Giovedì, 02 Aprile 2020

OLTREPÒ PAVESE - VOGHERA - “WILLY E GLI ALTRI”, IL PRIMO ROMANZO DI ANNALISA BALDINI

Alla richiesta della confessione anagrafica, ha nicchiato sorridente, divertita. Giustamente: ad una signora, l’età... non si chiede. Non si deve chiedere mai. Iniziato il Liceo Linguistico presso l’Istituto delle Suore Marcelline in Milano, si è poi diplomata in Ragioneria, sempre ad indirizzo linguistico, presso l’Istituto Verga di Pavia. Il cognome, la sua famiglia e la loro storica attività commerciale sono ben conosciuti e riconosciuti, famosi, da quasi sei decadi, a livello provinciale ed extra-provinciale, da quando rilevarono un negozio di casalinghi trasformandolo nel celeberrimo “Magazzino Moderno” di Voghera, paradiso dei bambini, per via dell’enorme offerta di giocattoli, e di tanti adulti per l’altrettanto ricca proposta nel settore della modellistica. Da circa un decennio si divide tra Voghera e l’amata Isola D’Elba, ove trascorre tutte le estati, fine primavera ed inizio autunno compresi. Abbiamo con grande piacere incontrato la Signora Annalisa Baldini. Ma non per parlare della suddetta attività, bensì per approfondire una sua passione diventata... realtà.

Prima di addentrarci nella, diciamo, vera intervista, vorrei chiederle come sta andando, in un momento certo non facile, la storica attività della sua famiglia...

«Beh, sinceramente... il Magazzino Moderno, come classicamente per tanti anni è stato conosciuto, intendo come vendita diretta al cliente in negozio, risente della generale crisi. Come un po’ tutte le attività commerciali cittadine, ritengo. Non è certo in condizioni critiche, questo no, ma grazie al grande impegno profuso da mio fratello Fabio nella vendita online, su internet. Dov’è possibile acquistare anche rari pezzi ancora delle collezioni di mio padre... Devo dirle ad onor del vero, per quanto riguarda il settore “modellismo” della nostra attività, che neppure a Milano sono più presenti negozi di settore. I centri commerciali, ma più che altro Amazon, hanno certamente inflitto una pesante battuta d’arresto alle attività più piccole. Io però non lavoro più in negozio da dieci anni, ed ahimè... nel 2017 è anche mancato il mio adorato papà».

Già anni fa, quando lei ancora lavorava in negozio, ricordo che aveva dato il via ad un’altra attività, legata ad una sua bellissima passione...

«Sì. Anni fa ho iniziato a dipingere su vetro. Bicchieri, sottopiatti, eccetera. La collezione, ancora in produzione, si chiama Pako-line in onore a Pako, un mio amato cane che avevo preso al canile. Alla pittura su vetro ho poi aggiunto anche la pittura su legno...».

Ed arriviamo al motivo della nostra intervista, ad una nuova avventura che proprio dal suo amore per i cani è stata ispirata...

«Da quando sono nata (sorride dolcemente) ho sempre avuto un cane. Chi mi segue sui canali Social senza dubbio avrà notato questo mio trasporto per questi quadrupedi speciali, unici. E proprio per unicità, ho sempre però ritenuto che nella vita di una persona ci sia sempre... il cane particolare. Quello speciale. Per me è stato Willy, il successore di Pako e come Pako preso al canile. Anche lui... ».

Willy è di razza lagotto, vero?

«Era, perché non c’è più. Si, comunque era un lagotto. Adesso nella mia vita c’è Tommy, un altro lagotto! Ma Tommy non l’ho preso al canile: mi è stato regalato da mio marito Fabrizio, affettuosamente “stanco” delle mie sofferenze ricordando il mio “preferito”».

I ricordi legati a Willy, al suo “preferito” quindi, l’hanno condotta nel 2019 ad una realizzazione in campo letterario. Ce ne vuole parlare?

«Con piacere! Ho appena pubblicato un libro, il mio primo romanzo, che s’intitola “Willy e gli altri”. Un progetto che giaceva nel cassetto da anni ma che l’anno scorso son riuscita a terminare. In verità, avevo già avuto un’esperienza di pubblicazione precedente, partecipando con una racconto dal titolo “Vita” all’interno di “Ricordi”, una raccolta di scritti legata ad amicizie di Facebook prodotta dal mio ex professore d’italiano dell’Istituto Verga di Pavia, il Professor Arona, ancora oggi mio caro amico».

Il vero significato di “Willy e gli altri” è l’amore verso i cani?

«Non esattamente. Il vero concetto è il non essere troppo concentrati su se stessi per potersi accorgere di quanto la vita sia bella dedicandosi agli altri. Dedicandosi con quello che si ha da dare, non necessariamente soldi, intendo. Può essere l’ascolto, un abbraccio affettuoso, risolvere a qualcuno un problema che magari per me è nulla ma per l’altra persona è una montagna invalicabile. In tutto questo concetto appena esposto, devo dirle che i cani ogni giorno ci danno lezioni, ma noi, sempre distratti, ci accorgiamo di pochissimo...».

Willy ha qualcosa di speciale da mostrare per quanto concerne questa tematica?

«Willy è l’anello di congiunzione con tutti gli altri cani presenti nel libro, ed ogni cane del libro migliora la vita a tanti personaggi presenti nella storia. Ed alla fine, come l’allacciarsi di una collana, come la ricomposizione di un cerchio, tutto va a posto nelle rispettive vite».

Quindi i cani diventano entità taumaturgiche?

«No, non si tratta di veri miracoli. Le faccio l’esempio di Willy, che salva la vita a Giulia, la sua padroncina, e crea un rapporto di amicizia con Totò, un vagabondo che a sua volta facilita l’esistenza a diverse altre persone... Totò finirà al canile, ma il sodalizio e l’affetto profondo con Willy gli daranno lo spunto per la fuga. Il destino li aiuterà...»

è un storia di pura fantasia?

«Lo svolgimento della narrazione si, ma ad esempio, nella vita reale, io mi son sempre considerata aiutata, assistita dai cani che ho avuto. Tutte le persone che hanno avuto ed hanno un cane al fianco lo sono, anche senza scendere in tematiche psicologiche: pensi a quanto un cane, che deve uscire in passeggiata, aiuta il padrone nella conoscenza di altre persone che si fermano a complimentarsi, o semplicemente parlare, dei rispettivi animali. Parlo sia di due giovani, che magari scoprono di piacersi parlando dei loro cagnolini in un’occasionale conoscenza, sia di due anziani che quotidianamente si tengono compagnia grazie magari proprio ai loro cani. Spesso, per una persona diciamo... avanti con l’età, il cane rappresenta la quotidiana compagnia, il quotidiano impegno che aiuta la vita...»

Qual è la parte concettualmente a lei preferita, intrinseca di un personaggio del libro?

«La lepre. Ho usato questa immagine per far parlare la coscienza. All’interno del compimento degli eventi, come collettore delle storie intrecciate, la lepre è la parola, il pensiero, il testimone di una potenza superiore».

Gli animali parlano?

«Si, gli altri animali parlano. Ma solo loro possono sentire, e capire, ciò che dice la lepre, che non parla alle persone...».

La lepre è allora il suo personaggio preferito?

«No (sorride). Il mio personaggio preferito è Osvaldo. è un uomo dalla evidente corpulenza, l’uomo che trova Totò, il vagabondo. Non è una figura esteticamente molto curata: infatti lo presento sottolineando che “i suoi peli escono spavaldi verso il mondo”, vestito con tute logore e grossi sandali ai piedi. è un rigattiere che recupera tutto ciò che trova di dismesso per rivenderlo in un mercatino. Ma con i proventi delle vendite, l’unico interesse che coltiva è visitare i musei più belli di tutto il globo terrestre! La sua cultura è inversamente proporzionale alla sua immagine: è enormemente ricca e bella!

Emotivamente intelligente e, ad esempio, con nozioni architettoniche da professionista di fama! Incontra Totò alla fuga di questi dal canile, accudendolo e permettendogli di proseguire la fuga alla ricerca, al ritrovamento di Willy».

A chi si è rivolta per la pubblicazione?

«Guardi, nella situazione attuale dell’editoria, dopo averne inviate copie a diverse Case Editrici, dopo aver nel contempo richiesto preventivi per l’auto-produzione ricevendo in risposta cifre esorbitanti per la stampa di relativamente pochi esemplari, essendo poi principalmente problematica la distribuzione, al di là della stampa, alla fine ho deciso per la pubblicazione su Amazon. Anche se, come ho detto all’inizio, questa multinazionale ha messo in crisi molte piccole, artigianali e familiari attività».

Ci sarà un seguito?

«Potrebbe essere... anche se ritengo, senza alcuna presunzione, di aver già “detto” molto in questa pubblicazione. Forse tutto. E forse... non necessita altro, a seguire».

  di Lele Baiardi

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