Domenica, 05 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - «ESSERE UN ETERNO EMERGENTE MI TIENE CON IL PEPE AL CULO»

Ha battezzato il suo progetto come l’azienda di famiglia e oggi si definisce “cantautonomo”. Ha avuto mentori illustri come Eros Ramazzoti e Giovanni Gulino dei Marta sui Tubi, ed è recentemente approdato alla corte di Davide “Boosta” Dileo dei Subsonica. A leggere la sua biografia, tra dischi, premi e collaborazioni, il vogherese Gianluca Massaroni dovrebbe essere un artista affermato.

Eppure, sarà che come dice Venditti “la musica promette regali che forse non ha”, nonostante i galloni guadagnati sul campo lotta ancora per smettere la casacca di “emergente”. Appellativo che però non disprezza, dato che come dice lui lo tiene «con il pepe al culo». “Rolling Pop”, il suo ultimo album, è uscito da poco più di due settimane per la prestigiosa etichetta Cramps Record/Sony e per “Massaroni Pianoforti” si tratta di una nuova avventura e sfida, da affrontare con la consapevolezza della maturità e la forza di chi ha sempre lottato imparando a rialzarsi dopo le delusioni. 

Gianluca, il suo ultimo disco vanta la produzione di un big della musica italiana, “Boosta” fondatore dei Subsonica. Com’è nata questa collaborazione?

«Uscivo dalla mia terza raccolta fondi su Musicraiser per registrare il quarto album che fortunatamente si era conclusa con successo raggiungendo la cifra stabilita per entrare in studio di registrazione. Neanche un mese dopo su Instagram mi scrive privatamente Boosta (che non conoscevo personalmente ma solo a livello artistico coi Subsonica) dicendo che apprezza i miei lavori precedenti, che sta rilanciando l’etichetta storica della Cramps Records Sony e che vuole mettermi sotto contratto come primo artista. è nata così, con un messaggio inaspettato ma sempre inseguito».

Eppure non è la prima volta che viene “scoperto” da un volto noto della musica italiana. Nel 2007, addirittura, la aveva contattata Ramazzotti. Com’era andata in quell’occasione?

«Ramazzotti mi aveva ascoltato casualmente su radio DeeJay quando sono stato ospite di Alessio Bertallot nella sua trasmissione B-Side.

Mi ha messo sotto contratto per 5 anni e 3 Album distribuzione Sugar. Purtroppo le cose non sono andate così come mi aspettavo ma almeno nel 2009 è uscito il mio primo ed unico disco ufficiale prodotto da Eros “L’Amore Altrove - Gianluca Massaroni” che non avendo avuto nessun tipo di promozione è finito nel dimenticatoio».

Deve essere stata una delusione pesante. Come ha reagito?

«Dopo questa esperienza amara ho solo fatto l’unica cosa che potevo fare per non finirci anch’io nel dimenticatoio ed è stata quella di rialzarmi, rimboccarmi le maniche e l’umore, darmi da fare ed incominciare a produrmi i dischi in maniera autonoma sul portale di Musicraiser. anche se poi comunque e fortunatamente sono stato supportato sia dalla BMG come editori sia dalla Universal come distribuzione».

Dieci anni dopo come ha reagito alla nuova “chiamata”, diciamo, VIP?

«(ride) Felice ma l’ho presa normalmente. Pensi che per l’Album “Non Date il Salame Ai Corvi” uscito nel 2013 il mio mentore e mecenate (oltre alle mie raccolte fondi autonome per registrarmi i dischi) è stato Giovanni Gulino dei “Marta Sui Tubi”».

Insomma, la stima e l’appoggio di colleghi autorevoli non le è mai mancato. A proposito di autoproduzioni, lei è stato in Oltrepò un pioniere del crowdfunding, la raccolta fondi online di cui oggi in tantissimi si avvalgono. Che cosa le ha insegnato questa esperienza?

«Questo autoprodurmi, anche se per molte persone esterne alla faccenda è stata una mia sconfitta, mi è servito per arrivare ad oggi a un’etichetta finalmente vera e spero duratura».

“Rolling Pop”. Di cosa parla il nuovo disco e in che modo si differenzia da quelli precedenti?

«Nessuna differenza se non che in questo disco ho fatto pace con me stesso rispetto all’album precedente “Giù”, decisamente più sperimentale. Ora ho preso più consapevolezza della mia scrittura, della mia voce. Rolling Pop contiene 11 brani con la produzione artistica di Andrea Massaroni (mio fratello) e Davide “Boosta” Dileo. In questo lavoro racconto l’adolescenza con tutte le sue ombre e i suoi slanci, come se fosse lei stessa la protagonista di una storia d’amore, fino all’ultima traccia, manifesto definitivo di quando si perde, per poter finalmente crescere e guardare avanti. A questa adolescenza ho dato un nome e l’ho chiamata Jennifer».

Trova che sia più difficile “arrivare” se si proviene da una realtà piccola come Voghera?

«Battisti era di Poggio Bustone, Vasco è di Zocca... non mi voglio ovviamente paragonare a loro, ma non credo davvero che Voghera possa essere un deterrente per qualsiasi tipo di carriera si voglia intraprendere».

In effetti, per essere come spesso viene definita, una cittadina-dormitorio di Provincia, ha dato i natali a numerosi artisti che hanno raggiunto fama o fatto comunque una carriera artistica importante: Valentino, Arbasino, Marco Forni, Eros Cristiani, Enzo Draghi, Alessandro Raina, Marco Rosson per citarne alcuni. C’è qualcosa nell’aria o è il “tedio a morte del vivere in provincia”?

«Credo la seconda, ma poi c’è sempre uno stato d’animo soggettivo che ti porta a scrivere o a fare determinate scelte, no? Sicuramente meno hai distrazioni attorno e più ti concentri sul percorso che hai intrapreso. Certo è che la fortuna è importante tanto quanto la determinazione che ci metti per raggiungere i tuoi scopi». 

Voghera, o l’Oltrepò in generale, ha anche però un rapporto spesso difficile con i suoi talenti. Senza scomodare la classica “nemo profeta in patria”, si può tranquillamente parlare di “cordiale indifferenza”. Com’è il suo rapporto con la terra natia?

«Condivido sulla “cordiale indifferenza”, ma va bene così. A Voghera in fondo io ci torno perché ho la famiglia e un negozio di strumenti musicali dove mi sento a casa. A Pavia ci vivo da anni e ci sto davvero bene, ma non m’importa di essere o fare l’artista quando vado in giro o al bar a bermi qualche bicchiere (anche di troppo!). Ho un buon rapporto con la quotidianità cordiale e indifferente anche se poi quando scrivo o salgo sul palco ok lì le cose cambiano, dò tutto me stesso e pretendo amore incondizionato!».

è tanto che non si esibisce a Voghera o dintorni. Come mai?

«Mah! Non mi hanno più chiamato e poi non credo ci siano dei posti per fare un determinato tipo di musica che non sia liscio (che amo molto) o Karaoke (che qualcuno fa molto bene). Una volta all’anno però, vado volentieri all’Irish Pub di Salice Terme per suonarmi qualche canzone nuova da solo, durante il periodo natalizio».

Che impressione le fa la scena musicale oltrepadana oggi?

«Non la conosco, o meglio, non la frequento. Non so ma per un motivo o per l’altro ne sono sempre rimasto al di fuori. Posso raccontare un aneddoto divertente al proposito: quando in adolescenza ho cercato di farmi un gruppo chiamando i musicisti della zona per suonare con me, alla fine mi hanno fatto fuori loro! Ogni tanto in famiglia ci ricordiamo di tutti quelli che venivano a provare da me nel retro del negozio e che poi sparivano per l’eternità e niente, amorevolmente vengo preso ancora in giro per questo e ormai ci sorrido anch’io».

Ora che “Boosta” è il suo produttore la vedremo sul palco dei Subsonica?

«Al momento non mi è stato proposto. Spero però che il nuovo disco arrivi a un pubblico sufficiente per garantirmi di fare un po’ di live in giro per l’Italia».

  di Christian Draghi

 
 
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