Venerdì, 03 Aprile 2020

OLTREPÒ PAVESE - ESORDIO DISCOGRAFICO PER LA BAND METAL OLTREPADANA: «ANTICOMMERCIALI FINO AL MIDOLLO»

Stampano musicassette, hanno un nome impronunciabile, fanno un genere di nicchia e hanno dedicato il loro album a due etichette non più in attività. Eppure i Lhurgoyf, forse proprio perché fuori dal tempo, sono la prova vivente che la musica unisce le età e azzera le distanze. Tra i 44 anni del bassista e i 18 del batterista si annidano generazioni tenute insieme dal collante di una musica che nulla ha a che vedere con mode o gusti di tendenza. Formatisi nel 2017 sulle colline dell’Alto Oltrepò, hanno da subito assunto un piglio anticommerciale. La loro musica è “violenta”, puro heavy “vecchia scuola” rumoroso e inquietante quanto un urlo nel bosco nel cuore della notte. Fondatori della band sono Federico “Boss” De Carli (ex The Nerds) e Francesco Filippini (bassista dei Doctor Cyclops), entrambi in qualche modo pionieri dell’underground oltrepadano. Ad accompagnarli in questa nuova avventura, appena concretizzatasi nella pubblicazione del primo disco “Raw Matters”, ci sono il bassista Cristiano Trappoli e il giovanissimo batterista neo diciottenne Guglielmo Draghi. Li abbiamo incontrati in occasione del release party svoltosi sabato 7 dicembre a Salice Terme.

Inizierei dal vostro nome, quasi impronunciabile e ancora più difficile da scrivere correttamente. Che cosa significa, perché lo avete scelto e a quale immaginario si riferisce?

Filippini: «Il nome è preso in prestito da una creatura bestiale del gioco di ruolo Magic The Gathering».

De Carli: «Così come il Lhurgoyf trae forza dai cadaveri di cui si nutre, noi prendiamo ispirazione da quella musica che le mode ed il mainstream hanno sepolto e dimenticato».

Come è nata l’idea di creare questa band? è stato facile trovare i componenti?

Filippini :«Chiedendo a Boss se gli andava di incontrarsi e discutere di un’idea e del materiale che avevo per le mani. C’è stata subito intesa ed abbiamo iniziato l’avventura con me al basso, Boss alla voce e Emanuele Dirotti alla batteria. Abbiamo inaugurato il progetto così, senza chitarra. Poi c’è stato il periodo in cui abbiamo affrontato dei live senza la presenza del basso. Allora era già subentrato alla batteria il sedicenne Guglielmo Draghi. Ora nel Lhurgoyf suono la chitarra e abbiamo completato il cerchio con l’ingresso di Cristiano Trappoli al basso. No, non è stato affatto semplice trovare componenti, ma abbiamo insistito e continuato a provare e scrivere».

Si capisce, non solo per il genere musicale che suonate, che di “commerciale” avete poco o nulla. Vi muovete nell’underground ed è evidente, ma quale motivazione artistica c’è dietro questa scelta?

De Carli: «Per me all’ascolto è fondamentale percepire immediatezza, che non significa però semplificazione: quale che sia il genere, cerco l’intenzione dietro alla musica, l’urgenza di espressione dell’artista, non voglio necessariamente il “prodotto perfetto”. Per questo pesco tantissimo dai periodi di transizione tra generi musicali, più che da scene consolidate, e mi piace pensare che sia difficile etichettare quello che suoniamo».

Parliamo del vostro primo lavoro, Raw Matters. Da quanti pezzi è composto e come sono nati?

Filippini: «Raw Matters è un Ep autoprodotto, in cui sono contenute 5 canzoni originali e una cover. I brani nascono probabilmente dall’esigenza di “scaricare a terra”, attraverso il coinvolgimento di tutto il corpo, in un bagno di suono. Chi si metterà in ascolto dell’Ep riceverà questo messaggio chiaro e distorto. Abbiamo deciso di dedicarlo a due etichette discografiche “fantasma” perché non più in attività come Nicotine Records e Scary Records, un gesto di riconoscenza per chi ha supportato l’underground per molti anni».

Dove è possibile trovarlo?

«Abbiamo stampato 50 musicassette che venderemo ai nostri concerti insieme a un codice per il download digitale».

Di cosa parlano i vostri testi? C’è un filo conduttore che li accomuna o sono “episodi” a sé stanti?

De Carli: «Alla base di tutto c’è una riflessione sulla violenza come elemento imprescindibile che permea tutto l’universo, considerandola in tutte le sue forme: fisiche, psicologiche, storiche, sociali ma anche naturali, dagli sconvolgimenti climatici alle catastrofi su scala cosmica».

Avete parlato di “violenza”. Il metal, specialmente nelle sue correnti più estreme, evoca fantasmi. Per lo più sono luoghi comuni, ma è innegabile che esoterismo, satanismo e violenza siano associati spesso a questa corrente musicale. Voi che la vivete da dentro ci vedete qualcosa di vero?

De Carli: «Io credo nella “potenza” di certe simbologie, in particolare quelle legate alla morte, che si presentano in ogni epoca e cultura: sono concetti universali che vanno a toccare gli strati più profondi ed ancestrali del nostro subconscio, e nessuno è immune al fascino che esercitano, positivo o negativo che sia».

L’Oltrepò è terra di vino, pifferi e fisarmoniche ma anche di boschi e montagne. Sarà quello il filo di collegamento con il metal... fatto sta che di band “heavy” ce ne sono parecchie. Come mai? Cosa c’è in questo territorio che evoca certi “spiriti”?

De Carli: «Sicuramente il clima fa la sua parte: nebbia, pioggia e fango non stimolano certo pensieri solari... poi credo che ci sia un’affinità mentale e spirituale con le avversità e le superstizioni proprie della vita “grama” condotta dagli antenati che abitavano le nostre montagne e colline, da cui ci sentiamo inconsapevolmente attratti».

Questa band è nuova, ma alcuni di voi sono “nel giro” da parecchio. Doctor Cyclops e Nerds ad esempio sono band che hanno girato l’Europa per anni. Che giudizio esprimete invece sulla scena musicale oltrepadana?

Filippini: «Semplicemente, in diversi Paesi esteri la gente non ha mai smesso di ascoltare musica in tutte le sue espressioni e in quei luoghi c’è spazio anche per questo tipo di musica. Quei palchi sono accomunati da uno stesso caratteristico odore: sono vivi e vissuti. Le persone che seguono questa scena in altri Stati non hanno mai smesso di fare rete, perché proprio dall’esistenza di quella stessa realtà dipende parte del loro piacere. Non si sono mai dovuti chiedere come fare per rimettere in moto il carrozzone!»

Quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano a volere essere “band” da queste parti?

De Carli: «Senza dubbio è sempre più evidente l’isolamento in cui ci si trova nell’ambiente musicale. Nonostante negli ultimi anni sia cresciuto il numero di musicisti, anche giovani, di pari passo si è verificato un calo costante nell’interesse a dare vita ad una “scena” locale, intesa sia come partecipazione agli eventi live che come luogo di confronto di opinioni, scambio di informazioni e discussione in generale. Ognuno resta nel proprio spazio, chiuso e circoscritto, fatto di “mi piace” e “parteciperò”».

Esistono locali che appoggiano la scena underground?

De Carli: «Per fortuna in zona abbiamo un giro di locali che ancora scommettono sulla musica live, nonostante la risposta del pubblico sia spesso scarsa. Spaziomusica a Pavia, Bonnie & Clyde a Torricella, Wally’s Pub e Dazibao a Tortona sono dei punti di riferimento per l’underground musicale oltrepadano e meriterebbero un supporto maggiore. Ora Soqquadro di Salice Terme e Dagda di Retorbido pare abbiano aperto le porte ai gruppi locali».

Guglielmo, quando ha iniziato a suonare nei Lhurgoyf aveva 16 anni. Quello che suonate non è certo un genere musicale con cui oggi si entra in contatto facilmente. Bisogna andarselo a cercare. Come si è avvicinato a questo mondo?

«Il primo contatto con la musica metal è avvenuto quando mi è stato proposto di far parte del progetto Lhurgoyf. Prima non avevo mai ascoltato questo genere. Sono entrato in questo mondo ascoltando quello che mi veniva proposto, principalmente band quali Merciless ed Entombed. è un genere con cui non ho una reale affinità. Trovo che da questo conflitto sia fiorito un aspetto molto importante dei Lhurgoyf, ovvero l’incontro tra un cantato metal ed una sezione ritmica più orientata verso altri generi. In questi ultimi anni, grazie all’ambiente scolastico, dove sono regolarmente ascoltati gruppi dal new metal (Korn, Slipknot, Disturbed) al prog (Dream Theater, Leprous, Haken), ho maturato un interesse crescente verso questo genere».

di Christian Draghi

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