Mercoledì, 11 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - BERTIN: UNA VITA DEDICATA ALLA MECCANICA E ALLE CORSE

Giuseppe Bertin, classe 1939, da più di 40 anni a Voghera con il suo negozio storico di riparazione e vendita di biciclette per anni esclusivista del mitico marchio Bianchi, rappresenta il punto di riferimento per gli appassionati di ciclismo. Fondatore, ciclista e presidente del gruppo ciclistico amatoriale “In bici” ha intrapreso in gioventù uno straordinario viaggio che lo ha portato fin qui ad occuparsi con entusiasmo di tutto quanto riguarda la bicicletta, dalla meccanica all’accessorio. Lo abbiamo intervistato nel suo negozio officina sito al Rondò Carducci per farci raccontare la sua esperienza.

Bertin, quando è nata la sua passione per la bicicletta?

«Negli anni ’50, quando ero ragazzino, ho iniziato ad avere la passione per la bicicletta, allora usavo quella normale, poi ho iniziato a correre per  l’associazione amatoriale “Pedale vogherese” e, per farlo, ho comprato una bicicletta con le mance che riuscivo a prendere lavorando. Erano altri tempi, a 14 anni si lavorava già, durante le vacanze scolastiche raccoglievo frutta e tabacco, poi ho fatto il panettiere, l’apprendista meccanico, il muratore, un po’ di tutto. Mi alzavo alle 4 del mattino per allenarmi per le gare prima di andare a lavorare. Avevo una grande passione. Ho continuato poi a fare il meccanico finché, nel 1971 mi son sposato e, dopo il matrimonio, ho aperto prima un’officina autoriparazioni e poi il primo negozio di vendita e riparazione di biciclette. Parallelamente al lavoro, ho sempre continuato a correre in bicicletta per 20 anni, ho corso tra gli amatori, i veterani e, in soli tre anni, sono stato due volte vicecampione italiano nel ciclocross e su strada e, nel 1983, campione lombardo su strada».

Grandi soddisfazioni dal punto di vista agonistico ma anche un’importante realizzazione dal punto di vista lavorativo, con la riparazione, l’assistenza tecnica e la vendita di biciclette anche professionali. Quali problematiche ha riscontrato nel suo lavoro?

«A me piace molto il mio lavoro, richiede molta passione, tanta pazienza, professionalità e sacrificio. Il periodo in cui si lavorava tantissimo erano gli anni ’80, al giorno d’oggi è diventato un lavoro più stagionale e molto elaborato dal punto di vista della tecnica perché con le biciclette moderne, tecnologiche, non si trovano facilmente i pezzi di ricambio, c’è un continuo susseguirsi di innovazioni ed è difficile stare al passo con i tempi. Per quanto riguarda la vendita è un periodo in cui c’è abbastanza richiesta sia di biciclette da città che da cross o competizione anche se i prezzi di queste ultime non sono alla portata di tutti, si arriva anche a 9.000-10.000 euro per una bicicletta da corsa. Diciamo che l’amatore di ciclismo spende in media circa 4.000 euro per una bicicletta professionale».

Lei è stato il fondatore del gruppo ciclistico amatoriale “In Bici” che ha appena cessato l’attività ma a Voghera è ancora molto sentita la passione per le corse amatoriali?

«Io ero tesserato fino all’anno scorso ma ora ho smesso. So che c’è un gruppo amatoriale al Dopolavoro ferroviario e poi ci sono tante persone che coltivano la passione della bicicletta da corsa, giovani e meno giovani che vediamo regolarmente sulle nostre strade con problemi di sicurezza. Spesso e volentieri gli automobilisti non prestano  molta attenzione ai ciclisti e d’altro canto i ciclisti dovrebbero pedalare in fila indiana e non in gruppo per non intralciare il traffico automobilistico».

Pensa che nei prossimi mesi, con il completamento della Greenway, la pista ciclabile che raggiungerà Varzi, ci saranno meno problemi per la sicurezza dei ciclisti e un maggior interesse per  l’uso amatoriale della bicicletta?

«Nel 1966 quando fu chiusa la ferrovia Voghera-Varzi, raccolsi 3Mila firme per chiedere la realizzazione di una pista ciclabile da progettarsi sul tracciato che percorreva il treno. Se fosse stata realizzata subito i costi sarebbero stati minori, il percorso era tracciato e non invaso da costruzioni o inglobato in lavorazioni agricole e il turismo sarebbe stato da subito incrementato. Ora la speranza è che i lavori vengano eseguiti al più presto perché cosi gli amanti della bicicletta potranno fare un bellissimo percorso in sicurezza in mezzo alla natura».

Quali progetti ha per il futuro del suo negozio-officina, le piacerebbe che qualcuno continuasse nella sua attività o pensa che i giovani non siano interessati a questo genere di lavoro?

«Fin quando c’era mio fratello lavoravamo insieme ma ora sono rimasto solo a lavorare. Mi piacerebbe cedere l’attività ma non vedo l’interesse delle nuove generazioni. Questo genere di lavoro, se si vuol farlo bene, richiede molta professionalità e poi anche impegno finanziario perché bisogna essere all’avanguardia con i materiali, i pezzi di ricambio e i nuovi modelli. Io son talmente appassionato che penso che andrò avanti a lavorare fin che la salute me lo consentirà perché amo il mio lavoro e non riesco a farne a meno».

di Gabriella Draghi

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