accertato dall’Istat e validato dall’Eurostat.

RIFORMA FORNERO - Con la manovra 'Salva Italia' (legge n. 214/2011) varata dal governo Monti, il quadro previdenziale si rinnova ancora. A partire dal 2012 cambiano:

- il sistema di calcolo delle pensioni; il metodo contributivo 'pro rata' si estende a tutti i lavoratori, anche a quelli che avendo maturato a dicembre ’95 almeno 18 anni di contributi potevano fruire del più favorevole sistema retributivo; il 'pro rata' si applica sui versamenti successivi al 31 dicembre 2011;

- i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, ferma restando l’anzianità contributiva minima di 20 anni;

- per le lavoratrici dipendenti del settore privato, l’età sale a 62 anni e viene ulteriormente elevata a 63 e 6 mesi nel 2014, a 65 nel 2016 e a 66 a partire dal 2018;

- per le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane e coltivatrici di rette) l’aumento è di tre anni e 6 mesi (si passa quindi da 60 a 63 anni e mezzo). La soglia sale ulteriormente a 64 e 6 mesi nel 2014, a 65 e 6 mesi nel 2016 fino a raggiungere i 66 anni da gennaio 2018;

• i lavoratori del settore privato devono aver compiuto 66 anni.

2019 - Infine, dal 1° gennaio 2019, il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia si adeguerà in funzione dell'incremento della speranza di vita con un adeguamento che avrà periodicità biennale.

"La qualità degli imprenditori vitivinicoli italiani e l'eccellenza del nostro vino continuano a macinare record dell'export, con un aumento dell'8% a valore che ci dovrebbe portare a superare la soglia dei 6 miliardi di euro nel 2017". Con queste parole, Ernesto Abbona, presidente di Osservatorio del Vino, commenta i dati Istat elaborati da Ismea, partner dell'Osservatorio, relativamente all'export del vino italiano nel periodo gennaio - luglio 2017, che riportano una crescita in volume del 7% per circa 12 milioni di ettolitri di vini e mosti, e in valore dell' 8% per un corrispettivo di 3,3 miliardi di euro.

"Migliora la bilancia commerciale del nostro export ma purtroppo cala la competitività dei nostri vini - aggiunge Abbona - Il risultato positivo, infatti, non deve nascondere la perdita preoccupante di posizioni rispetto ad altri competitor che crescono più di noi. Gli Usa sono un esempio emblematico: la domanda cresce nel complesso oltre il 10% e noi ci fermiamo sotto il 3%, con la Francia che segna, invece, aumenti del 21% in quantità e del 23% in valore, tallonando il nostro storico primato". "E' urgente - prosegue Abbona - tornare ad investire come "sistema Paese" sul vino italiano per mantenere le quote di mercato e difendere quel primato, faticosamente ottenuto, e che oggi rischiamo di perdere". Nei Paesi terzi - aggiunge l'Osservatorio - è stato esportato l'8,5% in più rispetto ai primi sette mesi del 2016, con introiti in crescita del 9%.

Eccellenti le performance degli spumanti, soprattutto quelli a Denominazione che fanno registrare un +13% a volume e un +15% a valore. Il Prosecco da solo rappresenta il 56% delle esportazioni complessive degli spumanti Dop, con 1.061.738 di ettolitri che valgono circa 413 milioni di euro.

Decisamente positivo il risultato delle esportazioni italiane in Cina trainate dai vini in bottiglia, che hanno registrato una crescita del 19% a volume e +25% a valore rispetto all'analogo periodo del 2016.

A 65 anni l'aspettativa di vita arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. Lo rileva l'Istat confermando le stime. Quindi sulla base delle regole attuali l'età per la pensione di vecchiaia dovrebbe arrivare a 67 anni nel 2019. Dovrebbero aumentare di cinque mesi anche i contributi necessari per accedere alla pensione anticipata rispetto all'età di vecchiaia raggiungendo nel 2019 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le donne.
    La speranza di vita alla nascita - scrive l'Istat - risulta come di consueto più elevata per le donne - 85 anni - ma il vantaggio nei confronti degli uomini - 80,6 anni - si limita a 4,5 anni di vita in più. La speranza di vita aumenta in ogni classe di età. A 65 anni la prospettiva di vita ulteriore presenta una differenza meno marcata tra uomini e donne (rispettivamente 19,1 e 22,3 anni) che alla nascita.

Il sindacato Cub ha indetto per il 27 ottobre uno sciopero nazionale di tutti i settori del trasporto pubblico. L'agitazione, che causerà lo stop di bus, treni e aerei, inizierà alle ore 21 di giovedì 26 ottobre e si protrarrà per le successive 24 ore. In concomitanza con lo sciopero "contro liberismo, privatizzazioni, liberalizzazioni e per cambiare il sistema che genera disuguaglianze salariali, sociali, economiche, di genere e verso i migranti" si svolgeranno manifestazioni in diverse città italiane, tra cui Milano, Firenze, Roma e Napoli. In occasione dello sciopero circoleranno regolarmente le Frecce di Trenitalia mentre per gli altri treni nazionali si prevedono ripercussioni limitate. Per i treni regionali, il cui programma potrà essere oggetto di alcune modifiche, si ricorda che sono garantiti i servizi essenziali assicurati per legge nei giorni feriali, nelle fasce orarie più frequentate dai viaggiatori pendolari: 6.00-9.00 e 18.00-21.00. Fs ricorda comunque che saranno assicurati tutti i convogli elencati nell'apposita tabella dei treni previsti in caso di sciopero, consultabile sull'Orario ufficiale di Trenitalia e sul sito web trenitalia.com. Sarà inoltre assicurato il collegamento fra Roma Termini e l'aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino. Anche il personale Italoha aderito allo sciopero di venerdì e, per limitare i disagi ai viaggiatori, ha pubblicato sul sito la lista dei treni garantiti. Venerdì il Servizio Regionale, Suburbano e di lunga percorrenza di Trenord potrebbe essere soggetto a ritardi, variazioni e/o cancellazioni. Verranno comunque rispettate le fasce orarie garantite: dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Nello specifico saranno garantiti: tutti i treni di giovedì in corso di viaggio e con partenza prevista entro le ore 21 che abbiano arrivo a destino entro le ore 22; i treni di venerdì rientranti nelle suddette fasce protette e compresi nella lista dei 'Servizi Minimi Garantiti'. Inoltre saranno istituiti autobus sostitutivi per i collegamenti aeroportuali, in caso di non effettuazione delle corse, per le sole tratte 'Mlano Cadorna - Malpensa Aeroporto' (no-stop) e 'Malpensa Aeroporto - Bellinzona'. L'Enac ricorda che durante gli scioperi vi sono le fasce orarie di tutela, dalle ore 7 alle 10 e dalle ore 18 alle 21, nelle quali i voli devono essere comunque effettuati. Sul sito dell'ente è comunque possibile consultare l'elenco dei voli garantiti. L'Enav aderirà all'agitazione dalle 13 alle 17 mentre lo sciopero del personale navigante Ryanair avverrà tra le 14 e le 18. A Milano, stando a quanto riferisce l'azienda del trasporto pubblico locale Atm, l'agitazione è prevista dalle 8,45 alle 15,00 e dalle 18,00 al termine del servizio per l'esercizio di superficie. Per la metropolitana lo sciopero è previsto nella sola fascia pomeridiana dalle 18,00 al termine del servizio. Venerdì anche il trasporto pubblico romano sarà a rischio. L'agitazione interesserà la rete Atac (bus, tram, metropolitane, ferrovie Roma-Lido, Termini-Centocelle e Roma-Civitacastellana-Viterbo) e i bus periferici della Roma Tpl. Saranno comunque in vigore le fasce di garanzia: servizio assicurato fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20.

 

 

Sono circa 860.000 i collaboratori domestici in Italia nel 2016, in calo del 3,1% rispetto all'anno precedente: le colf (56,2%) sono più delle badanti. Aumentano i lavoratori italiani che sono un quarto del totale I dati sono stati illustrati in un convegno dal titolo 'L'Italia non è più un Paese per famiglie?'. Il trend negativo è già iniziato dal 2013 (-5,3% rispetto al 2012), ma nel 2012 i lavoratori che hanno superato quota un milione (+12,3% rispetto all'anno precedente) per la sanatoria dei lavoratori extracomunitari irregolari. Il trend si presenta, invece, crescente in tutti gli anni se si considerano i soli lavoratori di nazionalità italiana.
E' netta la prevalenza delle donne, con 763.880 unità, pari all'88,1% del totale, con un trend in crescita negli ultimi anni (nel 2013 era l'83,5%). Sono in crescita i lavoratori delle classi di età più elevate (dai 45 anni in poi) che nel 2016 rappresentano il 61% del totale, mentre nel 2013 costituivano solo il 50,4%.

Gelo e siccità hanno decimato la produzione 2017 di vino che, secondo le stime definitive di Assoenologi, risulterebbe essere di 38,9 milioni di ettolitri (oltre 15 milioni di ettolitri in meno rispetto allo scorso anno), la seconda vendemmia più scarsa dal dopoguerra ad oggi. "A memoria d'uomo - si legge in una nota di Assoenologi - non si ricorda una stagione come quella in corso, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata. Ad aprile un’ondata di gelo ha attraversato la Francia, la Spagna e tutto il nostro Paese, 'bruciando' molti germogli ormai già ben sviluppati, e quindi, purtroppo, non più in grado di fruttificare".

"Un lungo periodo di siccità, fatte salve alcune regioni del Nord, ha messo a dura prova i vigneti del Centro-Sud Italia, che hanno dovuto subire - avverte - anche una straordinaria ondata di caldo, che ha coinvolto anche il Nord, iniziata sin da maggio, raggiungendo il suo apice nei mesi di luglio e agosto (il termometro ha fatto spesso registrare valori al di sopra dei 40°C).

"Fortunatamente - sottolinea - si riscontrano anche delle zone che non hanno avuto problemi, grazie a qualche pioggia estiva e soprattutto all'oculata e scientifica gestione dei vigneti, o all'eventuale disponibilità di acqua da irrigazione e alla naturale resistenza a questo clima estremo di alcune cultivar specialmente indigene. Soprattutto, ciò che ha consentito di ottenere in alcuni siti produttivi quantità e qualità buone, se non ottime, è stata la nostra trasversalità territoriale e la nostra grande biodiversità unica al mondo".

I dati elaborati dalle 17 sedi territoriali di Assoenologi evidenziano, dunque, una produzione di oltre 15 milioni di ettolitri in meno rispetto allo scorso anno. Tutte le regioni italiane hanno, infatti, fatto registrare consistenti decrementi produttivi con punte medie anche del 45% in Toscana, Lazio/Umbria e Sardegna. Con 38,9 milioni di ettolitri, il 2017 si colloca al secondo posto tra le vendemmie più scarse dal dopoguerra ad oggi, superata solo da quella del 1947 (36,4 milioni di hl).

"Purtroppo, il perdurare della siccità e delle alte temperature al Centro-Sud, aggravato anche dalla grande carenza di riserve di acqua nei terreni, si è protratto anche per lunga parte del mese di settembre - prosegue Assoenologi - causando un’ulteriore perdita di peso dei grappoli, che ha fatto scendere la produzione di questa campagna sotto i 40 milioni di ettolitri. Solo in alcune aree c’è stato un lieve miglioramento grazie alle precipitazioni del mese di settembre, che hanno contribuito a migliorare più i livelli qualitativi che quelli quantitativi".

Le uve, da un punto di vista sanitario, sono state conferite alle cantine perfettamente sane, ma con differenti maturazioni anche all’interno di uno stesso vigneto e, spesso, con grappoli molto disidratati. La qualità, pertanto, risulta quest’anno alquanto eterogenea, complessivamente abbastanza buona, ma con diverse varianti che evidenziano punte di ottimi livelli qualitativi e altre, dove il clima si è particolarmente accanito, di livello inferiore. Quest’anno più di altri, ha giocato un ruolo determinante l’approccio scientifico degli enologi, in particolare nella conduzione dei vigneti.

Un popolo di lavoratori anziani. In Italia, secondo le rilevazioni dell'Ufficio studi della Cgia, opera infatti la popolazione lavorativa più vecchia d'Europa. Nel 2016 l'età media degli occupati in Italia era di 44 anni, contro una media di 42 registrata nei principali paesi Ue. Negli ultimi 20 anni, inoltre, l’età media dei lavoratori italiani è salita di 5 anni, un incremento che in nessun altro paese è stato così rilevante.

A seguito del calo demografico, dell’allungamento dell’età media e di quella lavorativa, in Italia vi sono nei luoghi di lavoro pochissimi giovani e molti over 50. Se, infatti, nel nostro paese l’incidenza dei giovani (15-29 anni) sul totale degli occupati è pari al 12 per cento, in Spagna è al 13,2, in Francia al 18,6, in Germania al 19,5 e nel Regno Unito al 23,7 per cento.

Per contro, nel nostro Paese l’incidenza degli ultra 50enni sul totale degli occupati è del 34,1%. Solo la Germania registra un dato superiore al nostro e precisamente del 35,9 per cento, mentre in Spagna è del 28,8, in Francia del 30 e nel Regno Unito del 30,9 per cento.

La diminuzione della presenza degli under 30 nei luoghi di lavoro è un fenomeno che è in atto da parecchi anni. Tra il 1996 e il 2016, sebbene lo stock complessivo dei lavoratori occupati in Italia sia aumentato, i giovani presenti negli uffici o in fabbrica sono diminuiti di quasi 1.860.000: in termini percentuali nella fascia di età 15-29 anni la variazione è stata pari al -40,5 per cento, contro una media dei principali Paesi Ue del -9,3 per cento.

Sempre in questo arco temporale, tra gli over 50 gli occupati sono aumentati di oltre 3.600.000 unità, facendo incrementare questa coorte dell’89,8 per cento. Un boom che, comunque, ha interessato tutti i principali paesi dell’Ue presi in esame in questa analisi, con punte che in Spagna hanno toccato il +103,8 per cento e in Francia il +105,1 per cento.

“Con pochi giovani e tante persone di una certa età ancora presenti nei luoghi di lavoro – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – le nostre maestranze possono contare su una grande esperienza ed un’elevata professionalità, tuttavia stanno riemergendo una serie di problemi che credevamo aver definitivamente superato".

"In primo luogo, sono tornati a crescere, soprattutto nei mestieri più pesanti e pericolosi, gli incidenti e la diffusione delle malattie professionali" rileva Zabeo.

"In secondo luogo, il numero di attività caratterizzato da mansioni di routine è molto superiore al dato medio europeo. Con l’avvento dei nuovi processi di automazione e di robotica industriale rischiamo una riduzione di un’ampia fetta di lavoratori di una certa età con un livello di scolarizzazione medio-basso che, successivamente, sarà difficile reinserire nel mercato del lavoro” conclude.

Per il comparto vitivinicolo sono stati erogati per l'annualità 2017 quasi 337 milioni di euro, corrispondenti alla totalità dei fondi assegnati all'Italia dalla Ue per l'esercizio finanziario 2017. Lo annuncia, in una nota, il ministero delle Politiche agricole.

I dati resi noti da Agea, si legge nella nota ministeriale, "confermano il grande interesse dei produttori vitivinicoli italiani verso le misure strutturali e di sostegno alla promozione previste dall'Ocm vino ed un utilizzo efficace dei fondi comunitari disponibili, grazie alla flessibilità messa in atto dal Mipaaf attraverso tempestive rimodulazioni finanziarie tra Regioni e le misure del Pns, il Programma nazionale di sostegno".

Le misure maggiormente utilizzate sono state quelle relative alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti e alla promozione dei vini sui mercati dei Paesi terzi, che hanno assorbito oltre 228 milioni di euro.

Molto apprezzata anche la misura degli investimenti in cantina, che ha fatto registrare un importo pari a circa 63 milioni di euro.

La misura della vendemmia verde, prevista per prevenire eventuali crisi di mercato in alcune aree e ripristinare l'equilibrio fra domanda e offerta di vino, ha fatto registrare un utilizzo pari a poco meno di 1,2 milioni di euro, mentre alla distillazione dei sottoprodotti sono stati destinati oltre 17 milioni di euro.

Infine, attraverso l'assicurazione del raccolto, sono stati erogati 26 milioni di euro di contributo, utilizzati per coprire i costi dei premi assicurativi versati a copertura delle perdite legate alle avverse condizioni climatiche e alle fitopatie o infestazioni parassitarie.

"Il sistema delle Ocm - conclude il ministro Maurizio Martina - è uno degli strumenti indispensabili per la crescita delle nostre imprese, perché aiuta ad accrescere la competitività e serve come rete di protezione nei mercati. Per questo riteniamo importante che le OCM siano centrali anche per la prossima programmazione della PAC. In tal senso ho rappresentato di recente al Commissario Phil Hogan il ruolo importante che rivestono e la richiesta di estendere questo modello anche ad altri settori strategici". 

giift

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