Mercoledì, 11 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – STEFANAGO – BORGO PRIOLO – FORTUNAGO - IL CASTELLO ECLETTICO: ENOTURISMO, VINI NATURALI E BIRRA

Il castello di Stefanago sorge su un poggio alla confluenza delle valli Coppa e Schizzola. Sebbene situato nel comune di Borgo Priolo, la sua storia è fortemente legata a quella del vicino comune di Fortunago. Venne nominato per la prima volta nel 950, come parte del Comitato di Tortona, retto dal marchese Oberto I, capostipite del casato dei Malaspina. Nel corso della sua storia le famiglie Malaspina, Corti, Dal Verme, Riario, Botta e di nuovo Malaspina si sono susseguite in diversi cambi di proprietà fino al 1770, anno in cui venne acquistato dalla famiglia Rossi di Fortunago. Quest’ultima ne rimase proprietaria fino agli anni ’40 dell’800, quando venne rilevato dalla famiglia Baruffaldi, gli attuali proprietari, con principale attenzione per i terreni agricoli. L’anno 1317 è di particolare importanza per la storia del complesso, in quanto la famiglia Corti emana gli “Statuti di Stefanago”, un corpus legislativo utile a regolare la vita e la condotta del feudo. Questi statuti sono giunti fino ai giorni nostri e sono stati tradotti dall’associazione “Spino Fiorito”.

La produzione vitivinicola di Stefanago comincia nei primi del ’900 con Giacomo Baruffaldi , il quale, grazie ai suoi contatti con realtà vitivinicole francesi, inizia la vinificazione in bottiglia, una novità per l’Italia e l’Oltrepò. I terreni di Stefanago sono stati condotti a mezzadria fino agli anni ’70, quando i Baruffaldi ripresero la conduzione diretta dell’azienda. Attualmente nelle proprietà del castello si svolgono due attività: la produzione di vini naturali e, da pochi anni, di birre artigianali. Abbiamo intervistato Giacomo Baruffaldi, proprietario insieme al fratello Antonio del Castello e dell’azienda agricola ad esso collegata.

Quando la vostra famiglia è entrata in possesso del Castello di Stefanago?

«La mia famiglia era originaria di Voghera, ma possedeva già alcuni terreni nel territorio di Fortunago. Per questo motivo il mio bisnonno, Carlo Baruffaldi, acquistò il castello nei primi anni dell’800, comprensivo di terreni, dalla famiglia Rossi di Fortunago».

Che attività svolgeva la vostra famiglia?

«Già all’epoca eravamo produttori e commercianti di vini, con attività agricola nel vogherese. Mio bisnonno acquistò il castello per un motivo prettamente agricolo: c’era più interesse verso terreni rispetto alla parte storica, la torre e la parte abitativa erano solo un complemento».

Avete dovuto sopportare elevati costi di ristrutturazione per rendere visitabile il castello?

«Non per le visite, ma queste strutture richiedono attenzioni costanti. La particolarità di questo castello è di essere sempre stato abitato. Il complesso ha sempre mantenuto la sua originalità, composto da diverse aree edificate in varie epoche differenti: dalla torre del XI° secolo all’ultima parte del ‘600. Interveniamo costantemente con la manutenzione ordinaria, ed in alcuni casi con quella straordinaria, principalmente a scopo conservativo.

Organizzate visite guidate presso la vostra struttura?

«Grazie alla collaborazione con l’associazione Spino Fiorito è possibile effettuare visite guidate tutte le domenica pomeriggio da marzo ad ottobre. Precedentemente effettuavamo solamente aperture annuali a settembre, durante le “Giornate Europee del Patrimonio”».

Che tipo di turisti visitano il vostro castello?

«Una buona parte di turismo viene dalle province limitrofe, come Milano, Varese e Como, ma c’è anche un buon numero di turisti provenienti dall’estero. Per ora non si tratta di turismo organizzato, ma di un turismo casuale. Per noi è la prima stagione in cui stiamo sviluppando un vero progetto di enoturismo presso il nostro castello».

Fate già rete con altre strutture simili?

«Già negli anni ’80 si era parlato di creare una rete di castelli della zona, ma nella pratica non si è mai giunti a nulla».

La vostra azienda è stata una delle prime in Oltrepò a commercializzare vino già imbottigliato. Ma anche per quanto riguarda il BIO siete stati dei pionieri…

«Abbiamo ottenuto la certificazione BIO alla fine degli anni ‘80 e da allora abbiamo iniziato a produrre ufficialmente come biologico. Già da diversi anni avevamo improntato la nostra produzione sui vini naturali, prima ancora di avere la certificazione. Abbiamo sempre avuto un certo interesse per questa tipologia di vini, che in questi ultimi anni sta riscuotendo un enorme successo. Ogni  anno mio figlio Jacopo organizza il “Natural Wines Oltrepò”, una mostra mercato di vini naturali che si svolge, durante un weekend di maggio, all’interno del rivellino situato nel piccolo borgo agricolo che circonda il castello».

Lei ha parlato di “enoturismo”, ma oggi a Stefanago non si produce solo vino...

«Cinque anni fa abbiamo aperto il Birrificio Stüvenagh. Per la produzione di birre artigianali utilizziamo i nostri cereali, essenzialmente orzo, segale, frumento e coriandolo».

Tornando al turismo, come vedreste un circuito di promozione dei castelli e delle dimore storiche dell’Oltrepò Pavese?

«Assolutamente bene, perché l’Oltrepò è ricco di queste realtà. Ognuna di esse potrebbe mettersi in gioco e creare un ulteriore impulso per lo sviluppo del turismo.

di Manuele Riccardi

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