Sabato, 21 Settembre 2019

ROMAGNESE - «IL MIO ORGOGLIO? IL RESTAURO DEI 20 ORATORI ANTICHI DEL TERRITORIO, OGGI TUTTI IN OTTIME CONDIZIONI»

Per i comuni rurali dell’Oltrepò le occasioni di festa sono motivo di orgoglio non solo per l’amministrazione, ma per tutti i membri della comunità. La “sagra della brusadela” di Romagnese vede coinvolta tutta la popolazione dall’amministrazione, alla proloco, ai tantissimi volontari: “Grandi lavoratori…”, così don Cesare Marenzi definisce i suoi parrocchiani, guida spirituale del paese da oltre 52 anni.

Lei è parroco di Romagnese da, potremmo dire, tutta la vita. Ha visto bambini diventare uomini ed ha condiviso con le famiglie momenti di grande gioia, ma anche di profondo dolore. Se potesse usare tre aggettivi per definire i suoi parrocchiani quali userebbe? 

«Grandi lavoratori, diplomatici nell’ambiente amministrativo e alcuni un po’ puntigliosi».

Chi o cosa l’ha spinta a dedicare la sua vita alla religione?               

«Io sono parroco di Romagnese da oltre 52 anni succedendo a Don Picchi. Precedentemente ho esercitato a Capannette di Pey di Zerba per 8 anni. La mia vocazione per la religione è nata per  la fede in Gesù, per aiutare il prossimo e i più bisognosi. È stato un percorso lungo e lento nella gioventù, ma ho maturato bene la mia dedizione verso la Chiesa già da piccolo. Un percorso lungo che però avevo ben in mente di voler proseguire».

I suoi familiari come hanno reagito una volta appresa la sua vocazione?

«Con molta pazienza. Mia madre era molto contenta di ciò che volevo fare e devo dire che mi hanno appoggiato in tutto e per tutto nella mia scelta».

In questi anni di servizio alla collettività cosa l’ha maggiormente inorgoglito?

«L’aiuto nel restauro dei venti oratori antichi del territorio, che oggi si presentano in ottime condizioni».

Sicuramenti in questi anni il paese è cambiato. Quali cambiamenti l’hanno particolarmente colpita?

«Lo spopolamento di circa 2/3 degli abitanti: prima eravamo circa 1500, mentre ora se ne contano 500 circa. Un fatto chiaramente fisiologico e figlio del cambiamento di stili di vita, ma che mi è rimasto particolarmente impresso».

Quali sono le differenze tra l’essere parroco di una grande città e di un piccolo paese come Romagnese?

«Il contatto diretto con la popolazione, cosa che in una grande città per ovvi motivi non è possibile. In un piccolo paese come il nostro hai la fortuna di venire a contatto con tutti e di ascoltare tutte le persone della comunità. Essere quindi un punto di riferimento importante per loro».

Quali progetti o cambiamenti vorrebbe apportare nella sua parrocchia?

«Vorrei intraprendere una didattica per i giovani. Sono il nostro futuro e sarebbe molto importante».

Romagnese ha tante piccole frazioni disseminate nel territorio e ognuna vanta una piccola Chiesa o Santuario. Gli abitanti tengono molto alla celebrazione della Santa Messa, specialmente nel giorno della festa del paese, riesce ad accontentare tutti i fedeli facendo messa in ogni frazione del Comune?

«Direi proprio di sì. Le singole chiese e santuari sono molto attivi nel corso dell’anno e non solo nelle proprie relative feste. Gli abitanti delle frazioni tengono molto al proprio santuario e quindi questo facilita il tutto».

Ha mai pensato di ritirarsi e godersi un po’ di meritato riposo?

«Assolutamente no. Non ho mai pensato a questa eventualità».

Dopo di lei sarà facile trovare un altro parroco disposto a vivere la vita di montagna?

«Sarà molto complicato, ma non bisogna mai porre limite alla provvidenza. Questa tipologia di vita è molto particolare ma confido che si troverà un mio degno sostituto».

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