Lunedì, 01 Giugno 2020

OLTREPÒ PAVESE – SANTA MARIA DELLA VERSA - GOLFERENZO - «IN OLTREPÒ LA VITA SI SVOLGE LENTA E SENZA PRETESE, SEMPRE DI PIÙ PENSO CHE SAREBBE BELLO TORNARE A VIVERE E A LAVORARE QUI»

Si è da poco conclusa “I am a mermaid”, la mostra esposta presso la Galerie Charredeau di Parigi di Alice Rosati, fotografa di moda milanese con l’Oltrepò nel cuore. Un progetto che l’ha vista impegnata per diversi anni, che vede protagonista una figura misteriosa con il corpo avvolto da un involucro di lamèe dorato, dal volto irriconoscibile e una coda da sirena, nelle cornici più variegate e variopinte. Alice Rosati nasce nel 1985 e si appassiona alla fotografia fin da piccola, da quando suo padre, all’età di 4 anni, le regala la sua prima macchina fotografica. Ha lavorato per Grazia e Madame Figaro, per citarne alcuni, attualmente collabora con varie edizioni internazionali di Vogue.

Alice, lei è sei originaria di Milano, ma ha trascorso gran parte della sua infanzia a Casino di Soriasco (Santa Maria della Versa), in Valversa, dove tutt’ora vivono i suoi genitori. Questo posto le è molto caro e, nonostante ormai viva a Parigi, spesso ne fa ritorno …

«Sì, vengo spesso per passare del tempo con la mia famiglia, generalmente a Natale e poi d’estate».

Che scuola ha frequentato e come è arrivata a questo lavoro? È una passione che ha sempre avuto o è nata per caso?

«La passione per la fotografia è qualcosa che ho sempre avuto: mio padre mi ha regalato la mia prima usa e getta a 4 anni per Natale. Non ho fatto una scuola specifica ma non credo che serva, infatti sono laureata in Critica d’Arte. Trovo che sia molto più utile assistere un fotografo il cui stile ci appassiona, invece che studiare in una scuola, i cui corsi si rivelano spesso troppo teorici e disconnessi dal reale mondo del lavoro».

Quali sono stati i suoi primi progetti fotografici e collaborazioni?

«Ho iniziato la mia carriera assistendo Graziano Ferrari, iconico fotografo di sfilate del parterre milanese. Successivamente mi sono trasferita ad Atene dove ho iniziato a collaborare con le prime riviste».

Ha trovato difficoltà ad inserirsi in questo settore?

«Non ho incontrato particolari difficoltà, ma a volte è solamente perché ci troviamo nel posto giusto al momento giusto. Non dipende solo dalle nostre capacità».

Con quali riviste collabora attualmente?

«Lavoro con varie edizioni internazionali di Vogue, come Vogue Ukraine e Vogue Cecoslovakia, che ritengo le più avanguardistiche e che lasciano molto spazio alla mia creatività, ma anche per giornali più mainstream, come EXPRESS DIX o Vogue Spagna. Per il resto del tempo sono impegnata su progetti commerciali».

Qual è il suo maestro o artista a cui si ispira?

«Miei maestri indiscussi sono Bourdin e Newton, ma adoro anche Philippe Lorca di Corcia, per le atmosfere, David Lachapelle, per l’humour e, tra i contemporanei, Jamie Hawkesworth».

Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

«Fotografare significa fermare un attimo del presente e renderlo eterno. Per me è un modo per aiutarmi a ricordare, una sorta di “madeleine proustiana”». 

Qual è la cosa che trova più difficile fotografando e quella che invece ti gratifica di più?

«Catturare l’attimo necessario, quello che racchiude il significato è la cosa più difficile, mentre quella più gratificante è riuscire nell’impresa».

Ora lei vive in Francia. Cosa ama di questo popolo e di questa nazione?

«I pain au chocolat e le passeggiate con la mia bici lungo la Senna».

Parliamo del suo ultimo progetto presentato recentemente a Parigi: “I’m a mermaid” (“Io sono una sirena”), progetto che è stato raccolto nel libro omonimo recentemente pubblicato da Kahl Editions Com‘è nata l’idea?

«“I am a mermaid” è il risultato di una performance di 5 anni che indaga sulla condizione umana, sulla difficoltà della ricerca di sé e lo scontro con la società».

La critica francese come ha accolto la sua mostra?

«Direi bene, c’è stato un buon ritorno di stampa».

Alice, lei ha scattato fotografie in diverse parti del Mondo. Quale luogo le è rimasto più impresso?

«Naoshima in Giappone, il posto più incantevole che ho visitato fino ad ora».

Quali sono i suoi obiettivi e le sue aspirazioni per il futuro?

«Diventare la versione migliore di me stessa, vivere nel presente».

Del nostro Oltrepò cosa apprezza? Non ha mai pensato di sviluppare qualche progetto in questa cornice?

«Il profumo dell’erba appena tagliata da mio padre nel nostro giardino, le bellissime rose che coltiva mia madre e il nostro orto, i leprotti che corrono e si nascondono sotto la nostra siepe, la nebbia che d’autunno fa sì che Golferenzo appaia come un paese incantato sopra una nuvola, il buon vino dell’Oltrepò, i tortelli della pastaia in paese, il fuoco del camino che riscalda la casa d inverno, una vita che si svolge lenta e senza pretese, seguendo il ritmo delle stagioni, non ancora corrotta dalla fretta e della macchinosa freddezza delle metropoli. Sempre di più penso che sarebbe bello tornare a vivere e lavorare in una dimensione più autentica, quindi chissà che non decida di passare più tempo in questa graziosa cornice».

di Manuele Riccardi

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