Lunedì, 20 Novembre 2017

L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, vanta 29 anni di attività, formatasi nel 1988 per merito del brillante intuito della produttrice toscana Elisabetta Tognana, conta oggi 650 iscritte che rappresentano tutte le categorie della filiera vitivinicola, dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione, produttrici, ristoratrici, enotecare, sommelier e comunicatrici. Sono imprenditrici molto vocate all'internazionalizzazione, le vignaiole hanno mediamente titoli di studio più alti e parlano lingue straniere e hanno saputo raccogliere le redini di aziende agricole svuotate dall'emigrazione degli uomini verso il fronte, e i poli industrializzati. Eppure il loro ruolo è spesso sottovalutato, hanno stipendi più bassi degli uomini e spesso con la nascita di un secondo figlio vedono sancita la fine della loro carriera. La domanda più frequente che viene loro posta alle fiere: "mi fa parlare con suo marito?". E' questo l'esito di un'indagine-sondaggio promossa dall'Associazione nazionale Le Donne del Vino e presentata a Roma presso la Stampa Estera. " Il sessismo nel settore è superiore alle aspettative e c'è ancora tanto da fare per raggiungere una reale parità di genere" commenta la presidente nazionale dell'Associazione Donatella Cinelli Colombini nell'annunciare per sabato 4 marzo la prima Festa delle donne del vino, evento diffuso che avrà per tema "Donne vino e motori". Tutte le produttrici esportano molto e il 52% ricava oltre la metà del proprio business nei mercati esteri, ma questa dimensione global non trova riflessi in busta paga. Nel comparto vino tutto sembra "a misura d'uomo",  la differenza dei talenti tra uomini e donne deve dare nell'impresa vitivinicola il senso della complementarità. Ma le donne spiccano per tenacia, sanno stringere i denti e andare avanti. Una guerra tra sessi non fa bene a nessuno, meglio andare a braccetto, ma per le imprenditrici  sarà vittoria sul filo della cultura dichiarano le circa 700 associate.

Via libera ai saldi, ma con giudizio. Come già lo scorso anno, anche questa volta all'apertura dei negozi non c'è stato l'assalto all'affare. A Milano, nelle vie del Quadrilatero, si è vista qualche fila davanti ai negozi del lusso, lì gli ingressi vengono contingentati ed è facile che si creino file. Poco entusiasmo a Napoli, ma qui sarebbe stata la pioggia a frenare lo shopping. A Roma, cielo terso e vento di tramontana sembrano aver dato un po' di ottimismo, tanti i turisti a comprare approfittando del ponte della Befana.

Secondo un'indagine di Confcommercio, quasi 6 italiani su 10, il 58,5%, sono pronti a fare acquisti ai saldi invernali. Se confermata, la percentuale registra un aumento rispetto al 55% dello scorso anno ma, osserva l'organizzazione del commercio, "inferiore comunque a cinque anni fa, quando si registrava quasi un 70%".

In crescita anche chi approfitterà degli sconti online (+7,2%). Secondo l'indagine il 78,1% dei consumatori stanzierà un budget non superiore ai 200 euro. In leggero aumento quelli che spenderanno cifre superiori (+0,9 punti percentuali rispetto al 2016) mentre in media gli italiani spenderanno 150 euro, continuando comunque a dare "importanza alla qualità dei prodotti come nei periodi pre-crisi". Per Confesercenti, l'avvio dei saldi invernali 2017 registra un andamento complessivamente in linea con lo scorso anno anche se a macchia di leopardo, con "performance di partenza positive a Torino e a Roma, in controtendenza rispetto allo scorso anno. Si registrano poi segnali positivi dovuti al turismo legato ai saldi, nelle città a maggior vocazione commerciale (Milano, Roma, Firenze, Torino e Napoli).

Secondo il Codacons, a fare affari, in linea con lo scorso anno, sarebbero soprattutto gli outlet e i negozi del lusso, per gli altri negozi, soprattutto in provincia e in periferia si registra una riduzione generalizzata dei clienti. L'associazione dei consumatori definisce poi "disastrosa" la situazione in Campania e Puglia con cali del 30%.

Secondo il Codacons la freddezza dei primi giorni è determinata dal fatto che i consumatori aspettano gli ulteriori ribassi che tradizionalmente arrivano dopo un primo periodo di sconti. Tornando all'indagine Confcommercio, il 48,2% dei negozi proporrà mediamente non oltre il 30% di sconto sugli articoli posti in saldo. Ma sale al 4,7% la percentuale di imprese che proporrà prodotti ad oltre il 50% di sconto. In saldo si acquisterà prevalentemente capi di abbigliamento (il 92,1%, in leggero calo rispetto al 94,1% del 2016), calzature (79,2%), accessori (sciarpe e guanti) per il 32,1%, e biancheria intima (27,4%).

Pressione fiscale in calo nel terzo trimestre del 2016 ma resta comunque al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo rileva l'Istat. 

L'istituto rileva anche che il potere d'acquisto delle famiglie, ovvero il reddito reale, è aumentato nel terzo trimestre 2016 dello 0,1% sul trimestre precedente e dell'1,8% su base annua. Si registra così, in termini tendenziali un aumento dell'1,9% del reddito disponibile delle famiglie. Il reddito disponibile rispetto al trimestre precedente, è aumentato dello 0,2% mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. 

Il rapporto tra il deficit e il Pil nel terzo trimestre è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Guardando il dato cumulato dei primi tre trimestri, l'indebitamento netto si e' attestato al 2,3% del Pil, in calo a confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente (era al 2,6%). 

La propensione al risparmio delle famiglie si attesta al 9,3% nel terzo trimestre 2016, in lieve calo (-0,1%) rispetto al trimestre precedente. La lievissima flessione congiunturale della propensione al risparmio rispetto al trimestre precedente, osserva l'istituto di statistica, deriva da una crescita dei consumi finali di poco superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie consumatrici (rispettivamente 0,3% e 0,2%).

La quota di profitto delle società non finanziarie,pari al 41,7%, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento, pari al 19,4%, è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti fissi lordi hanno segnato una crescita del 2,2% in termini congiunturali e del 3,8% in termini tendenziali.

Edilizia, si cambia di nuovo: ampliato l’elenco delle attivit? che non necessitano di autorizzazioni o comunicazioni (cosiddetta edilizia libera), mentre vengono individuate nuove attivit? rientranti nella Scia (segnalazione di inizio attivit? ). È questo il succo del decreto legislativo attuativo della riforma Madia da poco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il nuovo testo di legge individua i procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio di attivit? (Scia), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attivit? e procedimenti.

Il testo di legge è accompagnato da un poderoso allegato di 142 pagine contenente una tabella che, a sua volta, individua, per ciascuna delle attivit? elencate, il regime amministrativo: ossia cosa serve a livello autorizzativo per fare una determinata opera privata. In pratica nella tabella vengono elencate le attivit? che rientrano nel regime dell’edilizia libera (e che, quindi, non richiedono autorizzazioni amministrative), quelle che richiedono la Cila (Comunicazione di inizio lavori asseverata), la Scia (Segnalazione certificata di inizio attivit? ) e il permesso di costruire.?

Il decreto legislativo non si occupa solo di edilizia, ma anche di autorizzazioni per attivit? commerciali e assimilabili (commercio su area privata o pubblica, strutture ricettive e stabilimenti balneari, sale gioco, autorimesse, panifici, lavanderie, tintorie, arti tipografiche, attivit? di spettacolo e intrattenimento, ecc.) e per ambiente (gestione rifiuti, inquinamento acustico, scarichi idrici, ecc.). In questa sede ci occuperemo solo del primo dei tre aspetti, quello relativo all’edilizia privata. Vediamo cosa cambia.?

Innanzitutto viene stabilito che i Comuni non possono imporre autorizzazioni e altri titoli abilitativi di maggior peso rispetto a quelli richiesti dalla legge: ciò per garantire una uniformit? di trattamento su tutto il territorio italiano. Insomma, nessuna sorpresa a livello locale dove il Comune non potr? avere “la propria disciplina”. Chi si adegua alla legge non dovr? essere soggetto a ulteriori comunicazioni imposte dall’ente.?

I regimi amministrativi, in materia di edilizia, indicati dal provvedimento sono quattro: attivit? di edilizia libera; comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila); segnalazione certificata di inizio attivit? (Scia), anche in alternativa al permesso di costruire; permesso di costruire.?

Come abbiamo detto l’edilizia libera riguarda quelle attivit? per le quali non serve la comunicazione di inizio lavori. Nel nuovo decreto viene ampliato l’elenco di tali opere comprendendo anche:

manutenzione ordinaria: interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie a integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;

interventi di installazione di pompe di calore di potenza termica inferiore a 12 kW;

installazione di pannelli solari e fotovoltaici a servizio degli edifici fuori dai centri storici;

pavimentazione e finitura degli spazi esterni, anche per la sosta, entro l’indice di permeabilit? ;

realizzazione di aree ludiche senza scopo di lucro;

installazione di elementi di arredo nelle aree pertinenziali degli edifici.?

Rientrano invece nella Cila:

il restauro e il risanamento conservativo che non interessa le parti strutturali dell’edificio;

manutenzione straordinaria leggera: opere e modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti di edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino mutamenti urbanisticamente rilevanti delle destinazioni di uso. Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unit? immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unit? immobiliari nonché del carico urbanistico, purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso; ivi compresa l’apertura di porte interno o lo sposamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio. Dunque sono soggetti a Cila gli interventi che: 1) non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino mutamenti urbanisticamente rilevanti delle destinazioni d’uso; 2) non modifichino la sagoma e i prospetti dell’edificio; 3) non riguardino le parti strutturali dell’edificio;

restauro e risanamento conservativo leggero: interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurare la funzionalit? mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso compatibili con essi. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costituitivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso.?

Rientrano invece nella Scia alternativa al permesso di costruire con inizio dei lavori fissato a 30 giorni dalla sua presentazione:

ristrutturazioni pesanti,

interventi di nuova costruzione in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali,

ristrutturazione urbanistica disciplinata da piani attuativi.?

Infine il permesso di costruire resta necessario per la nuova costruzione di manufatto edilizio.?

Il soggetto che ha presentato la Scia o che è titolare del permesso di costruire può richiedere il certificato di agibilit? entro 15 giorni dalla fine dei lavori o presentare un’autocertificazione sottoscritta da un professionista.?

Quando la tabella indica:

la Comunicazione, quest’ultima produce effetto con la presentazione allo Sportello unico o all’amministrazione competente. Qualora per l’avvio, lo svolgimento o la cessazione dell’attivit? siano richieste altre comunicazioni o attestazioni, l’interessato può presentare un’unica comunicazione allo Sportello unico;

la Scia: l’attivit? può essere avviata immediatamente. Entro 60 giorni (30 nel caso di edilizia) l’amministrazione effettua i controlli sulla sussistenza dei requisiti e dei presupposti richiesti per lo svolgimento dell’attivit? . Qualora venga accertata la carenza dei requisiti, l’amministrazione può vietare la prosecuzione dell’attivit? o richiedere all’interessato di conformare le attivit? al quadro normativo vigente;

la Scia unica: qualora per lo svolgimento di un’attivit? soggetta a Scia siano necessarie altre Scia o comunicazioni e notifiche, l’interessato presenta un’unica Scia allo Sportello unico del Comune, che la trasmette immediatamente alle altre amministrazioni interessate per i controlli di loro competenza. Entro 60 giorni (30 nel caso di edilizia), qualora venga accertata la carenza dei requisiti e dei presupposti richiesti per lo svolgimento dell’attivit? , l’amministrazione può vietare la prosecuzione dell’attivit? o richiedere all’interessato di conformare le attivit? al quadro normativo vigente;

la SCIA condizionata ad atti di assenso: qualora l’attivit? oggetto di Scia sia condizionata all’acquisizione di autorizzazioni, atti di assenso comunque denominati, l’interessato presenta la relativa istanza allo Sportello unico, contestualmente alla Scia. Entro 5 giorni è convocata la Conferenza di servizi. L’avvio delle attivit? è subordinato al rilascio delle autorizzazioni, che viene comunicato dallo Sportello unico all’interessato;

l’autorizzazione: è necessario un provvedimento espresso, salvo i casi in cui è previsto il silenzio-assenso.

?

Da oltre vent’anni il Sole 24 Ore misura la vivibilit? delle province italiane, elaborando una serie di dati statistici e stilando una classifica annuale. L'indagine, giunta alla sua ventisettesima edizione, ogni anno mette a confronto la vivibilit? nelle province italiane su un'ampia serie di indicatori articolati in sei settori d'indagine: affari, lavoro e innovazione; reddito, risparmi e consumi; ambiente, servizi e welfare; demografia, famiglia, integrazione; giustizia, sicurezza, reati; cultura, tempo libero e partecipazione. E’ Aosta la provincia italiana con la migliore qualit? della vita, Vibo Valentia la peggiore: è questo il quadro delineato dall' indagine annuale del Sole24Ore, che l'anno scorso vedeva al primo posto Bolzano e all'ultimo Reggio Calabria.Milano al secondo posto, Firenze al quarto, mentre Roma si posiziona tredicesima, spinta dal valore del patrimonio immobiliare e dai flussi turistici legati al Giubileo. La provincia della Capitale recupera così 3 posizioni rispetto al piazzamento dello scorso anno. Ottantottesimo posto per Bari, seguita da Napoli alla centunesima posizione. La nostra provincia, Pavia si piazza al 70esimo posto. Ecco i dati stilati dal Sole24Ore:

PAVIA

Valore Aggiunto pro capite (euro)

21.299

Patrimonio familiare medio (euro)

439.822

Importo medio mensile pensioni (euro)

855

Consumi per famiglia (euro)

2.380

Spesa per turismo all'estero (euro pro capite)

448

Costo casa al metro quadro (euro)

2.200

Le assunzioni di datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-agosto 2016 sono risultate 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unit? rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5%). Nel complesso delle assunzioni sono comprese anche le assunzioni stagionali (447.000). E' quanto informa l'osservatorio sul precariato dell'Inpssecondo cui il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: -395.000, pari a -32,9% rispetto ai primi otto mesi del 2015. "Come gi? segnalato nell'ambito dei precedenti aggiornamenti dell'Osservatorio, il calo va considerato in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell'abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni".
Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-35,4%).

Nei primi otto mesi del 2016, secondo l'Inps, sono? stati stipulati 330.262 contratti a tempo indeterminato con gli? sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilita' (il 40%? dei contributi). Si tratta del 32,8% dei contratti rispetto al? totale delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato.

Parisi, dati Inps confermano mercato non ripartito? - Stefano Parisi, il coordinatore di Energie per l'Italia, considera i dati Inps sui contratti a tempo indeterminato, che hanno segnato un -32,9% negli ultimi otto mesi una conferma "che il mercato del lavoro è tutt'altro che ripartito". La crescita che si è registrata lo scorso anno è stata "drogata dalla decontribuzione a termine". In pratica "ogni nuovo occupato - ha spiegato - è costato al Paese 60.000 euro all'anno. "Ma generare occupazione senza crescita - ha avvertito l'esponente di centrodestra - significa ridurre la produttivit? del nostro sistema economico". Conclusione: "il Jobs act si dimostra una riforma modestissima, a fronte dei tanti annunci trionfalistici". "Io - ha sottolineato l'ex segretario generale di Confindustria - sono ottimista sul futuro dell'Italia, ma bisogna cambiare politica economica, fare politiche che liberino dal peso della burocrazia, flessibilit? . Ci vogliono riforme, non mezze riforme annunciate, ma riforme vere". E le riforme, ha ammonito, "sono tali non quando sono approvate" ma quando se ne vede l'effetto. "Nei primi otto mesi del 2016 - ha aggiunto - abbiamo avuto 350 mila nuovi contratti in meno dello scorso anno, a dimostrazione che la stretta sui contratti del governo e il tentativo di spingere le imprese verso il contratto a tempo indeterminato è stato un boomerang. I licenziamenti aumentano e non si vede l'ombra di moderne politiche attive. Per far ripartire l'occupazione bisogna generare crescita economica e abbassare strutturalmente il costo del lavoro, che invece è ancora troppo elevato, come testimonia il massiccio ricorso ai voucher. Occorre dire con coraggio che il mondo del lavoro sta cambiando e che contratti, logiche e meccanismi del Novecento oggi non possono più funzionare". Invece "come spesso accade questo governo interviene con provvedimenti costosi e di breve termine, utili forse a fini elettorali, non certo al Paese", discorso che secondo Parisi si può applicare anche alla riforma costituzionale "un provvedimento caricato da Renzi di grandi aspettative, ma che invece aumenterebbe la confusione istituzionale del Paese".

Potranno accedere all'Ape agevolata i disoccupati, disabili e alcune categorie di lavoratori impegnati in attivit? faticose purchè abbiano un reddito inferiore ai 1.350 euro lordi. Lo riferisce il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti uscendo dall'incontro di oggi con il governo. Per queste categorie il costo dell'anticipo pensionistico, attraverso un reddito ponte, sar? a carico dello stato. L'Ape partir? dal 1 maggio 2017.Per accedere all'Ape agevolata sar? necessario avere almeno 36 anni di contributi complessivi se si rientra nelle categorie dei lavori gravosi (gli ultimi sei dei quali effettuati nell'attivit? gravosa) e 30 anni se si è disoccupati, disabili o parenti di primo grado conviventi di disabili per lavoro di cura. Lo spiega la Cgil. I sindacati chiedono di ridurre questo livello.

Pensioni, si cambia, novit? e nodi da sciogliere

La platea che acceder? all'ape agevolata - Il governo inserir? nella platea dell'Ape agevolata, oltre ai disoccupati, i disabili e i parenti dei disabili, anche alcune categorie di attivit? faticose come le maestre, gli operai edili e alcune categorie di infermieri. Proietti ha spiegato che saranno inclusi anche i macchinisti e gli autisti di mezzi pesanti. Il governo quindi, ha detto il sindacalista, scriver? ulteriori categorie oltre quelle previste gi? dalla normativa sui lavori usuranti.

Cgil, 30 anni contributi sono troppi? - "Il governo Renzi si rimangia la parola: 30 anni di contributi invece di 20 per Ape social. Gli antibiotici a Matteo Renzi non fanno effetto". E' quanto scrive la Cgil in un tweet, dopo l'incontro a Palazzo Chigi.

? "Sull'Ape agevolata il Governo ha cambiato le carte in tavola", afferma poi una nota della delegazione Cgil presente all'incontro, in cui si spiega che l'Esecutivo "propone un requisito contributivo di 36 anni sulla platea dei lavori gravosi (e di 30 anni sulle altre tipologie), questione mai emersa in questi mesi di confronto". L'Ape agevolata, prosegue, "è una prestazione di 'reddito ponte' che consente l'anticipo a 63 anni rispetto alla pensione di vecchiaia, che prevede come requisito di accesso 20 anni di contributi. Ciò - sottolinea - rischia di vanificare lo sforzo fatto al tavolo nell'individuazione delle categorie da inserire nei lavori gravosi, sulle quali, peraltro, auspichiamo che non si facciano passi indietro". Sui precoci, invece, "se i testi finali corrisponderanno a quanto detto al tavolo - dichiara la Cgil - esprimiamo un giudizio positivo per il recupero del lavoro di cura come requisito della platea, pur nel limite generale dell'intervento". "In ogni caso - conclude la nota - un giudizio compiuto sar? possibile solo quando potremo prendere visione degli articolati, perché vi sono anche altri elementi non pienamente definiti. Articolati che nonostante esplicita richiesta, il Governo non ha inteso rendere ancora disponibili".Per Ape volontaria restituzione prestito 4,5% anno? - La rata di restituzione del prestito in caso di anticipo pensionistico su base volontaria sar? pari a circa 4,5-4,6% per ogni anno di anticipo sulla pensione. Lo spiega il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, al termine dell'incontro avuto con il governo questa mattina. Proietti ha spiegato che il governo stanzier? delle risorse per questa misura, dato che il 4,5% annuo non copre il costo degli interessi dell'assicurazione e di una parte del capitale del prestito pensionistico, che sar? restituito in 20 anni una volta che il lavoratore sar? andato in pensione.

Precoci fuori con 41 anni se categoria Ape Social? - Potranno andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi i lavoratori precoci, ovvero quelli che hanno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni se disoccupati o se parte delle categorie previste per l'Ape social (lavoratori edili, maestre d'infanzia, alcune categorie di infermieri, etc). Lo riferisce il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, spiegando che è "importante che sia passato il principio che con 41 anni di contributi si possa andare in pensione". In pratica i lavoratori precoci possono andare quindi in pensione con 41 anni di contributi, prima di aver raggiunto i 63 anni di et? , limite previsto per l'accesso all'Ape agevolata. Il governo - ha aggiunto Proietti - ha anche confermato l'intenzione di togliere la penalizzazione (che sarebbe dovuta tornare nel 2019) per chi va in pensione prima dei 62 anni.

giift

  1. Primo piano
  2. Popolari