Mercoledì, 19 Febbraio 2020

OLTREPÒ PAVESE – ARENA PO - IL “RIFUGIO ONLUS”, CASA DI RIPOSO PER CAVALLI

La cura e il sostentamento di un cavallo non sono semplici come per un normale animale domestico: si tratta di un impegno maggiore sia a livello fisico, che a livello economico. Parliamoci chiaro, si parla di migliaia di euro ogni anno. Proprio per questo, spesso, si sente parlare di cavalli più anziani, che acquistati come per svago o come animali da maneggio per insegnare equitazione ai bambini, vengono poi abbandonati e affidati al commercio della carne. Quello è il loro destino. Tino e Laura Zonca, fratello e sorella di Arena Po, sono i proprietari de “Il Rifugio Onlus”, un luogo in cui i cavalli che hanno la fortuna di capitare, possono passare la loro vecchiaia in pace e tranquillità.

Che cos’è esattamente “Il Rifugio Onlus”?

«è un’associazione no profit che nasce con l’intento di “combattere” la violenza di ogni genere sui cavalli. In questa direzione il nostro lavoro è prendere contatto con persone che, per qualche motivo, non possono più provvedere al sostentamento del proprio cavallo e offriamo loro una sistemazione attraverso un sodalizio. I soci possono regolarmente venire da noi per curare e provvedere a tutti quei cavalli a cui noi diamo dimora».

Come è nata l’idea di creare questa tipologia di associazione? Vi siete accorti che il territorio ne aveva l’esigenza?

«Diciamo che è nata per caso quando,  anni orsono, alcuni amici ci hanno affidato i loro cavalli, non avendo più la possibilità di provvedere loro. In pochi giorni i due cavalli sono diventati di nostra proprietà e sono entrati a far parte a tutti gli effetti della nostra fattoria. Nel 2012 poi è nata la Onlus. I nostri soci non sono però solo proprietari di cavalli che non possono più tenere, ma anche semplici appassionati o conoscenti che vogliono venire a trovarci dandoci anche una mano».

Quali sono le situazioni di emergenza in cui vi è capitato di intervenire?

«Molti dei nostri animali provengono da situazioni di emergenza, e per emergenza si intendente il fatto che un cavallo quando smette di “essere utile” o più semplicemente quando un proprietario non ha più la volontà o la possibilità di badare a lui (si tratta spesso di questioni economiche), viene destinato al macello. Si può affidare a noi un esemplare tramite un sodalizio, oppure ci arrivano proprio cavalli di cui acquistiamo la proprietà».

Quanti cavalli vivono nel vostro rifugio?

«Attualmente si parla di 16 esemplari, di cui 9 di nostra proprietà. Due delle nostre esperienze più belle sono state quelle di Stella e Havana. Stella è arrivata da noi con gravi problemi di salute e quindi necessitava di molte attenzioni e cure costose, ma fortunatamente siamo riusciti a farle passare in serenità e salute i suoi ultimi anni di vita; Havana era una cavalla portentosa, che ha eseguito per anni il suo lavoro di “maestra di salto” per bambini e che, dopo aver fruttato un sacco di soldi al suo padrone, è stata destinata al “commercio” (così si dice adesso!)... Per fortuna qualcuno ha deciso in qualche modo di portarcela e farle passare da noi la sua meritata pensione».

Un cavallo rischia di essere destinato al macello solo quando invecchia ed è una destinazione, diciamo obbligatoria per un esemplare?

«Vecchiaia, malattia o insufficienza economica del proprietario sono i motivi di maggiore abbandono dell’animale. Purtroppo sì, a parte grazie ad alcune associazioni o rifugi come il nostro, la destinazione finale di questi animali è il macello. Certo è triste pensare che il “grande amore” di un proprietario possa svanire subito nel momento in cui il cavallo inizia ad essere un peso per le sue tasche… però è proprio così».

Siete gli unici in Oltrepò che si occupano di queste situazioni?

«Un’attività del genere esiste ma non in Oltrepò, in provincia sempre di Pavia, a  Monteleone, ma le loro possibilità economiche sono in realtà maggiori delle ».

Spesso si sente parlare di ippoterapia per bambini e per adulti, usata molto per curare alcuni stati di cattiva salute; cosa ne pensate?

«L’ippoterapia, a parere personale, è un grande strumento per l’aiuto delle persone in difficoltà di vario genere e pare avere estrema efficacia. Per la sua pratica però è necessaria esperienza e anche una qualifica che noi non possediamo. Qui da noi l’aspetto principale è quello di fare del bene agli animali, che spesso arrivano con grandi sofferenze alle spalle... quel tipo di attività, una cosa onorevole sicuramente, andrebbe fatta però con animali adatti e con personale qualificate e non come un gioco o solo per farsi pubblicità. Noi, non essendo un centro ippico, ci proponiamo in maniera diversa:  gli appassionati possono venire a trovarci e passare del tempo con i nostri cavalli, che già a loro modo fanno del bene a chi gli sta vicino... non è ippoterapia “ufficiale” ma comunque funziona!». 

Voi siete di origini milanesi, per quale motivo avete deciso di trasferirvi proprio ad Arena Po?

«Sì siamo di origine milanese. Io ero grafico e ho sempre lavorato a Milano, ma appena raggiunta l’età della pensione ho deciso subito di abbandonare il milanese e di trasferirmi qui in Oltrepò con mia sorella. Poco dopo è nata l’idea del Rifugio».

Prima eravate anche un agriturismo, per quale motivo avete deciso di chiudere questa parte di attività?

«Esatto, prima eravamo anche agriturismo e abbiamo tentato quella strada senza però riscuotere sufficiente interesse. Diciamo che le pretese della clientela di questi luoghi era troppo alta per le nostre possibilità. Il cibo che si va a ricercare in un agriturismo di paese non può avere la stessa qualità di un hotel cinque stelle...eppure era così. Abbiamo deciso quindi di chiudere l’attività di agriturismo ma continuiamo a offrire ristoro e pernottamento agli appassionati che giungono da noi per i cavalli».

Come valutate la risposta della popolazione dell’Oltrepò, alla vostra idea e quali sono i vostri sogni per il futuro?

«Piuttosto scarsa. Per i comuni e i politici di questa zona noi praticamente non esistiamo. Certo è che gli interessi dei giovani e delle nuove generazioni stanno cambiando e stanno diventando più “green”; speriamo quindi prossimamente in una maggiore partecipazione e in qualche aiuto che renda tutto più sostenibile per noi».

Su quali aiuti economici potete contare per la vostra associazione? Esistono enti di riferimento?

«Purtroppo è molto triste da questo punto di vista vedere come i grandi enti di riferimento nazionali pensino quasi esclusivamente alla loro immagine e che poi in realtà facciano poco di concreto. Per quanto ci riguarda, qualsiasi spesa e fatica grava totalmente sulle nostre spalle, su quelle dei nostri soci e di chi aiuta in qualche modo. La nostra speranza è quella di riuscire ad allargarci un po’ e di trovare nuovi amici anche nei comuni limitrofi».

di Elisabetta Gallarati

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