Venerdì, 18 Ottobre 2019

OLTREPÒ PAVESE - TERRE D’OLTREPÒ : «IL PREZZO MEDIO DEL 2019 SARÀ DI 53 EURO AL QUINTALE, A DIFFERENZA DEI 59 DEL 2018, IVA ESCLUSA».

Si è svolta, presso la sede di via Sansaluto a Broni, l’assemblea straordinaria del colosso Terre d’Oltrepò. All’ordine del giorno vi erano le votazioni alle modifiche di alcuni articoli dello statuto, riguardanti la rieleggibilità degli amministratori e lo stanziamento dei compensi a loro spettanti e la possibilità di lavorare le uve in tutti gli stabilimenti della cooperativa (con eliminazione dei riferimenti a Broni, Casteggio e Oltrepò Pavese). Per quale motivo una cooperativa intende modificare lo statuto? Con lo statuto i soci disciplinano l’organizzazione e il funzionamento della società cooperativa. Il consiglio d’amministrazione (attraverso un’apposita commissione), oppure una parte della compagine sociale, può richiedere interventi di modifica al documento. Le motivazioni possono essere di vario tipo: per esempio possono riguardare adeguamenti richiesti dalle riforme legislative oppure modifiche di articoli (o parte di essi) diventati obsoleti o ritenuti inopportuni dalla società. Una volta studiate e discusse, tali modifiche devono essere votate dai soci, riuniti in assemblea straordinaria. Nel corso dell’assemblea non è mancata l’occasione di discutere i prezzi della vendemmia 2018 e del prezzo medio previsto per la vendemmia 2019. Sebbene le proposte di modifica siano state accettate dalla maggioranza dell’assemblea, non tutti i soci sono soddisfatti della votazione. All’uscita dell’assemblea, durata più di tre ore, abbiamo ascoltato due soci ed ex consiglieri della cooperativa, contrari alle riforme votate: l’Ingegnere Enrico Bardone di Montebello e l’Avvocato Ennio Granata di Borgo Priolo.

Bardone, che impressioni ha avuto da quest’ultima assemblea?

«Erano presenti 214 soci su 654. Poco più del 30% della compagine sociale. Ancora una volta si è dimostrato che l’interessamento dei soci è sempre molto basso».

Che cosa veniva posto in votazione in assemblea?

«Ci sono state due votazioni distinte: la prima riguardante l’oggetto sociale; la seconda riguardante la votazione in blocco unico di tutte le modifiche rimanenti gli articoli del vecchio statuto. Ci sono stati un po’ di dibattiti riguardanti le modalità di voto, ma alla fine si è deciso di procedere come da convocazione. L’assemblea è stata interamente registrata dal Notaio Casella».

Quali sono stati gli articoli modificati?

«Il primo punto, votato singolarmente, riguardava l’oggetto sociale. Qui ha votato contro circa il 15%, pari a 31 soci. Nella revisione è stato omesso il riferimento all’Oltrepò Pavese come luogo in cui viene svolto l’attività della cooperativa, stabilimenti industriali e conferimento uve, mentre nel precedente statuto si parlava di Broni e Casteggio come luogo di attività. Ritengo che era importante inserire Oltrepò pavese nell’ambito di una promozione del territorio che si sta cercando di fare e di una forte caratterizzazione dei vini».

Granata, questa modifica è stata giustificata secondo lei?

«No. Io ho chiesto ai soci di votare contro perché questa è una modifica non chiara, in quanto avendo cancellato qualsiasi riferimento alla territorialità, la cooperativa può acquistare altri stabilimenti in altre zone vitivinicole. Non vi è altra spiegazione e non c’è stata data una chiara risposta».

Granata, invece per quanto riguarda la seconda votazione?

«La seconda parte riguardava la parte più corposa delle modifiche ad una decina di articoli. In questo contesto invece ci sono stati 52 soci, di più rispetto alla prima votazione, con l’aggiunta di 7 astenuti».

«In questa fase - interviene Bardone -  c’è stato l’intervento di Romanini uno dei partecipanti alla commissione di revisione dello statuto. Lui si è sentito in dovere di precisare che molte modifiche da lui richieste gli sono state bocciate in commissione. Forse questo ha allarmato un po’ di più i soci e da qui è partita una lunga discussione.

Uno dei punti principali riguardava l’Art.33, quello riguardante il numero di mandati per gli amministratori. Noi avevamo chiesto un massimo di due rielezioni, per un totale di tre mandati. Ora invece non c’è alcun limite: nè per le rielezioni degli amministratori, nè per i sindaci.

Un altro punto non chiaro riguarda il conferimento totale, in cui non si è elimina l’ambiguità che c’era prima: di anno in anno il consiglio decide se stabilire il conferimento totale, ma non si è dichiarato quando deve avvenire la comunicazione!. Questo è uno degli esempi delle tante ambiguità presenti nello statuto: le situazioni non chiare vengono affidate al CDA ed in tal modo si aumenta il suo potere sul governo della cooperativa».

«Va ricordato che la nostra è una Cantina a scopo mutualistico prevalente: quindi noi non siamo clienti, ma associati alla Cantina. Serve maggior chiarezza, soprattutto per le uve che ogni socio produce in maggior quantità rispetto alle quote associative». Conclude Granata.

Granata, si è parlato anche della regolamentazione del compenso degli amministratori?

«Certo, riguardava l’articolo 37. Io ho fatto un intervento molto duro su questo punto. Questo è stato un escamotage per bypassare la delibera dell’assemblea precedente, in cui 135 soci avevano votato contro e 51 a favore».

In che senso, ci spieghi meglio.

«Nella scorsa assemblea i soci avevano votato contro i compensi degli amministratori. Oggi si è chiesto di votare che i compensi degli amministratori siano inseriti in uno stanziamento complessivo deciso dall’assemblea ma liquidati dal consiglio d’amministrazione stesso tra i singoli amministratori.

L’assemblea ha votato a favore di questa modifica ed in questo modo si è resa inutile la delibera scorsa. è un modo elegante per fregare i soci...».

Granata, ci sono altri aspetti che ritenete non chiari di questa ultima gestione?

«Avevo fatto un intervento, qualche tempo fa, in cui avevo richiesto l’inserimento tra gli organi direttivi di un Direttore Generale, il quale avrebbe avuto precise responsabilità. Questo perché riteniamo che il Presidente non debba essere esecutivo, occupandosi anche di questi aspetti gestionali. Richiesta non accettata».

Per quanto riguarda il fatturato degli ultimi esercizi invece?

«Quando noi eravamo consiglieri il fatturato era di 41 milioni. Con l’influenza delle vicende giudiziarie siamo scesi a 35 milioni. Con la gestione attuale siamo scesi a 31 milioni. Con i prezzi delle uve attuali si deduce che il fatturato è presumibilmente sotto i 28-30 milioni. Un crollo totale».

Bardone, in assemblea quindi si è parlato dei prezzi delle uve?

«Il prezzo medio del 2019 sarà di 53 euro al quintale, a differenza dei 59 del 2018, Iva esclusa».

Come è stato giustificato questo calo di prezzi?

«In relazione al calo del prezzo medio di 6 euro al quintale, il Presidente si è solo limitato a dire che non c’è stato alcun aiuto dalla politica nazionale per cercare di mantenere i prezzi».

Prezzi tutt’altro che incoraggianti…

«Si pensa che sarebbe opportuno, con l’intervento di un qualificato Direttore Generale esperto del settore, ripensare alla riorganizzazione della Cantina dal punto di vista gestionale ed in particolare commerciale. Si ritiene altresì che una presenza media di 72 dipendenti, dato il tipo di prodotto che si tratta, sia molto elevata».

di Manuele Riccardi

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