Lunedì, 06 Aprile 2020

I primi dati diffusi dall’Istat riguardo la mortalità in Italia nei primi mesi del 2020 infliggono un duro colpo ai pochi “Corona-scettici” rimasti: si muore di più rispetto agli anni precedenti, soprattutto al Nord. In particolare, prendendo in esame i primi 21 giorni del mese di marzo si evince un netto incremento nei numeri della statistica, e non è ovviamente un caso che coincidano con il periodo di maggior diffusione dell’epidemia da Covid-19. I dati sui decessi, val la pena ricordarlo, tengono conto delle morti globali, indipendentemente da quelle riferibili al coronavirus, e risultano ancora parziali proprio perché la loro raccolta, che normalmente avverrebbe ogni quattro mesi, è stata eccezionalmente anticipata ed è tutt’ora in corso. Ad ogni modo, nel periodo preso in esame la mortalità media in provincia di Pavia è salita del 96%. 

Dalle statistiche comune per comune emerge il quadro di un aumento in molti casi esponenziale dei decessi soprattutto nel mese di marzo, in particolare nel periodo che va dall’1 al 21, in quanto i dati successivi a quella data non sono ancora a disposizione (e tutto lascia pensare che contribuiranno ad aumentare e non a far diminuire la curva). Nei primi due mesi del 2020 invece le morti erano state inferiori alla media del cinque anni precedenti. 

LA SITUAZIONE IN OLTREPO – Guardando ai numeri dell’Oltrepò, balza all’occhio il +98% della “capitale” Voghera, con 57 decessi contro i 28 di media nel 2015-2019. Prendendo in esame i piccoli comuni, dove le percentuali possono crescere molto in fretta visto il bassissimo numero di abitanti e di conseguenza di decessi medi, colpisce la netta impennata di Zavattarello, il centro dell’Oltrepò montano più colpito dall’epidemia, dove le morti registrate a marzo sono state 10 a fronte di una media che nel 2015-2019 era di 1,2 (+733%). Seguono Romagnese, con 6 morti a 1 (+500%), Montù Beccaria (7 contro 1,6, +337%) e Santa Margherita Staffora (4 morti a zero). Varzi, con 10 decessi contro 3,4 di media ha avuto un incremento +194%. 

Non si costano invece troppo dalla media Stradella (11 morti contro i 9 di negli anni precedenti) e Broni (13 contro 10). 

Altra riflessione significativa contenuta nel documento Istat è la seguente:« Con il diffondersi dell’epidemia è stato rilevato a livello locale un aumento del numero di morti spesso superiore a quello ufficialmente attribuito a COVID-19. Il monitoraggio dell’andamento dei decessi nel loro complesso, indipendentemente dalla causa, è dunque di assoluto rilievo». 

I dati sono ancora in elaborazione e le analisi dettagliate arriveranno successivamente, in particolare dallo studio delle varie cartelle cliniche.

In Lombardia si dovrà andare in giro indossando la mascherina o una protezione su naso e bocca: è quanto prevede la nuova ordinanza del governatore Attilio Fontana che entrerà in vigore domenica 5 aprile.

Le misure previste dalla nuova ordinanza

Fino al prossimo 13 aprile, spiega la Regione Lombardia in una nota, "restano in vigore le misure restrittive già stabilite per l'intero territorio lombardo lo scorso 21 marzo con ordinanza regionale". In più, però, la nuova ordinanza "introduce anche l'obbligo per chi esce dalla propria abitazione di proteggere se stessi e gli altri coprendosi naso e bocca con mascherine o anche attraverso semplici foulard e sciarpe". Inoltre "gli esercizi commerciali al dettaglio già autorizzati (di alimentari e di prima necessità) hanno l'obbligo di fornire i propri clienti di guanti monouso e soluzioni idroalcoliche per l'igiene delle mani". Confermata poi "la chiusura degli alberghi (con le eccezioni già in vigore), degli studi professionali, dei mercati e tutte le attività non essenziali". Inoltre, ora "sarà possibile acquistare articoli di cartoleria all'interno degli esercizi commerciali che vendono alimentari o beni di prima necessità, già aperti" e sarà "anche possibile la vendita di fiori e piante solo con la consegna a domicilio".
Infine, spiega la Regione, "ai sensi del decreto legge del 25 marzo scorso che vieta alla Regione di intervenire sulle attività produttive è stato chiesto al Governo di confermare con un dpcm specifico, la chiusura dei cantieri edili e di permettere, invece, le attività legate alla filiera silvopastorale (come, ad esempio, il taglio della legna)".

Le parole del governatore Fontana

L'obbligo a indossare una protezione sul volto era già stato anticipato dal presidente della Lombardia Attilio Fontana in un video su Facebook in cui è tornato a chiedere ai cittadini di stare a casa. "Dovrete, quando potete uscire, coprirvi il volto, la bocca e il naso con qualunque strumento utile ad evitare che voi possiate in qualche modo diffondere il virus se per caso siete portatori". "La voglia di uscire è tanta ma non si può. Non si può ancora. Non abbiamo ancora raggiunto nessun obiettivo. Non abbiamo concluso nessuna opera". E quindi "dobbiamo proseguire altrimenti lo sforzo fatto fino ad oggi risulterà vanificato e i numeri ricominceranno a peggiorare". 

Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità: "Fondamentale distanza"

"Le mascherine sono utili per prevenire il contagio da parte di un soggetto con Covid-19. L'idea che esista una quota di asintomatici infettanti può essere di utilità, ma la misura fondamentale è quella del distanziamento sociale. In questo momento noi non abbiamo dato" l'utilizzo obbligatorio come indicazione. Lo ha detto in conferenza stampa il presidente del Consiglio Superiore di Sanità (Css) Franco Locatelli.

Il Portale Oltrepo Pavese visto il periodo in cui, giustamente, ha sospeso la pubblicazione degli eventi pubblici e privati nel rispetto del tragico momento che ha colpito in nostro Paese e non solo. Ma non per questo si è fermato realizzando una “porta” di ingresso all'e-commerce per le cantine e per le attività agroalimentari con il sito oltrepoacasatua.it che vuole connotarsi come un progetto  “di territorio”  che cercherà di riunire sotto un unico marchio – #Oltrepoacasatua – in un’unica azione, una delle tante possibilità per superare “di concerto” questo momento di crisi, sfruttando il commercio elettronico che è divenuto necessità per le persone, viste l'obbligato immobilismo.

Oltre alla vendita l'obbiettivo è anche quello di tenere alto l'interesse verso il territorio, anche attraverso azioni commerciali cercando di sostenere dal punto di vista economico le micro imprese del territorio e nel contempo mantenere attivi i contatti con i clienti privati anche in questo periodo di emergenza.

L'intento di #Oltrepoacasatua è quella di aprire per ogni attività aziendale che aderirà al progetto, una vetrina di e-commerce totalmente autogestita e indipendente una dall'altra, ma che rientra in un unico progetto di comunicazione per cercare darne capillare diffusione e porre le basi per un possibile futuro progetto commerciale, più complesso, per il dopo emergenza coinvolgimento degli enti territoriali.

#Oltrepoacasatua non è solo vendita ma anche beneficenza; infatti le cantine e le aziende agricole che aderiranno al progetto, dovranno destinare il 15% delle vendite online all’emergenza sanitaria coronavirus a Regione Lombardia – Sostegno Emergenza Coronavirus, cosicchè chi deciderà di fare acquisti su oltrepoacasatua.it potrà contribuire non solo al sostentamento delle imprese agricole dell’Oltrepò Pavese, ma anche a superare questo momento di crisi dell’intero Paese Italia.

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“È notizia apparsa su tutti i principali organi di stampa – scrive Codacons Pavia - ono un centinaio in un solo mese le morti di anziani ospiti delle Case di Riposo nella provincia di Pavia. Una strage silenziosa... Siamo consapevoli dell'enorme difficoltà di fare tamponi a tutti e peraltro è un bene che i dipendenti delle case di riposo finalmente possano giovarsene. Tuttavia non dimentichiamoci degli ospiti delle case di riposo. Fare tamponi anche a loro significa isolare per tempo i casi positivi ed evitare che il contagio si diffonda a persone che, per la debolezza del loro sistema immunitario, non avrebbero scampo. Essere anziani non significa essere gli ultimi”

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La Compagnia Teatrale Oltreunpo’  in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Voghera e il Rotary Club di Voghera presenta “L’ OMONE DEL SONNO”. Spettacolo per bambini in diretta Facebook, Youtube e Instagram. Domenica 5 aprile alle ore 16.00 

Lo spettacolo fa parte della rassegna teatrale "Il Teatro in una stanza", che avrebbe dovuto debuttare il 29 febbraio scorso a Voghera.

A causa della pandemia, il cartellone è stato sospeso e non è stato possibile mettere in scena gli spettacoli in programma. Questo non impedisce, però, alla forza vitale del teatro di arrivare comunque al pubblico. È così che, insieme all’Assessore Martina Fariseo, è nata l’idea di poter intrattenere le famiglie ed i bambini vogheresi in questo momento così difficile. È sicuramente complicata la gestione, soprattutto dei bambini, in casa per un tempo così prolungato; proprio per questo abbiamo pensato di far loro compagnia, partendo dal soggiorno di casa Oltreunpo’ Teatro. Due attori della compagnia, infatti, metteranno in scena uno spettacolo per bambini in diretta facebook, youtube ed instagram, proprio dalla loro soggiorno di casa trasformato in palcoscenico.

L’appuntamento sarà, quindi, sui canali social di Oltreunpo’ Teatro per passare insieme del tempo in buona compagnia, comodamente seduti sul divano. La rassegna verrà riprogrammata nelle sale quando sarà possibile ritrovarsi, nelle nostre piazze, nei teatri e in tutti quei luoghi, dove l’affollarsi tornerà ad essere occasioni vitale per arricchirci nello stare insieme. 

L’ OMONE DEL SONNO  di e con Martino Iacchetti e Elena Martelli. Si spengono le luci, le coperte sono ormai rimboccate e una voce saluta dicendo: “Buona notte”. Questa parola suona da sempre stonata alle orecchie dei bambini che hanno con il sonno un approccio timoroso, perché́ la notte arriva al buio, è silenziosa e popolata da mostri spaventosi. Contro la paura della notte, esiste però un rimedio più efficace delle storie di mamma e papà, si chiama “L’Omone del sonno”.
Ogni notte carico di strumenti musicali passa di cameretta in cameretta a suonare la “ninna nanna” per tutti i bambini del mondo, accompagnandoli in piacevoli sogni e mettendo in fuga mostri e incubi.
Dopo anni di onorato servizio e duro lavoro, l’Omone del sonno riceve una telefonata dai piani alti che lo informa della sempre più vicina e sospirata pensione. Insieme a questo avvertimento nasce spontanea, l’urgente necessità di trovare un sostituto all’altezza, per fare sì che i bambini si continuino ad addormentare senza preoccupazioni. Questo incarico di grande responsabilità viene così affidato ad un buffo ed improbabile personaggio, apparso quasi per caso nella scena, al quale toccherà la grande fatica di apprendere come suonare i vari strumenti musicali necessari ad allietare il sonno dei bambini con dolci ninna nanne. Solo in questo modo potrà̀ essere un “Omone del sonno” degno di tale nome.
Così, dopo molte peripezie, tra gustose gag, danze, canzoni e stonature, il nostro apprendista conquisterà la fiducia dell’Omone del sonno che sceglierà̀ di affidargli il sonno dei bambini, conducendo il tutto verso un gioioso finale.

Ispirato alla celebre figura dell’omino del sonno, simpatico e buon gregario dei sogni dei bambini, lo spettacolo offre ai piccoli spettatori la possibilità̀ di divertirsi seguendo le vicende dei due protagonisti, grazie ai quali la notte non sembrerà più̀ loro così spaventosa. Di solito evocato da dolci filastrocche, il nostro Omone del sonno, attraverso suoni e musica, dà vita ad allegre canzoni che aiutano i bambini a cogliere l’essenza e il significato di ciò̀ che viene raccontato. La musica, portata in scena da vari strumenti, diventa così veicolo di apprendimento e stimolo per la loro curiosità. 

È possibile vedere lo spettacolo ai seguenti indirizzi: 

Facebook: @oltreunpo’ Teatro

Instagram: oltreunpoteatro

Youtube: digitare direttamente nel browser “UCf1HWcjKuccq6G7HWYIxqDQ” – oppure Oltreunpo’ Teatro 

La Compagnia Teatrale Oltreunpo’ lavora nella città di Voghera, nasce nel cuore dell’Oltrepò pavese, nel comune di Montesegale (PV); è in questo territorio che nel 2004 nascono le prime attività con lo scopo di promuovere una cultura teatrale e artistica ed, insieme, creare un’importante occasione di aggregazione in un territorio rurale composto da piccoli paesi. Numerose le iniziative che l’associazione ha promosso: spettacoli in molti paesi della provincia e delle regioni confinanti, laboratori nelle scuole, sia sul territorio pavese che sulla provincia di Milano. Nel 2011 ha aperto la prima scuola di teatro a Voghera, che ancora oggi, vanta la partecipazione di un centinaio di allievi. Una realtà che poco dopo si è espansa, arrivando sino a Milano, con l’apertura di una succursale della scuola e creando, inoltre, un importante ponte con New York, grazie all’incontro con alcuni artisti americani e alla Associazione Culturale Compagnia Teatrale Oltreunpo’ collaborazione con l’insegnante e regista teatrale John Strasberg, figlio ed erede artistico di Lee Strasberg. Una collaborazione importante con l’artista, perché nata da un incontro che negli anni antecedenti, ha permesso agli attori stessi della compagnia Oltreunpo’ di arricchire i propri studi a New York.

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"Lo stop forzato al settore della meccanica agricola aggrava la situazione di difficoltà nei campi dove con l'inizio delle campagne alla mancanza di lavoratori si aggiungono le difficoltà per le forniture di macchine, attrezzature e ricambi agricoli necessari per la lavorazione nei terreni". E' quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che chiede di inserire la meccanica agricola nell'elenco delle produzioni essenziali come previsto nei provvedimenti per l'emergenza in tutti gli altri Paesi che hanno invece autorizzato la produzione di macchinari agricoli proprio in quanto funzionale a garantire l'approvvigionamento alimentare. Peraltro - sottolinea la Coldiretti -la meccanizzazione diventa una scelta necessaria in questo momento in cui è venuto a mancare l'apporto lavorativo di molti dei 370mila stagionali che ogni anno arrivavano dall'estero, a causa del blocco delle frontiere. Servono subito voucher agricoli semplificati per offrire opportunita' di lavoro a cassa integrati, pensionati e studenti ma anche tecnogie efficenti per garantire la piena operatività dell'agricoltura nazionale che - spiega la Coldiretti -si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi, dal grano duro per la pasta al riso, dal vino a gran parte dei prodotti ortofrutticoli ma anche per la leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi. Le imprese agricole - continua la Coldiretti - necessitano di macchine, attrezzature e ricambi per arare il terreno, seminare, mantenere sane le colture, irrigare e raccogliere ma anche per dar da mangiare agli animali, mungere e conservare il latte. "Una esigenza che deve essere raccolta dal Governo con una adeguata modifica del decreto che consenta alle industrie del comparto di riprendere la produzione nell'osservanza rigorosa delle misure di prevenzione e sicurezza per i lavoratori" ha concluso Prandini.

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Pierangelo Boatti, patron di Monsupello, commenta con preoccupazione le ultime vicende legate all’Oltrepò del vino e scatta la sua istantanea relativa a situazione territoriale e scelte aziendali di un’impresa che ha scelto di puntare sul proprio marchio e su un posizionamento forte, a valore, in tutta Italia. 

Perché Monsupello ha scelto una strada individuale?

«La nostra azienda è partita facendo territorio più di ogni altra. Carlo Boatti è stato uno dei padri del Consorzio e poi animatore dell’associazione produttori del Classese, dedicata alla produzione di un Metodo Classico con un nome territoriale forte e percepibile. Purtroppo l’Oltrepò Pavese negli anni, anziché elevarsi, è sprofondato lungo il baratro di una massificazione al basso, fatta solo di volumi e basso prezzo. Quando la politica territoriale è diventata offrire vini che costassero meno di quelli delle altre zone di produzione pur di vuotare in fretta le cantine, noi non abbiamo avuto altra scelta per difendere ciò che avevamo costruito, con molto sacrificio. Ci siamo concentrati progressivamente sempre più sul nostro marchio, divenuto sinonimo in Italia di vini e spumanti blanc de noir Metodo Classico di qualità esclusivamente nel canale Horeca (wine bar, ristoranti, enoteche e catering). Le nostre etichette sono prodotte con scrupolo dalla vigna alla cantina e fino all’abbigliaggio. Non abbiamo scelto la strada più facile, abbiamo optato per un percorso che valorizzasse quanto di meglio potevamo offrire al mercato attraverso una vitivinicoltura altamente qualitativa, facendo di rese basse e identità in bottiglia il nostro valore aggiunto. Ci sarebbe piaciuto veder fare la stessa cosa a livello territoriale, purtroppo abbiamo assistito al fallimento di tutti i progetti qualità attuati in Oltrepò Pavese. I piccoli produttori locali e le poche medie aziende che remavano controcorrente sono rimasti vittime di concorrenza sleale e politiche miopi fatte di tantissime parole, qualche titolo e pochi fatti. Siamo andati da soli perché maxi rese e ammucchiate per interessi non fanno per noi».

Come ha riverberato l’ultimo scandalo sull’Oltrepò e sul posizionamento delle aziende?

«Malissimo. Ha certificato agli occhi dei professionisti del settore e dei consumatori una deriva che prosegue da anni, senza soluzione di continuità. Viviamo in una terra benedetta da madre Natura ma purtroppo condannata dagli uomini. Il caso Canneto Pavese, su cui farà piena luce la magistratura e non certo noi che siamo solo spettatori di uno spettacolo cui non volevamo assistere, si poteva però in qualche modo prevenire. Una terra storica e vocata come l’Oltrepò Pavese dovrebbe fare a meno di mediatori e maxi rese impossibili sulle nostre colline. Fino a quando si avrà paura di affermare nero su bianco quanto può davvero produrre un vigneto non ci sarà pace in Oltrepò e questo nome territoriale varrà sempre meno».

La politica ha fatto abbastanza per il territorio in questi anni sul fronte valorizzazione e promozione?

«No, perché si sono distribuite risorse a pioggia senza affermare forti principi meritocratici rispetto alle politiche poste in essere dalle aziende. Guardando le delibere di riparto dei fondi si nota chiaramente come i soggetti più finanziati dal sistema pubblico siano in fondo stati quelli che hanno fortemente concorso a mettere in ginocchio il territorio e a danneggiarlo in modo forte sotto il profilo reputazionale. L’Oltrepò aveva bisogno di avere a Riccagioia la sua San Michele all’Adige, ma si sono spesi tanti soldi a vuoto».

Cosa c’è in Oltrepò che non funziona sotto il profilo dell’assetto territoriale?

«L’eccessiva sudditanza al mondo post damigianaro confluito in quello delle maxi rese e della cisterna ha notevolmente danneggiato l’assetto territoriale. Per assurdo i progetti culturali e qualitativi sono sempre stati stoppati o comunque hanno sempre dovuto risalire le correnti. Qui chi ha intrapreso seriamente percorsi qualitativi e distintivi è stato sempre preso in giro dalla collettività. Non c’è mai stato rispetto verso i pionieri ed è anche per questo che non abbiamo avuto leader riconosciuti, capaci d’ispirare un’evoluzione positiva su scala territoriale. Qualcuno dice che Monsupello è un leader, per i risultati che ottiene ogni anno, per la notorietà nazionale del suo brand e per la critica positiva che genera, eppure alle ultime elezioni in Consorzio hanno preferito tenerla fuori dal consiglio di amministrazione. Per noi è stato forse meglio così, ma tutto accade per un motivo… e bisogna trarre le conclusioni».

Come mai ha sentito di lanciare un’associazione dei brand del blanc de noir?

«Perché lavorare con chi la pensa come te è più facile, coinvolgente e porta a risultati. L’idea è quella di costituire in Oltrepò Pavese, patria del Pinot nero, un’associazione, prima locale e poi nazionale, che raduni i produttori di Metodo Classico blanc de noir. Ci sono realtà accomunate dal vedere nella spumantistica base Pinot nero il vero volano a valore del territorio, al 45° parallelo, sinonimo nel mondo di terre di grandi vini, dove i terreni di tre ere geologiche e il microclima assicurano una maturazione fenolica delle uve senza eguali. Si stringeranno insieme aziende con filosofia, valori, visione e strategia comuni. Non è un passo contro nessuno. Non è un Consorzio, non è un Distretto e non è un club. Sarà una cabina di regia per il business. A noi serve generare economia attraverso qualcosa che ci distingue, elevare immagine e reputazione della nostra grande spumantistica in Italia e nel mondo. Prezzi delle uve, dei terreni e degli stessi vini non possono essere così bassi. Serve uno slancio d’orgoglio. L’unione con chi la vede come noi farà la forza di tutti. La politica non c’interessa, le poltrone nemmeno. Noi faremo impresa e marketing, esplorando scenari in cui Oltrepò non si sa nemmeno cosa voglia dire.  a nostra pubblicità saranno l’identità e la qualità in bottiglia. L’associazione punterà su Italia, internazionalizzazione, dialogo con gli opinion leader, incoming e missioni comuni. Ci sarà spazio anche per periodiche riunioni di confronto interno, con il supporto di una condotta tecnica qualificata, così come per degustazioni delle referenze dei competitor internazionali. Il pensiero del Duca Denari è stato troppo a lungo accantonato. Lui diceva che il blanc de noir Metodo Classico dell’Oltrepò aveva il profilo per dialogare, nel rispetto delle specificità, con la Champagne, per dare lustro all’Oltrepò nel mondo. Riattualizzeremo il suo pensiero, in chiave moderna».

Il Consorzio: perché scegliete di star fuori?

«Negli ultimi 2 anni molti esponenti istituzionali e della politica hanno bussato a tante porte per animare una sorta di pressing dello stare insieme. La domanda che ci si dovrebbe fare è… per fare cosa? Manca del tutto una visione territoriale comune. Si dice che tutti fanno lo stesso lavoro, pur nel rispetto dei ruoli, ma non è vero. Non c’è vera voglia di ripartire da zero, come sarebbe auspicabile. Qualcuno pensa si possa ripartire da politiche di promozione senza prima un prodotto all’altezza e senza un posizionamento a valore. Negli ultimi vent’anni si è distrutto il mercato del Bonarda dell’Oltrepò Pavese e nel 2019 abbiamo visto svendite della DOCG Metodo Classico Oltrepò Pavese presso catene di discount nazionali, anche appena prima delle festività natalizie, un momento magico per questo tipo di prodotto. Tutte cose di cui nessuno sente di essere colpevole e rispetto alle quali nessuno dice di avere strumenti per intervenire. Se questo è lo scenario che senso ha rientrare in un Consorzio dove comunque una cantina sociale e i suoi grandi clienti hanno un rapporto di reciproca dipendenza? Che valore avrà togliere un po’ di voti a un soggetto singolo quando il combinato disposto dei voti sarà ancora a favore del mondo della cisterna e degli ex della damigiana? Come si può rientrare in un Consorzio che pensa si possano produrre 200 quintali per ettaro sulle nostre colline? C’è poi un’altra ragione che affonda le radici ai tempi del Consorzio diretto da Carlo Alberto Panont, che definiva obbligatoria una tracciabilità sperimentale e non ancora riconosciuta dal ministero, spiegando che saremmo stati sanzionati. Io e Riccardo Albani ci opponemmo, creammo un comitato e io spesi 100.000 euro in consulenti legali a beneficio di un territorio che non seppe nemmeno dire “grazie”. Lo feci perché un’autorità non prendesse in giro tanti produttori. Fui fatto passare da pazzo, ma avevo ragione. Peccato che accesso agli atti, viaggi a Roma, carteggi con gli uffici competenti e braccio di ferro con la politica compiacente pesarono su di me e basta. Prima ti usano, poi ti buttano fuori e poi ti rivogliono? Per carità… ma chi ci crede?».

La storia di Monsupello cosa insegna?

«Che cambiare richiede tanti sacrifici, investimenti e idee chiare. Che fare squadra con staff, rete agenti e rete clienti non sono cose che si decidono il lunedì per il venerdì. Che tenere duro e non demordere, cioè il non seguire il canto delle sirene, sono le uniche cose importanti quando si fa impresa. Noi viviamo di vitivinicoltura, siamo contadini diventati imprenditori. Noi il mercato non l’abbiamo subito, ci siamo fatti largo tra tante grandi e agguerrite realtà con la forza dell’identità».

Qual è oggi il vostro posizionamento?

«Abbiamo oltre 100 agenti e 8.500 clienti nel settore Ho.Re.Ca. italiano. Esportiamo solo il 5% della nostra produzione, perché non abbiamo sufficiente prodotto e non vogliamo scendere a compromessi. Abbiamo scelto di crescere a valore e non a volumi; producendo 300.000 bottiglie ogni anno, 150.000 di Metodo Classico, abbiamo più margine di molti giganti con i piedi d’argilla. Non è stato facile arrivare qui, ci siamo riconvertiti anche noi ma l’abbiamo fatto in trent’anni, non in due minuti. Lavoriamo su prenotazione e con pagamenti anticipati, spediamo i nostri vini in tutte le province italiane e ai pubblici esercizi selezionati delle grandi città che partecipano allo storytelling del marchio Monsupello. La famiglia Boatti va avanti, fedele ai valori di sempre, senza improvvisare mai niente. Non ci sentiamo arrivati, sappiamo di aver sempre qualcosa da imparare e andiamo avanti con umiltà un passo alla volta».

Quali sono i vostri progetti futuri?

«Presenteremo a breve, nel corso di un evento dedicato, un nuovo Metodo Classico a cui lavoriamo da 6 anni. Noi che siamo nella terra del blanc de noir da Pinot nero, abbiamo sviluppato anche un progetto in serie limitatissima partendo dallo Chardonnay. Siamo convinti che il nostro Oltrepò sia la culla del Metodo Classico italiano e che come tale debba essere fatto brillare con tutte le sue potenzialità».

Doveste dare un consiglio alle imprese dell’Oltrepò di qualità, cosa vi sentireste di suggerire?

«Di non aspettarsi niente dall’esterno, perché la fortuna non esiste: nel fare impresa si devono fare ogni giorno precise scelte, con coraggio e lucida determinazione. Non bisogna mai salire su carrozzoni o inseguire falsi miti. Bisogna intraprendere un progetto aziendale con metodo e non abbandonarlo di fronte alle prime difficoltà. è solo perseverando che si ha ragione nel medio e lungo periodo. è solo con i sacrifici che si raggiungono grandi risultati».

di Silvia Colombini

“Prima di pensare di dare permessi di soggiorno a pioggia e impegnare le imprese agricole nelle regolarizzazione di immigrati, consigliamo al ministro Bellanova di prendere in seria considerazione la platea dei nostri disoccupati che percepiscono il reddito di cittadinanza perché possano essere indirizzati a un lavoro in agricoltura. Pensare a reclutamenti di massa all’estero di lavoratori stagionali, come proposto anche dal sindaco di Bergamo Gori, in un momento in cui è assolutamente sconsigliato spostarsi per motivi sanitari, è da sconsiderati. Molto meglio sarebbe cogliere questa occasione di grave emergenza, anche economica, per restituire dignità al lavoro agricolo e valorizzarlo come prospettiva professionale per i nostri giovani, senza un lavoro o studenti, anziché continuare a bollarlo come un’occupazione da cui gli italiani debbano tenersi lontani”. Lo dichiara il senatore della Provincia di Pavia  della Lega Gianmarco Centinaio

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L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) potrebbe rivedere le sue raccomandazioni sull'uso delle mascherine alla luce dei risultati di un nuovo studio dell'MIT, secondo cui le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono 'viaggiare' nell'aria per distanze ben più ampie di quanto si pensi: lo ha detto alla Bbc l'infettivologo David Heymann, presidente di un gruppo di consulenti dell'Oms che valuterà se - per rallentare la diffusione del virus - è necessario che un maggior numero di persone indossino le mascherine".

Dopo Solidarity I per cercare farmaci e vaccini contro il Covid-19, l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) si prepara a lanciare nei prossimi giorni il programma Solidarity II, per sapere quante sono nel mondo le persone con l'infezione attraverso una poderosa campagna di analisi del sangue per rilevare gli anticorpi al virus in quasi una decina di paesi nel mondo. Ciò aiuterà a determinare prevalenza e mortalità del Covid-19 nelle diverse fasce d'età e a decidere la durata di chiusure e quarantene.

"Se i Paesi si precipitano ad annullare le restrizioni troppo velocemente, il coronavirus potrebbe riprendere e l'impatto economico potrebbe essere ancora più grave e prolungato". E' il monito del direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus nel consueto briefing sul Covid-19.

"Non ci sono al momento evidenze che il nuovo coronavirus circoli nell'aria. Questa via era nota in determinati contesti, come quelli sanitari, ma al momento la letteratura scientifica indica che le principali vie diffusione del virus sono quelle per droplet e per contatto. Lo ha detto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.

Secondo l'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, inoltre il coronavirus viaggia nell'aria anche con il semplice respiro. Il virus SarsCov2 è stato trovato in campioni d'aria raccolti a oltre 1,8 metri distanza tra due pazienti, scrive l'Accademia Usa in una lettera al capo delle politiche scientifiche della Casa Bianca, inserendosi in un dibattito che va avanti da tempo

"Credo che il lieto fine arriverà quando avremo un vaccino. La mia speranza è che arrivi nel primo trimestre dell'anno prossimo" e "per darlo a tutti si percorrerà la strada della licenza su brevetto, come avviene per tutti i farmaci risolutivi". Lo afferma Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto Oms e componente del Comitato tecnico scientifico sull'emergenza coronavirus

Per fronteggiare l'emergenza coronavirus il Comune di Broni, distribuirà alla popolazione circa 9mila mascherine chirurgiche, due per ogni nucleo familiare. Di queste, mille sono state donate alla città dalla locale comunità di commercianti cinesi nella mattinata di oggi, venerdì 3 aprile. La stessa delegazione di esercenti ha inoltre consegnato agli uffici municipali un centinaio di mascherine filtranti FFP2. «A nome della cittadinanza – dice il sindaco Antonio Riviezzi – voglio rivolgere un sincero ringraziamento alla comunità cinese di Broni per il bellissimo gesto, un grande attestato di vicinanza a tutti noi, nonché di partecipazione alle difficoltà attraversate dalla nostra realtà in questo delicato momento. Ringrazio inoltre tutti i benefattori che, con vero spirito di solidarietà, ci hanno contattati in questi giorni per contribuire all'acquisto della mascherine da donare ai cittadini».

Le restanti 8mila mascherine sono in fase di reperimento da parte dell'amministrazione comunale: non appena entreranno nella disponibilità dell'ente, verranno recapitate nelle cassette delle lettere di tutte le famiglie bronesi. Nei giorni scorsi lo stesso Comune aveva effettuato una donazione di mascherine FFP2 ai soggetti in prima linea nella lotta al coronavirus: Ospedale di Broni-Stradella, medici di base, volontari del servizio "Non sei solo", Fondazione Cella e Polizia Locale. 

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