Lunedì, 13 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - CONCERTI DAL DIVANO: «SÌ ALLO STREAMING, MA SENZA SVENDERSI»

Uno degli effetti collaterali della pandemia è stato spostare la musica dal vivo dal suo habitat naturale fatto di palchi, bar e club al salotto di casa. Costretti a reinventarsi per non sparire, i musicisti – anche quelli oltrepadani - si sono lanciati nel mare del web grazie alle dirette streaming dai vari canali social. Lo hanno fatto però in ordine sparso e senza garanzie né tutele, in maniera “romantica”, per il solo piacere dell’arte. A provare a mettere ordine in quello che potrebbe diventare un nuovo mercato ci prova in Oltrepò la PA74 Music, etichetta ed edizione musicale vogherese nata nel 2005, che ha lanciato il progetto #concertidaldivano, un nuovo format di modello europeo che si propone di dare sostegno e visibilità agli artisti che si esibiscono online. Con la possibilità, per nulla scontata, di essere retribuiti. A raccontare il nuovo progetto e la sua genesi è Alessandro Porcella, discografico e musicista vogherese.

Come le è venuta l’idea di #concertidaldivano?

«L’idea è nata da un mio viaggio di lavoro in nord Europa, in Norvegia precisamente. Là è pratica comune che gli artisti propongano dei live streaming online. Gli artisti più blasonati vendono i loro ticket mentre gli artisti emergenti vengono supportati dal pubblico con donazioni volontarie. è essenzialmente un fattore culturale. Per loro è normale pagare per assistere ad un concerto. Lo staff di PA74 Music prova a portare quel modello qui a seguito del periodo di emergenza sanitaria che viviamo ora, nel quale tantissimi artisti si trovano costretti a rinunciare ai concerti dal vivo e ai relativi guadagni. Il nostro intento in questo periodo di stop è anche quello di far capire al pubblico (ma anche agli artisti) che per continuare a creare cultura, gli artisti e tutta la filiera dell’entertainment deve essere remunerata».

Come funziona il format?

«Dopo diversi meeting con i nostri amici artisti e colleghi abbiamo sviluppato un’idea di entertainment alternativo che possa permettere a cantanti, musicisti,  performer, di monetizzare tramite il supporto volontario dei propri fans. Per questo abbiamo creato il gruppo esclusivo su Facebook #concertidaldivano».

Tanti musicisti e artisti in questi mesi di lockdown hanno già iniziato ad esprimersi autonomamente attraverso le dirette streaming. In che cosa il vostro progetto si differenzia?

«In tantissimi in questo periodo stanno proponendo dirette gratuite sui social, una scelta che a mio modo di vedere è sbagliata, perché penalizza, toglie professionalità e mortifica ancora di più il lavoro di tanti artisti e operatori dello spettacolo. Se non si è disposti a spendere nemmeno 3 euro per assistere a un concerto c’è qualcosa che non va, è un atteggiamento sbagliato che va modificato e, allo stesso modo, se un’artista non ha nessun fan disposto a supportare con una piccola cifra un suo concerto, forse dovrebbe farsi anche lui delle domande».

Come si fa per iscriversi?

«Basta collegarsi al sito https://www.concertidaldivano.com/ e seguire le semplici istruzioni».

C’è una selezione degli artisti o il numero è “aperto”?

«Si può proporre un proprio #concertodaldivano da qui: https://www.concertidaldivano.com/candidatura. Il team valuterà la proposta artistica e la fattibilità tecnica».

Ci sono dei requisiti minimi da soddisfare per poter partecipare?

«Sarebbe ideale avere una scheda audio e un computer, ma si può fare anche con l’impianto normalmente usato per le serate o direttamente dall’audio del telefonino, l’importante è la banda internet richiesta. Diciamo che da 10 in Download e 3 in Upload si può trasmettere anche se sarebbe preferibile avere più velocità anche per poter collegare altri device come telefonini o tablet con cui noi possiamo montare un vero e proprio show televisivo».

Chi cura la regia?

«Siamo tre persone in regia più una persona che modera i commenti».

Quanti concerti vengono fatti al mese?

«Abbiamo iniziato con due concerti alla settimana, ma da prossima settimana visto le richieste partiranno 4 concerti settimanali».

Da chi è composto il pubblico che assiste alle esibizioni?

«Il pubblico sono le persone iscritte e in target con l’argomento (la musica live e le performance artistiche) ed avendo speso una piccola cifra una tantum, psicologicamente sono comunque più propensi a partecipare, interagire alle dirette e  fare piccole donazioni agli artisti».

Gli artisti come possono ricevere denaro?

«Direttamente sul loro account Paypal o conto corrente con le donazioni libere dei fans e del pubblico presente nel gruppo».

Da discografico, alla luce della crisi Covid19, come vede il futuro della musica indipendente (a livello locale e non) nel breve-medio termine?

«Il discorso è molto ampio, ci sono molte opportunità ancora nel music business, modi diversi di usare la musica, il problema è che il 90% degli artisti (e talvolta anche degli operatori) lo ignora totalmente. Il lavoro dell’artista e di chi produce è un lavoro vero e proprio e necessita tempo e costante dedizione per ottenere qualche risultato, puoi avere fortuna come in tutti i campi e vincere il tuo biglietto per la popolarità al primo colpo, ma normalmente bisogna farsi il mazzo per ottenere qualcosa nella vita».

E da musicista?

«Vale lo stesso discorso. La categoria dei musicisti italiani è pressapochista, lavoro con la musica, ma sempre meno mi sento uno di loro. A questo proposito voglio rivolgermi a tutti quelli che vogliono fregiarsi di questo titolo per dir loro di pretendere più rispetto per il loro lavoro e pertanto di non regalarlo. Non per mancanza di solidarietà, ma almeno per rispetto verso chi più debole, nel settore, è già alla canna del gas».

Quale crede che sarà la conseguenza più evidente che questa crisi lascerà nel suo settore? Lo streaming si consoliderà come mezzo espressivo o ci sarà un ritorno di fiamma per il live?

«Non possiamo sostituire l’emozione di un concerto dal vivo, il poter condividere con le persone vicino a te la stessa emozione che nessuna esibizione online o registrata su supporto potrà mai dare. Ma bisogna essere realisti, la crisi era già iniziata e questa pandemia non farà altro che peggiorarla, a meno che le associazioni di settore e il governo impongano delle regole precise e una netta differenziazione tra hobbista e professionista. Spero vivamente possa esserci un ritorno di fiamma, ma in cuor mio so che l’importanza della musica per la società è differente rispetto a quando ho iniziato e in qualche modo per sopravvivere bisognerà adattarsi al mercato e ai nuovi canali di espressione».

di Christian Draghi

 
 
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