Mercoledì, 17 Luglio 2019

CASTEGGIO, IL MUSEO ARCHEOLOGICO RACCONTA LA PREISTORIA DEL TERRITORIO

Il Civico Museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese è una realtà che arricchisce il territorio dal 1974, anno in cui nacque per volontà di un gruppo di appassionati locali e dell’amministrazione comunale, dopo l’importante ritrovamento di due tombe romane in via Torino, a Casteggio. Il museo, così come lo conosciamo oggi, è il frutto dell’ampliamento avvenuto nel 1999 dopo il restauro di Palazzo Certosa. Diviso, in 4 sezioni, raccoglie testimonianza di vita sia marina che terrestre precedente l’insediamento umano in Oltrepò. Non mancano reperti che attestano l’arrivo dei Romani nel III secolo a.C. in Oltrepò e svariate donazioni da parte di collezionisti privati. Anima del museo è oggi Valentina Dezza.

Valentina, ci parla di questa bella realtà?

«Noi siamo un museo riconosciuto da Regione Lombardia dal 2007 e abbiamo un’apertura settimanale, lavoriamo molto con le scuole e facciamo molta didattica. In particolare, in occasione dei 45 anni del museo abbiamo fatto un po’ di eventi. Il più importante fatto finora è stato inaugurare una nuova vetrina nel marzo scorso. Una vetrina che presenta vetri rinascimentali e barocchi, ritrovati in uno scavo a Stradella. Noi comunque siamo ‘Museo archeologico dell’Oltrepò Pavese e non soltanto di Casteggio, quindi c’è una convenzione con la Sovraintendenza Archeologica, secondo la quale tutti i reperti rinvenuti nell’ambito dell’Oltrepò devono essere conservati qui da noi al Museo. Dal punto di vista archeologico il nostro museo è il fulcro della zona oltrepadana, un vero contenitore».

Quali altre attività fate?

«Facciamo anche eventi con visite guidate teatralizzate di vario genere, per adulti e bambini: in questi casi c’è una guida del museo…che di solito sono io…che è affiancata da un attore, che normalmente veste le parti di qualche personaggio storico. Fino ad adesso le abbiamo fatte con un attore che interpretava Annibale, perché si sa che proprio lui è passato di qua, ha dato diciamo un po’ di fastidio a quello che era l’intento dei Romani di conquistare il territorio. Poi fortunatamente si è allontanato e i Romani hanno potuto continuare la loro conquista e hanno fondato effettivamente poi Clastidium».

Altre inaugurazioni fatte?

«Abbiamo inaugurato a maggio un nuovo bronzetto, che è stato esposto in una vetrina di una delle tante sale dedicate all’epoca romana, che è stato ritrovato a Rivanazzano Terme, grazie allo scavo seguito e curato dal Professor Stefano Maggi dell’Università di Pavia, che da un po’ di anni scava in quel paese. Abbiamo poi in mente di fare, prima della fine dell’anno, un convegno, una giornata di studi dedicata al Museo. Probabilmente la declineremo più sulla didattica, visto che noi facciamo molta divulgazione con le scuole: magari cercheremo di coinvolgere altre realtà museali del territorio e non. Molti musei archeologici lavorano con le scuole e quindi inviteremo anche loro, così come lo faremo con l’università di Pavia. Il tutto in collaborazione con Oltreconfine, che è la cooperativa che da circa due anni gestisce qui museo e biblioteca. In realtà l’anima di tutto sono io, perché gestisco in pieno tutto, ma questa associazione mi da’ una grande mano».

Anche la biblioteca, collegata al Museo, svolge un ruolo importante.

«Sì, ha una sua forte attività con la presentazione continua di libri, di autori locali e non. Gli altri anni si faceva la rassegna Oltrefestival. Quest’anno non è stata ancora messa in programma causa elezioni: c’è però l’intenzione entro la fine dell’anno di riproporre l’evento. Le elezioni hanno un pochino fermato tante cose, perché a seconda della giunta vincente poi si decidono i vari programmi culturali. Adesso il sindaco è Lorenzo Vigo, già vicensindaco e assessore alla cultura, quindi credo che sostanzialmente si manterranno gli stessi equilibri di prima e potremo andare avanti con quello che avevamo pensato di fare».

Ci parli del bacino di utenza. Viene gente anche da fuori?

«Sì, anche se noi comunque siamo aperti a tutti. Lavoriamo molto d’inverno con le scuole perché facciamo molta didattica. Inoltre, nell’ottica dell’inclusione museale, che a me piace sempre molto, dall’anno scorso abbiamo iniziato a fare ‘didattica’ anche con gli anziani dell’Rsa Il Poggio, una casa di riposo che si trova vicino al Pistornile. La didattica museale è aperta a tutte le età anagrafiche. Anche con gli anziani, dopo i laboratori, facciamo una merenda tutti insieme: sono davvero belle esperienze. Lavorare non solo con i bambini, ma anche con gli anziani, che sono sempre molto sensibili a queste cose, è per noi motivo di orgoglio».

di Elisa Ajelli

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