Martedì, 26 Maggio 2020

OLTREPÒ PAVESE - «VENIRE DA VOGHERA PUÒ ESSERE UN PROBLEMA TUTT’AL PIÙ…A VOGHERA»

Una vita dedicata alla musica e tanti sogni ancora da realizzare. Da Voghera con furore arrivano Carolina Bertelegni e Alessandro Tuvo, i Family Business Duo, che si raccontano tra passato e futuro, parlando degli inizi della loro carriera e delle tante esperienze estere.

Carolina, come è iniziato il vostro percorso?

«Prima di tutto, nasciamo come coppia nella vita privata. Ci eravamo detti “Non suoneremo mai insieme” e invece eccoci qua. Quando ci siamo conosciuti avevamo già un percorso musicale alle spalle. Alessandro era già un musicista affermato, aveva frequentato la ‘Rock Italy Academy’, l’accademia di chitarra a Milano, insegnava e girava un po’ in tutto il mondo con la sua band metal, io invece cantavo in qualche gruppo, anche se non era niente di serio. Ale era già un professionista, io un po’ meno. Dopo un po’ di tempo che eravamo fidanzati, abbiamo fatto un video, un po’ per gioco, l’abbiamo postato su Facebook e abbiamo ricevuto molti commenti positivi e ci siamo detti che forse era il caso di pensarci sul serio. Poi ha iniziato a squillare il telefono e ci hanno proposto varie serate da fare insieme: da lì è iniziato tutto! Questo succedeva circa tre anni fa».

Il nome “Family Business Duo” come l’avete deciso?

«Ci ha aiutato il migliore amico di Alessandro. Noi volevamo una cosa un po’ italo-americana. Anche la prima foto che avevamo postato era in stile “gangster”…».

Che genere di musica suonate?

«Spaziamo dal jazz, al pop, al funk, al rock…dipende dall’evento in cui ci esibiamo».

Dicevamo quindi che avete deciso, qualche anno fa, di intraprendere questo percorso musicale insieme…

«Sì, all’inizio sinceramente non pensavamo di farlo come lavoro: io facevo tutt’altro e Ale insegnava. Poi da cosa nasce cosa e, dopo aver fatto un evento per la Formula1, ci ha contattato una persona per proporci di andare all’estero: da lì abbiamo pensato che potesse diventare un lavoro vero e proprio. Siamo infatti partiti per Bora Bora e siamo stati là tre mesi, poi è arrivato anche il momento di Dubai, del Barhain e abbiamo iniziato a viaggiare e a fare questa folle vita!».

Cosa vi ha insegnato il fatto di girare per il mondo?

«All’inizio c’era davvero molto entusiasmo. Magari qualcuno può pensare che i musicisti facciano due cose e basta, invece posso garantire che è difficile essere in paesi diversi e lavorare in questo settore: non c’è un’azienda italiana dietro che ti manda per poche settimane. Nel nostro caso siamo partiti per tre mesi, sei mesi, a volte un anno… bisogna sapere alla perfezione la lingua e sapersi rapportare bene con le persone, perché all’estero, a differenza che in Italia, il musicista è un lavoro vero e si hanno le stesse regole di un dipendente classico. Si ha a che fare con tanta gente, con culture e vissuti diversi, ognuno con le proprie abitudini e non è sempre facile. Bisogna avere forza e grinta, insomma…avere le palle!».

La prima esperienza estera è stata quindi Bora Bora?

«Sì…come dicevo, avevamo fatto un evento privato per la Formula1, dove c’erano anche i piloti. A quanto pare, una persona che c’era durante questo evento, ha chiesto il nostro contatto e ci hanno chiamato per una nuova apertura proprio a Bora Bora. All’inizio non ci credevo! Sul nostro sito internet avevo anche raccontato di come, in un primo momento, avessi pensato che volessero ucciderci, vendere gli organi o cose simili…mi ricordo di aver pensato “è impossibile che vogliano proprio noi per l’apertura di un hotel a cinque stelle in un posto simile… proprio noi da Voghera!”. E invece era tutto vero… da Voghera con furore! Scherzi a parte, noi abbiamo veramente lavorato tanto per costruirci un’immagine seria, per non cadere nel trash e per offrire al cliente ciò di cui aveva bisogno, a seconda delle diverse situazioni in cui ci siamo trovati. è logico che se suoni in una festa delle birra dovrai presentarti in un modo, se suoni in un evento privato o “pettinato” dovrai presentarti in un altro».

Come è stato lavorare lontano da casa?

«Noi siamo legatissimi alle nostre famiglie ed essere sempre in giro per il mondo può creare un po’ di ansia. Poi vivevamo in affitto e c’era anche sempre il problema di lasciare la casa per tanti mesi. Abbiamo fatto, quindi, tanti traslochi in pochi anni: una vita rock ‘n roll, ma anche molto stressante. Finalmente adesso abbiamo una casa nostra e almeno su quello siamo tranquilli. Comunque, la vita in giro per il mondo è bella, piena di luccichii e molto altro, ma lasciare a casa gli affetti è dura: ci rendiamo conto di perderci molti momenti in famiglia, il Natale, i compleanni, le nascite, ma il nostro lavoro ci piace e ci appaga».

Attualmente cosa state facendo?

«Abbiamo sempre dedicato la nostra vita a dividerci tra Italia ed estero: adesso siamo qui e stiamo facendo un po’ di date live in giro, poi vedremo cosa ci riserverà il futuro. Naturalmente poi arriverà la bella stagione con i matrimoni e quindi faremo quello, che rimane il nostro lavoro principale, insieme agli eventi privati di altro genere. Amiamo molto fare da cornice musicale, durante i matrimoni: il nostro obiettivo principale è proprio quello di fare da contorno durante giornate speciali dove i protagonisti sono e devono essere gli sposi. E poi, oltre al nostro Duo, suoneremo e canteremo anche con una band, una ‘party band’, che fa soprattutto feste della birra e simili: questa è una novità di quest’anno  e tra poco inizieremo la stagione anche con loro. Abbiamo voluto ‘allargare’ un po’ la famiglia, anche per fare cose diverse rispetto al Duo».

Carolina originaria di Cecima, mentre Alessandro è vogherese: è stato un ostacolo arrivare dal territorio dell’Oltrepò?

«Per assurdo posso dire che arrivare dall’Oltrepò e da Voghera può essere un ostacolo a Voghera! Nessuno è profeta in patria, come si suol dire, ed è più facile essere apprezzati fuori dal proprio territorio e dal proprio paese di origine. Però non è stato un ostacolo, anche perché abbiamo sempre amato entrambi viaggiare ed aprire la mente e non ci siamo mai posti limiti. L’Italia, invece, può essere un limite per la musica. Perché è uno dei pochi paesi al mondo che non riconosce il musicista come una figura professionale: da questo punto di vista il nostro paese è davvero indietro».

State facendo quello che sognavate da bambini?

«Io ho sempre cantato ma non pensavo di riuscire a farne un vero e proprio lavoro. Ho, però, sempre pensato che volevo lavorare in un contesto dove la gente fosse felice e quindi penso di esserci riuscita! Alessandro ha sempre voluto lavorare con la musica…quindi direi che sì, facciamo quello che abbiamo sognato da piccoli».

E per il futuro cosa sognate?

«Che questa nostra esperienza prenda sempre più forma, che si possa realizzare qualcos’altro come Duo ed essere ripagati di tutto quello che abbiamo fatto e stiamo facendo».

 di Elisa Ajelli

  1. Primo piano
  2. Popolari