Giovedì, 19 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «I MIEI LIBRI... UN TRIBUTO ALLA CITTÀ DI VOGHERA»

Valerio Gasio, 58 anni,  è uno scrittore vogherese, autore del nuovo romanzo “Le sette lettere”. L’autore ha all’attivo quattro romanzi, scritti negli anni precedenti dal 2014 al 2017: “Ci vediamo al bar vol. 1”, “ Ci vediamo al bar vol.2”, Ci vediamo a Voghera” e “Monhegan Island”. La presentazione del nuovo libro “Le sette lettere”, avverrà a fine mese presso la Biblioteca Civica Ricottiana di Voghera.

Gasio, come ha iniziato la sua carriera di scrittore?

«Ho iniziato nel momento in cui ho trovato il “coraggio” di provare a pubblicare un libro, riuscendo a vincere i timori del giudizio del pubblico. Quando si scrive, lo si fa essenzialmente per sé stessi, ma allo stesso tempo si tiene al giudizio dei potenziali lettori. Per questo motivo, prima di dare alla stampa un romanzo, chiedo l’opinione a una decina di lettori, di varia estrazione culturale, dal professionista a livello nazionale fino al lettore saltuario; in base alle loro sensazioni, decido come procedere».

La città di Voghera ha contribuito a trarre ispirazione per i propri libri?

«Ho vissuto la mia adolescenza in una Voghera splendida, quella delle vasche in via Emilia, dei tè danzanti e di tante altre piccole cose che rendevano la società di allora speciale. Per questo motivo sono legatissimo alla mia città ed ho anche pubblicato dei libri che sono più che altro dei tributi, anche fotografici ad essa. Cercando di far capire ai ragazzi di oggi come si vivesse allora e quanto fosse diversa, in meglio, la nostra bella città. Con il territorio ho un rapporto altrettanto intimo, mi piace scoprire le eccellenze d’Oltrepò….dalla natura alla cucina,  agli ottimi vini. Per questo organizzo anche corsi di degustazione. Penso che la zona che ci circonda abbia tantissime cose notevoli da promuovere e da far conoscere ma non è facile».

Quanto è difficile emergere, secondo lei, per uno scrittore di provincia?

«Sto sperimentando sulla mia pelle quanto in effetti sia difficile, a prescindere dal valore della persona. Ottenere una risposta dalla case editrici nazionali è pressoché impossibile, a differenza di quelle straniere, americane in particolare, che rispondono sempre e comunque… Poi c’è il “problema” di dover scrivere romanzi ambientati in Italia, altro paletto per me incomprensibile. L’unica cosa è continuare a provare fino a che qualcosa accade».

Ha sempre avuto sin da bambino la passione per la scrittura?

«Mi piace scrivere da sempre. Fin dalle elementari mi sono sempre esercitato soprattutto con racconti brevi. Uno è stato pubblicato anni fa sulla Provincia Pavese, parlava di uno scrittore e di viaggi nel tempo. I racconti sono stati una bella palestra perché sono serviti ad affinare la tecnica».

Ha mai partecipato a concorsi?

«A qualcuno sì, in particolare ultimamente ad uno organizzato dalla società Autogrill, quella dei punti di ristoro sulle autostrade italiane. Se andrà bene potrò vedere un mio libro sugli scaffali. Ho partecipato anche ad altri, ma spesso chiedono di acquisire i diritti per anni e questa è una cosa che per adesso non mi va».

Parliamo del suo nuovo libro: “Le sette lettere”, come mai la scelta di questo titolo?

«è ambientato a Voghera; inizia in un freddo e nebbioso dicembre del 1928, con un fatto di cronaca nera impensabile per l’epoca. Poi tutto cade nel dimenticatoio fino a 47 anni dopo, nel 1975, quando un operaio trova in mezzo alle macerie una busta con indicato un nome.  Quest’ evento lo porta a fare delle ricerche tra i vecchi vogheresi,  e alla fine trova l’uomo a cui sono state spedite le lettere, un signore ricoverato alla casa di riposo “Zanaboni“. L’uomo non sa chi sia l’autore e perchè siano state indirizzate a lui… inizia a leggerne una al giorno, con l’aiuto di un ragazzino che ha conosciuto in modo rocambolesco. Solo nell’ultima si scoprirà l’autore…».

Quali legami ha il libro con L’Oltrepò?

«Ha legami con la città di Voghera degli anni ’70,  che cerco di descrivere secondo le caratteristiche del tempo. Ovviamente non mancano riferimenti a personaggi realmente esistiti, oltre ad alcune peculiarità storico-artistiche della città».

Come nasce un personaggio? Che rapporto ha con i suoi personaggi?

«I personaggi nascono da soli. Quando inizio a pensare a una storia, loro arrivano, si presentano ed iniziano a partecipare. Man mano che il racconto avanza, diventano protagonisti. Il mio rapporto con loro è di dipendenza; mentre scrivo immagino le scene e mi sembra che siano loro a suggerirmi i temi e i dialoghi. Ogni tanto i personaggi dei libri precedenti tornano nella mia mente come se non se ne volessero andare, anche nel momento in cui mi trovo a scrivere un nuovo romanzo».

Quali sono gli autori dai quali prende ispirazione, oltre a Stephen King?

«Oltre a Stephen King (che sono andato a trovare a casa sua a Bangor, nel Maine, n.d.r), Lovecraft e Edgar Allan Poe. Rileggendo i miei racconti, rivedo qualcosa anche di Agatha Christie e di Sir Conan Doyle».

Quali sono le differenze e i punti in comune tra “ Le sette lettere” e i libri scritti precedentemente?

«Le differenze tra Le sette lettere e gli altri libri scritti precedentemente sono evidenti, anche se non così tante come sembrerebbe. Ogni libro ha una sua storia originale, mi piacciono i racconti con pochi personaggi, tutti racchiusi in luoghi ben delimitati (un’isola, una città etc.)  Nei miei libri la storia cresce e si sviluppa senza uscire mai da quei confini, invogliando il lettore ad andare avanti nella lettura, per scoprire cosa succederà dopo».

di Federica Croce

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