Giovedì, 23 Novembre 2017

Pagare lo stipendio solo attraverso gli istituti bancari o gli uffici postali. La proposta di legge, approvata questa mattina alla Camera (ora deve passare all'esame dell'altro ramo del Parlamento), ha come prima firmataria Titti Di Salvo, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera.

Il disegno di legge per una busta paga tracciabile esiste già da tempo. "I datori di lavoro o committenti corrispondono la retribuzione ai lavoratori, nonché ogni anticipo di essa, attraverso un istituto bancario o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi: a) accredito diretto sul conto corrente del lavoratore; b) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale; c) emissione di un assegno da parte dell’istituto bancario o dell’ufficio postale consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato", si legge.

"I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di assegni o di somme contanti di denaro, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato", è un altro passaggio della proposta di legge in cui si prevede che "la firma della busta paga apposta dal lavoratore non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione".

Scatta domani il primo 'tax day' di novembre. Mese, quest’ultimo, notoriamente caratterizzato da un’elevatissima concentrazione di pagamenti molto onerosi a favore dell’erario. Importi che non hanno eguali nel resto dell’anno: tra l’Iva, le ritenute dei dipendenti e dei collaboratori, l’addizionale regionale e comunale Irpef, le ritenute dei lavoratori autonomi e quelle sui bonifici, il fisco incasserà 26,5 miliardi. Altri 28,5 miliardi dovranno essere versati entro giovedì 30 novembre. Ad evidenziarlo in una nota è la Cgia di Mestre. In linea puramente teorica, sottolinea Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio Studi Cgia, "quest’anno ogni italiano, dal neonato all’ultracentenario, pagherà mediamente 8mila euro di imposte e tasse allo Stato, importo che sale a quasi 12mila euro se si considerano anche i contributi previdenziali. E la serie storica indica che negli ultimi 20 anni le entrate tributarie nelle casse dello Stato sono aumentate di oltre 80 punti percentuali, quasi il doppio dell’inflazione che, nello stesso periodo, è salita del 41 per cento". L’imposta più "impegnativa" da onorare entro domani è il versamento dell’Iva che ai lavoratori autonomi e alle imprese costerà 13 miliardi di euro, mentre i collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, "daranno" al fisco ritenute per un importo di 10,9 miliardi di euro. Le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l’addizionale regionale Irpef "peseranno" in ognuno dei due casi per 1 miliardo di euro, mentre l’addizionale comunale Irpef e le ritenute dei bonifici per le detrazioni Irpef "dreneranno", rispettivamente, 400 e 163 milioni di euro.

Oltre a ridurre il peso delle tasse, conclude Paolo Zabeo, "è necessario diminuire anche il numero degli adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime aziende. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione, così come avviene per le tasse, sono le piccole e piccolissime imprese che, a differenza delle realtà più strutturate, non dispongono di una organizzazione amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze". La conferma che in Italia il peso delle tasse è troppo eccessivo emerge anche dal confronto sul 'tax freedom day' dei principali Paesi Ue. Nel 2016, infatti, in Italia le famiglie e le imprese hanno idealmente terminato di onorare il fisco il 3 giugno, praticamente dopo 154 giorni di lavoro. Rispetto a noi, in Germania la 'liberazione' è avvenuta 7 giorni prima (27 maggio), nel Regno Unito hanno festeggiato con 27 giorni di anticipo (7 maggio) e in Spagna quasi un mese prima (6 maggio). Solo in Francia la situazione è peggiore della nostra: nel 2016 il giorno di liberazione fiscale è 'scoccato' il 24 giugno, 21 giorni dopo il nostro. Va altresì sottolineato che per onorare il pagamento di imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali, nel 2016 i contribuenti italiani hanno lavorato 1 giorno in meno rispetto al 2015. Se, invece, il confronto si effettua con il 1980, 36 anni fa il 'tax freedom day' è scattato ben 39 giorni prima.

Dodici mesi di fatturazione al posto dei tredici, con un mese di pagamenti in meno che non sarà più 'regalato' agli operatori. Dopo l'Agcom, anche la politica ha deciso di mettere un freno alla fatturazione a 28 giorni, introdotta nel 2015. A fissare i nuovi termini di pagamento degli abbonamenti è un emendamento al decreto legge collegato alla manovra, presentato dal relatore Silvio Lai (Pd), in commissione Bilancio al Senato. L'emendamento prevede che le bollette vengano fatturate su base mensile per abbonamenti telefonici, tv e internet, con l'eccezione delle offerte promozionali, che potranno avere scadenze inferiori al mese. Già qualche mese fa, l'Agcom, l'autorità garante delle comunicazioni, aveva deciso di avviare procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche. 120 GIORNI - Gli operatori del settore, si spiega, dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni entro il termine di 120 giorni dall'approvazione del decreto legge. L'esclusione di altre tipologie d'impresa, come le aziende fornitrici di gas ed energia, spiega il relatore, ''è dovuta alla logica constatazione che tale costi sono vincolati ai consumi e non all'arco temporale''. INFO CHIARE - ''Era importante che si ponesse fine a una vicenda che sta molto a cuore ai cittadini'', sottolinea Lai. I fornitori di servizi dovranno inoltre ''garantire informazioni chiare e trasparenti sulle diverse offerte e l'Autorità del settore, con la sua vigilanza, assicurerà che gli utenti possano fare scelte informate. In termini di trasparenza, poi - conclude il senatore dem - abbiamo voluto fare un passo in più stabilendo che le aziende di servizi debbano dichiarare se la fibra ottica arriva al domicilio o solo alla centrale". PERCHE' LE BOLLETTE VENGONO FATTURATE OGNI 28 GIORNI? - La fatturazione a 28 giorni, anziché a 30, è stata introdotta dagli operatori nel 2015, creando in questo modo una tredicesima mensilità extra. Inizialmente, per contrastare questa pratica, la soluzione per il consumatore era chiedere alla compagnia di recedere dal contratto. CHE CAMBIA TRA FISSO E MOBILE? - Mentre per le compagnie della telefonia mobile vige il mercato libero, lo stesso non può dirsi per quelle fisse, controllate dall'Agcom. Già nel marzo scorso, l'Authority, con la delibera 121/17/CONS aveva stabilito la fatturazione mensile sui contratti di telefonia fissa, Adsl e fibra, vietando quella a 28 giorni. Le compagnie si sono rivolte al Tar, facendo ricorso contro la delibera, ma continuando di fatto ad applicare i rincari. QUANTO PESA SUI CONSUMATORI? - Imponendo il pagamento ogni 28 giorni, a pagare un prezzo sproporzionato sono i consumatori che si ritrovano con un aumento del costo annuale dell'8,5%.

Circa mille persone, ovvero più della metà dei lavoratori della galassia Oriocenter, il centro commerciale di Orio al Serio, ha firmato una petizione con la quale viene chiesto di non aprire il centro commerciale alle porte di Bergamo nei giorni delle festività natalizie. I sindacati riferiscono che la raccolta firme è stata sottoscritta da "quasi 1000 persone, dipendenti dei tanti negozi della galleria, dei ristoranti, dell'ipermercato al suo interno, tutti sorpresi amaramente dalla decisione del Consiglio di amministrazione di aprire 25 e 26 dicembre e 1 gennaio, anche se in alcuni casi la proprietà parla che lavoreranno 'solo' cinema e ristorazione. Abbiamo diritto anche noi di festeggiare in famiglia o di concederci giornate di riposo", evidenziano i lavoratori, soprattutto donne, che hanno fatto partire la raccolta di firme (che Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno da subito sponsorizzato) e che ha incontrato l'adesione di tantissimi colleghi e tanti altri hanno dato la disponibilità a firmare".

 

I lavoratori italiani sono sfigati due volte. Vanno in pensione più tardi rispetto alla media europea, in “virtù” della legge Fornero; e – peggio ancora- hanno pochi anni per godersi la pensione rispetto ai colleghi europei, ossia rimangono in pensione per poco tempo. Prospettiva certo depressiogena, quella evidenziata da un’analisi statistica pubblicata  dalla Uil alla vigilia dell’ennesimo incontro tra governo e sindacati sulle possibilità di rallentare l’attuazione della legge Fornero. L’analisisi basa su dati Missoc ed Eurostat. I lavoratori  si ritirano dal lavoro più tardi rispetto agli altri Paesi europei e, dunque, nonostante un’aspettativa di vita non bassa, finiscono con il godere dell‘assegno previdenziale per un periodo molto limitato: 16 anni e 4 mesi gli uomini e 21 anni e 7 mesi le donne. La media europa ci dice che per gli uomini la durata dello stare in pensione è di 18 anni e 9 mesi e, per le donne, di 23 anni e 2 mesi.

Confronti: prendiamo Francia e Regno Unito. In Francia l’età per il pensionamento degli uomini è a 60 anni e la loro aspettativa di vita è di 84 anni e 5 mesi: quindi, non solo l’aspettativa di vita è maggiore, ma l’età di accesso è di 6 anni e 7 mesi inferiore a quella italiana, pertanto la permanenza in pensione, è di oltre 8 anni maggiore. Nel Regno Unito, le donne, pur avendo un’aspettativa di vita pari a 85 anni e 10 mesi (un anno e 4 mesi meno delle italiane), godono in media dell’assegno per 4 anni e 3 mesi più delle italiane visto che l’età di pensionamento è 60 anni.

Per questo il fronte sindacale è compatto. «Non c’è nessun motivo per aumentare in via generalizzata l’età di accesso alla pensione così come dovrebbe accadere sulla base dell’attuale normativa», ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. Le aperture del governo sono insufficienti, dichiarano, compresa la valutazione dei lavori usuranti – commisurati in 15 categorie- alle quali ci sarà battaglia per includerne altri. Il dossier che il governo presenterà al tavolo delle trattative contiene una proroga dell’Ape social al 2019 e un allargamento delle categorie previste con l’aggiunta di lavoratori agricoli, marittimi pescatori e siderurgici. La platea di potenziali beneficiari dovrebbe pertanto allargarsi oltre le 20mila unità restando sostenibile a livello di esborso per i conti pubblici. Su tutto pende il giudizio del presidente dell’Inps, Tito Boeri, uno dei più ostili allo stop all’adeguamento dell’età pensionabile.

Nel pentolone della manovra torna a galla il tema dell'abolizione del superticket sanitario su visite e accertamenti. Ad aprire una discussione sul tema è stato il vice ministro dell'Economia Enrico Morando, a fronte delle "difficoltà per i cittadini di usufruire delle prestazioni sanitarie anche nelle Regioni più virtuose".  Dopo un primo rifiuto di cancellare la contestata misura, ora l'esecutivo sembra disposto a una mezza apertura. Sul superticket ora si tratta, anche se i tecnici che lavorano alla manovra esprimono dei dubbi. Le risorse infatti sono poche, e vanno fatte delle scelte. Ma cos'è il superticket? Come funziona? E quanto costerebbe abolirlo? Per superticket si intende il balzello introdotto nel 2011 che prevede il pagamento di 10 euro di ticket su ogni ricetta per le prestazioni di diagnostica e specialistica. Ogni regione può decidere se e come applicarlo e la sua introduzione ha scatenato forti polemiche da parte di alcune regioni che hanno scelto di adottarlo in modo differente. Alcune hanno deciso di modularlo in base al reddito o al tipo di servizio, mentre altre, come la Valle d'Aosta hanno preferito non adottarlo affatto. Il superticket non si paga in Sardegna, Valle d'Aosta, nella provincia di Trento e Bolzano e in Basilicata. Viene invece applicato il superticket di 10 euro per ogni ricetta medica che abbia un valore superiore ai 10 euro nel Lazio, nel Friuli Venezia Giulia, in Liguria, Marche, Molise, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Calabria. In Campania, Piemonte e Lombardia il superticket viene applicato in maniera progressiva all'aumentare del valore della ricetta mentre viene modulato in base al reddito in Veneto, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Difficile capire se sia meglio abolirlo o se, al contrario, conviene mantenerlo effettuando una revisione dell'intero settore. Il superticket sanitario, utilizzato in alcune regioni italiane sulle ricette relative alle prestazioni di diagnostica e specialistica, è ancora una volta oggetto di contenzioso politico. Eliminarlo del tutto potrebbe costare alle casse dello Stato oltre mezzo miliardo di euro. Secondo Cittadinanzattiva, infatti, il supporto economico fornito dai ticket al Servizio Sanitario Nazionale si aggirerebbe intorno ai 500 milioni di euro, sebbene sulla carta risulti di almeno 800 milioni.

 

Sono attesi per la settimana prossima i chiarimenti del Tesoro sulle modalità per il corretto calcolo della Tari . "Non siamo ancora in grado di dire se il caso Tari sia generalizzato", dice a il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta.

Intanto si preannunciano valanghe di ricorsi da parte dei contribuenti vittime del pluriennale gonfiamento (fino al doppio) della tassa sui rifiuti fatto da alcuni Comuni, con il rischio di mandare in default gli enti locali 'rei' dell'errore di conteggio.

"Il dipartimento finanze del ministero dell'Economia emanerà in tempi molto brevi un documento di chiarimento sulle modalità di corretta applicazione della Tari" fanno sapere fonti Mef, sottolineando che "sono già previste modalità per chiedere i rimborsi qualora un Comune non applichi la tassa in maniera corretta".

"La prossima settimana faremo una risoluzione, uno schema interpretativo", annuncia Baretta. "Non siamo ancora in grado di dire se il caso Tari sia generalizzato - dice - forse no, è possibile che non sia così esteso come si paventa" ma "al momento non abbiamo idea della dimensione della questione". "Spetta ai Comuni, laddove vengono verificati gli errori, intervenire, noi offriamo uno schema interpretativo con i criteri da applicare", prosegue il sottosegretario, osservando che amministrativamente i "comuni sono perfettamente in grado di gestire la questione".

Quanto a rischi per i bilanci in caso di valanghe di richieste di rimborso, infine Baretta osserva, "dipenderà dalla dimensione del problema, la cui entità è tutta da vedere, sarà responsabilità dei Comuni verificare, ma potrebbe non essere così esteso come sembra".

La questione è quella dell'errore commesso dalle amministrazioni comunali derivante dal conteggio sbagliato della quota variabile del tributo e che ha comportato prelievi decisamente superiori al dovuto, anche il doppio in alcuni casi.

Le associazioni dei consumatori dal canto loro prevedono già raffiche di cause risarcitorie che potrebbero mandare in rosso i conti, già di per sé non brillanti, di molte amministrazioni locali. Già da lunedì il Codacons si farà promotore di una azione risarcitoria collettiva contro i comuni che hanno riscosso somme illecite. "Una valanga di cause patrocinate dal Codacons sta per abbattersi sui comuni, che saranno chiamati non solo a restituire il maltolto, ma anche a pagare gli interessi di legge e le spese nei confronti dei cittadini che agiranno attraverso la nostra associazione - spiega il presidente Carlo Rienzi - Intanto presenteremo un esposto alle Procure della Repubblica affinché indaghino per il reato di truffa e appropriazione indebita, chiedendo al tempo stesso il sequestro cautelare delle somme incamerate dai Comuni negli ultimi 5 anni attraverso la Tari".

Da lunedì inoltre un forum telefono messo a disposizione dal Codacons fornirà info e istruzioni agli utenti su come verificare eventuali errori sulle bolletta Tari e avviare le pratiche per la restituzione.

A portare alla luce il caos della Tari è stata l'interrogazione parlamentare di un deputato di M5S a seguito della quale il sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta ha risposto confermando che c'è stata un'errata comprensione della legge di primo livello, secondo la quale la Tari, per la parte variabile, va applicata soltanto all'abitazione e non anche alle pertinenze, cosa che molti comuni non hanno fatto.

Intanto la Lega ha presentato un emendamento alla Legge di Bilancio per calcolo corretto Tari. Ad annunciarlo sono i senatori della Lega Paolo Arrigoni e Silvana Comaroli, firmatari dell'emendamento. "I cittadini italiani sono già pesantemente tartassati da imposte di ogni genere e vorremmo che almeno i calcoli fossero eseguiti nella giusta maniera", dicono. "L'emendamento presentato -spiegano i parlamentari della Lega- è volto proprio ad eliminare ogni possibile errore per un'applicazione corretta della tassa sui rifiuti e impone che il calcolo della quota variabile sia applicato solo una volta per le abitazioni con pertinenze. Non più volte come invece è accaduto in molti comuni superficiali. Ci auguriamo che il governo, almeno questa volta, non faccia orecchia da mercante e prenda in considerazione la nostra proposta. Non è accettabile che i cittadini siano sempre penalizzati da errori amministrativi e mala gestione".

L'Unione Sindacale di Base ha indetto per domani 10 novembre una giornata di sciopero generale nazionale. Per questo, a Milano è a rischio la circolazione dei mezzi pubblici dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 a fine servizio.
    Per quanto riguarda i treni, invece, TreNord informa che viaggeranno i regionali e quelli a lunga percorrenza garantiti.
    Dalle 18, riprenderà regolarmente il servizio dei treni sulle linee gestite da Rfi, mentre su quelle gestite dalle Ferrovie Nord dalle 21 alle 24 ci potranno essere modifiche o cancellazioni (anche dei Malpensa Express).

Sono pubblicate sulla home del sito del Comune di Voghera (http://www.comune.voghera.pv.it/site/home.html) le informazioni utili per le aziende agricole del territorio oltrepadano che vogliono richiedere i danni che hanno subito in seguito alle gelate dell'aprile 2017.  Nei giorni scorsi sulla Gazzetta Ufficiale n. 258, il decreto 23 ottobre 2017 del MIPAAF che dichiara l’esistenza del carattere di eccezionalità degli eventi calamitosi verificatisi in provincia di Pavia dal 18/04/2017 al 28/04/2017 per effetto dei danni causati alle produzioni. Ne deriva la possibilità di applicare le specifiche misure di intervento previste dal D.Lgs. 102/2004 , art. 5 comma 2, così come modificato con D.Lgs. 82/2008 e come indicato sul manuale delle Procedure operative approvato con D.d.s. DG Agricoltura n. 4277/2016. Per poter ottenere l’indennizzo è necessario che le Aziende Agricole interessate presentino domanda di concessione dei benefici alla Regione Lombardia Ufficio Territoriale Regionale Pavia, Viale Cesare Battisti 150, entro il termine perentorio di 45 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Ministeriale, come indicato all’art. 5 comma 5 del decreto, utilizzando il modello in allegato. In sede di istruttoria e a corredo della domanda, potrà essere richiesta documentazione aggiuntiva. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è fissato nel giorno 19 dicembre 2017. Le domande, da inviare singolarmente, potranno essere preferibilmente consegnate direttamente all’ufficio protocollo della Regione Lombardia, ovvero inviate tramite PEC, sottoscritte digitalmente o elettronicamente, o con raccomandata A.R. (farà fede il timbro postale di spedizione), entro la data sopra indicata. Ecco l'allegato da compilare per le richieste.

Il permesso matrimoniale potrà essere usufruito anche da conviventi e gay. Il nuovo contratto degli statali non fa differenza: il dipendente legato civilmente al suo partner (di qualsiasi sesso esso sia) ha diritto ai medesimi permessi e congedi riconosciuti per legge a una coppia “tradizionale”. Mai più differenze tra unioni civili, “creativamente omosex o intersex”, e matrimoni etero “vecchio stile”. Si tratta della più grande novità presente nella prima bozza del nuovo contratto per gli statali proposta ai sindacati dall’Aran, (Agenzia per la rappresentanza negoziale della pubblica amministrazione). La proposta ha l’obiettivo di «assicurare l’effettiva tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone delle stesso sesso», come già previsto dalla legge del 2016. Così i conviventi, come le coppie sposate, potranno godere di 15 giorni di stop retribuito per le nozze. Un’altra innovazione presente nella bozza presentata dall’Aran riguarda la possibilità di portare anche nella pubblica amministrazione la possibilità per il lavoratore di cedere a titolo gratuito ad un altro dipendente, che ne abbia necessità per gravi problemi (familiari o di salute), la parte che eccede le quattro settimane di ferie di cui ognuno è obbligato a fruire.

 

 

giift

  1. Primo piano
  2. Popolari