Lunedì, 06 Luglio 2020
 

Donatella Muffato originaria di Varese da poco tempo pensionata, vive attualmente a Casanova di Sinistra nella Valle Staffora. Dopo aver conseguito il diploma al liceo artistico nel 1977 e aver vinto il premio istituito per il migliore artista dell’anno dall’accademia di Brera nel 1982 si dedica ad un lungo lavoro di insegnamento. Grazie alla sua manualità e alla sua dedizione per i “meno fortunati” che ha incontrato nel suo lungo percorso da insegnante, Donatella ha cucito centinaia di mascherine per i suoi compaesani: «Ho cucito mascherine a non finire - dichiara -  e quando credevo di non avere più tessuti ne trovavo altri... Un lavoro immane». “Impara l’arte e mettila da parte”.. mai proverbio fu più azzeccato per raccontare questa storia.

Donatella, lei ha cucito un enorme quantità di mascherine salvavita per i suoi compaesani. Quando ha capito che “doveva dare una mano”?

«Mia madre mi aveva insegnato qualcosa da piccola in quanto era una magliaia e poi sarta quindi è successo che una mia cara amica mi ha chiesto di fare per lei una mascherina vista la gravità della situazione ne aveva bisogno, dopo di lei è arrivato anche il parroco che doveva celebrare una funzione e gli serviva una mascherina, infine andando al panificio qui in paese, ho visto che la proprietaria si stava arrangiando con una mascherina di carta. Ho capito che era il caso di mettermi subito all’opera per aiutare il mio paese e ho iniziato a cucire mascherine».

Una curiosità ma dove ha trovato la stoffa in quantità dato che i negozi sono chiusi?

«Ho guardato per tutta la casa e tutto il materiale che potevo utilizzare comprese le fodere dei cuscini tutto quello che si adattava bene allo scopo è stato impiegato. Ho cucito mascherine a non finire e quando credevo di non avere più tessuti ne trovavo altri. C’è stata un’azienda che mi ha mandato gratis della stoffa venendo a conoscenza di quello che stavo facendo in paese... Insomma un lavoro immane».

In che modo le ha distribuite?

«Attraverso il panificio e la salumeria gli unici negozi aperti in paese».

Il sindaco del paese come ha reagito?

«Venuto a saperlo mi ha contattata e mi ha ringraziata perché in un momento così grave, con l’impossibilità di reperire mascherine il mio lavoro è stato per certi versi provvidenziale, ma ho deciso nel mio cuore di fare un dono, tempo e stoffa, per salvare in qualche modo il mio prossimo sono soddisfatta di aver compiuto un lavoro finalizzato al bene comune e non voglio riconoscimento per questo».

Da quanto tempo vive a Casanova e perché ha deciso di stabilirsi proprio qui?

«Mi sono trasferita qui stabilmente da otto anni perché ritengo che questa sia la mia vera casa nel senso che mi sento parte di questo ambiente come se fossi nata qui, in realtà la prima volta che ho visitato questi luoghi, risale alla mia infanzia avevo nove anni e logicamente ero con i miei genitori e ciò che mi colpì di questo luogo fu la natura e le persone eccezionali, rimasi affascinata e osservavo tutto con un occhio scientifico che andava oltre lo stupore e preso un taccuino scrivevo tutto quello che osservavo: quanti petali in un fiore, quanti rami su un albero, le foglie, e così dicendo...Cominciai così a disegnare stimolata da una grande curiosità per il mondo esterno e con il bisogno di scoprire la bellezza in tutto ciò che mi circondava e non solo, ma di ripercorrere la storia di ogni oggetto che attirava la mia attenzione

Qual è stata la sua occupazione principale?

«Ho fatto sempre l’insegnante. Terminato il liceo artistico mi fu offerto subito un lavoro e la persona che me lo stava proponendo era dell’idea che quel tipo di lavoro si addicesse perfettamente al mio carattere. Naturalmente chiesi che tipo di lavoro avrei dovuto svolgere e la risposta fu che avrei insegnato ai disabili e che avrei pertanto dovuto trasferirmi a Milano».

Un lavoro particolare. Come è stato il primo impatto?

«Non avevo mai lavorato, ero alla mia prima esperienza e non sapevo cosa significasse il termine “disabile” o meglio non sapevo a quale specifica disabilità fosse da supporto. Un po’ perplessa chiesi quanto tempo avrei dovuto svolgere quel lavoro e mi fu detto per quindici giorni».

E poi?

«Ricordo che i primi cinque giorni furono molto duri ma poi cominciai a guardare con occhi diversi quella realtà e a vedere i disabili come persone con delle capacità straordinarie. Li guardavo con un amore del tutto naturale, spontaneo e con il desiderio sempre più crescente di aiutare tutti e non mi importava se erano costretti su una carrozzina... E così i quindici giorni divennero undici anni».

Aveva trovato qualcosa di bello e aveva dato un senso a tutto ciò che faceva giusto?

«Sì e sono felice di aver vissuto grandi esperienze di empatia e tutte creative e questo perché ho sempre messo il desiderio di comunicare ed aiutare gli altri al primo posto nei miei valori».

Lei ha avuto modo di lavorare anche nelle carceri, che tipo di esperienza è stata?

«Ho avuto la possibilità di lavorare sempre come insegnante di arte nel carcere di San Vittore a Voghera e sinceramente in un primo momento ho avuto delle perplessità, comprensibili, ma considerandomi una persona senza pregiudizi vedevo i carcerati innanzitutto come esseri umani e come tali con errori commessi alle spalle o con percorsi di vita estremamente complicati e difficili che li aveva portati a scelte sbagliate, ma sicuramente si prospettava loro una seconda chance e la possibilità di fare altro e di migliore nella vita. È stato molto bello per me vedere i detenuti che non vedevano l’ora che io arrivassi...Sono una persona gioiosa e la gioia è contagiosa e produce speranza con loro potevo ridere e scherzare e mandare a quel paese, se necessario, senza remore»

Un episodio che le è rimasto impresso di quel periodo?

«Un giorno fui mandata ad insegnare nel sesto raggio, il settore più difficile della struttura carceraria,  arrivata lì mi vengono incontro alcuni ragazzi e poco distante da loro un giovane titubante, vedendolo capisco che ha un aria familiare ma non riuscivo a ricordare dove avessi visto quel viso. Alla fine lo riconosco nell’attimo in cui mi chiama “prof”. Mi si è gelato il sangue: era un mio ex alunno. Da quel dì seguì il mio corso con grande soddisfazione, la mia in primis».

Lei ha disegnato, restaurato, dipinto, cucito vestiti, organizzato sfilate... Si può definire la stilista locale?

«In effetti ora che ho più tempo faccio un po’ di tutto e voglio scoprire cosa piace di più alla gente quali sono i loro bisogni».

A conclusione cosa le ha insegnato questa esperienza?

«A dare il giusto valore ad ogni cosa e capire che ciò che poteva essere artistico può essere ora oggetto di uso primario per sopperire l’emergenza, si può creare riciclando tantissime cose non solo belle ma soprattutto utili».

di Stefania Marchetti

Con oltre 4 milioni di capi, pari a circa il 50% del totale italiano, la Lombardia si conferma la prima regione italiana per numero di maiali allevati. È quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il via libera dell’Unione Europea all’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana, come chiede il 93% dei cittadini che ritiene importante conoscere l’origine degli alimenti, secondo l’indagine on line del Ministero delle Politiche agricole. 

Ad annunciare il via libera europeo è la Coldiretti, che ha fortemente sostenuto il provvedimento, dopo la scadenza del cosiddetto termine di “stand still”, il periodo di “quarantena” di 90 giorni dalla notifica entro il quale la Commissione avrebbe potuto fare opposizione allo schema di decreto nazionale interministeriale (Politiche Agricole, Sviluppo Economico e Salute) che introduce l’indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate. 

Una novità importante per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani, di cui 6 milioni di lombardi, che almeno qualche volte a settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale, per salvare il prestigioso settore della norcineria che in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi. 

Secondo un’analisi Coldiretti, dall’inizio dell’emergenza sanitaria le quotazioni dei maiali tricolori si sono quasi dimezzate e scese a poco più di un euro al chilo, mettendo a rischio le imprese e, con esse, la prestigiosa norcineria Made in Italy a partire dai 12,5 milioni di prosciutti a denominazione di origine (Dop) Parma e San Daniele prodotti in Italia. A preoccupare è l’invasione dei cosce dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy. 

Si stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta. 

Cosce provenienti in larga parte – denuncia Coldiretti - dai grandi mattatoi dei paesi del Nord, come ad esempio la struttura di Rheda-Wiedenbrück, nel distretto di Guetersloh, nel NordReno Westfalia, balzata all'attenzione delle cronache perché più di 1.550 lavoratori sono risultati positivi ai test per il Covid-19. 

Il decreto sui salumi, che dovrà essere presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale per essere operativo, prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). 

Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”.

La dicitura “100% italiano” è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.  

Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”. 

L’etichettatura dei salumi è l’ultimo capitolo della storica battaglia per la trasparenza condotta dalla Coldiretti che, con la raccolta di milioni di firme, ha portato l’Italia all’avanguardia in Europa. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro era arrivato grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 è entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. 

A livello Ue – conclude la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre la Commissione Europea ha recentemente specificato che l’indicazione dell’origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei.

 

 

Federdoc - anche in merito al Patto per l’Export, progetto con il quale il Governo prevede uno stanziamento straordinario di un miliardo e 336 milioni di euro a favore del rilancio del Made in Italy nella fase post emergenza Covid – sottolinea, in una nota, l’importanza di un confronto immediato atto a definire al meglio il ruolo fondamentale dei Consorzi di Tutela del Vino a Denominazione in questo processo di ripartenza che fa seguito a uno dei momenti più difficili mai affrontati dal settore.

“Pur riconoscendo l’impegno del nostro Governo – spiega Riccardo Ricci Curbastro, Presidente della Federdoc, Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari di Tutela dei Vini a Denominazione di Origine italiani – e valutando in modo estremamente positivo molti degli obiettivi del progetto, avevamo ritenuto necessario ricordare come diversi degli elementi cardine del piano dovessero a nostro giudizio prevedere il coinvolgimento di realtà, come appunto Federdoc, che già da anni operano in prima linea su temi quali la promozione e l’internazionalizzazione”.

E pronta è stata, come riferisce la Federdoc in una nota, la risposta del Governo e in particolare del Ministero degli Affari Esteri, dicastero che ha lavorato al Patto per l’Export e che, nella figura del Sottosegretario di Stato Manlio Di Stefano, ha voluto incontrare il Presidente Ricci Curbastro per un colloquio nel corso del quale sono stati affrontati i temi centrali del settore vitivinicolo.“Ho trovato nell’Onorevole Di Stefano un interlocutore attento e preparato – racconta Ricci Curbastro – e molto sensibile alla realtà dei Consorzi, volano imprescindibile per la crescita del vino italiano, dentro e fuori dai confini nazionali. E’ stato un incontro propedeutico a un’attività sinergica, indispensabile per la ripresa di un settore in evidente sofferenza. Temi come cultura del vino, promozione dei territori e protezione delle nostre Indicazioni Geografiche sono stati affrontati con la promessa di un prossimo incontro che renda possibile approfondire il discorso e, soprattutto, definire una strategia vincente per la rinascita del patrimonio vitivinicolo del nostro Paese”.

Il periodo emergenziale appena trascorso ha visto, tra gli altri, il particolare coinvolgimento di tutto il personale dei reparti di Terapia Intensiva così come quello delle Medicine Interne. Il Direttore Generale di Asst Pavia, con deliberazione n. 257 dell’08.06.2020 ha disposto, a seguito di concorso pubblico, l’assunzione dei n. 3 Dirigenti Medici specialisti, risultati vincitori, destinati rispettivamente all’UOC di Medicina Interna dell’Ospedale Civile di Voghera, diretta dal dott. Luigi Magnani, anche Direttore del Dipartimento aziendale di Area Medica, all’UOC di Medicina Interna dell’Ospedale SS. Annunziata di Varzi, diretta dal dott. Vittorio Perfetti e presso l’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Medicina Generale a Bassa Intensità di Cura dell’Ospedale di Casorate Primo.

I compiti cui è chiamata a rispondere un’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna, ad esempio, quella dell’Ospedale Civile di Voghera, sono rivolti ad attività di diagnosi e cura e si articolano in:

• Attività di ricovero ordinario (Reparti di degenza);

• Attività di Day Hospital;

• Macroattività Ambulatoriale Complessa (MAC);

• Attività ambulatoriali.

Nella Unità Complessa di Medicina Interna vengono ricoverati principalmente pazienti con patologie acute o con riacutizzazione di patologie croniche, provenienti soprattutto dal Pronto Soccorso ma anche trasferite da altri reparti dello stesso Ospedale. Le patologie più frequentemente rappresentate fra i ricoverati riguardano l'apparato cardiocircolatorio, l'apparato respiratorio, le infezioni ma comprendono anche affezioni di tipo oncologico, ematologico, nefrologico, gastroenterologico ed epatologico. I pazienti ricoverati sono nella maggior parte dei casi polipatologici, complessi, politrattati e necessitano di un approccio che consenta una presa in carico globale della persona, quale è appunto l’approccio caratteristico della Medicina Interna. L’attività ambulatoriale è rivolta all’utenza esterna ed eroga prestazioni nell’ambito di quasi tutte le specialità dell’area medica (Macroattività Ambulatoriale Complessa -MAC- rivolta in particolare all’erogazione di prestazioni in ambito oncologico, medicina interna, oncologia, diabetologia, endocrinologia, pneumologia, gastroenterologia, epatologia, ematologia, geriatria, reumatologia, terapia anticoagulante orale -TAO, ecografia internistica, ecocolordoppler vascolare). Presso la UOC sono attivi ambulatori in “cobranding” con l’ IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, che prevedono la compresenza negli ambulatori di Ematologia, Oncologia e Reumatologia di specialisti di ASST e del San Matteo, il che consente una proficua collaborazione fra i professionisti ed una ottimale gestione del paziente.

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Sono iniziati i lavori di completamento e messa in sicurezza della rotonda che si trova di fronte al PalaOltrepò di Voghera, al fine di migliorare la viabilità in un’area che presenta la presenza di significativa incidentalità. «Un’opera progettata per rendere più bella la via d’accesso alla nostra città e contemporaneamente aumentare la sicurezza - spiega il sindaco Carlo Barbieri - limiterà la velocità della macchine che transitano e garantirà la sicurezza agli studenti che frequentano l’istituto Maserati». Dalla statistica realizzata dall’ufficio lavori pubblici sono stati riscontrati un decina di incidenti nel triennio 2015-1017.

«L’obiettivo era aggiungere più sicurezza e piacevolezza estetica nel punto di ingresso della città - aggiunge il vice sindaco Daniele Salerno - Dopo il lockdown stiamo correndo per aprire il maggior numero di cantieri. Tutto era già pronto per marzo, siamo stati fermati dall’emergenza, ma ora ripartiamo. Con questa opera vogliamo creare una porta di accesso a Voghera da ovest che vada a sostituire la semplice tracciatura della rotonda».

Ampliando le isole spartitraffico esistenti e creandone di nuove si prevede che venga ridotta la velocità delle automobili che si immettono grazie ad una più “accentuata deflessione” delle corsie di immissione all’anello di scorrimento della rotatoria. «Entro poche settimane anche questo intervento sarà ultimato. Un’opera che limiterà la velocità dei veicoli in entrata per la sicurezza dei pedoni che attraversano e degli studenti che raggiungono la palestra», conclude il vicesindaco Salerno. La banchina era già stata oggetto di ampliamento negli scorsi mesi per favorire l’avvicinamento al palazzetto.

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Con un comunicato stampa, Simone Verni, consigliere regionale M5S Lombardia, Cristian Romaniello, Valentina Barzotti, deputati M5S intervengono in merito alle polemiche di questi giorni riguardanti il ponte della Becca. 

"Leggiamo con disappunto - scrivono Verni e Romaniello - il comunicato stampa del Comitato Ponte Becca che non contesta nel merito gli argomenti in oggetto e distorce i fatti accaduti. Sabato scorso è stata la prima occasione utile per chiarire pubblicamente la nostra posizione circa l'atteggiamento tenuto dal Comitato tra dicembre e gennaio che ci fanno dubitare dell'imparzialità politica del Comitato. 

È un fatto, ad esempio, che vi sia stata la partecipazione del Presidente e di alcuni membri del Comitato ad un presidio politico della Lega in cui si attaccava il Governo per tramite di un vistoso striscione senza aver chiesto alcun chiarimento circa la veridicità del contenuto. Il nostro impegno per il Ponte va avanti con tutti i soggetti interessati, purché vi siano atteggiamenti costruttivi, oggettivi e non di parte. A noi non interessano i teatrini e le polemiche, quello che conta sono solo i fatti e la verità. Noi saremo sempre al fianco di chiunque farà battaglie per il territorio e non presteremo mai il fianco a strumentalizzazioni di parte."

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«Violazione delle regole di sana e prudente gestione della società». Questa una delle motivazioni espresse nel provvedimento firmato dall’amministratore delegato Delio Todeschini attraverso il quale ASM Voghera Spa ha revocato dopo due anni dalla nomina,  la Presidente della controllata Asm Vendita e Servizi e tutto il Cda .

Revoca  per «giusta causa» la posizione della holding, che nel provvedimento  parlerebbe di 9milioni di euro di crediti scaduti  e non ancora riscossi  dalla partecipata - «Monica Sissinio, non ha adempiuto ai propri doveri di amministratore con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, facendo venir meno il rapporto fiduciario sotteso all’incarico conferito alla medesima in qualità di consigliere  e presidente del consiglio di amministrazione di Asm Vendita e Servizi».

Nel provvedimento si parlerebbe anche di rapporti personali e professionali  mai del tutto chiariti tra la ex presidente  e alcuni debitori di Asm Vendita  e Servizi con particolare riferimento  a ingiustificate sospensioni di recupero credito.

Un nuovo impianto a biometano  sorgerà nell’area delle logistiche di Broni, a fianco di quello già attivo da diversi anni in località Campo Viola, vicino allo svincolo del casello della A21. L’impianto tratterà rifiuti pericolosi e non, principalmente terreni provenienti da bonifiche ambientali a cui si aggiunge la parte organica dei rifiuti solidi urbani. 5 milioni di euro di investimento per 2mila metri quadrati di fabbricato, 12 camion al giorno in entrata ed in uscita dall’area e 40mila tonnellate all’anno la capacità di trattamento del materiale. Sono questi i primi numeri che emergono dal progetto.  

Partito l’iter di richiesta autorizzazione sul quale si pronuncerà la Provincia, nel frattempo il Comune di Broni ha approvato la proposta di intervento di compensazione ambientale, nella quale la Società “Ambiente e Risorse srl”  si impegna  alla manutenzione di una pista ciclabile presente sul territorio comunale, scelta dall’amministrazione, per una spesa complessiva di 41.500 euro. Il Comune di Broni anche in questo caso prosegue con la politica ci compensazione ambientale, così come per le altre logistiche presenti nella zona,  che hanno finanziato la realizzazione di  due aree cani.

Marina Azzaretti attraverso la sua pagina facebook commenta la decisione del direttivo cittadino di Fratelli D’ Italia di candidare Vincenzo Giuliano alla corsa di sindaco di Voghera. La Azzaretti, ex assessore di Forza Italia, oggi militante in Fratelli D’Italia scrive: 

«Ho preso atto con estrema sorpresa durante il recente direttivo a cui sono stata invitata di come non fosse stato dato seguito agli accordi intercorsi durante l'incontro tenutosi presso l'ufficio della coordinatrice regionale Daniela Santanche, quando la medesima sottopose alla delegazione cittadina del partito la sua volontà di candidarmi a Voghera, i presenti dissero di non avere niente in contrario e che avrebbero sottoposto al direttivo locale la sua indicazione. Ciò non fu fatto. Solo lunedì sera i presenti indicarono in Giuliano il loro candidato, compresi i componenti della delegazione che era stata a Milano, senza che nessuno degli altri componenti il direttivo fossero mai venuti a conoscenza di tale indicazione. A dicembre, i fatti in precedenza, la coordinatrice regionale mi invitò dandomi appuntamento a Milano, alla presenza di La Russa e Mantovani e due miei accompagnatori. Mi fece una proposta politica molto forte: candidarmi o se non fosse riuscita nella trattativa a livello regionale per ottenere Voghera come FdI, comunque di ritenermi certa che sarei stata la loro punta di diamante, come capolista. Opzione anch'essa messa in dubbio, solo ora da chi di competenza. L'ideologia di FdI si sposa ad ogni livello, nazionale, regionale e locale in diverse città, con quella della Lega e di FI da cui, per incomprensioni e divergenze sopravvenute con il fu segretario locale, che ottenne la mia revoca, fui portata, come conseguenza, a decidere di allontanarmi. Ritenni dunque certamente irrinunciabile la proposta, certa di poter portare un importante contributo operativo personale, in ogni caso, alla condivisione di una strategia politica basata sulla volontà di andare alle elezioni con un centro destra unito. Oggi, essendo venuta a mancare sia la parola data che la convergenza di vedute strategiche mi sento di affermare una mia posizione di autonomia rispetto a FdI locale. Il nodo non è la mia candidatura ma il rispetto di un accordo che non ho cercato ma mi è stato proposto, e che è venuto a mancare, e sul quale auspico venga fatta chiarezza da chi me lo propose. Ritengo che per lavorare davvero per il bene comune la prima regola sia avere un codice d'onore personale. Il mio mi porta oggi a ritenere che, proprio perché voglio continuare a lavorare in serenità e con passione e dedizione per la mia città, come ho sempre fatto e dimostrato, sia il momento di tornare a riflettere sul da farsi e procedere in un percorso responsabile, autodeterminato, affine ai miei ideali. Ritengo più importanti i valori personali che certe logiche politiche. E ad esse non mi subordinerò mai. Renderò pubblica a breve la mia decisone. Certa che i cittadini che in questi anni mi hanno dato fiducia e hanno lavorato con me sapranno fare le loro valutazioni, e ad essi rinnovo la richiesta di aver fiducia in me»

Dopo l’annullamento causa Covid della “Sei Giorni”, l’Olimpiade della moto che si sarebbe dovuta svolgere a Rivanazzano Terme a cavallo tra agosto e settembre, di enduro non si parlava più. Ora, finito il lockdown e complice la bella stagione gli enduristi ricominciano a popolare i sentieri dell’Oltrepò e a far parlare di sé, dividendo l’opinione pubblica, perché se da una parte il popolo degli enduristi si dimostra molto spesso disciplinato e osservante delle regole, sistemando i sentieri dopo le gare regolarmente autorizzate, esiste anche una parte di enduristi “strafottente”  quelli che delle regole e dei divieti se ne fregano.

A lanciare l’allarme un gruppo di operatori turistici dell’Alta Valle Staffora che denunciano l’inciviltà di alcuni enduristi, che inosservanti di divieti percorrono sentieri, come ad esempio la Via del Sale, che non sono accessibili alle moto ma riservati agli escursionisti compromettendone il tracciato, per non parlare di campi coltivati e devastati. Da Pian del Poggio, nel Comune di Santa Margherita Staffora,  l’ultima denuncia da parte del gestore della seggiovia, dove alcuni enduristi hanno pensato di scendere dal Monte Chiappo utilizzando la pista da sci ed il percorso riservato alle mountain bike, causando danni al tracciato. Si dicono esasperati gli operatori turistici della valle, pronti a frenare queste scorrerie. 

Nel frattempo due gare di enduro calendarizzate il 9 agosto a Rivanazzano Terme tengono in allerta Legambiente, che ha scritto al Prefetto di Pavia ai fini di verificare che le misure di contenimento siano previste e rispettate dagli organizzatori.

 
 
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