Martedì, 26 Maggio 2020

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - «NOI DOBBIAMO AD ARBASINO TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO AVUTO»

Se ne è andato, poco dopo l’alba dei suoi novant’anni, Alberto Arbasino. L’ultimo dei grandi interpreti della lingua, della linguistica, delle lettere, della letteratura. Vogherese di nascita, del mondo cittadino. Viveva da tempo a Roma e chi ebbe a conoscerlo lo ritrae come un elegantissimo, raffinato, sornione, eclettico viveur. Tutte queste cose. Negli ultimi anni, un canuto viveur. Niente male. Mi sono chiesto, alle volte, cosa c’entrasse con le casalinghe. Cioè: il perché, ogni qual volta si parli di Arbasino, saltino fuori anche costoro. Una sbirciata a qualcuno dei parecchi coccodrilli? Ebbene: ça va sans dir, “de mortuis nihil nisi bonum” – e di nuovo, ça va sans dir, la casalinga non manca mai. È come una medaglia sul petto dello scrittore caduto. Ebbene: non mi sono dato una risposta. Da che nascono le fortune di siffatta locuzione? La “gita a Chiasso”, nessuno la va a riesumare. Pare: fuori dalla realtà. Perché, chissà.

Di una cosa - e non è banale - sono certo: Arbasino, le casalinghe di Voghera e di ogni dove, le guardava con rispetto. Con garbo. E dire che, per alcuni, tale locuzione discenderebbe da Carolina Invernizio (altra vogherese), secondo altri da Beniamino Placido. Arbasino ne rivendicava la paternità. Noi non stiamo qui a far della glottologia: con tutto il rispetto per la glottologia, non vorremmo spaventare qualche casalinga: e ci fidiamo sulla parola, individuando in Arbasino il vero, se non l’unico, autore. Come è noto a Voghera, negli anni ’90, è stata fondata l’associazione delle casalinghe di Voghera. La presidente Paola Zanin, pochi giorni fa, ha voluto scrivere una lettera al Corriere della Sera per ricordare il compianto Arbasino. Mi ha fatto pensare alle lettere che Arbasino usava scrivere a vari giornali: i redattori, terrorizzati, le chiudevano nei cassetti, non essendo capaci di decifrarle. Ma, alla fine, non potevano non pubblicarle. La lettera della signora Zanin, invece, è stata pubblicata subitaneamente, e si è guadagnata la risposta di Aldo Cazzullo. La simpatica casalinga di Voghera ne è rimasta molto soddisfatta. Tornando ancora una volta alla ribalta della carta stampata. L’indomita, immortale “casalinga di Voghera / in attesa della corriera / con le sataniste di Mortara / e i fidanzatini di Novara”. Le abbiamo telefonato: ci sembrava giusto, se non farle le condoglianze, per lo meno ricordare insieme a lei i trascorsi con il padre letterario.

L’occasione per questa intervista ci è data dalla recente scomparsa di Alberto Arbasino. Che ricordo ne ha?

«Noi dobbiamo ad Arbasino tutto quello che abbiamo avuto. Ci siamo parlate, quando abbiamo saputo la notizia della sua scomparsa, e ci siamo chieste cosa potevamo fare. Allora abbiamo telefonato ad Aldo Cazzullo, e abbiamo scritto una lettera al Corriere della Sera. Lui poi ci ha risposto, ci ha fatto tanto piacere. Peccato questa confusione per il Coronavirus, non c’è nemmeno la possibilità di capire dove sia stato sepolto… speriamo più avanti di saperlo, per un ultimo saluto.»

Lei lo ha conosciuto personalmente?

«Sì, qualche anno fa, parliamo del 2007. Un paio di anni prima però abbiamo scritto un libro e lo abbiamo presentato, allora gliene abbiamo mandato una copia. Lui ci ha risposto con una lettera, che ho incorniciato.»

E cosa diceva nella lettera?

«“Cara presidente, care casalinghe, grazie vivissime per i sapori e i profumi, così autentici, con i miei più vivi complimenti per la fedeltà ai ricordi migliori”. Bella eh! Poi, dicevo, nel 2007 era venuto a Voghera a presentare “Le piccole vacanze”, una ristampa. Insomma, hanno parlato tutti e poi alla fine hanno chiesto se qualcuno voleva fare qualche domanda. Io ho alzato la mano e gli ho chiesto: “Che ne pensa adesso della casalinga”?»

E lui?

«Rispose: “Guardi, anzitutto vi seguo sempre e sono informato sulle vostre iniziative. Poi la casalinga di Voghera è all’avanguardia, diffida delle cose. Poi guardate, vi dedicherò un… rap”!»

I suoi versi simil-rappeggianti erano saliti alla ribalta proprio pochi anni prima. Lei sa dirmi come nacque il termine “Casalinga di Voghera”?

«L’idea gli venne pensando alle sue zie di Voghera. Che lui vedeva come le classiche donne lombarde, e diceva: loro valutano tutto bene. Poi lo stesso Arbasino e poi anche Beniamino Placido ci hanno ricamato sopra, e la “casalinga di Voghera” è diventata emblematica. Comunque lui si riferiva alle zie. Lì è cominciata la storia.»

Mi dica, invece: perché la locuzione “casalinga di Voghera” continua a godere di questo successo di popolo, dopo così tanti anni?

«Anche io mi meraviglio. Eppure resiste. Porto l’esempio di quello che mi è successo di recente: a fine gennaio mi telefona la giornalista di un mensile prestigioso, “La cucina italiana”. Questa signora mi ha detto: “Ho sentito che avete fatto tante cose, vorremmo venire a Voghera a trovarvi”. Va bene. “Però dobbiamo vederci in una casa, dovreste cucinare”. Ci siamo messe d’accoro e sono venuti il 6 febbraio, la giornalista e fotografo. Le devo dire: due ottimi professionisti, poi la copertina del giornale mi è piaciuta molto. A noi avevano detto di trovarci in 4 o 5, non di più. L’articolo è stato pubblicato poi a marzo.»

Ora ci deve svelare in cosa è consistito il pranzo della perfetta casalinga.

«Come antipasti: il salame di Varzi, la mostarda di Barbieri e una caciotta di Cavanna. Di primo, gli agnolotti col ripieno di stufato. Poi di secondo la trippa in umido. Per dolce, oltre alla torta Paradiso, la buséla, il dolce tipico che si fa per Natale, tutto fatto da noi.»

La buséla, certo: il biscottone a forma di ometto.

«Solo che lei (la casalinga che ha preparato la bùsela, ndr) ha fatto il papà e la mamma e poi il bambino e la bambina. I nonni le avevano lasciato questi stampi. Insomma, è piaciuto tutto, guardi il giornale, che titolo: “Le casalinghe di Voghera esistono davvero e noi siamo andati a trovarle. Mangiando bene. Abbiamo conosciuto un gruppo di signore orgogliose e piene di voglia di fare”. È stato un bell’evento. Poi quest’anno ne sono successe di cose, a cominciare da Aldo Cazzulo che ci ha ringraziate… E dopo una settimana è arrivato anche Aldo Grasso su Sette. Sa, il settimanale del Corriere. Ha scritto: “Casalinga di Voghera, tu vivrai”. Poi parla di Arbasino e tutto il resto, ci hanno messo anche la foto della statua.»

Credevo fosse una vicenda chiusa! Ma in effetti la è, la statua è… scomparsa, e non la tireremo fuori certo oggi. Ma mi diceva di Aldo Grasso…

«Alla fine dice: ci sarebbe anche Carolina Invernizio, che era stata avvicinata alla “casalinga di Voghera”, ma solo Arbasino l’ha resa un archetipo sociale, di cui ancora oggi non possiamo fare a meno. Ci ha fatto piacere leggerlo. Ma già altre volte Aldo Grasso ci aveva citate.»

Si vede che siete simpatiche!

«È che adesso siamo un po’ tutte invecchiate. Una cosa bella: nel 2010, mi aveva telefonato Francesco Cevasco, “Signora mi è stata segnalata da Arbasino ed Emiliani, vorrei farle un’intervista” che infatti poi è stata pubblicata… insomma, sentire parlare di nomi così… sono nomi importanti.»

Mi racconti dei vostri inizi.

«Noi abbiamo cominciato nel ’96, come associazione. All’inizio partite con quello che si poteva fare, chiamavamo gli esperti perché pensavamo: dobbiamo sapere che cosa fanno, dobbiamo capire. Per esempio avevamo chiamato l’ingegner Bina dell’ASM per farci spiegare come funzionavano le acque pubbliche e l’igiene urbana, per saperne qualcosa in più. Poi incontri inerenti alla salute… insomma, per farla breve, quando ci veniva in mente qualcosa che volevamo sapere chiamavo qualche esperto che conoscevo e organizzavo un incontro. Certo in questi anni ho avuto l’opportunità di conoscere tante persone…»

Anche personaggi famosi.

«Quando sono andata a Milano al Castello, per una manifestazione della Coldiretti, ho conosciuto Renzo Arbore. Ci hanno presentati; quando mi ha visto, lui mi ha messo le mani sulle spalle, e mi ha chiesto: “Ma è proprio vera? È proprio lei?” E poi ci siamo messi a parlare, mi ha raccontato che anche lui, a Roma, va a visitare i mercatini, un po’ come facevamo noi quel giorno lì. Ho conosciuto anche Vittorio Emiliani. Poi mi piace molto partecipare alle presentazioni dei libri.»

Senta, in conclusione volevo chiederle una confidenza. So che la sua torta Paradiso è speciale e molto famosa. Le volevo chiedere, se può, dirmi qual è il segreto della sua ricetta. Non mi dirà che le casalinghe hanno dei segreti…

«Il segreto è che la mia è più soffice. Ma il perché è un segreto.»

 di Pier Luigi Feltri

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