Venerdì, 06 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – SALICE TERME - «HO INVENTATO UN OMICIDIO PER RACCONTARE I MIEI RICORDI»

Un giallo per riportare a galla ricordi e storie di una Salice Terme che non c’è più. Mirella “Lella” Ferrari, vogherese che per 15 anni è stata receptionist del Nuovo Hotel Terme di Salice, ha appena dato alle stampe il suo primo libro che proprio della ex struttura porta il nome: “Omicidio al Nuovo Hotel Terme”. Oggi vive sul Lago di Como con la famiglia, ma Salice non l’ha mai dimenticata. E la notizia della chiusura delle Terme le ha dato il la…

Ferrari, quando e come le è venuta l’idea di scrivere questo libro?

«L’idea è nata nel momento in cui, sfogliando le pagine di facebook, mi colpì un post riguardante la chiusura delle “Terme di Salice”. Fui molto dispiaciuta, è una grande perdita per il nostro territorio!»

Perché inventarsi un omicidio?

«Mi sono immedesimata nel lettore ed ho pensato che potesse essere più interessante rendere la lettura intrigante attraverso il “mistero” e un po’ di “suspance” che non semplicemente proponendo un libro di ricordi…poi adoro i Gialli e, come ho detto in modo scherzoso alla presentazione del libro, da ragazzina guardavo le Charlie’s Angels!».

Che ricordi ha di Salice?

«La ricordo in “fibrillazione”. Io ho cominciato al Nuovo Hotel Terme quando ancora era gestito dal signor Arancio (proprietario anche del Park Hotel, del Salus, del Genova e di Villa Luisa) e ricordo che tra le tante mutue,  la più importante, quella con l’Inps,  muoveva flotte di persone aventi diritto non solo ad un ciclo di cure termali (6+6) ma anche ad un soggiorno di due settimane presso hotels e addirittura al rimborso delle “spese di viaggio”».

Poi l’antifona è cambiata, però. Lei da dentro se ne era accorta?

«Man mano l’Inps cominciò a stringere la corda prima annullando le spese di viaggio e successivamente mandando sempre meno gente. Già allora avevo pensato bisognasse fare qualcosa per il futuro, magari investendo in strutture per attirare il Privato (coloro cioè che pagavano per questi servizi) ma si sa, un conto è pensarlo ed un conto è farlo (pensare non costa niente)».

Cosa le ha insegnato quella esperienza lavorativa?

«è un lavoro pesante perché sei a contatto con ogni tipo di persona ognuna con personalità, carattere ed esigenze diverse, ma se sei un attento osservatore e lo fai con passione, hai la possibilità di crescere molto ed anche divertirti. è un peccato che i giovani d’ oggi non abbiano più voglia di fare questi mestieri, solo perché lavorano durante i giorni di festa o magari alla sera. Dovrebbero ricominciare a considerare il lavoro non solo come mezzo di sopravvivenza ma anche come occasione di crescita, non hanno idea di quanto si possa imparare. Questo purtroppo è diventato un settore (e lo dico con cognizione di causa dato che con mio marito ho dei locali a contatto col pubblico) dove nessuno vuole più lavorare e dove le  persone diventano sempre più esigenti non accorgendosi che magari c’è solo un cameriere che sta servendo 40 tavoli per volta semplicemente perché non si trova personale.

Vorrei approfittare di questa occasione per dire che la barzelletta che non si trova lavoro la lasciamo raccontare a chi vuole crederci. Il lavoro c’è soprattutto in questo settore. Io ho sempre lavorato il sabato, la domenica, Pasqua, Pasquetta, Ferragosto… e sono ancora viva».

Ritorna spesso a Salice?

«Appena posso torno a Voghera dove vivono mamma, papà, mia sorella e mio nipote. A Salice manco da quasi 20 anni a parte qualche sporadica scappata per salutare i miei amici».

Come l’ha trovata?

«Come dicevo, manco da quasi 20 anni e non ho davvero idea di cosa possa essere successo nel frattempo o le dinamiche che hanno contribuito alla chiusura delle Terme. Ci sono passata il weekend scorso e non posso dire di aver trovato una Salice decadente, sarei bugiarda. Sì, l’indotto termale è finito, quindi immagino che non sia di sicuro facile gestire gli Hotels per esempio. Quelli che sono ancora aperti dimostrano di saper lavorare, perché sopravvivere senza le Terme, ma immagino non sia per niente facile».

Del Parco e dei locali che ci dice?

«Ho visto che il Parco è tenuto bene ed è pulito e che le strutture per i giovani esistono e sono davvero belle. Prendo l’esempio del Lido (dove ho immaginato il cadavere del cuoco del libro che ricordavo con cespugli e con la classica piscina rettangolare con sdraio intorno) diventato un posto meraviglioso degno dei migliori villaggi turistici, ma di questo non me ne sono stupita dato che la struttura è gestita da una famiglia che ha sempre lavorato nel settore e che ha sempre saputo essere all’avanguardia. Immagino che la “movida” possa creare qualche disagio, ma se non ci fosse cosa ne sarebbe di Salice? Poi si sa, in tutte le cose, per qualcuno che è contento c’è n’è sempre un altro che non lo è, non si può accontentare tutti. Sono comunque locali che fanno lavorare tanta gente e servono a far divertire tante persone».

Ha nostalgia del Nuovo Hotel Terme?

«Sì, certo che ne ho e credo si possa dedurre dalle cose che ho scritto nel libro. Ho parcheggiato davanti ad esso e, mentre descrivevo a mio figlio com’era, avevo le lacrime agli occhi. Fa male vederlo ridotto così».

Ha avuto dei feedback dopo la presentazione del suo libro?

«Ho avuto riscontri inaspettati. Si, ci speravo, ma mai avrei pensato di ricevere tanti complimenti e dimostrazioni di affetto dai miei colleghi, amici, conoscenti o persone che prima non conoscevo. Il libro ha avuto un consenso inaspettato tanto che stiamo pensando ad una ristampa, magari in settembre, perché, a parte alcuni ancora presenti in alcune edicole, l’abbiamo esaurito.

Lei nel libro ha utilizzato degli pseudonimi per nascondere la vera identità di personaggi reali che ha conosciuto all’epoca in cui lavorava all’hotel. Qualcuno si è riconosciuto lo stesso e l’ha presa male. Conferma?

«Sì, mi sembra di aver scritto solo un aneddoto poco carino e, onestamente, lo ricordo con un sorriso, ma un piccolo sassolino me lo dovevo togliere, mi dava troppo fastidio e lo dovevo a me stessa. Dopo l’uscita del libro ci siamo confrontati con la persona in questione ed ho capito le scuse soprattutto per il fatto che  quando si è giovani è possibile inciampare, anzi si deve, l’importante è accorgersene e cercare di migliorare. Questa persona lo sta facendo, sta lavorando tanto su se stessa e le auguro il meglio dalla vita».

Sta lavorando ad altri libri?

«Sì, sto già lavorando su un’altra idea. Adesso mi sono presa una pausa, con sto’ caldo! Non so quale strada prenderà, il giallo è andato bene, potrei anche fare uccidere qualcun’altro! (sorride)… ma quando mi metto davanti alla tastiera, mi succede una cosa strana, le mani vanno da sole e non so, dove mi porteranno questa volta!».

Il lavoro in reception le avrà sicuramente lasciato in eredità una quantità incredibile di aneddoti. Può raccontarcene qualcuno che ricorda con simpatia?

«Ne ho davvero tanti, alcuni li ho descritti nel paragrafo “Salice Ridente”. Il primo che mi viene in mente adesso è quello dell’investigatore privato soprannominato da noi “Cluseau”, che leggeva nella hall il giornale al contrario ed io che vado verso di lui, glielo giro e gli dico “Stia più attento! Facendo così abbiamo già capito tutti cosa sta facendo!”.

Oppure della vecchietta trasportata nella hall su di una sedia a mo’ di “Papa” perché i figli stavano parlando con noi alla reception e se l’erano dimenticata in macchina sotto il sole. Oppure ancora la volta che una vecchietta che arriva alla reception mi guarda, apre la bocca e, sotto il mio sguardo incredulo e sbigottito, si toglie la dentiera, me la porge e mi dice con le sue labbra raggrinzite: “Me la può tenere?”».

di Silvia Colombini

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