Giovedì, 20 Febbraio 2020

OLTREPÒ PAVESE – STRADELLA - BARMAN STRADELLINO PROTAGONISTA A ROMA

Il giovane maître e barman stradellino Benito Langella, 29enne originario di San’Angelo Lodigiano ma cresciuto tra Broni e Stradella da sempre, si è aggiudicato un importante premio durante un concorso a Roma, dove si è aggiudicato il primo posto nella categoria “sparkling” per il miglior cocktail a livello nazionale utilizzando le bollicine. Cresciuto accanto alla nonna ai fornelli, fin da piccolo voleva fare il cuoco. Dopo tre anni al Santa Chiara di Stradella passa al Cossa di Pavia per completare i cinque anni, e nel 2009  si diploma come ‘operatore di sala’ e, nel frattempo, fa un corso da barman a Pavia.

Langella, come mai la scelta di operatore di sala, rispetto al sogno iniziale di diventare cuoco?

«Il cambiamento è dovuto ad un amico di famiglia: suo figlio, mio carissimo amico, ha scelto ‘sala bar’…io con il professore di ‘sala bar’ non ci andavo molto d’accordo ed è stata questa persona a farmi capire di cambiare atteggiamento con il professore, di prendere le cose da un altro punto di vista, perché questo percorso poteva essere giusto per me. Piano piano sono riuscito a fare questo cambiamento e sono riuscito a conquistarmi la fiducia del professore e ad essere scelto per questo percorso».

Dopo le scuole superiori cosa ha fatto?

«Ho iniziato a lavorare da subito. Mi sono diplomato a luglio e a settembre già lavoravo, nel bar del paese a Belgioioso, grazie ad amici di famiglia che avevano necessità di assumere qualcuno e hanno scelto me. Poi ho lavorato a Stradella, a Santa Maria della Versa e poi ancora a Pavia, in un bar prima e in un ristorante poi. Successivamente ho deciso di fare il ‘salto’».

Quindi?

«Ho iniziato a mandare curriculum vitae a destra e a sinistra, fino a quando mi ha chiamato il Trussardi alla Scala. Qui ho fatto un anno e poi lo chef, cambiando location, ha voluto che lo seguissi a Palazzo Parigi, che è un locale 5 stelle lusso in zona Brera. Poi mi sono preso un anno sabbatico e ho deciso di diventare un ‘extra’…stavo quindi dietro a ristoranti e alberghi che mi chiamavano».

Come mai questa scelta?

«Perché volevo capire da più persone come lavoravano, approfondire di più il mio livello di preparazione».

è servito?

«Assolutamente sì, perché ogni settimana vedevo diversi responsabili di sala lavorare…e da ognuno di loro prendevo qualcosa».

E poi?

«A gennaio del 2018 mi ha contattato questo posto di Sannazzaro, dicendomi che avevano bisogno di una figura di responsabile di sala per un progetto interessante: ho deciso di accettare questa sfida, insieme allo chef con cui avevo lavorato a Milano».

E come è andata?

«Direi bene per il momento, visto che sono ancora lì! Il percorso è sicuramente lungo, perché si è a Sannazzaro e ci vuole tempo per farsi conoscere bene, però sta andando bene».

Attualmente di che cosa si occupa?

«Sono responsabile di sala in questo ristorante gourmet di recente apertura, è una struttura importante perché messa all’interno di un hotel con 75 camere e io mi occupo del servizio ai tavoli, degli ordini, della gestione dei ragazzi e dell’organizzazione della cantina e della carta dei vini».

Ha fatto molti concorsi?

«Li faccio dal 2007 in realtà. Prima come emergente e poi come barman a tutti gli effetti. Sono andati sempre abbastanza bene, l’apice l’avevo raggiunto due anni fa a Roma, dove avevo vinto la semifinale e in finale avevo raggiunto il ventiduesimo posto.

Ultimamente ne ho fatto uno a Merano come emergente responsabile di sala e infine di nuovo a Roma pochi giorni fa».

Risultato?

«Era il settantesimo concorso nazionale Aibes (associazione italiana barman e sostenitori)…su 56 partecipanti alla semifinale passavano in 16 e io sono passato in finale nazionale…e ho vinto la categoria sparkling! Poi i primi classificati delle otto categorie presenti si sfidavano per andare al mondiale…io sono arrivato a solo due punti dal podio, ma è stata comunque una soddisfazione davvero enorme».

Non le chiediamo la ricetta del cocktail vincente, ma almeno può indicarci gli ingredienti?

«Sciroppo di fragole, sciroppo di cranberry, vodka, succo di lime tutto nello shaker. Poi si completa tutto con champagne blanc de blanc».

Il fatto di arrivare da un paese dell’Oltrepò ha rappresentato un ostacolo alla sua carriera?

«No, assolutamente. In questo lavoro serve tanta voglia di lavorare e tanta pazienza. Se non si ha la passione dopo due giorni si torna a casa: io ho avuto tanta passione e tanta determinazione».

 di Elisa Ajelli

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