Lunedì, 20 Novembre 2017

I giovani che sono interamente nel sistema contributivo e hanno avuto carriere discontinue, in futuro, potrebbero andare in pensione prima dei 70 anni e con 20 anni di contributi avendo maturato un trattamento pari a 1,2 volte l'assegno sociale (448 euro), invece dell'attuale 1,5. E' l'indicazione arrivata dal governo al tavolo con i sindacati. In sostanza, la soglia verrebbe ridotta da 1,5 a 1,2 e quei giovani uscirebbero con un assegno minimo di circa 650-680 euro, perché verrebbe aumentata anche la cumulabilità tra assegno sociale e pensione contributiva.

Le visite fiscali sulle assenze per malattia potranno essere condotte in modo sistematico e ripetitivo, anche a ridosso delle giornate festive o di riposo settimanale. Sarebbe questa la novità, secondo quanto si apprende, che fa seguito alla riforma Madia. La misura sarà inserita nel decreto che regolerà i controlli sulla base del nuovo Polo unico, competente sia per il privato che per il pubblico. Resta fermo che nella P.A, la visita scatta sin dal primo giorno se l'assenza capita nelle giornate adiacenti a quelle non lavorative.
   

Le modifiche al codice della strada recentemente approvate dalla Commissione Trasporti della Camera dei deputati su fuoristrada, rischiano di provocare un danno di 137 milioni di euro e mettere in ulteriore difficoltà un settore che solo negli ultimi tre anni mostra cenni di ripresa. A lanciare l’allarme è Ancma, la Confindustria della moto. “L'emendamento – si legge in una nota - introduce il divieto per i mezzi motorizzati di percorrere sentieri boschivi, penalizzando duramente il segmento delle moto da fuoristrada, che da solo rappresenta l’8% del mercato nazionale delle due ruote a motore. Nel 2016 sono state vendute circa 10.000 moto per uso fuoristrada (+ 53% rispetto ai due anni precedenti), alle quali bisogna però aggiungere circa 5.000 veicoli non immatricolati perché destinati a essere utilizzati in modo esclusivo in aree non soggette a pubblico passaggio”. Il mercato nazionale delle moto da fuoristrada vale circa 117 milioni di euro: valore che rischia di essere bruciato nel caso in cui l’emendamento, presentato in Commissione Trasporti della Camera, dovesse arrivare al termine dell’iter legislativo. Il valore economico del settore del fuoristrada – limitatamente alla componente industriale – è inoltre accresciuto dalla commercializzazione di caschi, abbigliamento protettivo e, in generale, accessori per l’off-road: soprattutto le protezioni individuali sono particolarmente diffuse tra gli appassionati, in considerazione della forte specializzazione che questo tipo di veicoli richiede. Si può stimare un valore di utilizzo legato alla pratica del fuoristrada quantificabile in circa 20 milioni di euro. “Non è chiaro il motivo per cui la Commissione Trasporti della Camera abbia deciso di approvare una misura così drastica e restrittiva della libertà personale - dichiara Corrado Capelli, Presidente di Confindustria Ancma - della quale valuteremo anche eventuali profili di incostituzionalità. Il settore dell’off-road è forse tra quelli più rigidamente disciplinati a livello locale, proprio perché è nell’interesse delle amministrazioni periferiche promuovere la pratica del fuoristrada, che porta ricchezza al territorio, senza pregiudicare la sicurezza e il benessere di quanti preferiscono percorrere i sentieri a piedi o con mezzi non motorizzati. Quello che manca, semmai, è una normativa nazionale che coordini e armonizzi le regolamentazioni adottate a livello locale. Inoltre – conclude Capelli - non ci risulta a oggi che tale attività abbia provocato significativi problemi o danni al territorio o abbia messo in pericolo o a rischio l’incolumità delle persone. Proprio per questo non comprendiamo la necessità di intervenire, imponendo limitazioni e veti, in una materia di questo tipo”.

"Via libera definitivo al reddito di inclusione. Misura nazionale di lotta alla povertà. Ora avanti a rafforzarlo sempre più". Lo annuncia su Twitter il ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina, al termine del Consiglio dei ministri. Dal primo gennaio del prossimo anno scatterà quindi la misura di contrasto alla povertà, vincolata all'adesione di un progetto personalizzato per trovare un lavoro. Le famiglie beneficiarie avranno un assegno mensile che potrà arrivare fino a 485 euro. Sul social network arriva poi anche il tweet del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: "Via libera definitivo al Reddito di Inclusione. Un aiuto a famiglie più deboli, un impegno di Governo Parlamento e Alleanza contro #povertà". La misura si compone di due parti: un beneficio economico, erogato attraverso una Carta di pagamento elettronica; un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà. Nella prima fase il Rei non coprirà l'intera platea di persone che avrebbero diritto ad accedere all'assegno mensile, ma solo le fasce più bisognose. Possono accedere alla misura: cittadini italiani e comunitari; familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente; cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo; titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria) che siano residenti in Italia da almeno due anni. I beneficiari saranno inizialmente individuati tra i nuclei familiari con: figli minorenni; figli con disabilità; donna in stato di gravidanza; componenti disoccupati che abbiano compiuto 55 anni. Le famiglie che potranno accedere al Rei saranno individuate anche sulla base dell’Ise e delle sue componenti reddituali e patrimoniali. L’ammontare del beneficio economico viene stabilito sulla base del cosiddetto 'reddito disponibile', ovvero delle risorse a disposizione delle famiglie per soddisfare i bisogni di base e acquistare beni e servizi primari. L'assegno partirà da un minimo di 187 euro per le famiglie composte da una persona, e arriverà fino a 485 euro per quelle con 5 componenti o più. La domanda dovrà essere presentata presso i punti per l’accesso al Rei, che verranno identificati dai comuni. Gli enti, entro 10 giorni, dovranno inviare la richiesta all'Inps, che entro i 5 giorni successivi dovrà verificare il possesso dei requisiti e riconoscere il beneficio. La carta Rei funziona come una normale carta di pagamento elettronica; il 50% dell'assegno potrà essere ritirato in contante, il resto potrà essere utilizzato nei supermercati e per pagare le bollette. La cadr darà inoltre diritto allo sconto del 5% sugli acquisti nei negozi e nelle farmacie convenzionate. Il progetto di attivazione sociale e lavorativa prevede l'avvio da parte dei comuni di progetti personalizzati, da costruire insieme al nucleo familiare. Se la situazione di disagio è dovuta alla mancanza di lavoro il progetto personalizzato è sostituito dal patto di servizio o dal programma di ricerca intesa di occupazione.

 

Artigiani e piccoli commercianti in ginocchio. Negli ultimi 8 anni sono stati perse quasi 158.000 imprese attive tra botteghe e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio. La Cgia stima che a seguito di queste chiusure abbiano perso il lavoro poco meno di 400.000 addetti.

“La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti - denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre più mirate ed aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c’è stata via di scampo. L’unica soluzione è stata quella di gettare definitivamente la spugna”.

La caduta, purtroppo, è continuata anche negli ultimi 12 mesi: tra il giugno di quest’anno e lo stesso mese del 2016 il numero delle imprese attive nell’artigianato e nel commercio al dettaglio è sceso di 25.604 unità (-1,2 per cento). In questi ultimi 8 anni, lo stock complessivo delle imprese attive nell’artigianato è costantemente sceso da 1.463.318 a 1.322.640, le attività del commercio al dettaglio, invece, sono diminuite in misura più contenuta. Se nel 2009 erano 805.147, nel giugno di quest’anno si sono attestate a quota 793.102.

Le categorie artigiane che dal 2009 hanno subito le contrazioni più importanti sono state quelle degli autotrasportatori (-30 per cento), i falegnami (-27,7 per cento), gli edili (-27,6 per cento) e i produttori di mobili (-23,8 per cento). In contro tendenza, invece, il numero di parrucchieri ed estetisti (+2,4 per cento), gli alimentaristi (+2,8 per cento), i taxisti/autonoleggiatori (+6,6 per cento), le gelaterie/pasticcerie/take away (+16,6 per cento), i designer (+44,8 per cento) e i riparatori/manutentori/installatori di macchine (+58 per cento).

Il Sud è stata la ripartizione geografica più colpita dalla chiusura delle attività artigianali. Sempre dal giugno del 2009 allo stesso mese di quest’anno, la diminuzione è stata del 12,4 per cento: Sardegna (-17,1 per cento), Abruzzo (-14,5 per cento), Sicilia (-13,5 per cento), Molise (-13,2 per cento) e la Basilicata (-13,1 per cento) sono state le regioni che hanno subito la contrazione più forte. In termini assoluti, invece, è la Lombardia (-18.652) il territorio che ha registrato il numero di chiusure più elevato. Seguono l’Emilia Romagna (-16.466), il Piemonte (-15.333) e il Veneto (-14.883). Anche nell’ultimo anno la contrazione del numero delle imprese artigiane attive nel paese ha interessato tutte le 20 regioni d’Italia.

Bar e ristoranti pieni, stabilimenti balneari presi d'assalto. Ma anche alberghi e villaggi vacanze sold out. L'estate ha portato un buon giro d'affari e anche opportunità di lavoro per tanti, giovani e meno giovani. Ma se è cresciuta l'offerta di impiego stagionale, in media il 10% in più rispetto allo scorso anno, sale anche la quota di lavoro nero: più della metà dei lavoratori (quasi il 60%) è stato impiegato senza contratto o con rapporti irregolari. E' quanto emerge da un'indagine con sindacati e associazioni di categoria nelle principali località turistiche italiane.

Il dato positivo riguarda la maggiore richiesta di personale rispetto alle stagioni scorse. A incidere positivamente il 'risveglio' dell'attività di molti piccoli esercenti e delle strutture recettive minori che, evidentemente superata la fase più acuta della crisi, sono tornate (+15%) ad avvalersi di personale esterno. Ma anche le strutture più grandi, dalle catene alberghiere ai villaggi vacanze, hanno incrementato l'offerta di lavoro, +5%.

Il problema, segnalano i sindacati interpellati, è la natura spesso completamente fuori dalle regole del rapporto di lavoro. Un trend confermato anche dai controlli della Guardia di Finanza che, dall'inizio dell'estate, ha scoperto 1.450 i lavoratori 'in nero' o irregolari. Un fenomeno diffuso in tutta Italia ma che registra punte di sommerso vicine al 70% in diverse realtà meridionali. Si segnalano, in particolare, aree di grande evasione contributiva in Campania e Calabria. A pesare, segnalano le associazioni datoriali, è anche l'incertezza normativa percepita dopo l'uscita di scena dei voucher e le novità introdotte successivamente.

In queste realtà sono comunque frequenti i controlli e le sanzioni da parte della Guardia di Finanza, così come è costante l'azione degli ispettori del ministero del Lavoro su tutto il territorio nazionale. In particolare, sono stati 1.450 i lavoratori “in nero” o irregolari scoperti da inizio estate dalle Fiamme Gialle: 268 di loro sono stranieri, 27 i minori, impiegati soprattutto nei campi agricoli. In Sicilia, in un’operazione anti-caporalato e contro lo sfruttamento della manodopera della Gdf di Siracusa, è̀ stato applicato, tra le prime volte in assoluto, il 'controllo giudiziario d’azienda'. Istituto, introdotto lo scorso anno, che prevede la nomina di uno o più̀ amministratori da affiancare all’imprenditore nella gestione dell’attività̀.

Ma, segnalano i sindacati, non basta. Per fronteggiare veramente il sommerso, fanno notare, servirebbe una maggiore disponibilità a denunciare lo sfruttamento, sia da parte dei lavoratori sia da parte degli operatori onesti, che subiscono una concorrenza sleale. Per questo, l'invito è a utilizzare i canali a disposizione per far emergere le situazioni di sfruttamento. La prima cosa da fare è denunciare la propria condizione all'Ispettorato del Lavoro che ha sede presso la Direzione Principale del Lavoro competente. Ma un lavoratore irregolare può denunciare la sua condizione anche presso la Guardia di Finanza. E, ricordano i sindacati, se necessario per tutelare la propria posizione, possono farlo anche in forma anonima.

Rientro dalle ferie con stangata sui prezzi per le famiglie italiane. Dalle bollette dell'elettricità ai libri per la scuola ai i servizi, la lista degli aumenti stilata dalle associazioni dei consumatori non sembra escludere nessuna voce superando fortemente l'ultimo tasso di inflazione registrato a luglio dall'Istat: +0,1%.

Dal primo luglio è scattato l'aumento dell'energia elettrica del 2,8%, deciso dall'Authority che si rifletterà sulle prossime bollette, ma complici anche le condizioni meteo non favorevoli tra gelate primaverili prima e siccità poi, l'aumento dei prezzi dovrebbe farsi sentire anche sui prodotti alimentari. La Coldiretti stima che l'andamento anomalo del tempo porterà a un danno da 2 miliardi. Giù la produzione di grano (-10%), dell'olio di oliva, delle conserve. Una situazione che, associata allo scandalo delle uova al Fibronil e al raddoppio del prezzo del burro potrebbe innescare una spirale al rialzo. L'Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha invitato le autorità a monitorare con attenzione la situazione: sul fronte alimentare tra clima e speculazione le famiglie potrebbero arrivare a spendere 12,60 euro al mese in più pari a circa 151,2 euro all'anno.

E secondo l'Adusbef non saranno esenti dai rincari neanche banche e assicurazioni. Per le prime gli incrementi dovrebbero tradursi in un aumento delle spese per la gestione del conto corrente di circa 20-25 euro, mentre per le assicurazioni gli incrementi dovrebbero tradursi in un esborso maggiore di 10-15 euro. ''Le banche -dice all'Adnkronos il presidente Elio Lannutti- in qualche modo scaricheranno sui clienti i costi degli esborsi legati alle perdite subite con la crisi di questi ultimi anni''. Tra le spese in più che stanno arrivando sul fronte dei servizi non ultime quelle legate alla tariffazione della telefonia ogni 28 giorni. La stessa Agcom stima un aggravio annuale delle bollette pari all'8,6%.

Sul fronte dei trasporti la Regione Lombardia dà il via libera alla decisione di aumentare il costo di biglietti e abbonamenti ferroviari anche se il conto del rialzo, pari allo 0,93% per il 2017, dovrebbe essere posticipato al 2018 dopo le elezioni regionali. E sul fronte della mobilità cittadina la prima a muoversi è la Provincia di Belluno: con il taglio dei trasferimenti, i ticket per viaggiare sui mezzi Dolomitibus aumenteranno. Il biglietto ordinario farà un balzo del 10% dal primo di settembre.

Ma è la scuola che segna probabilmente il ritorno al caro-prezzi. Torna a crescere prepotentemente il costo di diari, astucci, zaini e materiale scolastico. Il Codacons prevede un incremento medio del 2,5% con punte del 3,9% per gli zainetti firmati e una spesa media che per la prima volta dovrebbe sfondare il muro dei 500 euro a studente a cui aggiungere il costo dei libri per una spesa complessiva in grado di superare i 1100 euro a studente.

I leggeri segnali di ripresa del mercato immobiliare registrati nel 2015 sono stati confermati nel 2016 e la striscia positiva continua nell'anno corrente: questo a livello nazionale, secondo statistiche realizzate nel rapporto sul mercato immobiliare della Fiaip, la principale associazione di categoria del settore immobiliare. Ma nei piccoli centri è davvero così? Broni, per esempio, sembra in ripresa rispetto agli anni passati e il 2017 si sta rivelando positivo.

Edoardo Opizzi, titolare dell'agenzia immobiliare Tecnocasa, è soddisfatto per questo primo semestre dell’anno: "Il mercato va, negli ultimi due/tre anni è stato buono dal nostro punto di vista, per quanto riguarda il paese di Broni. Stiamo lavorando bene, stiamo incrementando i nostri numeri, il numero di compravendite aumenta ogni anno per noi, quindi direi che siamo soddisfatti. Non ci lamentiamo.

Siamo una buona squadra, attualmente siamo in quattro… siamo alla ricerca di personale, ma stiamo faticando a trovarlo".

E i prezzi?

"Su Broni è aumentato il numero di compravendite, non di prezzi però… quelli sono sempre in discesa. è comunque un dato positivo, visto che l'aumento c'è. La gente sa che si può comprare bene ed è naturalmente invogliata ad acquistare. I mutui sono molto interessanti e buoni al momento e quindi anche da questo punto di vista c'è una evoluzione positiva".

Si sente spesso dire in questo ambito la frase "il mercato è fermo". Cosa ne pensa?

"Certo, niente a che vedere con i numeri eccezionali di dieci anni fa, ma si lavora bene. Sento tanta gente che si lamenta e che dice che il mercato è fermo, ma non è vero! Il punto è non avere prezzi esagerati o assurdi, dipende poi uno come vuole lavorare: noi abbiamo tenuto prezzi competitivi, poco trattabili o quasi per nulla, ma per fare in modo che vengano vendute le case".

Diamo qualche numero...

"Parlando di numeri, Broni ha circa 700 case in vendita e se ne vendono in un anno circa 70 che è il 10%: sono dati del comune e sono interessanti da riportare. Solo noi di Tecnocasa abbiamo questa convenzione con ogni singolo paese e riusciamo quindi a sapere tutte le compravendite effettuate".

Che tipo di mercato è?

"è un mercato tutto da prima casa, chi compra è per mettersi in casa propria accendendo un mutuo…o chi passa da un affitto all'acquisto di una casa di proprietà. Gli investimenti sono poco o niente: non c’è interesse su queste cose. Come affitti, invece, c’è tantissima richiesta ma la qualità è piuttosto scadente: può essere brutto da dire ma magari chi richiede l’affitto non ha grandissime disponibilità e non dà molte garanzie. Noi per scelta non li trattiamo quasi più e preferiamo concentrarci sulla compravendita".

E il mercato delle attività commerciali come sta andando, passando per Broni stupisce nelle vie centrali il numero delle vetrine chiuse e con il cartello vendesi...

"Per quanto riguarda invece la vendita dei negozi, bisogna dire onestamente che non funziona, non ci sono richieste per l'acquisto e pochissime per l'affitto. è difficile che qui aprano nuove attività, anche perché i nuovi grandi negozi e centri commerciali aperti in zona hanno reso la vita complicata ai piccoli negozi di paese".

A memoria qual è stata l'annata eccezionale nel campo immobiliare?

"L'anno più alto nel mercato immobiliare è stato il 2008, con i prezzi più alti in assoluto ma anche con un numero alto di compravendite… in Italia si vendevano circa 850mila case, a Broni erano circa 200… adesso i numeri si sono dimezzati e anche i prezzi: in alcuni casi i prezzi di abitazioni comprate nel 2008 e vendute adesso sono la metà. La media comunque del calo di prezzi è del 30% rispetto ad anni fa.

Si sono poi allungati anche i tempi per comprare: qui a Broni per acquistare un immobile ci vuole circa un anno. Poi ovviamente ci sono le eccezioni e magari una casa appena messa in vendita viene acquistata nel giro di un mese".

Noi di Tecnocasa abbiamo tutti questi dati precisi perché tutti gli anni e ogni semestre dobbiamo inviare le statistiche alla nostra sede".

Contardo Cristiani, della Cristiani Repetti Snc conferma questa tendenza positiva del mercato immobiliare bronese: "L'andamento del mercato per noi quest'anno è migliorato rispetto a quello dei primi sei mesi del 2016. Il miglioramento è lieve perché c'è stata un’inversione di tendenza per quanto riguarda la parte residenziale.

Per quanto riguarda, invece, la parte commerciale è stagnante: non ci sono richieste o meglio, erano limitate e rimangono tali per il momento.

In termini di incremento, calcolando che l’anno scorso eravamo praticamente fermi, possiamo parlare di un 20% in più. è un dato di fatto quindi che c'è una evoluzione positiva... possiamo dire che qualche cliente torna ad affacciarsi all'acquisto di case.

Come affitti, non abbiamo visto flessioni e la richiesta si mantiene abbastanza costante rispetto al passato.

Dal punto di vista, invece, degli investimenti, devo dire che la gente si allontana da questo tipo di cose e possiamo quindi parlare solo di compravendite di prima casa: tra l’altro le condizioni di mutuo adesso sono tornate ad essere molto buone e quindi la gente preferisce comperare".

Massimo Scrivani, è il responsabile della filiale di Broni della San Marco Immobiliare che ribadisce come la situazione negli ultimi 4/5 mesi sia decisamente migliorata.

"C'è l’acquisto in prevalenza di prima casa e sono quasi sempre acquisti di immobili di basso costo: diciamo che i prezzi sono tutti piuttosto calati negli ultimi tempi e normalmente sono molto mutuati.

è un vero peccato che l’investitore non ci sia, perché la congiuntura tra prezzi bassi e mutui molto validi potrebbe dare soddisfazione…

Per gli esercizi commerciali, noi ne abbiamo sempre trattati pochissimi, non sono mai rientrati nel nostro business: c’è un po' di mercato dell’affitto per negozi e capannoni, ma non sono molto qualificato per dare ulteriori informazioni in quanto ci siamo sempre occupati prevalentemente di immobili abitativi. Siamo da sempre radicati nella compravendita di case, ville, appartamenti, cascinali e rustici…il tutto rivolto all’abitazione"

E gli affitti?

"Anche per quanto riguarda gli affitti ce ne occupiamo marginalmente, anche se di più rispetto ai negozi: in questo campo devo ammettere che l’affitto paga un po' il fatto che una persona se appena appena può compra. In più la tipologia della clientela che affitta è scesa molto di qualità e questo fa sì che l’investitore non sia sereno nell’acquistare un mobile da locare.

Non si tratta di cattiva volontà, ma purtroppo la precarietà del lavoro che c’è in giro porta troppo spesso a contratti di affitto non onorati, a sfratti e cose simili: tutte questioni non simpatiche e costose per il proprietario dell’immobile".

A suo giudizio torneranno i momenti d'oro?

"Siamo lontani dai momenti d'oro, ma sinceramente non credo che torneranno. L'impressione, comunque, che ci sia stata una buona inversione di tendenza ce l'ho ben chiara in mente. Parlando in numeri per quanto riguarda le vendite, quest’anno noi abbiamo fatto circa il 50% in più rispetto all’anno scorso, ma va detto che in questo periodo del 2016 avrei detto cose completamente diverse, quindi abbiamo migliorato tanto ma perché siamo partiti da un punto di partenza molto basso. Posso quindi dire, dal mio punto di vista, che una ripresa si vede per quanto riguarda il mercato di Broni. Io poi ho altre filiali in giro e non posso esattamente dire le stesse cose per altri paesi…

Su Broni lavoriamo bene, siamo presenti da tanto sul territorio e siamo un riferimento per tanti clienti, abbiamo lavoro".

Broni vanta delle bellissime colline: i paesaggi, buon vino e buon cibo che dovrebbe essere un'attrattiva per i turisti e quindi terreno fertile  per le seconde case. è così?

"Per colline, invece,  posso dire che vanno meno bene rispetto alla pianura. Il discorso strade malmesse, così come la distanza dai centri, penalizza molto l’acquisto di una casa in quelle zone.

Anni fa si vendeva molto in collina e poco in pianura, adesso è l’esatto opposto: non ci sono più quei requisiti che prima facevano la differenza, la bella vista, la posizione panoramica, un po' di terreno attorno. Adesso invece si ragiona solo sulla comodità rispetto ai mezzi di trasporto e sul fatto che le strade per arrivare in collina sono ancora peggio di quelle che ci sono in pianura.

Per quanto riguarda infine il turismo enogastronomico posso escludere in modo categorico che questo porti a fare acquisti di immobili. è solo un turismo mordi e fuggi. Il territorio non ha altra attrattiva se non quella di essere discreto (strade a parte) e di avere prezzi bassi…"

I dipendenti delle Province e delle Città metropolitane sono pronti a incrociare le braccia. I sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil hanno infatti proclamato per il 6 ottobre lo sciopero nazionale per l'intera giornata di tutto il personale. I sindacati avevano già avviato la mobilitazione, denunciando una "situazione di estrema difficoltà" degli enti e chiedendo "risorse" per "consentire l'erogazione dei servizi fondamentali e tutelare i diritti dei lavoratori". Il ministero assicura che saranno comunque garantiti i servizi minimi.

Le prime previsioni di Assoenologi indicano una produzione di vino e mosto nel 2017 inferiore di ben 13 milioni di ettolitri rispetto al 2016, pari ad una flessione di circa il 25%. Tutte le regioni italiane fanno registrare consistenti decrementi produttivi, con punte anche del 35-40% in Sicilia ed Umbria. Unica eccezione la Campania che, dopo la difficile vendemmia della scorsa campagna, fa registrare un aumento del 5%.

Con 41,1 milioni di ettolitri il 2017 si colloca tra le prime 6 vendemmie più scarse dal 1947 ad oggi (1947 - 36,4 milioni di Hl, 1948 - 40,4 milioni di Hl, 1949 e 1950 - 41 milioni di Hl, 2012 41,1 milioni di Hl). Così Assoenologi fotografa la situazione vinicola in Italia rispetto alla siccità e al grande caldo delle ultime settimane.

"Le nostre stime quantitative - spiega il presidente dell'associazione, Riccardo Cotarella - sono riferite alla situazione riscontrata dai colleghi delle 17 sedi periferiche dell'Assoenologi tra la seconda e la terza settimana di agosto, vale a dire quando la quasi totalità dell'uva era ancora sulle piante. Purtroppo, visto il perdurare della siccità e delle alte temperature al Centro-Sud, non è da escludere che ci siano altre consistenti perdite nella produzione di uva". Entro la fine di agosto Assoenologi comunicherà una stima dettagliata circa la produzione riferita alle singole regioni italiane.

"Per effetto delle condizioni climatiche anomale, quest'anno la vendemmia sarà tra le più scarse del dopoguerra". E' quanto afferma la Coldiretti in un comunicato, sulla base dei dati Istat sul commercio estero.

"La vendemmia del 2017 per effetto del caldo e della siccità si classifica come la più precoce dell'ultimo decennio - sottolinea Coldiretti -. Con un anticipo di circa dieci giorni rispetto allo scorso anno, è dunque in forte calo per il bizzarro andamento climatico, con un inverno asciutto e più mite, un precoce germogliamento della vite, che ha favorito danni da gelate tardive, ma anche siccità persistente e episodi localizzati di grandinate".

Cali del 40% sono previsti in Lazio e Umbria, del 35% in Sicilia, del 30% in Toscana, Puglia, Abruzzo, Molise, Liguria, Basilicata, Calabria e Valle d'Aosta, del 25% nelle Marche e in Lombardia. In Sardegna del 20%, mentre in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto la riduzione è del 15% e in Trentino Alto Adige del 10%. In controtendenza la Campania, dove si stima un aumento del 5%.

Nonostante il calo di produzione, vola la domanda del vino italiano all'estero: con un aumento del 6,3% in valore, fa registrare il record storico rispetto allo scorso anno, quando erano stati raggiunti su base annuale i 5,6 miliardi di euro.

giift

  1. Primo piano
  2. Popolari