Martedì, 12 Novembre 2019

PINAROLO PO- IL CASTELLO «LA PROPRIETÀ SI È SEMPRE DIMOSTRATA “SORDA” ALLE NOSTRE PROPOSTE E RICHIESTE»

Per alcuni ereditare un castello è un sogno. Per altri invece è totale indifferenza. Questo è il caso del Castello di Pinarolo Po, nobile residenza edificata tra la fine del ‘200 e gli inizi del ‘300 nel pieno centro del paese di pianura. La storia di questa residenza non è affatto complessa, se non fino ai tempi recenti. Il feudo di Pinarolo Po passò sotto dominio pavese nel 1164 e il castello venne edificato per volontà dei Malaspina.

Dall’albero genealogico dei nobili Giorgi di Vistarino nel 1349 Rolandino De Giorgi risultava signore di Soriasco e Pinarolo Po. Successivamente vi subentrarono i Beccaria i quali ne furono proprietari fino all’estinzione del ramo Mezzano nel 1750. A loro seguì la famiglia Bellisomi, la quale si occupò di diverse opere di ampliamento e dell’abbattimento della torre di difesa dotata di cannoni.

Dopo diverse vicissitudini familiari di fine ‘800 la proprietà passò ai Meardi, i quali lo diedero in uso pubblico per ospitare la sede del comune e le scuole. In questi anni iniziarono diverse trattative tra la proprietà ed il Comune per la cessione, trattative che non andarono mai a buon fine.

Dal 1904 al 1940 la famiglia Castagnola ne fu proprietaria, fino alla vendita ai Morini. Quest’ultimi lasciarono il castello negli anni ’80 e da qui iniziò il lento declino della struttura. Negli anni ’90 il Comune tentò un accordo per l’acquisto parziale, ma fu ancora una fumata nera.

Nel 2017 gli eredi misero in vendita la proprietà a circa 300mila euro, ma attualmente non risulta alcun acquirente interessato.

Il sindaco di Pinarolo Po, Cinzia Cazzaniga, ci illustra la situazione attuale della struttura e le opere fino ad oggi effettuate.

Sindaco, in che situazione si trova attualmente la struttura?

«La struttura ad oggi si trova purtroppo in pessime condizioni».

Chi sono gli attuali proprietari?

«Più che di proprietari parlerei di eredi. Le due sorelle Morini, con le quali abbiamo intrattenuto rapporti per anni, sono mancate entrambe. Ad oggi risultano eredi dei nipoti, mai conosciuti né incontrati, due dei quali pare siano studenti universitari peraltro con residenza a Montecarlo ed un ragazzo minorenne residente in Messico. Nessuno ha ancora né accettato né rifiutato l’eredità».

C’è una volontà da parte della proprietà di voler recuperare il castello?

«Le intenzioni della proprietà non sono mai state chiare. Oggi di certo c’è il fatto che il Castello è stato posto in vendita».

Da quanto tempo è abbandonato?

«Il Castello è ormai abbandonato da circa 35 anni».

Oggi si notano alcuni crolli importanti. Cos’ha fatto fino ad oggi il Comune per cercare di arginare il degrado?

«Partendo dalla premessa non trascurabile, anzi fondamentale, che il Castello è di proprietà privata, possiamo tranquillamente affermare che il Comune ha fatto ogni atto possibile per trovare una soluzione non solo al degrado di oggi, ma anche e soprattutto per tentare il suo recupero negli anni passati. Incontri, tante e tante telefonate, lettere di sollecito, di segnalazione, di sensibilizzazione, alla proprietà ma non solo; al Ministero, al Fai, alla Sovrintendenza, etc, etc, etc. Ordinanze per la messa in sicurezza che la proprietà ha sempre sistematicamente trascurato, proposte di collaborazione - convenzione pubblico e privato per l’ottenimento di finanziamenti europei, ma nulla, la proprietà si è sempre dimostrata “sorda” alle nostre proposte e richieste».

Esiste un concreto progetto di recupero o, per lo meno, di messa in sicurezza?

«Esisteva, da parte della proprietà, ed è anche agli atti del Comune, un progetto per il recupero risalente agli anni ‘80/’90, che però non ha mai “visto la luce”: è rimasto tutto sulla carta. Circa vent’anni fa, a seguito di un’ordinanza non rispettata, il Comune è intervenuto per la messa in sicurezza del muro di cinta e recentemente, sempre a seguito di un’ordinanza non rispettata, il Comune è intervenuto ancora  per la pulizia totale del parco, ormai ridotto ad una piccola “giungla”.

è ovvio che già questo ha comportato un notevole esborso per le casse comunali peraltro con scarse possibilità di recupero almeno a breve termine, data la complicata situazione riguardo all’eredità».

Attualmente chi si occupa della manutenzione?

«Come ho già precedentemente, ad esclusione del Comune, nessuno si è occupato né tantomeno si occupa della manutenzione del Castello».

Secondo il suo parere da amministratore, un “Circuito dei castelli dell’Oltrepò” sarebbe utile per la riscoperta di questi immobili?

«Come amministratore e come cittadina sarei più che felice che un immobile come il Castello potesse essere riscoperto e valorizzato; tuttavia l’assenza e la totale mancanza di volontà di intervenire della proprietà prima e degli eredi oggi, mi fanno pensare che la situazione non sia delle migliori. Rimane comunque da parte nostra la piena disponibilità a confrontarci, a collaborare, su proposte serie, concrete e realizzabili, come peraltro è sempre avvenuto in passato, ma anche in tempi recenti, consapevoli sempre e comunque che si tratta di una proprietà privata».

L’architetto Mario Presta di Stradella è un esperto nel recupero e restauro di immobili di interesse storico e appassionato di storia locale. Negli anni ’80 ha effettuato uno studio approfondito durato alcuni anni riguardante le condizioni della struttura, correlata da una minuziosa ricerca storica.

Architetto,  per quale motivo ha effettuato studi sul recupero di questo castello?

«La mia curiosità per gli immobili storici è nata fin da bambino. Ho sempre avuto una grande passione per questo genere e per il loro passato, passione che non è ancora finita nonostante i parecchi anni di professione. Un giorno, una persona di Pinarolo Po, mi ha suggerito di fare una ricerca sul questa struttura, che prima di allora non conoscevo e di cui non si sapeva praticamene nulla. Fortunatamente ho avuto l’occasione di conoscere persone che mi hanno permesso di accedere alla proprietà e di iniziare le mie ricerche. Esistevano pubblicazioni di Cavanna Sangiuliani e di altri, ma leggendole mi sono accorto che erano molto generiche .Ho voluto andare oltre perché un castello di queste dimensioni, al centro di un paese e di un territorio agricolo, doveva aver avuto una certa importanza. Così proseguii le mie ricerche per circa due anni, tra archivi pubblici e privati».

Quali sono i punti cardine su cui si basa il suo progetto?

«Ho avuto la fortuna, durante le mie ricerche, di imbattermi in una pergamena del 1493 in gotico cancelleresco, che mi è stata tradotta dall’allora Arciprete di Stradella Don Beniamino Carlone, la quale parlava di un’investitura avvenuta nel cortile. Questa è la più antica testimonianza certa dell’esistenza del castello di Pinarolo Po. A livello architettonico dovrebbe risalire al tardo ‘200 primi ‘300. Successivamente ho trovato un atto notarile dei primi dell’800 che descrive in modo perfetto ogni stanza del castello e ogni oggetto contenuto in esse. Negli anni della ricerca ho scattato circa 400 diapositive: in questo modo  sono in grado di poter ricostruire mattone per mattone l’intera struttura».

Quali sono le principali difficoltà affrontate?

«Negli anni ’80 non avendo internet e smartphone, questa ricerca mi ha impiegato parecchi spostamenti da casa per molto tempo, non solo per andare a Pinarolo Po, ma anche per raggiungere gli archivi di Torino, Parma, Voghera e Pavia. Mi muovevo dove ritenevo di poter trovare agganci con la famiglia Bellisomi: addirittura mi sono diretto a Cremona, dove erano imparentati con un’altra famiglia nobile per cercare qualche riferimento».

Da quando ha terminato gli studi su questo castello sono trascorsi alcuni anni. Come è cambiato nel frattempo?

«Nel 1985 il castello era danneggiato all’incirca al 15%. Oggi, da una stima approssimativa, oltre 90%. Anche se vediamo ancora i muri in piedi, è come se non ci fossero. Non hanno più la capacità di sorreggere i piani o di rimanere legati tra di loro. è un cumulo di macerie che resta in piedi da solo, vicino al collasso definitivo. è pericoloso solo avvicinarsi».

A suo parere è ancora recuperabile?

«Un recupero sarebbe molto difficile ma non impossibile. Anche solamente ad effettuare i lavori preliminari si rischia di danneggiare la struttura con le vibrazioni. Al giorno d’oggi con le nuove tecnologie e le nuove attrezzature, aiutandomi con nuovi rilievi fatti sul posto incrociati con le mie ricerche e le oltre 400 diapositive in mio possesso, penso che si possa ricostruire metro per metro, sia internamente che esternamente».

Costi di recupero?

«Parliamo di decine di milioni di euro. Prima di azzardare costi, poichè si tratta di una cifra importante, sarebbe necessario studiare una programmazione reale dei diversi interventi, individuando  tutte le fasi contraddistinti nei successivi punti:  messa in sicurezza; recupero del materiale per successivo riutilizzo; inventariare, classificare, numerare i vari “inerti” ; effettuare numerose letture della struttura mediante strumenti elettronici al fine di ottenere  la restituzione grafica precisa per confrontarla successivamente con i rilievi architettonici eseguiti dal sottoscritto. è necessario, quindi, stabilire le linee di indirizzo economiche a garanzia delle future fasi analitiche, chiave unica per aprire il discorso “Recupero del Castello dI Pinarolo Po. Si reputa, quindi, necessario un lavoro di ricerca focalizzato sia sulla stesura di un piano di conservazione programmata che possa tutelare le strutture ruderizzate da nuove situazioni di degrado e pericolo, sia sulla redazione di un progetto di valorizzazione del monumento che abbia il preciso obiettivo della divulgazione e promozione del valore del castello».

Secondo il suo progetto come si potrebbe utilizzare il progetto della struttura una volta recuperata?

«Potrebbe essere convertito in utilizzo pubblico. Ha saloni molto ampi per sale convegni e locali minori, in cui ricavare laboratori e uffici».

E perché non c’è mai stato un reale interesse per il recupero?

«Purtroppo ho avuto una grande delusione dai proprietari perché pur essendo persone facoltose, industriali ricchissimi, non hanno mai avuto rispetto verso questa struttura. Questo castello è rimasto “vivo” finchè è rimasta in vita la signora Rosetta, un’anziana morta novantenne, che era nata in quei locali e vi aveva sempre vissuto fino alla morte in due piccole stanze al piano terreno. Era di fatto la custode, ma i proprietari non se ne sono mai interessati della manutenzione. Dal 1912 è un bene storico nazionale e la famiglia ha permesso che venisse “cannibalizzato”: dagli anni ’80 sono stati strappati alcuni affreschi e rubate alcuni ornamenti. Nel 2002 sono stato incaricato dall’amministrazione comunale per fare un “lavoro provvisorio” di messa in sicurezza, ma dopo 17 anni i miei interventi risultano di fatto definitivi. Il Comune ha fatto tutto quello che la legge gli permetteva per tutelare la sicurezza della popolazione e della stessa struttura. Di più non poteva e può fare, se non un esproprio di bene storico."

 

                                  di Manuele Riccardi

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