Domenica, 18 Agosto 2019

OLTREPÒ PAVESE - «IL PO UNA MERAVIGLIA SNOBBATA DAGLI OLTREPADANI»

La similitudine tra Po e Mississipi ha più volte stimolato l’immaginario di artisti che nella bassa Padana hanno vissuto o sono passati. Il fiume, isolato e selvaggio, scorre fra le insenature del terreno disegnando un percorso e scavando solchi che tracciano una mappa. Da poco anche le istituzioni internazionali si sono accorte dell’unicità di questo fiume e del suo ecosistema dichiarando l’area denominata Grande Po, che attraversa la pianura e l’Oltrepò pavese, patrimonio dell’Unesco. Chi il fiume lo vive quotidianamente, come un amore ma anche una missione, si augura che questo atto possa segnare l’inizio di un nuovo percorso, non solo  idrico, per il Grande Fiume. Antonio Sardano sulle rive del Po ci vive da 30 anni e lo naviga con la sua barca da sempre. Vive a Vaccarizza, frazione di Linarolo, a pochi passi dal Ponte della Becca. Rispetto all’Oltrepò sta sull’altra sponda, posizione vantaggiosa per un osservatore. Da anni sulla sua casa galleggiante ospita eventi culturali e promuove, in maniera rigorosamente privata, un’area che lui stesso definisce «ancora incontaminata». Sono passati in tanti dalla sua chiatta, artisti illustri e giornalisti: Lino Banfi con la famiglia, Ellade Bandini, Gigi Cifarelli, Paolo Rumiz. Recentemente persino Ian Anderson, il leader dello storico gruppo rock inglese Jethro Tull, ha inviato un video messaggio in cui si complimenta per il suo operato.

Sardano, per non essere un ente turistico si può dire che di movimento intorno a questa parte di fiume ne ha portato…

«Non conto più i concerti o le gite in barca.  Le dico che io da solo ho navigato la Pavia-Venezia 9 volte. Si è creato negli anni, per lo più con il passaparola, un vero e proprio giro di interesse. Mi chiamano da Brescia, Bergamo, perfino da Roma per venire a fare un giro sul fiume sulla mia barca».

E dall’Oltrepò?

«Pochissimi. Attira più quelli da fuori. Le citerò lo scrittore Paolo Rumiz, che mi disse una volta che “questo fiume è un lusso che pochi sul territorio si rendono conto di avere”».

Che appeal ha il Po dal punto di vista turistico?

«A livello teorico è una miniera d’oro: dal punto di vista naturalistico è una riserva eccezionale di biodiversità, la natura è pressoché incontaminata e offre alla vista scorci selvaggi e bellissimi che pochissime persone di queste parti hanno visto».

Anche perché non esistono canali “ufficiali” per le visite. O si ha una barca, come lei, o…bisogna diventare amici di qualcuno che ce l’ha…

«Questa è una grave pecca del nostro territorio. Non aver mai seriamente valorizzato questo fiume, anzi. Non solo lo si è a lungo snobbato, ma anche abbandonato a se stesso. Una precisa responsabilità della politica questa, che mai ha seriamente investito per promuoverlo. Basti pensare che dietro casa mia, a 30 metri dal fiume, c’è una piscina…».

Il Po sarebbe un’alternativa per la balneazione? Non c’è pericolo?

«Io ci faccio il bagno da sempre, e non ho mai avuto problemi, mentre nelle piscine ho preso dei funghi! Riguardo al rischio, se intende per la sicurezza per chi nuota credo che le morti che si sono verificate è stato perché nessuno ha mai messo in sicurezza o attrezzato per la balneazione alcuna area e in troppi andavano allo sbaraglio».

E dell’inquinamento che dice?

«Non ho le analisi in mano, posso dire però che sicuramente la deindustrializzazione dell’Oltrepò negli ultimi anni ha sicuramente contribuito a ripulire il fiume. Ma aggiungo una cosa: se qualcuno nelle istituzioni avesse mai voluto credere nel Po come risorsa, si sarebbe potuto intervenire in molti modi su tutti i fronti».

Ad esempio?

«Creando servizi, sistemando dei tratti per renderli accoglienti, facendo controlli regolari dello stato delle acque e, soprattutto, salvaguardando il fiume dal punto di vista ambientale».

Che cosa intende?

«Mettere innanzitutto al riparo il fiume dalla siccità utilizzando i numerosi bacini idrografici che giacciono invece inutilizzati lungo il suo corso ad esempio. Lei non lo sa, ma questo fiume parla».

E cosa dice?

«Ultimamente lancia segnali di allarme. Se non facciamo niente rischiamo di perderlo. I fiumi sono lo specchio del territorio. In Francia riescono a fare business anche con un ruscello, qui abbiamo un patrimonio ignorato, che negli ultimi otto giorni è calato di oltre un metro e mezzo e continua a veleggiare verso la secca».

Anche se a livello privato, lei fa molto per promuovere il Po. Le istituzioni non le hanno mai riconosciuto un aiuto?

«Direi se mai che a volte mi hanno osteggiato perché facevo musica e temevano per il rumore o l’impatto sull’ambiente».

Recentemente però ha ospitato a casa sua in riva al fiume gli Stati Generali del Po, una riunione di rappresentanti delle istituzioni e di studiosi di varia natura. Di cosa si è parlato?

«Il focus era l’ambiente, si è parlato della assoluta necessità di salvaguardarlo. Ci si è soffermati anche sul Ponte della Becca e il suo stato».

Che cosa è emerso?

«Che è tempo di mandarlo in pensione e realizzare un nuovo ponte».

è un po’ che se ne parla. Crede che sia arriverà al dunque?

«Un progetto per il nuovo ponte 300metri  a monte di quello attuale esiste da tempo, ma si sa che quando nelle questioni c’entra la politica non si può mai sapere realmente cosa succederà».

Lei ci guadagna qualcosa da questa sua attività di ”promotore privato”?

«No, per le gite in barca sono le persone che mi chiedono di portarle a offrire un piccolo contributo per la benzina. Allo stesso modo i concerti privati sulla casa galleggiante, che sono ad offerta libera. La mia unica gratificazione è vedere le persone restare senza fiato e  innamorarsi di questi luoghi».

di Christian Draghi

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