Mercoledì, 13 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - OGGI TERRE D’OLTREPÒ SFOGLIA LA RUBRICA TELEFONICA DEL PASSATO, SPERANDO IN UN ESITO DIVERSO DEL SUO FUTURO.

La nuova Terre d’Oltrepò, azionista di riferimento dell’Oltrepò Pavese del vino sfuso venduto in cisterna, punta sulle bottiglie e affida il suo futuro al presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, che curerà una “serie limitata” di vini di alta gamma. I giornali locali e i comunicati stampa parlano di una novità assoluta. In realtà il nuovo che avanza copia dal vecchio.

Era il 22 giugno 2005 quando, nei giardini del seicentesco castello di Montalto Pavese era stato presentato il progetto «Vite, ambiente, qualità». Progetto ambizioso che aveva portato l’allora indipendente Cantina Sociale di Casteggio, fondata nel 1907, a presentare degli eccellenti vini in collaborazione con uno dei massimi enologi italiani, Riccardo Cotarella. Nei suggestivi giardini del castello il presidente della Cantina sociale Vittorio Ruffinazzi, il direttore generale Emilio Renato Defilippi e l’enologo Cotarella avevano illustrato le qualità di queste etichette (i nomi dei vini firmati dal famoso enologo: Clefi, Autari, Il Longobardo, Console Marcello). La Cantina Sociale di Casteggio puntava così a un segmento di mercato tra i più esigenti e difficili con tutte le carte in regola per imporsi ai più alti livelli.

Vini che attingevano alla più alta tradizione vinicola dell’Oltrepò Pavese, con la consapevolezza che l’eccellenza è l’arma vincente in questo settore. Il progetto prevedeva, tra l’altro, un servizio di assistenza tecnica agronomica alle aziende viticole associate allo scopo di mantenere ai massimi livelli la qualità delle uve, ridurre i costi di gestione e salvaguardare l’ambiente.

Un progetto ambizioso e di estremo interesse, che era stato presentato come destinato a fare scuola. Cotarella aveva portato i vini dell’Oltrepò anche a Londra, come racconta una cronaca della testata WineSurf del 14 maggio 2007, a firma di Carlo Macchi, in cui si legge: «Ad un certo punto del seminario, si giunge alla degustazione di due Barbera dell’Oltrepò Pavese, quella di Cantina di Casteggio e quella del Castello della Cigognola. Riccardo Cotarella ha sottolineato la grande diversità dei due vini rimarcando quanto il terroir fosse diverso nelle 5 miglia di distanza fra una cantina e l’altra.

Un giornalista britannico ha appuntato “Ma il primo vino ha poco o niente legno, mentre il secondo ne ha in abbondanza: come facciamo a parlare con certezza di un concetto delicato come la differenza di terroir?” La risposta dell’enologo é stata “Sì, qui cambia il terreno, l’esposizione e nient’altro. Ricordatevi che stiamo parlando non solo della stessa uva, ma dello stesso clone. Anche la vinificazione é uguale.” Sì, ma il legno? Possiamo scusare la mancata risposta, adducendo come giustificazione la padronanza dell’Inglese del nostro enologo: buona e simpaticamente italiana, ma magari con qualche piccola falla qua e là».

Non finisce qui. è il primo gennaio 2008 quando la rivista Italia a Tavola annuncia il nuovo patto tra Cotarella e Casteggio con queste parole: «La Cantina di Casteggio ha raggiunto il secolo di vita, dimostrando la longevità dei vini dell’Oltrepò pavese. Per l’occasione il presidente della cantina Vittorio Ruffinazzi, che presiede anche Ascovilo, e il direttore ed enologo Emilio Renato Defilippi hanno fatto ripubblicare l’atto costitutivo della Cantina del 1907. Per festeggiare il traguardo del ‘centenario” è stato realizzato un vino bianco speciale, il Postumio, con l’etichetta firmata dall’Istituto europeo di design da Guo Xiaoye (George) della Repubblica popolare cinese e un Vermouth della scomparsa SVIC (Società vinicola italiana Casteggio dell’antico Piemonte) ottenuto da una vecchia ricetta dei primi del ‘900. Un esempio eclatante del nuovo corso dell’azienda - che ha saputo adeguarsi ai mutamenti e alle difficoltà del mercato- è dimostrato dai vini del progetto Vite Ambiente Qualità (creati grazie alla collaborazione con un wine maker del calibro di Riccardo Cotarella), diventati un fiore all’occhiello della produzione della Cantina.

La ricorrenza storica ha evidenziato il prestigioso traguardo raggiunto dai soci, dal consiglio d’amministrazione e dai dipendenti della Cantina di Casteggio e l’impegno profuso in questi cento anni di storia, per fare il territorio protagonista dei prestigiosi vini e spumanti dell’Oltrepò pavese. Impegno che, si spera, caratterizzerà anche i prossimi cento anni dell’importante azienda». Purtroppo tutto questo non portò a risultati di valore in termini manageriali tanto che di lì a poco la cantina sociale intercomunale di Broni, specializzata in sfusi, acquisì la Cantina Sociale di Casteggio, quella delle griffe, in difficoltà economica e gestionale: nata nel 2008 dalla fusione tra la Cantina Sociale Intercomunale di Broni e la Cantina di Casteggio, Terre d’Oltrepò s.c.a.p.a. è la più importante realtà vitivinicola di tutto l’Oltrepò Pavese e dell’Italia Nord-Occidentale.

900 aziende viticole per 4.500 ettari di vigneto specializzato producono annualmente oltre 400.000 quintali di uve.

Oggi Terre d’Oltrepò sfoglia nuovamente la rubrica telefonica del passato, sperando in un esito diverso del suo futuro. Tutto questo mentre l’Oltrepò Pavese del vino, con le bottiglie, se la cava peggio di allora in termini di numeri e valore.

di Cyrano de Bergerac

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