Sabato, 25 Maggio 2019

Conto alla rovescia per il doppio intervento sulle pensioni, il conguaglio sul taglio della rivalutazione annuale degli assegni per il 2019 e la sforbiciata sugli assegni d'oro superiori ai 100mila euro annui. I provvedimenti saranno infatti operativi dal 1 giugno prossimo, giornata in cui scenderanno in piazza anche i pensionati di Cgil Cisl e Uil. "Dateci retta" sarà il leit motiv che animerà la mobilitazione a Piazza San Giovanni a Roma contro la totale mancanza di attenzione nei loro confronti da parte del governo a cui parteciperanno anche i leader delle confederazioni, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

"L’unica misura messa in campo è quella del taglio della rivalutazione partita il 1° aprile a cui si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi mentre la tanto sbandierata pensione di cittadinanza finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà", è la critica che unitariamente Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil girano al governo.

Al via dunque il conguaglio sul taglio della rivalutazione delle pensioni per i trattamenti superiori ai 1.522 euro al mese (oltre tre volte il minimo) con cui recuperare la differenza relativa al periodo gennaio-marzo. Ai blocchi come previsto dalla legge di bilancio, anche il taglio sulle pensioni d'oro eccedenti i 100 mila euro lordi annui (compresi i supplementi di pensione e le pensioni supplementari, a prescindere dal sistema di calcolo adottato per la liquidazione degli stessi), che varrà per i prossimi 5 anni. Una sforbiciata, come chiarito da una circolare Inps, che prevede una riduzione percentuale del: 15% per la quota di importo da 100.000,01 a 130.000,00 euro; 25% per la quota di importo da 130.000,01 a 200.000,00 euro; 30% per la quota di importo da 200.000,01 a 350.000,00 euro; 35% per la quota di importo da 350.000,01 a 500.000,00 euro; 40% per la quota di importo eccedente i 500.000,01 euro.

Il 26 maggio prossimo venturo i soci della Banca Centropadana di Credito Cooperativo si riuniranno a San Donato Milanese per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione. L'articolo fino a ieri sarebbe potuto finire qui, perché questa era l'unica notizia certa a soli pochi giorni dalla scadenza. Tutto ciò che fa da corollario a questo importante evento, infatti, è rimasto per lungo tempo avvolto da un alone di mistero, contorniato da bisbigli, da notizie ufficiose, da incertezza.

Andiamo con ordine. Lo scorso autunno la Banca d'Italia avvia un'ispezione presso la banca: non è la prima volta, e non sarà l'ultima. Anche se, in seguito alla nascita del Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA, da ora in avanti i controlli saranno effettuati dalla Banca Centrale Europea. Al termine delle verifiche, tuttavia, accade qualcosa che a Lodi e dintorni non si era mai visto prima: i funzionari di via Nazionale, infatti, impongono ai consiglieri in carica negli ultimi due mandati di non ricandidarsi. È un terremoto, e basti un dato per spiegarne le ragioni: il presidente, Serafino Bassanetti, è in carica da ben 38 anni (sic!); caso tutt'altro che isolato, occorre dirlo, nel mondo del cooperativismo bancario e dei piccoli istituti di credito. Quali sono le ragioni di questo diktat? Difficile dirlo con certezza. Dai corridoi di Centropadana non sono circolate informazioni granché precise; si sa solo che il CDA è stato posto a conoscenza della decisione lo scorso 18 aprile, e che l'ispezione ha rivalutato in negativo i crediti ammalorati iscritti a bilancio. Cosa sono i crediti ammalorati? In parole povere: i crediti che la banca fatica ad incassare. I prestiti non ripagati, per esempio. Sofferenze, partite incagliate, crediti scaduti o sconfinanti deteriorati, crediti ristrutturati. Tutte le banche hanno in carico una certa quantità di questi crediti. Che in parte verranno recuperati, in parte no. A inizio 2018 aveva destato un certo scalpore la pubblicazione, da parte dell'autorevolissimo Sole 24 Ore, di un elenco di 114 banche “malate”; ossia di banche che avevano in pancia una tale mole di crediti deteriorati da rendere dubbia la loro stessa stabilità. Quella classifica dei “cattivi” era stilata tenendo in considerazione un parametro, il “Texas ratio”, che mette in rapporto i crediti deteriotati (Non Performing Loans) con il patrimonio netto tangibile di una banca. Ne consegue che una banca dotata di un grande patrimonio potrà sostenere il peso di parecchi N.P.L.; una che invece scricchiola sotto il profilo patrimoniale non lo potrà fare affatto. Il nodo sta nel fatto che il numeratore di questo rapporto è rappresentato da un valore oggetto di stima; che pertanto, in quanto tale, potrà essere corretta o errata. Questo potrebbe essere accaduto in Centropadana: la stima dei crediti effettivamente incassabili, con molta probabilità, è stata rivista al ribasso da Banca d'Italia.

Come ben spiegato in questo articolo (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/22/banche-malate-ce-un-indice-per-riconoscerle-ma-e-ingannevole/4639379/ ), le banche - tutte, o quasi - usano stimare, mediamente, di poter recuperare il 42% dei crediti deteriorati. E questo è il valore che iscrivono a bilancio. Secondo le più recenti informazioni fornite dalla BCE, tuttavia, nel concreto il dato non supera il 20%.

Secondo la lettura del Fatto Quotidiano accade, poi, che molte banche cedano questi crediti a terzi per un controvalore prossimo al 12%, e che questi terzi poi propongano ai debitori un accordo transattivo di importo compreso fra il 25% e il 40% del debito iniziale. Conseguenza è che il “Texas ratio” delle banche coinvolte scricchioli notevolmente, a fronte di queste eventualità.

Anche Banca Centropadana ha ricorso al sistema testé descritto. Lo ha fatto nel gennaio 2018, nell'estate successiva e ancora nel febbraio 2019 (quando ha ceduto 31,5 milioni di crediti a Banca Akros).

Qual è la situazione effettiva di Banca Centropadana, oggi? La maggior parte dei soci ne prenderà atto proprio il 26 maggio, quando saranno chiamati, fra l'altro, ad approvare un bilancio 2018 che ha registrato una perdita di 32,8 milioni di euro.

Difficile in questa fase anche individuare i responsabili dello status quo venuto a crearsi - troppo scontato sarebbe individuare il capro espiatorio nei consiglieri uscenti. Certo è che occorre si apra una fase di programmazione importante, per una banca che comunque, a dispetto delle apparenze, non pare affatto trovarsi sull'orlo di un incontrovertibile precipizio.

Come detto all'inizio, c'è inoltre la partita del nuovo CDA. Fino a qualche giorno fa sembrava esserci in lizza una sola lista di candidati, capeggiata dal sindaco di Mileto, un comune di 447 anime del lodigiano: Mario Raffaele Rocca. Il quale si era già candidato, con scarsi esiti, alla scorsa tornata elettorale; alla guida di una lista che comprendeva, fra gli altri, il noto imprenditore e musicista Franco Bagutti, e il sindaco di Copiano (e già candidato presidente della Provincia di Pavia) Andrea Itraloni. Quest'ultimo ricandidato anche in questa occasione. All'ultimo momento, tuttavia, sono uscite allo scoperto altre due liste: una più vicina all'amministrazione uscente, con in capo Antonio Baietta, presidente della Cooperativa Santangiolina di Sant'Angelo Lodigiano; e una con un solo candidato indipendente, l'avvocato santangiolino Paolo Ramaioli. Le altre due liste contano undici candidati ciascuna: è infatti questo il numero di membri che andranno a formare il nuovo Consiglio d'Amministrazione. Undici è anche il numero di preferenze che ognuno degli aventi diritto al voto potrà esprimere. I soci oltrepadani hanno temuto fino all'ultimo di non vedersi rappresentati in nessuna delle due liste (fino ad oggi espressione del territorio era il vicepresidente vicario Guerrino Saviotti, già direttore della Cantina Torrevilla). Questa eventualità sarebbe stata assolutamente allarmante, per una banca che fa - o dovrebbe fare - del rapporto con i territori il suo marchio di fabbrica. Gli addetti ai lavori sussurravano da tempo di una candidatura, poi tramontata, che sarebbe stata proposta ad un ex uomo-chiave di ASM Voghera. Alla fine a spuntarla è stato invece un giovane candidato espressione della società civile, Andrea Fedele, 33 anni, il quale può contare su una formazione economica a livello universitario (così come richiesto da Bankitalia) ed un'esperienza lavorativa nell'ambito della ristrutturazione crediti. Fedele è nel gruppo che fa riferimento a Baietta. Il rischio di un Oltrepò non rappresentato in CDA parrebbe dunque scongiurato. Le liste ufficiali verranno comunque pubblicate ai soci nelle prossime ore. 

Giova proporre, in conclusione, una breve digressione storica. La Banca Centropadana non è una banca come tutte le altre: è una banca di “credito cooperativo”. Da quest'anno, in seguito alle riforme volute dal Governo Renzi, è parte di un gruppo più ampio, ICCREA Banca, che fa da capofila alle numerose realtà analoghe presenti sul suolo nazionale.

Centropadana conta attualmente 52 filiali (di cui 16 in provincia di Pavia), 18,500 soci (4800 in provincia di Pavia) e un numero ben più alto di clienti (53.000). È nata il 1° ottobre del 2000, quando la allora Banca di Credito Cooperativo del Basso Lodigiano e dei Colli Banini ha incorporato le consorelle dell'Oltrepò. La sede venne posta inizialmente a Guardamiglio; quattro anni fa è stata spostata a Lodi, in seguito all'acquisizione del prestigioso Palazzo Ghisi-Sommariva. Un'operazione da 12 milioni di euro, cui seguono quest'anno investimenti per altri 3,5 milioni in vista di un ampliamento.

La Banca di Credito Cooperativo dell'Oltrepò Pavese, con filiali in 15 comuni, era nata il 4 ottobre 1991 in seguito alla fusione fra la Cassa Rurale ed Artigiana di Lungavilla e la Cassa Depositi e Prestiti San Pio di Codevilla. Quest'ultima, semplice ma onoratissima Davide in un mondo di Golia, aveva visto la luce il 14 luglio 1901. Sei anni prima della cassa di San Colombano, sette prima di quella di Guardamiglio. La banca codevillese fu fondata dall'arciprete del paese, secondo una moda allora diffusa (e secondo l'esempio delle casse Raiffeisen - che prendono il nome dal prelato che le creò - e che chiunque sia stato in Alto Adige avrà constatato essere tuttora largamente presenti). Se la Centropadana si dichiara oggi centenaria è perché considera lì le proprie origini. I soci oltrepadani sperano che chi detiene le leve dei comandi se ne ricordi, in previsione del prossimo 26 maggio.

di Pier Luigi Feltri 

Il 2018 segna la ripresa del settore agricolo (+0,6% produzione e +0,9% valore aggiunto) che raggiunge il valore di 59,3 miliardi di euro, pesca compresa. E' quanto emerge dal Rapporto Istat sull'andamento dell'economia agricola dove brilla il vino con una crescita marcata del 16,2%.

Con 10,2 miliardi di euro di valore della produzione di vino, l'Italia nel 2018 si è collocata in Europa seconda solo rispetto alla Francia, che ne ha prodotto per 12,6 miliardi. L'88% è stato prodotto nelle aziende agricole (42%) o nelle cooperative agricole (46%), solo il 12% dall'industria. L'export del vino ha superato i 6 miliardi di euro. Tuttavia, segnala l'Istituto di statistica, i margini calano, e crolla la produzione di di olio d'oliva (-34,7%), mentre la produzione di agrumi scende del (-4,0%). 

Il peso dell'agricoltura sull'intera economia, precisa ancora l'Istat, è al 2,1%; se si include l'industria alimentare si arriva al 3,9%. L'occupazione cresce dello 0,7%. Nella Ue a 28 l'Italia si conferma il primo Paese per valore aggiunto nel settore e il secondo per valore della produzione

Un nuovo assunto su cinque in Italia è nel food. A rilevarlo è la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati nazionali relativi ad aprile 2019 del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro). Dall'analisi di mercato emerge, che tra cuochi, camerieri, altri servizi turistici, operai specializzati e conduttori di macchinari nell'industria alimentare, sono oltre 82 mila le entrate previste dalle imprese in Italia ad aprile 2019, una su cinque sul totale di tutti i settori (415 mila). La Camera di commercio spiega nel dettaglio che si tratta di 73 mila tra cuochi e camerieri con oltre uno su tre che ha meno di 29 anni (36,7% del totale delle entrate). Giovane anche il 27% dei quasi 9 mila operai specializzati nell'industria alimentare.

Al 2017 sono circa 615 mila le entrate di dipendenti del food assunti all'anno dalle imprese. Le figure più richieste sono i camerieri (300 mila) e i cuochi (132 mila). Seguono i baristi (89 mila), gli addetti alla preparazione, alla cottura e alla distribuzione dei cibi (41 mila) e i pasticceri e gelatai (14 mila). "Il settore del food - ha commentato il membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi Guido Bardelli - offre importanti opportunità di lavoro nella ristorazione e negli alberghi, con un indotto in molti settori collegati. Puntiamo a far conoscere questi mestieri nei giorni dedicati a Milano Food City, il fuorisalone dedicato al cibo".

“Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri apprezzano l'allargamento del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Tutela Vini da 15 a 21 membri. Tutte le sigle sindacali della provincia di Pavia, infatti, sottolineano come l'entrata nel CdA del Consorzio di realtà importanti (come il Club del Buttafuoco Storico e diverse aziende del Distretto, tra cui i suoi massimi rappresentanti) sia  un passo in avanti sulla strada del rilancio di tutto l'Oltrepò Pavese.

Importante anche il fatto che il Consorzio mantenga l'erga omnes per il Pinot Grigio, per il Pinot Nero e per il Sangue di Giuda, insieme anche al coinvolgimento delle categorie istituzionali e dei Comuni di appartenenza delle cantine e delle aziende agricole. Questo potrà essere un utile partenariato per realizzare costanti iniziative di promozione dei prodotti e del territorio, con una visione di coinvolgimento di attività correlate.

Un ringraziamento particolare da parte di tutte le Organizzazioni professionali agricole va all'Assessore all'agricoltura, alimentazione e sistemi verdi di Regione Lombardia Fabio Rolfi, per il concreto progetto di rilancio messo in campo e per il lavoro portato avanti in questi mesi, condividiamo quanto sottolineato dall' assessore Rolfi, il quale invita la stretta collaborazione di tutte le componenti di settore e di rappresentanza, per avviare il  cammino di rinnovamento che inizia dal Consorzio e passa attraverso la redditività delle aziende, sostenute dalla gestione condivisa delle scelte territoriali.  L'Assessore Rolfi, sottolineano ancora le Organizzazioni sindacali, si è impegnato per la ripresa dell'Oltrepò Pavese, territorio vitivinicolo e agronomico di grande storia che deve dare di sé un'immagine nuova, per una comunicazione efficace che ne rappresenti il suo grande valore anche dal punto di vista economico.”

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"Sono favorevole alla tutela dell'ambiente nella Pac ma questo non deve penalizzare i nostri agricoltori". Lo dice su Twitter il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio. Centinaio, quindi, precisa "in Lussemburgo alla commissione Agrifish a difendere l'agricoltura italiana dove si parla di 'architettura verde nella Pac'".

"In linea generale l'Italia condivide la proposta di una Pac più ambiziosa dal punto di vista ambientale ma vogliamo anche che tale ambizione non si traduca in maggiori oneri ed elementi di complicazione per il mondo agricolo, soprattutto se non adeguatamente remunerati", ha poi spiegato il ministro Centinaio nel suo intervento alla Commissione Agrifish di Lussemburgo. "Gli agricoltori europei - ha aggiunto - hanno sempre fatto e continueranno a fare la propria parte per migliorare la sostenibilità ambientale dell'attività agricola. È nostro compito però creare le condizioni perché queste importanti funzioni, in particolare a finalità ambientale e sociale, possano essere coniugate alla necessaria sostenibilità economica". 

Ue renda riconoscibili prodotti agroalimentari 
"La sostenibilità ambientale deve essere conseguita parallelamente alla sostenibilità economica. I maggiori vincoli ambientali dell'architettura verde sono inevitabilmente associati a maggiori costi per i produttori. Questi costi non potranno essere compensati con gli incentivi di una Pac il cui budget viene sistematicamente messo sotto attacco", ha detto Centinaio.
"La commissione non può più permettersi di ignorare la richiesta sempre più pressante da parte degli agricoltori e dei cittadini contribuenti di rendere riconoscibili i prodotti agroalimentari ottenuti nel rispetto di regole più rigorose attraverso un'armonizzazione a livello comunitario dei diversi sistemi di etichettatura", ha sottolineato il Ministro. "Questo consentirebbe, infatti, da un lato di valorizzare le produzioni agricole comunitarie e dall'altro di migliorare la trasparenza verso il consumatore con la possibilità di un riconoscimento della qualità intrinseca dei vari prodotti", ha concluso Centinaio.

Con un aumento-record del 38% nell'ultimo anno è boom per i vignaioli della Generazione Zeta, i ragazzi under 25 che hanno scelto il vino per realizzare il proprio sogno imprenditoriale e crearsi un futuro lavorativo. E' quanto emerge da un'analisi della Coldiretti diffusa al Vinitaly dove si sono accesi i riflettori su un fenomeno, quello del ritorno dei ragazzi alla terra, che nel settore vitivinicolo è particolarmente dinamico. Secondo una proiezione Coldiretti su dati Agea, si stima che i produttori di vino sotto i 25 anni siano saliti a quota 1200 nel giro di un solo anno, con un incremento in controtendenza rispetto al dato generale, che vede un calo del 6%.

Le aziende agricole dei giovani possiedono peraltro una superficie superiore di oltre il 54% alla media, un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più. Una presenza che ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna dove il 70% delle imprese giovani opera in attività multifunzionali che vanno dalla trasformazione e vendita aziendale del vino all'enoturismo fino alla vinoterapia.

L'elemento che caratterizza maggiormente la nuova stagione del vino italiano, per Coldiretti, è l'attenzione verso la sostenibilità ambientale, le politiche di marketing, anche attraverso l'utilizzo dei social, e il rapporto con i consumatori, con i giovani vignaioli che prendono in mano le redini delle aziende imprimendo una svolta innovatrice.

Di fronte ad un aumento medio dei prezzi del vino nei supermercati del 6,5% nel 2018, il consumatore ha ridotto gli acquisti del 3,8%. Tanto più che le promozioni di vini a prezzi scontati sono diminuite di due punti percentuali. A mantenere le posizioni i soli vini Doc e Docg (-0,7% a volume). Tuttavia, al netto degli effetti inflattivi della scarsa vendemmia del 2017, l'aumento del valore del vino nella Grande distribuzione (Gdo) viene considerato come una tendenza positiva e necessaria sia dalle cantine sia dalle insegne distributive. 

E' quanto emerso a Vinitaly dalla tavola rotonda sul mercato del vino nella Gdo (grande distribuzione organizzata), organizzato da Veronafiere in collaborazione con l'istituto di ricerca Iri, dove si è discusso dei prezzi delle uve destinate ai vini. Per Enrico Zanoni, consigliere di Unione Italiana Vini e direttore generale di Cavit "sarebbe auspicabile sia da parte dei produttori che dei distributori la gestione di una politica di prezzo correlata più al corretto posizionamento dei diversi prodotti, e meno influenzata dagli andamenti della materia prima nella diverse vendemmie".

"Attenzione a non disperdere nel 2019 quanto di buono costruito nella relazione con il consumatore cercando di comunicare il giusto rapporto tra qualità e prezzo" ha sottolineato Alessandro Masetti, Responsabile settore alimentari e liquidi di Coop Italia. Del resto, ha ricordato Virgilio Romano, Business Insight Director dell'istituto di ricerca Iri, "i disciplinari delle denominazioni proteggono da tali forti oscillazioni permettendo alle aziende di mantenere politiche commerciali e di marketing stabili nel tempo. Agli inizi del duemila la percentuale di vini con marchio di qualità (Docg/Doc/Igt) era inferiore al 60%, oggi siamo arrivati intorno al 70%. La strada è questa, continuare a valorizzare territori e produzioni".

Partiti i corsi di formazione gratuiti per le imprese della provincia erogati nell'ambito di "#Belturismo", progetto della CCIAA di Pavia promosso da ASCOM Pavia.

Ai commercianti viene offerta la possibilità di acquisire conoscenze nell'area delle lingue straniere, per consentire una migliore accoglienza del turista straniero nel proprio hotel, ristorante o bar. Inoltre, poiché i social network sono uno strumento di promozione ma anche di interazione con i clienti, le imprese potranno partecipare a corsi specifici per conoscere le tecniche di web marketing con particolare attenzione all'utilizzo dei social.

Gli appuntamenti si svolgeranno dalle 20 alle 23 per consentire ai commercianti di integrare l'attività lavorativa con quella formativa.

I corsi di Social Web Marketing e Promozione d'impresa si svolgeranno tra aprile e maggio; a Pavia (Sede ASCOM di Corso Cairoli n. 100) i giorni 8, 10 e 17 aprile ed a Varzi i giorni 8, 10 e 15 aprile 2019  in Piazza Umberto I n. 1 (sala consigliare comunale).

Per i corsi di lingua inglese, invece gli appuntamenti sono a Pavia dal 2 aprile al 3 maggio ed a Varzi dal 17 aprile al 29 maggio.

A Stradella (Sede Territoriale ASCOM di Via Partigiani n. 42) il corso di Social Web Marketing sarà erogato dal 2 al 16 maggio.

In via di rapida definizione le date per le zone "lomelline" di Mortara  e Vigevano, dove sta terminando la raccolta dei fabbisogni formativi delle aziende.

Per le iscrizioni la SCHEDA di adesione (da compilare e inviare agli Uffici di Ascom Pavia) è scaricabile dal sito www.ascompavia.it.

Spiega il Direttore Dr. Gian Pietro Guatelli: " Abbiamo voluto offrire alle imprese un servizio di qualità che possa agevolare il settore turistico/commerciale. Attraverso la possibilità di acquisire competenze, le imprese si potranno  posizionare al meglio sul mercato approfondendo le più moderne metodologie di promozione tramite i canali web. I corsi di formazione verranno realizzati da esperti e saranno organizzati in orari idonei per consentire la partecipazione di chi è impegnato nel settore turistico/commerciale. Le competenze acquisite accresceranno le professionalità degli imprenditori, a beneficio delle aziende stesse, del cliente e di tutto l'indotto".

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Dopo diversi anni torna a crescere nei campi la presenza degli italiani. Nel 2017, infatti i lavoratori stranieri calano del 5%, arrivando a quota 275mila. E' una delle fotografie che emerge dal Rapporto dell'Osservatorio Eban-Nomisma sul lavoro agricolo nel 2017 presentato a Roma. 

Uno studio che mette in evidenza la crescita complessiva dell'occupazione in agricoltura, registrando un aumento del 4% di operai impiegati, poco più di 1 milione e del 6% delle giornate lavorate con 110 milioni; dati che pongono il settore secondo solamente al turismo. 

Quanto alle aziende che assumono manodopera in Italia sono 188 mila, una tendenza positiva che si conferma anche nelle previsioni 2018.

Dal Rapporto emerge un settore con una sempre più forte presenza di manodopera stagionale: gli operai a tempo determinato rappresentano il 90% del totale, in aumento del 6% tra il 2012 e il 2017, mentre i contratti a tempo indeterminato sono calati dell'8%. Quanto alla mappa della crescita dell'occupazione in agricoltura non è omogenea: mentre al Nord e al Centro gli operai impiegati fanno segnare nel periodo 2012-2017 incrementi rispettivamente del 13% e del 6%, al Sud calano dell'1%. Stesso trend per le giornate lavorate con +11% al Centro-Nord, mentre al Sud la crescita è di appena del 2%. Quanto alla presenza di manodopera straniera, il Rapporto indica il 26% degli operai agricoli è di provenienza estera; fra questi ultimi il 49% è comunitario (75% rumeni) e il 51% extra-comunitario (42% africani).

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