Mercoledì, 13 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA – LUNGAVILLA - SMOKE CIRCLES: GIOVANI OLTREPADANI VOTATI AL ROCK’N’ROLL

Quattro ragazzi, classi 1994-1998, tutti originari dell’Oltrepò Pavese, hanno dato vita alla loro passione per la musica nel 2013, fondando gli Smoke Circles. Loro sono: Daniele Chiesa, vocalist e chitarrista; Andrea “K” Bianco, lead guitarist; Damiano Dominuco, bassista; Nicolò Torciani, batterista. Le loro performance – tributi ad altre band e cover di qualsiasi brano, più o meno famoso – si svolgono live, nei locali che ancora offrono questo tipo di intrattenimento. Tuttavia, di recente il gruppo ha fatto un grande passo avanti nella propria carriera: imminente è l’uscita del primo singolo inedito, “Washing Machine”.

Daniele, chi di voi ha pensato di fondare il gruppo?

«L’idea è partita da me e Andrea, inizialmente come un progetto di musica d’insieme quando andavamo a lezione di musica io e lui. Poi ci siamo distaccati per portare avanti il primo embrione di gruppo indipendente; da lì è nato tutto quanto».

Andrea, il gruppo era in un certo senso preformato? Vi conoscevate già tutti o avete “reclutato” qualcuno?

«Io e Daniele ci siamo conosciuti a lezione di chitarra, gli altri sono subentrati man mano, essendo noi tutti di Voghera, tranne Nicolò che è di Lungavilla. Lui l’abbiamo cercato, perché ci serviva un batterista. Inoltre, per i primi quattro anni abbiamo avuto un altro bassista, che l’anno scorso è stato sostituito da Damiano».

Passo a Nicolò: come mai vi chiamate “Smoke Circles”? è sempre stato questo il vostro nome?

«Sì, siamo gli Smoke Circles sin dalle origini e riguardo la scelta del nome, sinceramente, è stata molto casuale. Ci sembrava figo, suonava bene (ride)».

Damiano, quali generi musicali prediligete e a quali band vi ispirate?

«I nostri generi prediletti sono sicuramente Heavy Metal e Hard Rock, ma non per questo trascuriamo tutto il resto. Il mondo della musica ha da offrire innumerevoli spunti. Noi facciamo perlopiù cover, e se i pezzi classici degli AC/DC, Bon Jovi, Iron Maiden, Metallica e via dicendo sono degli evergreen, cerchiamo di spaziare e sperimentare il più possibile. Ad esempio, ai tempi del nostro primo concerto, con ancora la prima formazione, stava spopolando “Gangnam Style” – noi abbiamo fatto la versione rock. Adesso portiamo alle serate la cover de “l’Amour Toujours” (ride)».

Torno da Daniele chiedendogli qual è il vostro cavallo di battaglia.

«Oltre alla nostra “Washing Machine”, tassativa ad ogni concerto, è difficile dire quale sia il pezzo che ci riesce meglio o che suoniamo sempre. “Are You Gonna Be My Girl”, può essere? oppure “The Kids Aren’t Alright” degli Offspring»

Chiedo invece ad Andrea di raccontarci cosa ne pensate della scena musicale in Oltrepò.

«Penso, anzi pensiamo – è un’opinione condivisa da tutti e quattro – che ci siano sempre gli stessi gruppi e sono pure pochi. Questo non vuol dire che non siano validi, anzi. Stimiamo moltissimo i Dirty Dolls e anche i Tears of Angel, che sono nostri cari amici. Però, alla fine, le band che vanno sono sempre le stesse e non c’è ricircolo. Inoltre, ad oggi, i locali che offrono musica dal vivo sono pochissimi – cosa che non giova ai gruppi emergenti. Noi siamo piuttosto fortunati perché, almeno in questa zona, Metal e Rock sono generi che attirano abbastanza, nonostante abbiano terreno fertile quasi solo d’estate. Per riscuotere un certo successo alle esibizioni bisogna scegliere le date giuste».

Nicolò, ci parleresti del vostro primo singolo? Un po’ di storia?

«Il titolo è stato dato completamente a caso (ride). Un giorno, dopo che Andrea aveva proposto il riff di chitarra, ci siamo messi a lavorare al brano ma non trovavamo un titolo. A un certo punto propone: “Chiamiamola “Washing Machine”. Ci sembrava accattivante e bello da pronunciare, un po’ come uno scioglilingua; allora aggiudicato quello. Da lì abbiamo sviluppato la canzone per intero. Siamo andati a registrarla qualche settimana fa e per l’uscita ufficiale su tutte le piattaforme – Facebook, Spotify, YouTube… – aspettiamo di poter filmare il videoclip».

Damiano, a te chiedo qualche spoiler. C’è anche un album in programma?

«Sì, l’album è in programma e probabilmente uscirà l’anno prossimo. Prima non se ne parla perché servono più brani. Al momento, di inediti ne abbiamo finiti tre e stiamo lavorando ad altri due; ma per completare un album dobbiamo arrivare ad almeno otto canzoni, quindi c’è da fare ancora un bel po’ di lavoro. Non abbiamo ancora deciso se mantenere un filo conduttore fra tutti i brani, perché saranno molto diversi tra loro sia a livello musicale che testuale. Vogliamo comporre canzoni belle da ascoltare e scrivere testi in cui ci si possa immedesimare, certo. Ma non mancheranno pezzi accattivanti e orecchiabili, che cavalcano un po’ lo stereotipo del Rock’n’Roll e fanno divertire la gente».

Quali sono le difficoltà che riscontrate di più?

«Risposta unanime: il lavoro, che è per tutti in giorni diversi a orari diversi, cosa che rende parecchio difficoltoso trovare momenti in cui ognuno di noi è presente per registrare e fare le prove. Inoltre, Damiano e Nicolò sono impegnati anche con altri gruppi. Riuscire a fare combaciare tutto è complicato ma pian piano si va avanti. L’ideale sarebbe che questa passione diventasse un lavoro a tempo pieno, magari anche insegnando musica. Per adesso, ci troviamo ad ogni occasione possibile e ognuno, a casa sua, nel suo piccolo, si esercita dopo le otto ore di lavoro; sono ritmi un po’ faticosi da mantenere, ma non ci pesano più di tanto».

Nei film o nelle serie TV, la location per eccellenza delle band emergenti è il garage di uno dei membri. Voi come avete cominciato  vostra carriera?

«All’inizio, facevamo le prove dove andavamo a lezione. La scuola di musica ci lasciava a disposizione una stanzetta; niente di che, era una catapecchia (ride) ma per cominciare è stata utile. Ora abbiamo la fortuna di avere un amico con una saletta prove in casa, quindi ci troviamo da lui. “Washing Machine”, invece, è stata registrata ai Fusix Studio di Torino; sono veramente validi, perciò è molto probabile che registreremo lì anche gli altri singoli».

Avete mai ricevuto dei riconoscimenti?

«Nel 2015 siamo arrivati primi al “Cecima in Rock”; ma aldilà dei premi formali, ci è rimasto impresso un episodio che per noi vale più di qualsiasi trofeo. Eravamo a Milano, all’ “Emeregenza Fest” al Legend Club, nel primo turno di selezione. Nonostante fosse, appunto, a Milano, e noi non avessimo portato nessuno dei nostri amici, abbiamo comunque ricevuto voti dalla metà del pubblico. Abbiamo suonato la nostra canzone e nessuno la conosceva, ovviamente. Eppure tutti si sono messi a cantare il ritornello insieme a noi. Quell’episodio è stato una soddisfazione enorme. In ogni caso, i risultati più belli a livello di band li abbiamo avuti negli ultimi anni, anche senza partecipare più a dei contest. Daniele, ad esempio, ha iniziato a prendere lezioni di canto; insomma, abbiamo tutti vissuto nuove esperienze che ci hanno fatto crescere come persone e musicisti».

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro? Sogno nel cassetto?

«Sicuramente, il sogno di ogni band, e anche il nostro, è quello di sfondare e avere una carriera brillante. Rimanendo coi piedi per terra, vorremmo poter suonare in giro per l’Italia, nei locali, agli eventi, ai festival; sarebbe un’enorme traguardo poter anche insegnare musica. Tutto sommato, la nostra soddisfazione più grande sarebbe poter vivere di questa nostra passione».

  di Cecilia Bardoni

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