Giovedì, 02 Aprile 2020

VOGHERA - FUORIDICOPIONE, «PROPRIO PERCHÉ SIAMO UN PO’ ALTERNATIVI, UN PO’ FUORI DI TESTA...»

Il teatro amatoriale costituisce una realtà indiscutibilmente viva e dinamica, fatto da persone che, oltre il lavoro e gli impegni familiari, portano avanti, in maniera assolutamente gratuita e volontaristica, il proprio amore per il Teatro, contribuendo alla crescita culturale e sociale della comunità in cui vivono e diffondendo l’amore e la conoscenza delle arti sceniche.

Le compagnie teatrali amatoriali, con il loro radicamento sul territorio, favoriscono il rinsaldarsi delle comunità e rappresentano per molti il primo approccio alle scene, una vera e propria palestra artistica capace di offrire un’insostituibile opportunità formativa, culturale e aggregativa. Un teatro che spesso non fa notizia o che fa sorridere chi, abituato a professionalità interpretative più alte, lo incontra ma che  riporta chi lo fa alle radici stesse del far teatro: l’incontro con l’altro. Fra le compagnie teatrali amatoriali presenti in Oltrepò Pavese  i “FUORIDICOPIONE” di Voghera si distinguono per il loro impegno nel sostenere varie attività benefiche con i loro spettacoli.

Abbiamo incontrato Lorenzo Somenzini, presidente dell’Associazione Volontari “Pro Familia” Maria Teresa Spinelli e del gruppo teatrale “Fuoridicopione”.

Somenzini, quando si costituisce la compagnia teatrale amatoriale “Fuoridicopione”?          

«La casa madre è l’Associazione Volontari “Pro Familia” Maria Teresa Spinelli, madre fondatrice delle Suore Agostiniane, che si è costituita nel mese di giugno del 2000 per volere di un gruppo di famiglie con lo scopo di svolgere attività sociale a Voghera e nel territorio oltrepadano. Attraverso l’associazione aiutiamo le famiglie in difficoltà, abbiamo alcune adozioni a distanza nella Repubblica democratica del Congo e in India abbiamo adottato  una classe della scuola elementare della missione delle Suore Agostiniane. Ci siamo sempre occupati anche di formazione per genitori con progetti dedicati. Un gruppo di genitori dell’associazione che dipingeva su ceramica per l’annuale  mercatino di beneficenza di Suor Battistina, aveva preso il nome di “Fuori di pennello”,  alcuni di loro erano appassionati di teatro e avevano frequentato i corsi  della scuola vogherese di recitazione “Mino Battegazzore” di Beppe Buzzi. Nel 2005, quasi per scherzo, visto che nell’Istituto delle suore Agostiniane c’è un piccolo teatro, abbiamo messo in scena la prima commedia che si intitolava: “Quel simpatico zio parroco”, quasi una farsa, con protagonisti Piero Ghia, Giorgio Bonelli, Laura Barbieri, Andrea Civini e un gruppo di ragazzi della scuola. Poi, visto che eravamo vogheresi e alcuni parlavano bene il dialetto, Beppe Buzzi ci ha convinti a riprendere la rappresentazione di “Gelindo” che abbiamo portato in scena per la prima volta nel 2007 con i costumi e il copione adattato da lui. L’ideatore era stato Padre Maria Tognazzi, pittore, architetto e scrittore , che era padre priore dei frati Cappuccini di Varzi ma anche cappellano degli Artisti e della RAI di Milano, per cui i costumi e parte della scenografia che utilizziamo ancora oggi ,sono stati creati nei laboratori RAI».

Quindi da quel momento i “Fuoridicopione” iniziano a mettere in scena commedie solo dialettali?

«No, non solo dialettali ma anche  commedie brillanti, alcune commedie di Gilberto Govi, sempre con la supervisione di Beppe Buzzi. Dopo la sua scomparsa, ci siamo sentiti un po’ persi, perché lui era stato il nostro “maestro”, non potevamo gestirci da soli. Alcuni di noi avevano partecipato ai laboratori della “FAMAFANTASMA” di Marco Vaccari e, avendo la necessità di avere un regista,  lui ci ha dato la sua disponibilità e  abbiamo messo in scena tre commedie con la sua regia. TRE VETRINE TRE, commedia degli equivoci parte in dialetto e parte in italiano, DUE FIGLIE 3 VALIGIE, adattamento dal film dell’attore francese  Luis  Defunes, LAPORTA ERA APERTA, adattata da un testo inglese. Poi Marco Vaccari ha scritto e diretto per noi la commedia DOTTOR SALASSO HO UN’ASCESSO, ispirandosi un po’ alle caratteristiche e ai difetti degli attori del nostro gruppo, che ha avuto un buon riscontro da parte del pubblico».

Portare in scena  commedie  con testi complicati e tanti personaggi implica sicuramente un grande lavoro con letture di copione  e  prove ripetute, con quale frequenza si riunisce la compagnia?

«Questa è una bella domanda. Circa 7 mesi prima, quando dobbiamo iniziare un progetto, ci riuniamo una volta alla settimana. Assegnati i ruoli dal regista, si comincia con la lettura del copione a tavolino e l’approccio ai personaggi. Quindi si passa alla lettura del copione in piedi sul palco con un po’ di scenografia. Poi, con l’avvicinarsi della data di rappresentazione, facciamo mediamente due sedute di prove alla settimana, talvolta tre, a seconda della lunghezza della commedia, di solito alla sera dopo cena. Le nostre riunioni sono professionali ma anche molto allegre e spesso rilassanti dopo una giornata di lavoro, siamo diventati quasi una famiglia, facciamo spesso merenda dopo aver provato. Ci chiamiamo FUORIDICOPIONE proprio perché siamo un po’ alternativi, un po’ fuori di testa (ride)».

Quanti attori e attrici amatoriali avete nella compagnia?

«Dieci o dodici perché servono ,oltre agli attori ,anche persone dietro le quinte in assistenza per passare velocemente di mano un oggetto o far entrare parti di scenografia ingombranti, abbiamo un suggeritore e i tecnici audio e luci».

Se qualcuno con la passione per il teatro volesse unirsi a voi per sperimentare questa esperienza non comune può contattarvi?

«Quest’anno si sono uniti a noi già alcuni attori della compagnia dei genitori della scuola Dino Provenzal nella rappresentazione del Gelindo e abbiamo aggiunto la figura di re Erode con le sue guardie ed è stato un esperimento interessante. Se qualcuno fosse interessato ad unirsi alla nostra associazione, può contattarci».

Dal piccolo teatro delle Suore Agostiniane siete passati poi a recitare sul palco del Teatro San Rocco e infine avete,  si può dire, fissato la vostra sede al Teatro dei Padri Barnabiti, come mai questa scelta?

«Siamo passati dai 160 posti che si riuscivano a ricavare nella palestra delle suore al Teatro San Rocco anche perché le scenografie del GELINDO erano molto ingombranti. Poi abbiamo deciso di rimettere un po’ a posto il Teatro dei Padri Barnabiti  facendo dei lavori  a nostre spese e abbiamo chiesto di poterlo usare come  sede permanente per i nostri spettacoli. Quest’anno per il Gelindo abbiamo avuto due sere il tutto esaurito e abbiamo dovuto aggiungere uno spettacolo alla domenica pomeriggio. Siamo molto contenti del successo di pubblico ottenuto perché, con il ricavato dei biglietti, siamo riusciti a dare piccoli aiuti sia alle attività della nostra associazione, sia ai Padri Barnabiti, sia il Centro Paolo VI di Casalnoceto che aveva avuto notevoli danni  a causa dell’alluvione».

Quale sarà la prossima commedia che metterete in scena?

«Stiamo lavorando ad un nuovo progetto, una commedia di Luigi Orengo già cavallo di battaglia di Gilberto Govi, SOTTO A CHI TOCCA, tre atti con 10 personaggi, in omaggio a Beppe e Franca Buzzi. La commedia sarà recitata in italiano con qualche coloritura del dialetto genovese. Per la regia, saremo seguiti da Alessio Zanovello che ci ha dato la sua disponibilità. Speriamo di realizzare un buon lavoro e ottenere un buon successo di pubblico perché il nostro scopo è sempre  quello di raccogliere fondi a scopo benefico. Dobbiamo ringraziare il negozio “Il bottone” che si mette sempre a disposizione come punto di prenotazione posti».

di Gabriella Draghi

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