Domenica, 29 Marzo 2020

OLTREPÒ PAVESE - «PORTIAMO LA PET THERAPY NELLE SCUOLE D’OLTREPÒ»

Quasi tutti ormai conoscono la Pet Therapy e i benefici che il rapporto con un amico a quattro zampe può apportare anche alla salute di persone malate. L’associazione “ConFido in un Sorriso” dal 2011 opera con lo scopo primario di diffondere la bellezza insita nell’interazione dell’umano con il cane e negli ultimi anni ha rafforzato la collaborazione con diverse scuole primarie d’Oltrepò. La coordinatrice dei progetti è la dottoressa Silvia Razzini.

Dottoressa, che tipo di progetti proponete nelle scuole?

«Insieme a Francesca Rana (alla quale è stato assegnato il premio Young Ambassador da parte dei Lions per l’anno 2017) abbiamo  realizzato due progetti molto interessanti presso le primarie di Verrua Po e di Mezzanino. Attraverso il racconto “ Giacomino nel villaggio del Silenzio” abbiamo voluto offrire ai bimbi le conoscenze di base per una comunicazione efficiente e “sicura” con i cani conosciuti e sconosciuti. Al progetto hanno partecipato i quattro zampe Isotta, Elsa e Jo, che hanno riscosso un notevole successo tra i bimbi e gli insegnanti. Dopo il progetto, ogni classe ha presentato dei bellissimi lavori, che sono stati premiati alla fine dell’anno scolastico».

Si tratta delle prime collaborazioni in Oltrepò?

«No, negli ultimi anni abbiamo organizzato diversi progetti nella zona dell’Oltrepò, anche grazie alla collaborazione con il Lions Club di Stradella, Broni e Montalino. In particolare, presso la Fondazione Cella abbiamo organizzato progetti al CSS di Vescovera e presso la RSA (sede di Broni e Arena Po). Abbiamo in programma altri interventi nel territorio di Stradella e Portalbera di cui non conosciamo ancora i termini precisi, ma che siamo sicuri arriveranno a compimento consentendo ai destinatari di godere della gioia dei nostri cani».

Esiste un progetto che coinvolge il reparto di pediatria dell’ospedale di Voghera. Di cosa si tratta?

«Il progetto è nato dalla nostra collaborazione con Il Lions Club di Stradella, Broni e Montalino. Con questo intervento attuato sia nello scorso anno che in questo, grazie al consenso dei sanitari e dei vertici dell’Azienda Ospedaliera di Voghera, abbiamo voluto testimoniare quanto sia bello ed importante, per i piccoli pazienti, ricevere la visita di simpatici quattro zampe. I nostri cani sono stati veri portatori e donatori di sorrisi per i bimbi che, dopo un ini-zio un po’ timoroso, hanno poi apprezzato e goduto nel giocare con Isotta e Chicca, le nostre cagnoline particolarmente docili e sensibili (perciò adatte all’ambiente ospedaliero). Questo progetto  ha rappresentato una bellissima novità nel panorama ospedaliero della Provincia di Pavia. Speriamo che il successo avuto dai nostri pelosetti costituisca un buon precedente per porre in essere collaborazioni future».

Come si svolge una seduta di Pet Therapy?

«Innanzitutto una seduta di Pet Therapy non deve mai superare i 45 minuti di lavoro effettivo con il cane. Le modalità variano molto a seconda dei soggetti coinvolti. Di base, ogni seduta viene iniziata con un momento di presentazione e di accudimento da parte del paziente nei confronti del cane (carezze, spazzolatura offerte del cibo), successivamente se le capacità dell’assistito lo permettono si può passare ad una fase di interazione, dove l’umano è invitato ad impartire semplici comandi al cane, che in risposta obbedisce. In realtà, tutte le attività appena descritte sono propedeutiche e preparatorie al percorso emozionale che coinvolge il paziente mentre sta operando con il cane (ricordi, sensazioni, allegria, entusiasmo)».

Quali sono i fondamenti di base della Pet Therapy?

«Le attività di Pet Therapy possono essere suddivise in: attività assistita dall’animale, terapia assistita dall’animale ed educazione assistita dall’animale. Il fondamento alla base di tutto il lavoro è comunque il benessere apportato dall’animale all’uomo, non tralasciando ovviamente il benessere animale, nel senso che l’animale impiegato nelle attività deve essere sempre tenuto sotto controllo a livello fisico e psicologico».

Che tipo di percorso educativo segue l’animale, per arrivare a svolgere il ruolo di “terapeuta”?

«Il cane, che può  essere di qualsiasi razza, deve fin da piccolo essere abituato all’interazione in qualsiasi ambiente, in particolare negli ambienti nei quali andrà a lavorare da grande, deve essere abituato a particolari manipolazioni, alla sopportazione di alcuni rumori ma innanzi tutto deve maturare un’esperienza di relazione con la persona che diventerà il suo “coadiutore”; il cane e il coadiutore devono diventare un “binomio perfetto” nel quale l’uno riuscirà a scorgere nello sguardo dell’altro le intenzioni, ed è questa una delle parti più interessanti del lavoro».

Quali sono i cani che utilizzate nel vostro percorso?

«Attualmente i cani coinvolti nelle nostre attività sono tre Labrador di 6 anni: Chicca, Jo e Amos, una giovane bassotta di nome Eva e la nostra mascotte Isotta, che è una meticcia di dieci anni che ha “formato “quasi tutti gli altri colleghi che si sono succeduti nel tempo. Colonna portante del nostro branco è stata Elsa, una meravigliosa Golden Retriever, attualmente a riposo perchè ha raggiunto il limite di età. La salute dei nostri cani è costantemente monitorata dal dottor Garbagnoli della Clinica Veterinaria Sant’Anna di San martino Siccomario, il cui super Labrador Jo collabora con noi come terapista a quattro zampe».

Quali sono i benefici che si ottengono, a livello psicologico, nel rapporto con il cane?

«La Pet Therapy si identifica come un intervento sussidiario che aiuta, rinforza, arricchisce e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti di qualsiasi età e affetti da diverse patologie, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dell’individuo. La sua efficacia in termini di maggior benessere psicofisico è scientificamente dimostrata: in particolare sono stati dimostrati benefici sugli stati di ansia e depressione e sugli stati di forte stress psicofisico, come può essere un ricovero ospedaliero. Sono stati altresì dimostrati i correlati fisiologici della percezione di maggior benessere, attraverso indicatori quali un miglioramento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e dei livelli di immunoglobulina, nonché una generale migliore percezione della salute psicofisica. Il contatto con l’animale, in definitiva, aiuta a ridurre lo stress e a sentirsi più sereni e distesi».

Avete esteso l’attività anche alle case di cura, occupandovi degli anziani. Esistono degli effetti positivi sulle malattie neurodegenerative?

«L’attività di Pet Therapy con gli anziani ha da sempre ottenuto un forte consenso in quanto risveglia in loro tanti ricordi e soprattutto permette di soddisfare quella voglia di “accudimento” che contraddistingue gli esseri umani nella tarda età. Anche coloro che sono affetti da particolari patologie degenerative possono godere degli effetti positivi del contatto con il cane, che agisce a livello emozionale. Naturalmente la Pet Therapy non è una terapia sostitutiva, ma una co-terapia che coadiuva i benefici della medicina tradizionale».

Concludiamo parlando dell’associazione. Quali figure operano al suo interno?

«All’interno dell’associazione operano tutte le professionalità richieste per porre in essere “attività assistite dal cane”, termine tecnico che sostituisce il termine “pet therapy”, secondo quanto disposto dalle linee nazionali in materia di attività assistita dal cane, emanate con decreto del marzo 2016. In particolare, in questo ultimo periodo operiamo io e la Dott.ssa Alessandra Maffina, coadiutori del cane e referenti di progetto quali professionalità riconosciute dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, riconosciuto quale Ente nazionale in materia di attività assistite dall’animale. I nostri progetti sono elaborati e condivisi da qualche tempo con la Dott.ssa Alessia Silvani, psicologa. Ciò non toglie che altri professionisti vengano chiamati in causa qualora la particolarità del progetto lo richieda… La nostra psicologa si occupa di osservare le interazioni tra gli utenti ed i cani ed interviene in caso di necessità, fornendo indicazioni specialistiche. Ad esempio, nell’intervento col bambino, osserva sia le interazioni che i bambini hanno tra loro che quelle tra i bambini ed il cane e può fornire, qualora ravvisasse ad esempio difficoltà comportamentali, le corrette strategie per gestire tali difficoltà».

di Federica Croce

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