Mercoledì, 01 Aprile 2020

"Il sistema pensionistico, sebbene a ripartizione, ha la garanzia dello Stato. Non c'è nessun problema di arresto". Lo ha detto il presidente dell'Inps Pasquale Tridico, spiegando che i 10 miliardi previsti per le materie lavoristiche sono risorse "aggiuntive". "Se qualcuno ha mai pensato a pregiudicare le risorse pensionistiche si sbaglia, non c'è assolutamente nulla di cui preoccuparsi. Abbiamo la liquidità certa su cui puntare per cui le pensioni sono assolutamente in garanzia", ha detto Tridico.

Sono 17.893.036 le pensioni vigenti all'inizio del 2020 esclusi i dipendenti pubblici di cui 13.862.598 (il 77%) di natura previdenziale e 4.030.438 (il 23%) di natura assistenziale, ovvero erogate a sostegno di situazioni di invalidità o di disagio economico e non legate al versamento di contributi. E' quanto emerge dall'Osservatorio Inps sulle pensioni. L'importo complessivo annuo è pari a 208,8 miliardi di euro di cui 187 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali e 21,8 miliardi da quelle assistenziali.

Il 60,5% delle pensioni erogate dall'Inps (17,89 milioni escluse quelle del settore pubblico) ha un importo inferiore a 750 euro. Lo rileva l'Inps nell'Osservatorio sulle pensioni appena pubblicato spiegando che per le donne la percentuale sale al 73,6%. Questa comunque è solo una misura indicativa della "povertà", dato che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche e hanno redditi da pensione più elevati. Delle 10.823.685 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 43,3% (4.682.320) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. Altre 1.698.277 prestazioni (il 9,5% del totale) ha un importo tra i 750 e i 1.000 euro al mese. L'importo di 7 pensioni su 10, quindi, è inferiore a 1.000 euro.

Il 55,2% della spesa pensionistica dell'Inps, esclusa quella per le pensioni del settore pubblico, è concentrata nel Nord con un picco per la categoria Vecchiaia con il 60,2%. E' quanto emerge dall'Osservatorio Inps sulle pensioni secondo il quale il 24,4% della spesa è indirizzato all'Italia meridionale e le Isole (per la categoria Pensioni e assegni sociali la percentuale passa al 54,3%), il 19,8% all'Italia centrale ed lo 0,7% a soggetti residenti all'estero. Se si guarda al numero delle pensioni, il 47,9% delle prestazioni è al Nord, il 19,3% al centro, il 30,7% al Sud e il 2,1% all'Estero. Calcolando il coefficiente di pensionamento grezzo (rapporto tra numero di pensioni e popolazione residente per mille) di ciascuna area geografica, si osserva che il Nord continua ad essere l'area con il maggior numero di pensioni per mille residenti (308,8 per mille), seguita dal Centro con il 287,3 per mille e dal Mezzogiorno con il 266,7 per mille. Il Nord ha un numero di pensioni per residente maggiore per le categorie vecchiaia e superstiti, seguito dal Centro e dal Mezzogiorno, mentre l'ordine si inverte per le pensioni di categoria invalidità previdenziale e per le prestazioni assistenziali. La regione con minor numero di pensioni previdenziali per residente è la Sicilia (170 pensioni x 1.000 residenti), seguita dalla Campania con 180 pensioni e dal Lazio (181).

Con una nota stampa, la cantina Terre d'Oltrepò informa che dall'agronomo Parisi con il patrocinio di Ersaf e Co.Pro.Vi. verrà realizzato il "Bollettino della vite". " E' il punto di riferimento tecnico della vite in Lombardia con speciale riferimento all'Oltrepò Pavese - scrive Terre Oltrepò -  E' il bollettino di difesa della vite realizzato dalla cantina Terre d'Oltrepò, realizzato dall'agronomo interno Nicola Parisi. Il documento di estrema importanza, a scadenza settimanale nei periodi cruciali della coltivazione, si avvale del patrocinio di Ersaf Lombardia e di Co.Pro.Vi Società Cooperativa ed è distribuito non solo ai soci di quest'ultima e della cantina oltrepadana ma è consultabile sul sito di Regione Lombardia da tutti i viticoltori.
"In questi giorni – spiega il presidente Andrea Giorgi di Terre d'Oltrepò – è in uscita il primo numero del 2020 che diventerà con l'andamento stagionale addirittura un bollettino settimanale. Siamo orgogliosi di fornire questo servizio a tutti i viticoltori lombardi grazie ad un accordo siglato con Ersaf e Co.Pro.Vi. A redigerlo è il nostro agronomo Parisi, tecnico di estrema esperienza che ogni settimana fa il punto su diverse questioni agronomiche legate alla coltivazione della vite. Un servizio utile che svolgiamo con massima attenzione proprio per fornire il necessario supporto a chi lavora in campagna".
Nato nel 1985, per iniziativa della Fondazione Carlo Gallini di Voghera, il Bollettino di difesa della vite riportava indicazioni destinate agli eliconsorzi, allo scopo di ridurre il numero di trattamenti che era compreso fra 15 e 20.
"Nel tempo – spiega Nicola Parisi, agronomo di Terre d'Oltrepò -  si è arricchito di contenuti e significati ed è diventato il veicolo dell'informazione per l'adozione di razionali pratiche di gestione della vite, di difesa fitosanitaria per aziende convenzionali e "bio", e degli adempimenti obbligatori stabiliti dalla normativa vigente". La redazione del bollettino è l'atto finale di una serie di attività che sono propedeutiche alla sua stesura. "Le proposte  - spiega l'agronomo Parisi - di difesa fitosanitaria e gestione della vite sono infatti basate su analisi dei dati meteo registrati dalla Rete Agrometeorologica di Terre d'Oltrepò; rilievo settimanale delle fasi fenologiche della coltura; valutazione della presenza e composizione floristica delle infestanti; analisi dei risultati dei monitoraggi settimanali in vigneti TNT (Testimone Non Trattato) dove non vengono eseguiti trattamenti fitosanitari per studiare l'epidemiologia delle principali malattie della vite (Peronospora, Oidio); attività di monitoraggio attraverso rilievi della presenza di insetti dannosi (Nottue, Bostrichidi, Cicaline, etc.); rilievi e valutazioni settimanali relative al ciclo di Scaphoideus titanus, vettore della Flavescenza dorata della vite; rilievi settimanali attraverso l'utilizzo di trappole cromotattiche (per cicaline e Scaphoideus titanus), alimentari (Drosophila suzukii) e/o a feromoni (Lobesia botrana) per la valutazione delle popolazioni o dell'andamento del volo degli adulti dei principali insetti dannosi per la vite e il monitoraggio di alcune malattie della vite in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia".

Il comunicato è suddiviso in sezioni che riportano l'andamento meteorologico della settimana (o periodo) precedente; la fase fenologica raggiunta dalla vite; consigli relativi alle operazioni colturali; strategie ed interventi di difesa fitosanitaria basati sulle osservazioni fatte in campo e le previsioni meteo della settimana successiva; eventuali comunicazioni relative a decreti di lotta obbligatoria e/o scadenze di carattere burocratico ed amministrativo per le aziende agricole. Alla redazione del Comunicato partecipano 5-6 agronomi professionisti che si scambiano le informazioni sulle osservazioni in campo e condividono le strategie proposte. Il bollettino persegue alcune importanti finalità nel proporre strategie razionali di gestione e difesa della vite come la tutela della salute dell'operatore agricolo; la tutela della salute del consumatore e la salvaguardia dell'ambiente. 

"In altre parole – spiega Parisi - è, a tutti gli effetti, uno strumento di "sostenibilità" che accompagna i viticoltori nell'affrontare le sfide che si pongono per il futuro. Per esempio i cambiamenti climatici (occorre adattare le strategie di gestione e difesa della vite in relazione ai cambiamenti climatici in atto per assicurare il raggiungimento di standard qualitativi elevati); la gestione delle "resistenze" (si tratta di utilizzare i fitofarmaci che abbiamo a disposizione scongiurando il rischio di selezionare, con un uso improprio, ceppi di patogeni resistenti alle sostanze attive che impieghiamo); il vigilare sulla eventuale comparsa di nuovi patogeni e/o insetti dannosi alla vite che possono giungere da altri paesi".

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Dopo il primo rinvio, arriva l'annullamento. Il Vinitaly 2020, inizialmente posticipato a giugno, non si terrà. Per la prima volta nella propria storia, Vinitaly dovrà posticipare una sua edizione. Le nuove date sono state riprogrammate al 18-21 aprile 2021, insieme a insieme ai due saloni Sol&Agrifood ed Enolitech. 

«Il post emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno», spiega il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, commentando la decisione presa oggi insieme al consiglio di amministrazione del Gruppo Veronafiere a tutto il management. «Tuttavia - aggiunge - la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. Vinitaly, in accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno». 

«Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri», prosegue il presidente Maurizio Danese, «e la più recente propagazione a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni il cda ha deliberato oggi in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del gruppo». 

Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati: Vinitaly China Road Show è stato posticipato, così come Vinitaly Chengdu che si svolgerà a luglio 2020, Wine South America sarà dal 23 al 25 settembre 2020, Vinitaly Russia dal 26 al 28 ottobre 2020, Vinitaly Hong Kong dal 5 al 7 novembre 2020, Vinitaly To Asia dal 9 all’11 novembre 2020.

“Per affrontare l’emergenza Coronavirus nasce l’alleanza salva spesa Made in Italy con agricoltori, industrie alimentari e distribuzione commerciale che si impegnano a garantire regolarità delle forniture alimentari agli italiani e a combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo dai campi alle tavole” Lo rende noto Ettore Prandini il presidente della Coldiretti che ha promosso l’iniziativa insieme a Filiera Italia con l’adesione di Conad, Coop, Auchan, Bennet, Cadoro, Carrefour, Decò, Despar, Esselunga, Famila, Iper, Italmark, Metro, Gabrielli, Tigre, Oasi, Pam, Panorama, Penny, Prix, Selex, Superconti, Unes, Vegè. 

Nell’appello ai cittadini e alle Istituzioni si legge in particolare: “Ogni giorno 3,6 milioni di lavoratori coltivano, allevano, trasformano, trasportano e distribuiscono tutti i prodotti alimentari di cui il Paese ha bisogno. Prodotti che i consumatori trovano sempre a loro disposizione sugli scaffali. Anche in questi momenti di emergenza la catena produttiva, logistica e distributiva è riuscita a garantire i beni necessari per tutte le famiglie italiane. Il modo per ringraziare tutte queste persone del loro sacrificio e forte senso di responsabilità è uno solo: ogni volta che puoi chiedi e compra prodotti italiani.  

Noi dal canto nostro faremo la nostra parte. Vigilando insieme che lungo tutta la filiera sia premiato e valorizzato chi adotta pratiche commerciali corrette e trasparenti. Ed escludendo e denunciando chiunque possa pensare in un momento così delicato di speculare o approfittare di situazioni di carenza o di eccesso di prodotto abbassando il prezzo ingiustificatamente sui prodotti più richiesti.  

Chiediamo al Governo e alle autorità pubbliche di aiutarci nel lavoro di rifornire gli italiani dei beni essenziali, con provvedimenti semplici e chiari che permettano con la massima sicurezza possibile la continuità della raccolta, della produzione, della trasformazione e della distribuzione dei prodotti di largo consumo. Per questi obiettivi faremo tutti gli sforzi necessari e invitiamo tutte le altre organizzazioni dell’agroalimentare ad aderire a questi impegni e ad unirsi a noi in questa battaglia fatta nell’interesse di una filiera virtuosa, dei cittadini italiani e piu’ in generale del nostro meraviglioso Paese”. 

La filiera allargata dai campi agli scaffali – conclude la Coldiretti - vale 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil e offre lavoro a 3,6 milioni di persone impegnate a garantire quotidianamente le forniture alimentari attraverso 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia

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Con una lettera indirizzata alla Ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova, la filiera del vino – che riunisce le principali organizzazioni del settore Confagricoltura, CIA, Copagri, Alleanza delle Cooperative Italiane, Unione italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi – ha messo nero su bianco le difficoltà che il mondo vitivinicolo sta vivendo, in relazione alla grave crisi determinata dalla diffusione della COVID-19 e ha avanzato al Governo alcune proposte per mitigare i danni subiti dal comparto. 

Il perdurare dell’emergenza COVID-19 in Italia e la sua diffusione a livello globale determina una situazione di rilevante difficoltà per l’inevitabile contrazione dei consumi, per la chiusura dei pubblici esercizi, per la sempre più complessa la logistica che rallenta qualsiasi tipo di pianificazione delle attività anche di promozione sui mercati internazionali. 

A ciò si aggiunge la mancata ricezione negli alberghi, agriturismi e nella ristorazione, che ha sottratto un naturale sbocco per le produzioni nazionali, nonché un validissimo supporto promozionale dei vini italiani verso gli acquirenti nazionali e stranieri.

Il perdurare dell’emergenza COVID-19 in Italia e la crescente diffusione a livello globale dell’epidemia, rischia di creare quindi un eccesso di giacenza di prodotti in cantina a ridosso della prossima campagna vendemmiale e rende particolarmente incerto il contesto, rallentando qualsiasi tipo di pianificazione delle azioni di promozione nei mercati internazionali. 

Per affrontare questo scenario e per portare sollievo al settore, le organizzazioni della filiera hanno proposto al Ministro, nel più ampio spirito di collaborazione una prima serie di misure. 

In vista del prossimo Consiglio dei Ministri dell’agricoltura a Bruxelles, le proposte si muovono, con la richiesta di elaborare una strategia comune di sostegno straordinario al comparto agroalimentare insieme agli altri partner europei, mentre per il settore vitivinicolo si deve partire con una forte iniezione di flessibilità nelle misure già esistenti, tra cui il sistema delle autorizzazioni per gli impianti viticoli, la ristrutturazione dei vigneti, investimenti e promozione per liberare risorse a favore del settore in modo che possa dare, anche in questo momento di difficoltà, un contributo per il sostegno ed il rilancio dell’economia nazionale.

A livello nazionale la filiera ha avanzato alla Ministra Bellanova la convocazione del tavolo vino perché operi come cabina di regia del settore per le iniziative urgenti di supporto.

Per il mondo del vino italiano è necessario prevedere un “Piano Strategico di sostegno all’export vitivinicolo nazionale” articolato su missioni di settore, piani di comunicazione integrata sui mercati internazionali più ricettivi con previsione di misure straordinarie promozionali e di sostegno alla domanda di vino, sia per il mercato estero che interno, da strutturare con testimonial, opinion leader e “ambasciatori” a livello nazionale ed internazionale, oltre che iniziative volte a garantire liquidità alle imprese e snellimento burocratico.

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La Provincia di Pavia ha avviato un'indagine di mercato  rivolta ai soggetti di cui all’art. 45, comma 1, del Codice dei contratti pubblici, al fine di sollecitare la loro candidatura nell’ambito di una procedura negoziata per l’appalto dei lavori di bonifica e di messa in sicurezza del versante roccioso sulla S.P.18, al km. 1+100 in località Nivione, nel Comune di Varzi. Il termine per l’invio delle candidature è stabilito per il giorno 3 aprile 2020 alle ore 11:00. La documentazione è disponibile sulla piattaforma S.IN.TEL. di Regione Lombardia. L'indagine di mercato è individuata sulla piattaforma con il seguente codice  ID 122904984.

TIPO PROCEDURA: Manifestazione di interesse  DATA INIZIO RICEZIONE OFFERTE: 19/03/2020  STATO PROCEDURA: Pubblicata  DATA FINE RICEZIONE OFFERTE: 03/04/2020 11:00

L'Agenzia della Riscossione chiude gli sportelli al pubblico per l'emergenza coronavirus. Dopo il decreto del Governo si sospendono cosi' tutti i pagamenti, dalla rottamazione alle nuove cartelle.

A seguito del decreto Cura-Italia l'Agenzia chiude quindi gli sportelli. "L'Agenzia delle entrate-Riscossione - si legge in una nota - comunica che il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri nella giornata di ieri, 16 marzo 2020, ha disposto la sospensione dei termini di versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di accertamento e di addebito, in scadenza nel periodo compreso tra l'8 marzo e il 31 maggio 2020. I pagamenti sospesi dovranno essere effettuati entro il mese successivo il periodo di sospensione ovvero il 30 giungo 2020. Fino al 31 maggio 2020 sono sospese le attività di notifica di nuove cartelle e degli altri atti di riscossione, sospensione già in atto da alcuni giorni per disposizione del Presidente Ernesto Maria Ruffini. Il decreto dispone anche il differimento al 31 maggio 2020 della rata del 28 febbraio relativa alla cosiddetta rottamazione-ter e della rata in scadenza il 31 marzo del cosiddetto saldo e stralcio. In considerazione delle misure contenute nel decreto legge e al fine di tutelare al meglio la salute dei cittadini e del personale addetto, Il Presidente ha dato disposizione per la chiusura dal 18 al 25 marzo degli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione, presenti su tutto il territorio nazionale, che erogano servizi al pubblico. Il personale dell'Ente, attraverso attività di back office, garantirà l'operatività e la fruibilità dei servizi online, disponibili h24 sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e sull'App Equiclick, fornendo assistenza con i consueti canali di ascolto che, per l'occasione, sono stati potenziati con nuovi indirizzi mail per eventuali richieste di assistenza, urgenti e indifferibili, riferite, ad esempio, a procedure attivate prima del periodo sospensivo. Per informazioni e assistenza è disponibile anche il contact center di Agenzia delle entrate-Riscossione, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24 e, con operatore, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 18, al numero unico 06 01 01, sia da telefono fisso che da cellulare, secondo il proprio piano tariffario.

"L'appello e la risposta corale sortiti dall'incontro di Riccagioia a Torrazza Coste del 27 gennaio scorso -  scrive in una nota stampa il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese - incontro voluto dall'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi, ha portato ad un risultato significativo per il mondo vitivinicolo dell'Oltrepò Pavese. Proprio in questi giorni, come da programma, è stato redatto un elenco di aziende che hanno fatto domanda di ammissione al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

Sono diciotto le aziende che hanno avanzato la proposta, la maggior parte rispondendo in modo coerente a quanto preannunciato in assemblea e sono:

Az. Agr. Manuelina, Az. Bruno Verdi e Vitivinicola Verdi F.lli, Cà Montebello, Calatroni, Cantine Monterosso; Fattoria F.lli Massara, Finigeto, Frecciarossa, Il Molino di Roverscala; La Travaglina, Piccolo Bacco dei Quaroni, Quaquarini Francesco, Scabini Davide; Tenuta Bellcolle, Travaglino, Vistarino.

Un importante "contingente" arriva dal Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese che ha sottolineato in una nota il rientro delle aziende di filiera del Distretto in Consorzio motivando la necessità, oggi più che mai impellente, di unità territoriale e di importanti riforme volte al rilancio della Denominazione. 

Soddisfatto, l'assessore regionale Fabio Rolfi ha commentato: "L'Oltrepó Pavese è il primo territorio vitivinicolo della Lombardia, con un enorme potenziale sia sotto il profilo produttivo che turistico. Se il mondo del vino parla con una voce sola è più forte e può essere più autorevole nel rapporto istituzionale con le altre realtà ed anche al proprio interno per le decisioni non indolori che dovranno essere prese per il rilancio del comparto. Stiamo attraversando un periodo di forte difficoltà per tutta la regione. L'unico modo per uscirne è quello di avere un obiettivo comune e di unire le forze per raggiungerlo. Ringrazio dunque il Consorzio e le aziende, che stanno dimostrando senso di responsabilità proprio nel momento di maggior necessità".

Luigi Gatti, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò ha espresso naturalmente soddisfazione ribadendo che "questa notizia non può che essere accolta con particolare entusiasmo in un periodo così difficile per il mondo del vino in generale e per il nostro in particolare, proprio nel momento del rilancio e della promozione internazionale.

È un segno di serietà da parte di tante aziende che hanno compreso il senso di un lavoro collegiale e programmatico, costruito attraverso le relazioni istituzionali e di territorio, quello che il nuovo Consorzio ha intrapreso e vuole portare avanti con determinazione. Dal punto di vista numerico e di rappresentanza è anche una notizia importante per la tutela delle Denominazioni, quando il CdA nelle prossime settimane approverà queste domande di ammissione i soci potranno pensare ad un progetto di rilancio davvero importante".

Ricordiamo - conclude la nota stampa del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese-  qui di seguito le Denominazioni DOC e DOCG dell'Oltrepò Pavese del vino:  La produzione enologica dell'Oltrepò Pavese a indicazione geografica è suddivisa in:

1 Docg (Oltrepò Pavese Metodo Classico),

7 Doc (Bonarda dell'Oltrepò Pavese,

Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese,

Casteggio,

Oltrepò Pavese,

Oltrepò Pavese Pinot grigio,

Pinot nero dell'Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese;

1 Igt (Provincia di Pavia)"

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Realizzata nel 1984 ad opera della Comunità montana, la Centrale della frutta di Ponte Nizza è un magazzino di stoccaggio al servizio dei soci del consorzio ortofrutticolo della Valle Staffora. Mele, pere, pesche, ciliegie, albicocche: le risorse più pregiate messe a disposizione dagli alberi del territorio sono conservate in stato di refrigerazione in questo grande magazzino dietro la vecchia stazione della ex ferrovia Voghera-Varzi. Una struttura che è messa alla prova dal tempo e richiede oggi importanti opere di ristrutturazione. Per il presidente del consorzio Fabrizio Lanzarotti si tratta di un’occasione da non lasciarsi sfuggire per restare al passo con i tempi e mantenersi attivi – e competitivi - sul mercato. «I nostri prodotti sono da sempre di altissima qualità, vengono ad acquistarli clienti dal milanese, da Genova e Torino, ma dobbiamo essere in grado di ampliare la nostra offerta muovendoci nella direzione di creare una filiera che ci consenta di lavorare direttamente i nostri prodotti».

Non più soltanto stoccaggio quindi, ma anche produzione in loco di derivati come ad esempio succhi di frutta biologici e marmellate. Prodotti che potrebbero acquisire ancora maggiore visibilità considerando che a breve sarà completato il percorso cicloturistico della greenway.

Lanzarotti, il consorzio gestisce la Centrale che però è di proprietà della Comunità montana. Avete già parlato con loro degli interventi necessari?

«Sì, ci sono stati degli incontri e hanno avuto buon esito. Il dialogo con il nuovo presidente è stato positivo: serve una ristrutturazione completa e un ammodernamento dei macchinari perché sono ormai vetusti e la loro manutenzione, che è a carico di noi soci, sta diventando troppo costosa perché continua. Ci è stata data disponibilità da parte dell’ente e i lavori dovrebbero essere messi a progetto e realizzati entro il 2021».

Qual è la capienza della Centrale ad oggi?

«Ci sono otto celle frigorifere che possono contenere in totale tra gli 8 e i 10mila quintali, poi in base alle diverse annate si possono riempire di più o di meno. Diciamo che nel corso degli anni la produzione media è stata di cinque o seimila quintali».

Com’è stata l’ultima annata?

«La produzione si è attestata intorno ai 3mila quintali».

Meglio o peggio del solito?

«Sicuramente meglio di quella disastrosa del 2017, condizionata dalla tremenda gelata di aprile, ma non abbondante come quella del 2018».

Si parla spesso di cambiamenti climatici e non soltanto in Oltrepò, logicamente. Voi sul territorio notate grosse differenze rispetto al passato?

«Diciamo che se in passato eventi straordinari come le gelate si verificavano in media ogni cinque o sei anni, negli ultimi tempi si verificano con molta più frequenza. Addirittura ogni due o tre anni se ne può verificare uno che danneggia l’intero raccolto».

L’annata in corso come sta procedendo?

«Gennaio è stato caratterizzato da temperature miti, al di sopra delle medie stagionali. Il timore è che un caldo eccessivo possa portare a una prematura germogliazione delle piante. In tal caso, il rischio di andare incontro a danni seri sarebbe elevato, visto che è assai probabile che il freddo intenso torni entro primavera».

è il clima l’unico “nemico”?

«Ultimamente un altro fattore di rischio arriva dai nuovi parassiti arrivati dai paesi asiatici. Un esempio è l’insetto “alieno” conosciuto appunto come Cimice asiatica, che attacca il frutto. L’altro è la Drosophila Suzuki, moscerino della frutta. Entrambi richiedono trattamenti costosi e continui che si ripercuotono sul prezzo finale dei prodotti».

Parliamo del Consorzio. Quanti soci comprende e che tipo di mercato ha?

«I soci sono circa 45. Racchiude produttori di diverso tipo che poi gestiscono autonomamente la commercializzazione: c’è chi rifornisce i supermercati, chi fa vendita diretta, altri ancora fanno i mercati come quello di Campagna amica di Coldiretti».

Quello d’Oltrepò resta un mercato di nicchia. Quale deve essere la strategia per mantenersi competitivi?

«Puntare sempre sulla massima qualità. Il nostro fiore all’occhiello resta la Pomella genovese, una varietà autoctona di mele che ha già la denominazione regionale di prodotto tipico e stiamo lavorando per fare diventare a breve un presidio di Slow Food. è già molto conosciuta al pubblico e ha un prezzo di vendita superiore di circa il 30% rispetto agli altri prodotti. La ristrutturazione della Centrale deve diventare un’occasione per investire su nuovi macchinari che consentono di diversificare la produzione: non basta vendere solo frutta, servono prodotti derivati di diverso tipo e bisogna creare una piccola filiera chiusa, che consenta di abbattere i costi di produzione e aumentare il loro prestigio». 

di Christian Draghi

Simone Marini, vogherese doc classe 1981, è uno dei tanti italiani che si sono lasciati il Belpaese alle spalle per realizzarsi professionalmente. Ricercatore universitario, laureato in ingegneria biomedica, si è specializzato nell’applicazione e sviluppo dell’intelligenza artificiale. Nato a Voghera, ha studiato a Pavia fino al 2008, anno in cui ha scelto Hong Kong per il dottorato di ricerca. A voler utilizzare un’espressione ormai abusata, si può inserirlo senza dubbio nella categoria dei “cervelli in fuga”. Da oltre 10 anni ormai vive e lavora all’estero. Cina, Giappone, Stati Uniti. Oggi vive in Florida e torna in Oltrepò due o tre volte all’anno a trovare famiglia e amici. Non ha perso l’amore per la sua terra, né l’attitudine a esprimersi in dialetto.

Marini, come mai ha scelto di andarsene? Solo una questione di opportunità professionali o c’era altro?

«Diciamo che, al di là di qualunque crisi, volevo andarmene in un posto dove sentirmi straniero e fare scienza».

Come mai proprio Hong Kong?

«Volevo un posto che non c’entrasse assolutamente nulla con la cultura nella quale ero cresciuto, per cui Hong Kong era la scelta ideale: avevo l’Asia senza dover imparare una lingua difficile, perché si parla inglese. Da allora sono stato, oltre che in Cina, in Giappone, indietro in Italia, e alla fine negli USA».

Oggi dov’è di casa?

«Lavoro all’Università della Florida».

Di che cosa si occupa esattamente?

«Sono un ricercatore universitario. Creo delle intelligenze artificiali, che altro non sono se non dei programmi per computer, che analizzano dati di biologia e medicina e, per prove ed errori, imparano a interpretarli e ad elaborare delle previsioni».

Di che tipo?

«Ad esempio sul fatto che un determinato paziente affetto da una certa malattia sviluppi o meno certe complicazioni».

è un lavoro che potrebbe fare anche in Italia o qui non ci sono le opportunità?

«Le competenze in materia di intelligenza artificiale aprono porte in tutto il mondo. In Italia potrei fare questo lavoro, ma sarebbe pagato meno. Il problema principale è che a me piace molto fare ricerca senza essere legato a un’azienda, il che significa che devo farla in ambito universitario. Per forza di cose ho dovuto scegliere delle realtà che investono molto di più di quanto non faccia l’Italia. Dove tra l’altro sono tornato nel biennio 2013-2015 lavorando a Pavia, con i colleghi con cui avevo fatto gli studi».

Come è stato?

«Si fa un’ottima ricerca anche qui, ma i mezzi sono molto più limitati.  Questioni di budget». 

Torna mai a Voghera?

«Due o tre volte l’anno».

Come l’ha trovata l’ultima volta?

«Come al solito: grigia, umida e incazzata. Voghera è quel posto dove tua nonna, se ti vuole bene e non vuole che ti ammali, quando esci perché fa freddo non ti dice “Amore, non dimenticare la sciarpa”, ma ti dice: “Ma vedat no ca fa fred? Quàtat, semo!”. Insomma, Voghera è sempre lei. Mi spiace solo che abbia chiuso il circolo “lo Stanzone”, alla Soms, mio grande punto di riferimento sin dall’adolescenza».

Che cosa rappresenta l’Oltrepò per lei?

«Un posto del cuore. Guidare di notte d’estate nelle strade comunali fra i suoi campi non ha nessun equivalente al mondo. è però anche un posto piccolo, chiuso su sé stesso».

Tocca un tasto dolente. Qui se ne discute da parecchio: come mai questo territorio non vuole saperne di decollare? Abbiamo bei paesaggi, buon cibo, vino, eppure fuori non lo conosce nessuno…

«Non ho le informazioni per rispondere a questa domanda, da ingegnere dico che bisognerebbe fare uno studio su quali sono i problemi del territorio e ragionare sui dati. Di pancia, credo che l’Oltrepò subisca gli effetti di “vùla bas e s’civa i sas”: se da un lato si sta coi piedi per terra, dall’altro lo si sta anche troppo, senza osare. Ci porti gli amici cinesi a bere e mangiare e si chiedono come mai questo posto non sia più famoso: semplice, non vuole. Non vuole imparare l’inglese, non vuole il turista da fuori, non vuole adattarsi al mondo che cambia. Sto molto semplificando, ma spero di aver reso l’idea. Però ripeto, vorrei vedere un’analisi con dei numeri su cui ragionare, se no sono chiacchiere da bar».

In primavera ci saranno le elezioni. Segue la politica locale?

«Non più, da diverso tempo ormai».

Lei ha girato parecchio. Ha trovato territori con caratteristiche simili a quelle dell’Oltrepò in giro per il mondo?

«Più che altro ho girato l’Asia. Sono sicuro però che in Europa o alcune parti rurali degli Stati Uniti ci siano posti simili. Due cittadine universitarie in cui ho vissuto qui in America (Ann Arbor, Michigan e Gainesville, Florida) hanno molti punti contatto con Pavia. Ma fuori non c’è l’Oltrepò».

è davvero così unico? Non le è mai capitato di imbattersi in un posto che le ricordasse, per tutta una serie di caratteristiche, “casa”?

«Di luoghi “reali” non me ne vengono in mente. Le similitudini le ho riscontrate semmai con una terra immaginaria, quello sì: la Contea degli hobbit ne “Il Signore degli Anelli”».

Voliamo alti. Come mai?

«In primis per motivi geografici: ci sono le colline, le pianure fertilissime, paesaggi mozzafiato. Poi perché sono entrambi luoghi che “si fanno i fatti loro”, isolati dal resto del mondo, in cui il tempo sembra essersi fermato e non sono interessati ad adeguarsi a quel che gli cambia intorno. è un po’ il loro bello e anche il loro limite. C’è anche la mentalità: ha presente la scena del film in cui Frodo e gli altri eroi tornano alla Contea dopo aver realizzato un’impresa epica? Ecco, in un campo c’è un vecchio che lavora la terra e mentre passano li guarda di sottecchi, con un po’ di disapprovazione come a dire: “vàrda li lur, cui chi han vursù viagià”. Si fa i suoi, non gli interessa quel che è successo, non lo capisce, lavora il suo campo e non gli importa d’altro. Ecco, in quel vecchio io rivedo l’Oltrepò».

Crede che tornerà in Italia per vivere o solo da turista?

«Credo solo da turista, anche se c’è sempre un piano B per tornare in Europa se le cose dovessero crollare qui negli USA. In Europa però, non in Italia. Purtroppo vedo solo un futuro di declino economico da noi. Diverso sarebbe se le cose dovessero crollare di colpo: per capirci, se parte una guerra o una rivoluzione torno al volo. Ma difficilmente succederà, più probabile che sia un lento declino con sottofondo di mugugni».

di Christian Draghi

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