Giovedì, 21 Novembre 2019

VOGHERA – ARLECCHINO «LA SALA NON CHIUDE, MA SERVE L’AIUTO DI TUTTI»

Aperto che i fratelli Lumiére erano ancora in auge, l’Arlecchino è nato come “Teatro Cinema Popolare”. Era il 1914 e da allora ha mantenuto quella connotazione negli anni, vivendo un’età dell’oro all’epoca del boom economico degli anni ’60 prima di affrontare un lento declino nel nuovo millennio dovuto soprattutto alla concorrenza della multisala, che lo ha “piegato” ma non spezzato. Oggi è l’unico cinema rimasto a Voghera e da diverse stagioni ha puntato su una programmazione sia cinematografica che teatrale di qualità, indipendente e alterna-tiva alle multisala. Ciò nonostante, vuoi per la naturale evoluzione dei gusti del pubblico, vuoi per dei costi di gestione e strutturali troppo elevati rispetto ai ricavi, vive sospeso in un limbo e la sua sopravvivenza è appesa a un filo. Recentemente i vertici della Soms, la Società Operaia di Mutuo Soccorso che ne è proprietaria, hanno lanciato un appello generale alla città chiedendo un aiuto per sostenere i costi che permetterebbero alla sala di restare in piedi. La situazione è critica: i conti sono in rosso e i costi vivi implicano la gestione del personale, la manutenzione della macchina digitale e le spese relative all’acquisto e alla proiezione dei film, dato che la distribuzione trattiene il 50% dell’incasso.

Nonostante tutto la Soms non molla: il presidente Sergio Valassi Fasanotti si impegna a smentire le voci riguardanti la chiusura dichiarando che, subito dopo l’appello, sia la cittadinanza che il Comune hanno elargito alcuni contributi. Resta comunque evidente che servano interventi di riqualificazione e adeguazione della struttura che sono oggi fuori portata per le casse della proprietà, la cui intenzione è portare a termine la stagione in corso. Una soluzione tampone che non risolve però il problema, destinato a ripresentarsi a mediolungo termine.

Valassi, da quanto tempo si protrae la  “strenua resistenza” dell’Arlecchino?

«Si protrae ormai da una ventina d’anni».

Lei ha ripetutamente dichiarato: «Abbiamo bisogno di soldi, ma pensiamo sia importante prima di tutto l’interessamento da parte dei cittadini».

Il suo appello è stato accolto? Di che cifre parliamo?

«Pensiamo che sia importante mantenere una sala cinematografica a Voghera, al fine di dare visibilità al territorio. Abbiamo avuto una prima sottoscrizione con l’acquisto della macchina digitale, tramite contributi notevoli da parte dei cittadini. Attualmente abbiamo rinnovato l’appello, organizzando una serata con ingresso a offerta, raccogliendo circa 2.500 euro».

Il Comune vi ha aiutato in qualche modo?

«Abbiamo avuto un piccolo contribuito dall’amministrazione pari a 500 euro e un aiuto ad organizzare tre serate a offerta libera. A breve uscirà un manifesto di presentazione, a cura dell’amministrazione comunale. Sarebbe interessante però avere un aiuto importante per sostenere la rassegna cinematografica domenicale pomeridiana, dedicata alla fascia dei giovani e quella del Venerdì, dedicata a un pubblico adulto. Penso che sarebbe un’iniziativa valida, che potrebbe magari smuovere il tessuto sociale vogherese».

Fino a qualche anno fa, la sala di Via XX Settembre ospitava la stagione teatrale del Comune, ora dirottata al San Rocco. Come mai?

«In realtà è da molto tempo che il Comune non organizza più stagioni teatrali… Quelle che vengono allestite al Teatro San Rocco sono organizzate da una compagnia teatrale privata. Le ultime stagioni da noi organizzate sono state il risultato di bandi di concorso vinti dalla Soms».

Se i cinema sono in crisi un po’ ovunque, non crede che forse quel modus di produrre cultura non sia attrattivo per la gente e per eventuali investitori?

Cosa fare per ritornare ad avere un certo appeal?

«Questo cinema è un investimento semmai dal punto di vista culturale e territoriale, mantenendo un’offerta cinematografica di livello elevato in città, che si distingua dalla programmazione della multisala. è questo l’appello sul quale vogliamo far leva».

L’opinione pubblica senza dubbio si è mossa, la questione interessa i voghe-resi. Opinioni discordanti sul “salvataggio” del Cinema Arlecchino… c’è chi sostiene che vada assolutamente tutelato e magari riconvertito, e chi più concretamente sostiene che sia meglio “gettare la spugna”. Cosa si sente di rispondere alla seconda corrente di pensiero?

«Non so cosa significhi gettare la spugna.. avere questa visione significherebbe chiudere il cinema, così come lo sono state la maggioranza delle attività vogheresi. Non penso che questa sia una prospettiva allettante…Si cerca, piuttosto, di riutilizzare il locale per una riconversione, che al momento purtroppo non ci è possibile per via degli investimenti richiesti».

La vostra associazione potrebbe “tirare avanti” ad esempio utilizzando il patrimonio immobiliare, oppure avete già dato fondo a tutto quanto vi era possibile? ( Es. la vendita del locale ex Dolce Vita, non vi ha fruttato un patrimonio che potrebbe essere reinvestito?)

«Il nostro patrimonio immobiliare è valido sulla carta ma non nella realtà, in quanto risentiamo della mancanza di investitori nel nostro territorio. Inoltre è importante tenere presente che negli anni ’60 e ’70 era tutto più semplice, perché il cinema e le case popolari godevano dei contributi a fondo perduto, finalizzati alla ristrutturazione. Il “Dolce Vita” è stato da noi venduto a causa degli alti costi di gestione e ristrutturazione, a seguito del danneggiamento da parte dell’ultimo proprietario».

Quali sono le prospettive future?

«La nostra prospettiva è quella di portare avanti la stagione cinematografica e di continuare ad affittare i locali dello Stanzone ad altre attività, ad esempio alla scuola di teatro e di danza. Così facendo, riusciamo ad avere un piccolo guadagno, portando avanti lo spirito della Soms».

di Federica Croce

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