Martedì, 20 Agosto 2019

COLLI VERDI – CARMINE - LUIGI E DONESCA DA 50 ANNI I TOSCANI DELL’OLTREPÒ

Nella piccola frazione di Carmine, Colli Verdi, lo storico Ristorante Belvedere ha raggiunto un traguardo degno di festeggiamenti: i 50 anni di attività. Dal 1969 la famiglia Giunti gestisce questa realtà e, grazie a squisiti piatti tipici e ad un ambiente famigliare, che sono i principali punti di forza del locale, offre un assaggio – letteralmente – di Toscana a noi Oltrepadani. Abbiamo incontrato la proprietaria Donesca Bologni che, insieme al marito Luigi Giunti, lavora nel mondo della ristorazione da ben 52 anni. L’avventura culinaria di Donesca comincia quando, all’età di 19 anni, lascia la provincia di Firenze per aprire la prima attività a Milano; dopo un paio d’anni la decisione di trasferirsi in Oltrepò e dar vita al Ristorante Belvedere.

Cosa vi ha spinti a cambiare? Milano e Carmine sono due realtà molto diverse, l’una una grande metropoli e l’altra un piccolo paese oltrepadano.

«Mio marito ed i suoi amici frequentavano spesso la zona e la conoscevano bene perché è sempre stato uno dei loro luoghi preferiti per andare a caccia. All’improvviso si è presentata l’occasione di acquisire il ristorante; l’abbiamo colta senza pensarci due volte e il 15 giugno 1969 abbiamo aperto la nostra attività qui in Oltrepò».

Lei e suo marito Luigi negli anni avete fatto della cucina toscana, in particolare della carne alla griglia, il cavallo di battaglia del Ristorante Belvedere.

«Tagliata, Costata, Fiorentina sono i piatti che la gente cerca e si aspetta di trovare in un ristorante tipico toscano, ed è soprattutto grazie a questi che siamo conosciuti. Negli anni, per soddisfare anche i gusti locali, abbiamo integrato piatti della tradizione del posto come il brasato e i ravioli ma, buoni che siano, personalmente non li baratterei mai con una ribollita o una panzanella (ride)».

Per le materie prime vi affidate ai prodotti locali?

«Per la maggior parte sì, dalla carne ai vini. Abbiamo avuto modo di collaborare con importanti produttori del territorio e organizzare cene che accompagnassero la degustazione di ottimi vini nati e lavorati proprio qui. La nostra cantina però offre specialità da tutta Italia».

La vostra struttura è davvero molto grande, oltre al ristorante gestite anche il bar e l’albergo.

«I nostri 150 posti a sedere vengono ancora occupati e fino a dieci anni fa anche l’albergo era attivo; ma, si sa, di tempo ne è passato e il turismo, purtroppo, è andato quasi scomparendo. Ricordo che avevo clienti che affittavano le camere per lunghissimi periodi, da maggio a settembre; in una giornata è capitato di servire addirittura 600 persone, ma oggi queste cose non accadono più! Erano situazioni comuni prima della crisi e della forte contrazione del turismo che, ahimè, non ha penalizzato solo Carmine, ma l’Oltrepò in generale».

Parlando di turismo: spesso si associa il paesaggio toscano a quello oltrepadano, ma un paragone in termini di turismo non è possibile. Quali sono le differenze?

«è vero, da questo punto di vista si assomigliano soltanto: la Toscana funziona molto meglio ed il territorio viene di gran lunga più valorizzato. Qui i turisti e i vacanzieri sono praticamente del tutto scomparsi, non si è fatto abbastanza negli anni per mantenere vivi i nostri paesi.

Le strade, ad esempio, versano in condizioni pietose, disagevoli, e ciò di certo non aiuta! Per tanto tempo i miei clienti di Milano si sono macinati parecchi chilometri per venire a trovarci qui in collina, ma oggi diventa quasi impossibile per un milanese farsi un giro fuori porta di domenica per le “strade” dell’Oltrepò. Proviamo una certa amarezza, perché nonostante l’amore che mettiamo ogni giorno nell’offrire il meglio ai nostri clienti, noi come di sicuro altri ristoratori, ci sentiamo trascurati. La sensazione è che siamo stati un po’ dimenticati dalle autorità competenti». 

è trascorso parecchio tempo dall’apertura del locale: l’afflusso di clienti è diminuito? Tornano ancora da voi quelli di vecchia data?

«Siamo riusciti a mantenere la nostra clientela, che nel ’69 ci chiamava “i Toscani” e ancora oggi i nostri affezionati ci riconoscono per le nostre origini e apprezzano la nostra cucina. Nonostante tutto, la crisi e tutti gli altri problemi che attanagliano noi ristoratori, siamo riusciti a raggiungere un traguardo importante e il lavoro non è mai mancato; è sempre stato tanto, troppo… infatti sono 52 anni che “fò” questo mestiere, che rimane sempre un’enorme soddisfazione».

Mezzo secolo trascorso nel campo della ristorazione, di certo non deve essere stata una passeggiata: ci racconti di questi 50 anni.

«Non sono pochi e sono costati vari sacrifici: sai quando cominci, ma non sai mai quando finisci! Mi sono quasi sempre occupata della cucina, al fianco di mio marito, ma ci sono stati momenti in cui la frenesia era tale da dovermi prendere carico anche del servizio in sala… È dura! Io e mio marito abbiamo festeggiato il nostro anniversario di matrimonio – anche in questo caso, 50 anni – lavorando; i miei figli, che pure lavorano con noi, così presi dal servizio, non sono riusciti a pensare ad altro e ci hanno fatto gli auguri il giorno dopo (ride)».

Insomma, siete sempre stati più che disposti a sacrificarvi per il vostro ristorante. è anche e soprattutto grazie a questo se oggi celebrate questo traguardo.

«Traguardo importantissimo che abbiamo voluto festeggiare con gli amici; colgo infatti l’occasione per ringraziare, ancora una volta, Giorgio Remuzzi e Gianni Andrini per la splendida targa che ci hanno regalato… segno tangibile che riassume questi 50 anni e gratifica tutta la fatica fatta per arrivare fino a qui».

Se lei potesse tornare indietro nel tempo al 1969, ricomincerebbe tutto da capo?

«Sinceramente non saprei dare una risposta certa. Essendo molto legata alla mia terra d’origine, forse sarei tornata in Toscana. Ma è anche vero che qui ho visto crescere i miei figli e i miei nipoti e realizzarsi l’attività che portiamo avanti da così tanto tempo».

Ci lasciamo con un buon auspicio per il futuro.

«Aspettiamo di rivederci e festeggiare di nuovo il Ristorante Belvedere: la prossima tappa sono i 60 anni».

di Cecilia Bardoni

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