Giovedì, 02 Aprile 2020

VARZI - NIVIONE ISOLATA: «QUI SI INTERVIENE SOLO DOPO LE EMERGENZE»

Da ormai quasi tre mesi la strada che collega Varzi alla piccola frazione di Nivione è chiusa in seguito alla frana del 20 dicembre scorso ed i disagi per la popolazione sono notevoli, dato che l’interruzione della provinciale 166 costringe diverse piccole frazioni in una situazione di isolamento che non è esente da rischi: il percorso verso Varzi, che prima richiedeva cinque minuti, oggi ne comporta circa trenta.

Anziani, disabili, una donna incinta: dovesse verificarsi un’emergenza per cui la tempestività dell’intervento può fare la differenza tra la vita e la morte, la paura che l’ostacolo possa rivelarsi decisivo è tanta. Se è vero che le chiamano “calamità naturali”, è altrettanto vero che per gli abitanti della zona non rappresentano novità: il dissesto idrogeologico in l’alto Oltrepò è una ferita sempre aperta, e una frana simile già nel 2016 aveva invaso la medesima strada. A questa condizione si aggiunge poi il fatto che a Nivione e paesi limitrofi manca da anni il segnale telefonico per i cellulari.

Se una parte della popolazione sembra essersi ormai rassegnata, altri esprimono apertamente il malumore.

Tra loro c’è Clara Dirotti, giovane residente che in paese ha scelto di rimanere e mettere su famiglia (a maggio è atteso il primogenito) alla faccia dello spopolamento.

«Penso di parlare a nome di più persone esprimendo questo forte stato di disagio e penso sia un dovere del cittadino far sentire la sua voce in situazioni come questa» spiega. «Non si tratta di un semplice “lamentarsi”, quanto l’iniziare a prendere consapevolezza del potenziale di questo territorio e cominciare a muoversi in collaborazione con tutti gli attori ed enti coinvolti per mantenerlo sicuro e accogliente».

Una critica, questa, che sembra esulare dalla situazione contingente che riguarda la frana…

«In Valle Staffora e in generale in Alto Oltrepò si parla tanto di marginalità, spopolamento, investimenti per ripartire…il dissesto idrogeologico è un fenomeno che purtroppo colpisce parecchio la nostra zona ma non fa certo notizia, è così da anni: la tipologia di intervento per garantire sicurezza e normale viabilità dovrebbe comprendere manutenzione delle strade e monitoraggio dei lavori già effettuati mentre la nostra esperienza, al contrario, ci dimostra che questi lavori vengono effettuati solo in situazioni d’emergenza».

L’ultima frana in effetti risale al 2016…

«Ed è proprio questo che mi fa arrabbiare: per la seconda volta nel giro di cinque anni ci ritroviamo isolati a causa di una frana, situazione maggiormente aggravata dalla mancanza di segnale telefonico nelle frazioni di Nivione e Cella, situazione anche questa che si protrae dal 2016».

Avevate già provato a segnalare queste problematiche?

«Nel settembre 2019 attraverso l’associazione di cui faccio parte, Nuvun, ho mandato una segnalazione dettagliata di questa problematica ad Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), e dovrebbero essere queste le attività del cittadino per far valere i propri diritti e migliorare la propria vita».

Queste segnalazioni hanno portato qualche risultato?

«Purtroppo no, perché ci vorrebbe più aggregazione da parte dei residenti e meno paura di confrontarsi con le istituzioni».

Quali sono oggi le vostre difficoltà quotidiane?

«Le difficoltà quotidiane riguardano sia le frazioni del comune di Varzi che la vicina Val Curone. Non c’è solo la lunghezza e scomodità dei percorsi alternativi da prendere per aggirare la frana. Strettamente collegato alla viabilità è anche il discorso delle emergenze mediche e sanitare: tanti anziani abitano nella zona e in questi casi di emergenza la tempestività di intervento può fare la differenza tra la vita e la morte. Ci sono anche persone disabili che devono essere assistite (quindi i costi a carico delle famiglie si alzano) e bambini che vengono sballottati per più di un’ora per andare a scuola».

Il disagio riguarda solo le categorie più “deboli”?

«Non solo, colpisce soprattutto chi deve recarsi quotidianamente a lavoro, percorrendo strade alternative che solo a fronte dell’emergenza sono oggetto di manutenzione.  Altro aspetto da prendere in analisi è quello delle attività imprenditoriali, che si trovano in difficoltà per la perdita di clienti e lavoro, e del turismo che subisce un duro colpo sia in termini di “incoming” sia in termini di immagine del territorio. I servizi primari dovrebbero essere non solo garantiti ma, altresì, incrementati costantemente: ci sembra paradossale, nel 2020, sentirci nuovamente cittadini isolati e senza alternative».

Il protrarsi di questa emergenza non interessa soltanto le piccole frazioni. La provinciale 166 dopo Valle di Nivione diventa provinciale 111, collegamento diretto con il comune di Fabbrica Curone. La frana di Nivione ha interrotto la possibilità di raggiungere agevolmente Varzi costringendo gli abitanti a lunghi giri per raggiungere il capoluogo dell’alta Valle Staffora. Da Fabbrica bisogna risalire la strada che porta a Cella di Varzi quindi raggiungere Castellaro e seguire la provinciale numero 91, che risulta per altro in più parti dissestata. Anche in questo caso, circa venti minuti di strada in più rispetto a prima. Le attività commerciali, soprattutto i ristoranti, denunciano un pesante contraccolpo negli affari. Qualcuno si sarebbe detto perfino a rischio chiusura.

di Christian Draghi

 

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