Giovedì, 02 Luglio 2020
 

Un po’ tutto l’Oltrepò  è interessato a quella che si suppone essere la tendenza della prossima estate, in quanto a vacanze: la ricerca di spazi di tranquillità e bel vivere, dove sia più semplice mantenere il distanziamento sociale rispetto alla città, e sia ridotto il rischio di trovarsi costretti in assembramenti, o semplicemente in luoghi troppo affollati. concentriamoci, questa volta ancora, sul benedetto turismo. Ricerchiamo un po’ di speranza, Sergio Lodigiani, sindaco di Colli Verdi, che su questo punto ha le idee chiare.

«Io sono convinto che quest’estate le apriamo tutte, le seconde case. Ho sentito un po’ di persone che avevano figli o nipoti che non venivano mai e ora invece ci stanno pensando. Noi abbiamo delle belle strutture, abbiamo anche una pista di ballo all’aperto che, se il tempo ci aiuta (e epidemia permettendo) sicuramente utilizzeremo, faremo tante manifestazioni. Poi abbiamo sistemato diversi sentieri, per esempio da Pometo arriviamo a Carmine e a Valverde. Agriturismi e ristoranti ne abbiamo di buoni, poi c’è qualcuno che ha dei cavalli e ha deciso di insegnare equitazione. Ci sono tante cose, qui, che si possono fare. Andare molto in giro la prossima estate non sarà possibile, penso anche alle spiagge: tenere tre o quattro metri di distanza è improponibile. Per cui la percezione è che tante persone verranno da noi. Ci sono diverse persone che mi chiamano. Per esempio, sto cercando un immobile in affitto per una persona che vorrebbe venire a passare qui il mese di luglio e ho difficoltà a trovarla. Anche un’altra famiglia mi ha chiamato da Milano. C’è da dire una cosa: la maggior parte delle persone cerca una casa con uno spazio esterno, almeno per mettere fuori uno sdraio. Per cui le case vicine alle altre magari non gli vanno bene».

Nei Comuni di Bagnaria, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Casei Gerola, Cecima, Codevilla, Colli Verdi, Corana, Cornale e Bastida, Godiasco Salice Terme, Menconico, Montalto Pavese, Montesegale, Ponte Nizza, Retorbido, Rivanazzano Terme, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Silvano Pietra, Torrazza Coste, Val di Nizza, Varzi, Voghera, Zavattarello, il Comune di Voghera, in qualità di Ente capofila del Piano di Zona dell’ambito distrettuale Voghera e Comunità Montana Oltrepò Pavese, ha approvato il Piano operativo di programmazione del fondo per la non autosufficienza per il 2020 che prevede la possibilità di presentare domanda per l’assegnazione del buono sociale a favore delle persone con disabilità grave o non autosufficienti.

Il buono sociale a favore delle persone con disabilità grave o non autosufficienti è finalizzato a compensare le prestazioni di assistenza assicurate dal caregiver familiare e/o le prestazioni di personale di assistenza impiegato con regolare contratto.

Sono destinatari del buono sociale le persone in possesso di tutti i seguenti requisiti:

  • di qualsiasi età, al domicilio, che evidenziano gravi limitazioni della capacità funzionale che compromettono significativamente la loro autosufficienza e autonomia personale nelle attività della vita quotidiana, di relazione e sociale;
  • in condizione di gravità così come accertata ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 104/1992 ovvero beneficiarie dell’indennità di accompagnamento di cui alla L. n. 18/1980 e successive modifiche/integrazioni con L. n. 508/1988;
  • con i seguenti valori massimi ISEE di riferimento: sociosanitario fino a un massimo di € 25.000,00, ordinario in caso di minori fino a un massimo di € 40.000,00.

I destinatari del buono devono essere residenti nei Comuni di Bagnaria, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Casei Gerola, Cecima, Codevilla, Colli Verdi, Corana, Cornale e Bastida, Godiasco Salice Terme, Menconico, Montalto Pavese, Montesegale, Ponte Nizza, Retorbido, Rivanazzano Terme, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Silvano Pietra, Torrazza Coste, Val di Nizza, Varzi, Voghera, Zavattarello.

La domanda può essere presentata da Venerdi 15 Maggio 2020 a Martedi 30 Giugno 2020:

  • presso il Comune di residenza;
  • tramite posta al seguente indirizzo: Comune di Voghera, Ufficio Protocollo, Piazza Duomo n. 1, 27058, Voghera;
  • tramite email al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Per maggiori informazioni: tel. 0383/336478 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Fabrizio Guerra, classe 1971, originario di Milano e residente in Oltrepò da quasi trent’anni, vive con la sua famiglia a Carmine di Ruino, nel comune di Colli Verdi. Saldatore da una vita, si è fatto le ossa nel campo della raccorderia tra le provincie di Pavia e Piacenza ed ha lavorato per Alied s.p.a, dal 2009 al 2016, presso la sede di Tianjin in Cina. Attualmente è capo reparto di saldatura presso Piana s.p.a di Stradella, gruppo O.M.R.

Riassumendo: da Milano all’Oltrepò e infine l’approdo in Cina. Immagino che sia stato traumatico il confronto tra il piccolo paese di Carmine e la città di Tianjin, che conta circa 15 mln di abitanti.

«Ho sempre lavorato tra la provincia di Pavia e Piacenza, dove il settore della raccorderia rappresenta una realtà economica importante, conosciuta a livello mondiale. Nel 2009 mi è stato offerto un incarico in qualità di responsabile del reparto di saldatura, raccorderia per centrali nucleari, presso lo stabilimento di Tianjin, megalopoli cinese a circa 200 km da Pechino. L’impatto? Appena atterrato all’aeroporto, la cosa che mi ha colpito di più è che mi hanno misurato la temperatura, era il 2009 e non c’era l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19».

Il suo lavoro le ha dato modo di vistare altre città della Cina?

«Per motivi di lavoro ho visitato diverse centrali nucleari della costa per cui producevamo i tubi per il raffreddamento dei reattori, da Dalian, nel nord-est della Cina, a Nanning nel sud del paese e le grandi città. Mi ha colpito il fatto che la Cina che tutti conosciamo è quella delle grandi metropoli, come Shangai, Pechino ed Hong Kong, ma esiste una parte meno nota che è quella delle campagne e dei piccoli centri, dove la vita sembra essersi fermata a cinquant’anni fa».

Dal punto di vista lavorativo ha riscontrato degli ostacoli dovuti alle differenze culturali?

«Il più grande ostacolo è stato quello linguistico, fortunatamente la mia azienda mi ha affiancato una traduttrice con la quale nel tempo ho instaurato un rapporto di profonda amicizia. È un popolo educato, gentile e disciplinato. All’inizio non è stato semplice entrare in sintonia, le differenze culturali si sono fatte sentire, ma una volta settato il passo si è instaurato un rapporto di collaborazione e stima reciproca.

Le posso raccontare un aneddoto divertente, per capire come le abitudini altrui a volte ci appaiono incomprensibili. La prima volta che li ho visti in officina erano accovacciati a terra e stavano lavorando, allora ho pensato di costruire un piano d’appoggio, una sorta di tavolo, per rendergli il lavoro più agevole. Il giorno dopo erano accovacciati non più a terra, ma sul tavolo».

In questo periodo di emergenza sanitaria, a causa del Covid-19, cosa può dirci rispetto alla situazione ospedaliera, nel caso specifico, della città di Tianjin?

«Mi è capitato di recarmi in ospedale per ragioni più e meno gravi. La figura del medico di base non esiste e quindi per qualsiasi tipo di malessere si è costretti a recarsi al pronto soccorso, sempre molto affollato. Le strutture ospedaliere sono molte così da poter far fronte ad una popolazione che conta milioni di persone. Per gli stranieri l’assistenza sanitaria è a pagamento. Io personalmente non mi posso lamentare, mi hanno salvato la vita. Ho scritto all’ambasciata cinese per poter ringraziare l’equipe che mi ha permesso di tornare a casa dalla mia famiglia in seguito a un infarto, ma chiaramente per motivi di privacy questo non è stato possibile. Ho comunque scritto una lettera di ringraziamento all’ospedale di Tianjin».

Vista l’emergenza sanitaria ha avuto modo di contattare alcuni suoi ex colleghi che ancora lavorano e vivono in Cina?

«Dalle conversazioni è emerso che la popolazione fin da subito ha preso seriamente le restrizioni. La grave situazione ha visto l’attuazione di norme straordinarie, ma già dieci anni fa ricordo che la stragrande maggioranza della popolazione adottava precauzioni quali: la mascherina chirurgica e il servizio di consegna a domicilio era già largamente diffuso. Alcuni comportamenti facevano già parte della vita quotidiana, per noi italiani la storia è po’ diversa, soprattutto in Oltrepò non abbiamo mai necessitato di girare con la mascherina per via dell’inquinamento ambientale».

Saldatore da una vita, a che età ha mosso i primi passi nel mondo della saldatura?

«All’età di 16 anni ho iniziato con la carpenteria industriale, poi mi sono appassionato di saldatura all’età di 17 anni. A Milano ho fatto le mie prime esperienze, ma solo dopo essermi trasferito in Oltrepò ho avuto l’occasione di crescere professionalmente: corsi, produzione serbatoi, impianti di perforazione e raccorderia».

Cosa l’ha spinta a trasferirsi in Oltrepò?

«Mi sono trasferito a Carmine dopo aver conosciuto mia moglie Laura, alla quale devo tutto, e ora sono quasi trent’anni che vivo qui. Contrariamente a quanto si possa pensare, della città non mi sono mai mancate le comodità, mia moglie aveva un negozio di alimentari e quindi continuavo ad avere tutto il necessario sotto casa. È stato difficile riuscire a dormire i primi tempi, a causa del silenzio. Mi mancava il rumore della città, ma non tornerei mai indietro. Il panorama da casa è eccezionale, si può scorgere anche Milano se il tempo lo permette… e la raffineria di San Nazzaro (ride)».

Qual è la sua percezione a proposito dell’andamento del settore, in seguito ai rallentamenti e alle problematiche conseguenti l’emergenza sanitaria?

«Il settore sicuramente ha risentito dell’emergenza sanitaria, ma sono fiducioso perché nell’arco della mia carriera ho assistito a diversi alti e bassi. È anche vero che, da che ho memoria, non ho mai visto un crollo così significativo del prezzo al barile del petrolio. Parte della produzione delle aziende del settore è rappresentato dalla lavorazione di pezzi per gli impianti di estrazione petrolifera, che a cascata possono avere ripercussioni sul petrolchimico, su impianti di raffineria e oleodotti».

Quali sono le misure precauzionali che adottate durante una giornata lavorativa?

«Lo stabilimento dove lavoro ha una metratura molto importante, quindi è possibile mantenere la distanza di sicurezza prevista per legge. L’azienda ci ha fornito mascherine e guanti, c’è attenzione da parte di tutti e mi sento tutelato nello svolgere la mia mansione».

Vuole aggiungere qualcosa?

«Sono convinto che se noi italiani ci dimostreremo un popolo disciplinato come quello cinese usciremo presto dall’emergenza Covid-19”.

di Carlotta Nobile 

Nuovo intervento di Regione Lombardia per il territorio dell’Oltrepò Pavese e dell’Appennino Lombardo con la riapertura del bando che aiuta le start up e mette a disposizione ulteriori 316.803 euro dei fondi del Programma Operativo Regionale (Por) – Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) 2014-2020.

Le domande

Si potranno presentare le domande dalle ore 12 del 5 maggio fino alle ore 17 del prossimo 4 giugno 2020 attraverso la piattaforma informativa Bandi on line, gestita da Aria spa.

Decreto dirigenziale

La riattivazione è prevista dal decreto dirigenziale varato dall’Assessorato guidato da Alessandro Mattinzoli, responsabile per lo Sviluppo economico della Giunta regionale. Si tratta di un contributo a fondo perduto del 50%. Per un investimento minimo di 15.000 euro (contributo massimo concedibile 80.000 euro).

Mattinzoli: forma di sostegno fondamentale

“Il territorio – ha osservato l’assessore Mattinzoli – ha molto apprezzato l’iniziativa. In accordo, quindi, con gli amministratori locali e le categorie abbiamo ritenuto opportuno riaprire e reinvestire le risorse avanzate. Perché, oggi più che mai, qualsiasi forma di sostegno è fondamentale”.

I Comuni

Questi i Comuni interessati al provvedimento: Bagnaria, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Fortunago, Menconico, Montesegale, Ponte Nizza, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Val di Nizza, Colli Verdi, Varzi e Zavattarello.

I beneficiari

Vi possono accedere le Micro, Piccole e Medie imprese, registrate alla Camera di Commercio e con sede legale e operativa attiva da non più di 24 mesi; liberi professionisti in possesso di partita Iva o che abbiano avviato l’attività professionale oggetto della domanda di partecipazione al bando, da non più di 24 mesi; gli studi associati in possesso dell’atto costitutivo dello studio e della partita Iva associata allo studio da non più di 24 mesi; gli aspiranti liberi professionisti, singoli o associati; i singoli che intendono aprire una partita Iva o avviare nuova attività professionale su una partita Iva già esistente.

Palli (Comunità Montana): risultati raggiunti con velocità

“La stretta collaborazione tra Regione Lombardia e la Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, ancora una volta – ha dichiarato Giovanni Palli, presidente della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese – ci permette di raggiungere velocemente un importante risultato. Garantendo un sostegno concreto alle nuove imprese, ai nuovi professionisti e ad aspiranti imprenditori”.

Segnale post Covid19

“La riapertura della misura – ha continuato – a sostegno dello start up d’impresa, dopo il successo della prima fase con più di 10 start up finanziate, rappresenta per noi un primo importante segnale. Per la ripartenza post Covid19“.

Interventi finanziabili

Gli interventi finanziabili possono prevedere spese per acquisto di beni strumentali. Ma anche nuovo personale, opere edili e murarie, progettazione e direzione lavori, hardware e software. E ancora beni immateriali, consulenze, scorte e spese generali.

Colli Verdi è il primo comune nato da una fusione sul territorio d’Oltrepò. è passato poco più di un anno da quando Ruino, Canevino e Valverde si sono uniti diventando, a livello amministrativo, un’entità sola: era il primo gennaio del 2019. Sergio Lodigiani, ex sindaco di Ruino, ha vinto le elezioni ed è ora il primo cittadino. Proprio Ruino è stata scelta come nuova sede comunale, mentre quelle di Canevino e Valverde sono rimaste aperte per i servizi di front office agevolando così gli accessi agli uffici da parte dei residenti in determinati giorni della settimana. Lontano dal caos e dai grandi centri, anche quelli commerciali, la comunità sembra essersi abituata ad operare in armonia valorizzando al meglio le proprie risorse: «Siamo molto più uniti, anche a livello umano» spiega Lodigiani.

Sindaco, si parla spesso di fusioni come di uno strumento efficace per snellire la macchina burocratica e aiutare anche economicamente i piccoli comuni. Che cosa è cambiato per voi rispetto a prima?

«Sicuramente rispetto al passato c’è stato un miglioramento dal punto di vista organizzativo degli uffici e del loro funzionamento. Avere un solo ente permette sia alla compagine politica che a quella amministrativa di operare in tempi più stretti e dà la possibilità di confrontarsi in tempo reale sulle possibili problematiche. Gli uffici, dopo essersi occupati per anni di quattro enti (ovvero i tre Comuni più l’Unione che gli stessi avevano costituito), adesso affrontano i loro compiti concentrandosi sulla specializzazione delle tematiche attribuite. Sicuramente il maggior apporto economico dovuto alla scelta di fondersi consentirà a noi amministratori di studiare strategie di rilancio attraverso investimenti in opere e progetti per il territorio».

Avete ricevuto finanziamenti in seguito alla fusione?

«La normativa sulla fusione prevede un contributo straordinario decennale pari al 60% delle attribuzioni erariali che lo stato aveva assegnato ai Comuni preesistenti nell’anno 2010. Tale somma è quantificata in 385.000 euro annui».

Come li utilizzate?

«Innanzitutto diciamo che attualmente il contributo della fusione ci permette di mantenere l’imposizione fiscale del Comune al minimo consentito dalla legge, pur ampliando la gestione di alcuni servizi essenziali sia in tema sociale che in tema più istituzionale. Poi, per l’anno in corso, il contributo verrà impiegato per finanziare il sociale, l’adeguamento del Pgt, la regimazione del verde pubblico, l’acquisto di uno scuolabus, l’acquisizione di un gruppo elettrogeno per garantire il funzionamento della macchine elettromedicali salva vita nella R.S.D. della Frazione Ruino, la realizzazione di un marciapiede in località Pometo, l’asfaltatura della Strada del Mollio (frazione Valverde) e la pavimentazione di un tratto della Via Zanini in Località Caseo, frana Sant’Antonio, oltre a diverse spese gestionali. Quelli elencati sono ovviamente una parte lavori già in programma che dà l’idea delle possibilità di crescita offerte da una scelta così radicale come la fusione. Non dimentichiamo che il comune gode oggi anche di un consistente avanzo di amministrazione il cui utilizzo è ancora al vaglio».

Ci sono stati disagi particolari nella transizione post fusione?

«Difficoltà legate principalmente al numero di enti coinvolti in questa operazione, Agenzia del territorio, Agenzia delle entrate, Camera di commercio, Motorizzazione che hanno dovuto aggiornare le posizioni sia dei singoli cittadini che delle imprese operanti sul territorio. Abbiamo dovuto sopperire all’impossibilità di operare come nuovo comune non essendo ancora riconosciuto da nessun organismo burocratico nazionale, in particolare gli accreditamenti alle piattaforme internet necessarie al funzionamento degli uffici hanno richiesto un lavoro notevole. I disagi sono stati quelli tipici dei periodi di transizione».

C’è stato un cambiamento nei servizi erogati?

«I servizi non hanno subito alcuna riduzione, la scelta di mantenere in alcuni giorni l’apertura delle sedi decentrate di Valverde e Canevino è andata proprio nella direzione di agevolare il più possibile la popolazione in modo tale da rendere il passaggio il più indolore possibile.  Nell’immediato futuro i servizi verranno implementati, proprio perché una maggior razionalizzazione degli uffici e del personale garantirà una risposta più efficiente alle esigenze della popolazione».

La sua gestione ha ereditato anche i progetti in cantiere negli altri ex comuni, come ad esempio il centro sportivo polifunzionale di Valverde: a che punto è?

«Il centro sportivo “Stefano Bozzola” della Frazione Valverde è una splendida realtà, con notevoli potenzialità di utilizzo. Attualmente sono attive convenzioni con varie Università, fondazioni e associazioni di tutela della biodiversità. La sala è dotata di impiantistica multimediale di ultima generazione che consente agli utenti di realizzare i propri programmi di lavoro con facilità».

Per gli altri due comuni invece che progetti c’erano?

«Gli altri cantieri erano soprattutto inerenti la manutenzione straordinaria della rete viaria e il ripristino di alcuni versanti in frana, e sono stati ultimati dal nuovo Comune che, per legge, è subentrato nei contratti stipulati dai Comuni fusi. In fase di realizzazione vi sono anche quattro progetti finanziati con i fondi di Aree Interne per un importo complessivo di 715.000 euro».

Quali sarebbero questi progetti?

«Sistemazione del castello di Valverde, interventi importanti in materia di risparmio energetico sul plesso scolastico di Pometo e delle ex scuole della frazione Casa d’Agosto, infine la sostituzione dell’illuminazione pubblica con lampioni a led nella frazione Ruino».

Parliamo di dissesto idrogeologico: tra dicembre e gennaio c’erano state alcune frane lungo le provinciali. Com’è la situazione attuale a Colli Verdi?

«Il comune di Colli Verdi è stato interessato da alcuni movimenti franosi. In località Valverde la strada è stata consolidata e in località Torre degli Alberi i lavori di ripristino sono in esecuzione.  A Colombara nella Frazione di Canevino (SP40), dove si è verificato uno smottamento, il ripristino è in fase di valutazione da parte della Provincia».

Uno dei problemi critici delle cosiddette “zone svantaggiate” è la mancanza di attività commerciali. Com’è la situazione a Colli Verdi?

«In realtà da noi non solo non ci sono state recenti chiusure, ma molti si sono migliorati proprio per accettare la sfida del rilancio. Nella località di Pometo, per esempio, troviamo due ottimi panifici artigianali, un negozio di abbigliamento, un negozio di vendita di prodotti a servizio dell’agricoltura, un bar tabaccheria, un circolo ricreativo, la farmacia e due giorni a settimana nella piazza del paese troviamo un banco di frutta e verdura, un fiorista e saltuariamente anche una produttrice di miele. Accanto a questa realtà troviamo su tutto il territorio diversi ristoranti e moltissime realtà agrituristiche e due centri sportivi».

A Valverde però non è rimasto nulla…

«La mancanza di attività è sopperita dalla presenza di due ambulanti e nel periodo estivo da un esperimento mercatale che nel 2019 è stato molto apprezzato dalla popolazione. Si tende a pensare che la lontananza dai grandi centri sia un minus per la popolazione delle nostre colline, ma la realtà è che la comunità è molto più unita, fa la spesa nelle botteghe di paese, si ritrova al bar e si dà sostegno nei momenti di difficoltà. Inoltre, tutti, dagli artigiani ai commercianti, si sono sempre adoperati per rimanere al passo con i tempi e sono il fulcro del rilancio soprattutto in tema di turismo».

Ci sono riscontri importanti sotto questo aspetto?

«Le nostre colline sono mete di molti milanesi e pavesi che hanno trovato sul territorio una fuga dal caos cittadino, spesso acquistando anche casa, e il tutto senza rinunciare ad una rete internet veloce, al servizio postale che da qualche mese è fornito anche di sportello bancomat, ad un’ampia scelta culinaria e a prodotti d’eccellenza locale. Per concludere credo che la nostra popolazione si sia dimostrata in grado di superare le difficoltà e di trovare in esse uno spunto di crescita».

   di Christian Draghi

La Provincia di Pavia intende appaltare i lavori di messa in sicurezza dei versanti sopra l'anello viario Oltrepò Orientale - S.P. 201 ed S.P. 203 - nei Comuni di Colli Verdi, Zavattarello, Fortunago e Borgoratto Mormorolo. Il termine per l’invio delle offerte è stabilito per il giorno 11 maggio 2020 alle ore 11:00.

Il valore complessivo dei lavori è pari ad Euro 448.043,15 I.V.A. esclusa, di cui Euro € 433.000,00 soggetti a ribasso d’asta ed € 15.043,15 quali oneri della sicurezza (non soggetti a ribasso d’asta).

Il contraente sarà individuato mediante una procedura di gara aperta con il criterio di aggiudicazione del minor prezzo.

La documentazione posta a base di gara è liberamente disponibile sulla piattaforma S.IN.TEL. di Regione Lombardia.

La procedura di gara è individuata sulla piattaforma con il seguente codice ID 123197392

TIPO PROCEDURA:Procedura Aperta

DATA INIZIO RICEZIONE OFFERTE:07/04/2020

DATA FINE RICEZIONE OFFERTE:11/05/2020 11:00

Torre degli Alberi è una frazione del nuovo comune di Colli Verdi, nato il 1 gennaio 2019 dalla fusione dei comuni di Ruino, Canevino e Valverde. Precedentemente appartenuta al soppresso comune di Ruino, la frazione prende il nome dall’omonima torre proprietà della famiglia Dal Verme da circa 700 anni. I Dal Verme discendono da un abitante di porta San Zeno di Verona, di cui le prime notizie si hanno attorno all’anno 1174. Nel corso del XIII secolo gli appartenenti alla nobile casata vantavano importanti cariche nelle più prestigiose città italiane. Attorno alla metà del ‘300 iniziarono la loro attività di condottieri al servizio dei Visconti di Milano e per questo motivo cominciarono ad acquistare numerosi feudi in Oltrepò e sul piacentino. In tempi recenti  il proprietario di Torre degli Alberi fu il Conte Luchino Dal Verme, recentemente scomparso all’età di 103 anni. Reduce dalla campagna di Russia del 1943, prese le redini della  88ª Brigata “Casotti” con il nome di “Maino” dando un contributo essenziale alla liberazione dell’Oltrepò dall’occupazione nazista . La torre del trecento è la parte più antica della struttura. Ai piedi di essa sono stati costruiti alcuni locali, in più fasi dal ‘400 a fine ‘800, mantenendo sempre uno stile architettonico uniforme e armonico. Nel cortile fa bella mostra una lapide funeraria romana, rinvenuta il secolo scorso durante i lavori nelle campagne.

Camillo e suo figlio Giacomo ci raccontano com’è cambiata l’azienda negli ultimi decenni,  con l’affiancamento della viticultura alla già avviata zootecnia.

I Dal Verme nobili condottieri di origine veneta con parecchie discendenze. La vostra famiglia da quale ramo discende?

«I Dal Verme sono originari di Verona. Successivamente si sono spostati nel milanese e da lì si sono nati diversi rami di discendenza. Noi discendiamo direttamente da quello di Milano».

Possiamo dire che, fino ad un certo periodo, la storia di Torre degli Alberi va a pari passo con quella del Castello di Zavattarello?

«Il castello di Zavattarello e Torre degli Alberi erano un’unica possessione. Successivamente mio nonno e suo fratello divisero la proprietà. I nostri cugini di Milano, nel 1975, cedettero il castello al comune. All’interno del castello di Zavattarello c’è una sezione interamente dedicata alla storia della famiglia Dal Verme».

La tenuta è sempre stata abitata oppure avete dovuto effettuare operazioni di recupero?

«Torre degli Alberi è sempre stata abitata. L’azienda agricola è nata parecchi anni fa, essendo circondata da terreno coltivabile. Gli immobili non hanno mai avuto bisogno di recuperi importanti, dato che con gli anni c’è stato un continuo lavoro di manutenzione ordinaria».

Fino a qualche anno fa Torre degli Alberi era conosciuta principalmente come azienda zootecnica. Ultimamente avete introdotto anche la produzione di vini da uve biologiche. Come mai questa scelta?

«L’azienda inizialmente era condotta a mezzadria ma col passare degli anni mio padre Luchino decise di prendere in mano la gestione dell’azienda, assumendo i mezzadri già presenti,  destinandola all’avicoltura. Nei primi anni di allevamento le galline venivano allevate in libertà nei boschi, dato che non si conoscevano ancora le patologie dell’avicoltura. Si cercava di allevarle nell’ambiente più naturale possibile, dato che non venivano usati antibiotici e vaccini. Con l’evoluzione della scienza e della zootecnia si è arrivati ad avere allevamenti più intensivi ma allo stesso tempo più sani. L’azienda è biologica da sempre e nel 2009 abbiamo deciso di affiancare la viticultura alla già preesistente attività zootecnica, impiantando  4 ettari di  Pinot Nero da destinare alla spumantizzazione. Abbiamo puntato da subito sul biologico, evitando l’utilizzo di diserbanti e prodotti di sintesi, lasciando il vigneto inerbito e utilizzando unicamente prodotti a base di rame e zolfo. La scelta di ampliare l’azienda al campo vitivinicolo è nata da diversi fattori: negli ultimi anni ci sono stati molti cambiamenti, dal clima ai gusti dei consumatori. Per questo abbiamo scelto di puntare da subito sulla qualità, optando per le bollicine».

Organizzate visite guidate presso l’azienda?

«Possiamo dire che noi non facciamo vere e proprie visite guidate. Organizziamo degustazioni su prenotazione, all’interno di una nostra sala interna, per gruppi di dieci/quindici persone. Il castello non è visitabile al pubblico perché la nostra abitazione privata. è nato come torre di avvistamento che collegava i diversi castelli e per questo motivo è una struttura sobria e spartana, che non vanta dipinti o affreschi, in quanto la residenza vera e propria della casata era a Zavattarello».

Fate già rete con altre strutture simili o siete affiliati a qualche ente?

«Come struttura non siamo affiliati a nessun ente, ma come azienda agricola siamo affiliati alla Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti). Facciamo parte di  “Vigneti e Natura in Oltrepò”, un progetto nato per tutelare le biodiversità nei vigneti».

Specificatamente di cosa si tratta?

«è un progetto, al quale aderiscono una quindicina di aziende in Oltrepò, nato con lo scopo di tutelare le biodiversità nei vigneti. Siccome bisogna ridurre i fitofarmaci usati in viticultura si sta cercando di studiare dei sistemi alternativi, per fare in modo che i vigneti possano autodifendersi. La soluzione è aumentare e tutelare le biodiversità presenti in un territorio. Il progetto si occupa di effettuare prove e sperimentazioni in determinate zone di ogni azienda, monitorando periodicamente il censimento di farfalle e uccelli presenti. Certamente qui da noi è più facile dedicarsi al biologico e alla biodiversità, dato che i nostri vigneti sono circondati da boschi e preservano al meglio l’habitat naturale delle specie indigene».

Tornando al turismo, come vedreste un circuito di promozione dei castelli e delle dimore storiche dell’Oltrepò Pavese?

«Come detto precedentemente presso la nostra struttura non è possibile organizzare visite turistiche guidate. Certamente, per come è strutturata la nostra azienda, sarebbe per noi più interessante un circuito che promuova generalmente l’enoturismo». 

di Manuele Riccardi

 
 
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